{"id":407,"date":"2009-11-04T17:06:09","date_gmt":"2009-11-04T17:06:09","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=407"},"modified":"2026-04-20T12:09:29","modified_gmt":"2026-04-20T10:09:29","slug":"capire-come-difendersi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=407","title":{"rendered":"7. Capire come difendersi: quattro storie di vita contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Canevaro<\/p>\n<p><i><\/i>Anni fa, ho trascorso un periodo di vacanza con un gruppo di amici handicappati in un piccolo paese della campagna romagnola. Fu l&#8217;occasione per alcuni di loro per scoprirsi capaci di stare al mondo. Romano &#8211; indimenticabile amico, morto anni dopo &#8211; and\u00f2 tutti i giorni dal barbiere del paese per farsi fare la barba.<br \/>\nAndammo al mare, e qualche volta a vedere la gente delle localit\u00e0 pi\u00f9 affollate di vacanzieri. Una sera andammo al cinema a Milano Marittima: ci perdemmo nella folla, e i vigili ci aiutarono a ritrovarci per buona parte della notte. Ma tutto in un clima fiducioso e tranquillo, senza sentirci troppo osservati e non incontrando ostilit\u00e0 ma gentilezza normale, con persone pi\u00f9 aperte, cordiali e altre pi\u00f9 desiderose di non legare. L&#8217;unico giorno infelice fu quando ci recammo in una citt\u00e0 di cui non dir\u00f2 il nome. A fatica riuscimmo a trovare un posto dove sederci per mangiare una pizza, invitati per\u00f2 a non trattenerci molto. E ci arrivammo dopo aver invano tentato in altri locali. Venivamo invitati ad uscire con modi bruschi, magari aggiungendo la scusa che tutto era prenotato. Tornando al nostro paese in Romagna, ci dicemmo che avevamo incontrato della povera gente, in quella giornata. Ma che era stata una giornata utile per capire la realt\u00e0, che \u00e8 fatta anche di gente immiserita &#8211; non mi riferisco al conto in banca- e resa rozza dal meccanismo del guadagno. Parlando con quegli amici, capii che per loro, come per tutti noi, \u00e8 importante conoscere la realt\u00e0, anche nelle sue parti sgradevoli. Come \u00e8 importante non essere sopraffatti dalla grossolanit\u00e0, dalla violenza del quotidiano, dall&#8217;arroganza dei piccoli e grandi prepotenti. Bisogna difendersi. E quella volta la nostra difesa fu cercare di capire insieme il perch\u00e9 di una gita nell&#8217;ostilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Accettazione e negazione<\/b><br \/>\nL&#8217;intreccio di ostilit\u00e0 e accoglimento, di legazione e solidariet\u00e0 \u00e8 nella realt\u00e0. Un handicappato ha bisogno di vivere la realt\u00e0, e sarebbe imbrogliatose ci sformassimo di fargli credere che l&#8217;ostilit\u00e0 e a negazione non esistono. Per\u00f2 sarebbe pi\u00f9 che imbrogliato se incontrasse solo ostilit\u00e0 e negazione. Credo che in ciascuno ci sono, pi\u00f9 o meno mescolate e confuse, le due dimensioni; e la mia pretesa che ci siano davvero tutt&#8217;e due, e non prevalga un sentimento tutto moralistico di accettazione indiscriminata, o &#8211; peggiore ma non troppo &#8211; la repulsione assoluta.<br \/>\nQualcuno pu\u00f2 provare un disagio che cercher\u00f2 di comprendere. Supponiamo che sia partito dalla sua citt\u00e0 per un luogo di villeggiatura, con lo scopo principale di riposarsi, divertirsi, cambiare abitudini per qualche tempo. Nel luogo di villeggiatura incontra un handicappato, o un gruppo di handicappati. Il disagio \u00e8 probabilmente dovuto al fatto che, senza averlo voluto e previsto, si sta esponendo a informazioni che rischiano di impegnarlo su temi e problemi molto importanti, fondamentali. Il primo motivo di disagio \u00e8 per questa &#8220;esposizione a informazioni&#8221;. Il timore, strettamente collegato a questo disagio, \u00e8 che le informazioni a cui ci si espone mettano in discussione in qualche modo le opinioni consolidate, forse le abitudini. Questa persona pu\u00f2 dunque reagire al disagio cercando di convincersi che la presenza di quell&#8217;handicappato o di quel gruppo di handicappati non sia giusta n\u00e9 opportuna, che esso o essi non abbiano nulla da guadagnare in un luogo di vacanza che &#8220;esige&#8221; una certa normalit\u00e0 per essere goduto; eche &#8220;ci devono essere&#8221; altri luoghi, attrezzati e pensati apposta, per gli handicappati.<br \/>\nTale ricerca di autoconvinzione pu\u00f2 rinforzarsi per il fatto che il nostro ipotetico personaggio ritiene di avere dei diritti in quanto ha lavorato, ha messo da parte dei soldi, e paga il periodo di ferie in vacanza. \u00c8 un cliente che paga. E gi\u00e0 dicendo questo, si capisce che potrebbe trovare alleanze e complicit\u00e0 in tutti coloro che da questo cliente, e da tanti come lui, traggono di che vivere. Ho cercato di comprendere questo disagio, ma non posso dire di approvarne le conseguenze che ho ipotizzato. Quindi non vorrei negare il disagio dovuto all&#8217;esposizione di un&#8217;informazione, o a molte informazioni, che nessuno aveva previsto; ma vorrei anche tentare di sviluppare un diverso modo di procedere e di elaborare il senso di disagio. Credo che, schematicamente, posso pensare a due altre prospettive. La prima \u00e8 di tipo esclusivamente organizzativo, e consiste nel cercare di organizzare la situazione in modo che la vacanza possa essere goduta tanto dal nostro personaggio che dagli imprevisti handicappati. \u00c8 una prospettiva simmetrica: cerco di star bene io vedendo di dare una mano perch\u00e9 stia bene anche l&#8217;altro. E tutto questo senza implicarsi o coinvolgersi troppo, senza dover stringere un&#8217;amicizia che non era prevista eche risulterebbe forzata. Non mi pare una prospettiva da condannare, e forse evita; atteggiamenti rischiosamente demagogici.<br \/>\nLa seconda prospettiva parte dal punto di vista che l&#8217;esposizione a nuove informazioni pu\u00f2 essere interessante: si possono apprendere, con il minimo sforzo, notizie sulla ricerca, sulla condizione dei servizi, sul rapporto fra salute e deficit, sulla bioingegneria, sullo sport e l&#8217;handicap, sulla storia&#8230; \u00c8 la prospettiva secondo la quale, anzich\u00e9 essere esposti passivamente alle informazioni inattese, si pu\u00f2 positivamente accoglierle e capirne l&#8217;utilit\u00e0. A prima vista, quest&#8217;ultima prospettiva sembra idealistica. Ho constatato che \u00e8 reale, e che la sua concretezza si appoggia al diffuso senso di insoddisfazione che molti provano nei luoghi di vacanza per ilvuoto in cui si trovano a vivere. Non dir\u00f2 che la presenza imprevista di un villeggiante handicappato diventa un motivo per trasformare la vacanza da insulsa a vacanza di qualit\u00e0: ma pu\u00f2 essere una scoperta di qualche importanza, tale da consentire di saperne di pi\u00f9 su molte cose.<\/p>\n<p><b>Quali sono i colpevoli?<br \/>\n<\/b>Sicuramente vi sono atteggiamenti che devono essere chiamati con il loro nome, che \u00e8 razzismo. Esiste purtroppo anche questa realt\u00e0, ma \u00e8 la realt\u00e0 da cambiare, da trasfomare al pi\u00f9 presto. Andre Gide diceva che meno il bianco \u00e8 intelligente e pi\u00f9 il nero gli sembra bestia. C&#8217;\u00e8 del vero. Ma \u00e8 altrettanto vero che a volte i veri colpevoli sono defilati e lontani, e gli scontri si svolgono fra coloro che vivono realt\u00e0 molto simili, tanto da far parlare di &#8220;guerre&#8221; tra poveri per contendersi una miseria, mentre altri possono sprecare indisturbati ricchezze che sono di tutti.<br \/>\nUn handicappato pu\u00f2 essere vittima di razzismo. E pu\u00f2 dunque essere uno dei protagonisti dell&#8217;impegno contro il razzismo e le sue cause. Ho conosciuto un esempio positivo di questo impegno, e mi sembra utile proporlo in queste note di riflessioni che riguardano le vacanze. A Montreal ho conosciuto Luciana Soave, madre di un giovane handicappato &#8220;spina bifida&#8221;. La signora Soave ha fondato l&#8217;associazione multi- etnica per l&#8217;integrazione degli handicappati del Qu\u00e9bec (A.M.E.I.P.H.Q. &#8211; 91, rue St. Zotique est &#8211; Montreal, Qu\u00e9bec, H2S1K7). Quando, poco pi\u00f9 di dieci anni fa, Luciana Soave e la sua famiglia si trasferirono dall&#8217;Italia al Qu\u00e9bec, avvertirono immediatamente come le difficolt\u00e0 che ogni emigrato vive si moltiplicano per la presenza di unhandicappato: difficolt\u00e0 a farsi comprendere ed a capire, difficolt\u00e0 nel conoscere e nel servirsi delle opportunit\u00e0 che il nuovo paese offre, e tante altre difficolt\u00e0 immaginabili. Montreal \u00e8 una grande citt\u00e0 popolata da tante comunit\u00e0 etniche: gli italiani, i greci, la comunit\u00e0 di lingua spagnola (di molti paesi del mondo, ma molti latinoamericani, e fra questi molti cileni), la comunit\u00e0 portogese (anche qui molti latino-americani), la comunit\u00e0 vietnamita e quella cinese &#8230; Il primo obiettivo dell&#8217;associazione &#8211; di cui Luciana Soave \u00e8 direttrice &#8211; \u00e8 l&#8217;informazione. E non solo informazione sul paese che accoglie, ma anche informazioni sui paesi di provenienza. Per molti emigrati vi \u00e8 una totale ignoranza di quelle che sono le condizioni sociali ed istituzionali del paese d&#8217;origine, e vi pu\u00f2 quindi essere la convinzione che un eventuale ritorno possa essere la perdita di qualsiasi aiuto e di qualsiasi diritto. Chi aveva progettato di godersi la pensione, una volta raggiunta l&#8217;et\u00e0, ritornando al paese d,&#8217;origine, ritiene di essere stato sopraffatto dalla pres\u00e8nza\u00a0 dell&#8217;handicap, e di dover rinunciare al proprio progetto. Avere informazioni pu\u00f2 voler dire decidere con maggiore libert\u00e0: forse considerare che un ragazzo cresciuto in un ambiente potrebbe perdere qualcosa a lasciarlo, sia pure per andare a vivere nel paese dei suoi nonni e dei suoi genitori. Ma una buona informazione permette una scelta ragionata. Vi \u00e8 un altro importanteaspetto che l&#8217;associazione deve considerare. Nella stessa associazione vi sono gruppi che avrebbero buone ragioni per non incontrarsi o per scontrarsi. Pensiamo soltanto ai cileni, fuoriusciti perch\u00e9 comunisti o presunti tali, e dai vietnamiti, fuoriusciti per motivi opposti. Fra loro nell&#8217;associazione, deve svilupparsi una capacit\u00e0 di reciproco rispetto e di convivenza. Si potrebbe pensare che la valorizzazione della diversit\u00e0 \u00e8 l&#8217;impegno fondamentale dell&#8217;associazione, e che l&#8217;identit\u00e0 di ciascuno non deve sentirsi minacciata da quella degli altri.<br \/>\nSicuramente in luogo di vacanza si realizza rincontro di diversit\u00e0 (culturali, di abitudini, di gusti, di opinioni, di professioni, di provenienze, ecc.), fortemente attenuato dalla tendenza a selezionare i luoghi di vacanza secondo l&#8217;appartenenza ad un gruppo sociale. Ma le diversit\u00e0 esistono, e l&#8217;esempio dell&#8217;associazione pu\u00f2 essere un interessante motivo di riflessione, un motivo positivonell&#8217;impegno contro i razzismi che riguardano anche gli handicappati ma non solo gli handicappati.<\/p>\n<p><b>Non dire &#8220;normale&#8221; se pensi &#8220;handicappato&#8221;?<br \/>\n<\/b>Mi ha sempre colpito la vicenda di un giovane trisomico, o mongoloide, cos\u00ec come \u00e8 raccontata attraverso le conversazioni con suo padre (B. \u00c9CHAVIDRE, D\u00e9bile toi-m\u00e9me, Fleurus, Paris, 1979). Beno\u00ect ha ventuno anni e, al momento in cui vengono svolte le interviste che compongono il volume, lavora da circa dieci mesi in un posto di ristorazione, in cucina. Fino a diciannove anni ha trascorso in un centro professionale isolato, in campagna, a quindici chilometri dalla sua citt\u00e0. Il padre ricorda quel periodo dicendo che Beno\u00ect dava l&#8217;impressione di vivere due vite senza alcun rapporto fra loro e la cui giustapposizione lo disorientava: una vita normale, nei fine settimana infamiglia; e una vita da handicappato durante la settimana. Nel luglio 1976,la famiglia si \u00e8 informata, facendo una piccola inchiesta, su situazioni di integrazione, cercando di capire cosa accade in un altro paese, la Danimarca. E questo ha convinto che almeno un terzo, se non i due terzi di coloro che sono concentrati in luoghi segregati e isolati rispetto al resto della societ\u00e0, potrebbero essere inseriti nella vita normale. Nelle interviste emergono i temi dell&#8217;amore, della solitudine, della morte, del divertimento ballando,dell&#8217;autonomia, dello scoutismo che ha vissuto positivamente, della poesia (a Beno\u00ect piacciono molto le poesie di Pr\u00e9vert). Beno\u00ect ha messo alla prova l&#8217;autonomia in una maniera particolare: un sabato sera non \u00e8 rientrato a casa, ed ha dormito in un albergo. Ha ripetuto altre volte l&#8217;esperienza, quasi per verificare se il suo stato di persona adulta e capace di scegliere autonomamente gli venisse riconosciuto. Ha potuto constatare che andando in un hotel era considerato come ogni altro cliente, e questo lo ha certamente gratificato.<br \/>\nVorrei riferire una breve conversazione fra Beno\u00ect e suo padre, come conclusione di queste note. Credo che si capisca molto bene, senza annoiare con commenti, la ragione della citazione (che io traduco per comodit\u00e0) in rapporto con il tema delle vacanze, e forse del tempo libero in generale.<br \/>\nPierre (il padre): Preferisci le cameriere. Perch\u00e9? non ti piacciono gli altri?<br \/>\nBeno\u00ect: Mi piacciono gli altri, ma non tutti. Non posso amarli tutti. In gruppo, viaggiando, \u00e8 lo stesso.<br \/>\nP.: In Corsica? (in vacanza)<br \/>\nB.: Si.<br \/>\nP.: Si. Ti dispiace che siano &#8230; come? Cosa si dice? Che cosa si pensa di loro?<br \/>\nB.: Ve ne sono altri che sono handicappati. E altri che non lo sono. Questo mi secca..<br \/>\nP. E tu, tu sei handicappato?<br \/>\nB. Oh no, io no. Ma non tanto. Ma un p\u00f2 .<br \/>\nP. Si dice che sei handicappato?<br \/>\nB. Non lo sono tanto, ma insomma &#8230; dicono no, ma pensano cos\u00ec.<br \/>\nP. Pensano che sei handicappato?<br \/>\nB. Si. Questo mi secca. Mi dispiace.<br \/>\nP. Ti dispiace che gli altri pensino che tu sei handicappato?<br \/>\nB. Vedi&#8230; non dicono niente davanti, ma pensano cos\u00ec dietro.<br \/>\nForse Beno\u00ect preferisce la cortesia che le cameriere rivolgono a tutti i clienti ed anche a lui, all&#8217;amicizia forzata in cui percepisce che si dice una cosa davanti pensandone un&#8217;altra dietro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quattro storie di vita contemporanea<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3607],"edizioni":[10],"autori":[2660],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/407"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=407"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/407\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7034,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/407\/revisions\/7034"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=407"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=407"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=407"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=407"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=407"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=407"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}