{"id":4084,"date":"2025-07-30T18:14:22","date_gmt":"2025-07-30T16:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4084"},"modified":"2025-07-30T18:14:22","modified_gmt":"2025-07-30T16:14:22","slug":"2-formazione-una-cura-sociale-pensieri-e-modi-di-intendere-lapprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4084","title":{"rendered":"2. Formazione: una cura sociale. Pensieri e modi di intendere l\u2019apprendimento"},"content":{"rendered":"<p>di Antonio Zanardo, educatore, formatore e consulente<\/p>\n<p>La comunicazione in quest\u2019epoca pare essere diventata una linfa vitale senza la quale si va incontro a una morte certa. Vi \u00e8 una sorta di intolleranza al silenzio che accompagna la solitudine di coloro che non possono mostrarsi o distinguersi nella miriade di messaggi che quotidianamente ci bombardano. Alcuni sono palesemente casi si disagio, ma questo \u00e8 a dire il vero gi\u00e0 un modo per essere visti, altri sono semplicemente restii per varie ragioni a esporsi, a lanciarsi, a far valere ragioni e pensieri. Non \u00e8 una qualsivoglia manifestazione patologica; esistono semplicemente persone con un tono di voce pi\u00f9 basso che, per quanto si sforzino, non riescono ad attirare l\u2019attenzione su di s\u00e9 o, pi\u00f9 semplicemente, non lo vogliono fare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Tuttavia la comunicazione, ossia la capacit\u00e0 di rimanere a contatto con gli altri abitanti del mondo, di scambiare con loro informazioni o di affermare la propria identit\u00e0, \u00e8 solo la prima essenziale caratteristica di un individuo a cui di norma segue una costruzione graduale di competenze specifiche, utili per il proprio lavoro e per la propria vita. \u00c8 insindacabile, infatti, che il mondo del lavoro non \u00e8, come spesso si dice o si vorrebbe che fosse, un ambito del tutto scollato dalla propria vita privata. Le conoscenze e le competenze si intersecano, le emozioni travasano da un ambito all\u2019altro e, soprattutto, i propri nodi conflittuali li attraversano inevitabilmente entrambi. Pensare alla formazione come un qualcosa che riguarda un solo e unico \u201cterritorio\u201d della persona diviene quindi profondamente riduttivo, oltre a rappresentare un punto di vista che rischia di considerare l\u2019apprendimento come un processo parziale o, peggio ancora, che riguardi unicamente il livello cognitivo, confondendo la formazione con altre pratiche come ad esempio \u201cl\u2019informazione\u201d o \u201cl\u2019istruzione\u201d. Non che queste siano necessariamente secondarie, tuttavia \u00e8 bene stabilire le giuste distanze tra dei singoli frammenti e un processo che invece riguarda la persona nel suo insieme. Questa confusione non \u00e8 in verit\u00e0 del tutto nuova e molta della \u201cformazione formale\u201d all\u2019interno delle organizzazioni pubbliche si \u00e8 svolta secondo il principio, o perlomeno ritenuto tale, dell\u2019apprendimento indolore. Una specie di laser che opera in assenza di anestesia e che produce cambiamenti parziali, cancellando qua e l\u00e0 le piccole rughe del ruolo e procedendo a un <i>lifting<\/i> funzionale. Tuttavia, come ben sappiamo, questo genere di interventi si collocano in un tempo del tutto relativo e necessitano di costanti e continue correzioni per mantenere la loro efficienza. Si tratta, in sostanza, di modificazioni temporanee che si innestano su degli schemi motivazionali deboli e che, quando va bene, funzionano grazie al fascino che il docente \u00e8 in grado di esercitare per far presa sull\u2019attenzione del suo pubblico. La scuola, ad esempio, \u00e8 stata per anni il prototipo dell\u2019aggiornamento soggettivo.<\/p>\n<p><b>Formazione come strumento di raccordo<br \/>\n<\/b>Il problema \u00e8 quindi sostanzialmente di \u201ccosa\u201d la formazione si deve occupare e di \u201ccome\u201d lo deve fare, piuttosto che ritenerla un ambito passivo in cui ascoltare le pi\u00f9 recenti teorie o le migliori soluzioni alle questioni socio-organizzative. Si tratta di considerarla come uno strumento di raccordo tra uno stato di fatto, il cambiamento, e la nuova forma che il ruolo assumer\u00e0 una volta interiorizzate le modificazioni ritenute necessarie. Questo <i>processing<\/i> pone l\u2019accento sulla trasformazione, non sulla somma dei saperi e non sul reset di quest\u2019ultimi per far spazio al nuovo. \u00c8 un\u2019angolazione molto particolare e profondamente legata all\u2019andragogia, scienza considerata in modo dignitoso solamente nell\u2019ultimo decennio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Si parte dal presupposto che vi sia una \u201cstruttura di base\u201d, con differenti tonalit\u00e0 evolutive, costituita da saperi, da competenze e da esperienze rispetto alle quali posizionarsi per offrire una certa gamma di stimoli. Esiste una sorta di leva primordiale nell\u2019affrontare uno dei tanti temi che la formazione propone, che consiste nel socratico atteggiamento del fare domande appropriate e orientate all\u2019insinuazione del \u201cdubbio\u201d. Lo schema motivazionale dell\u2019individuo ha il pregio di garantire risposte comportamentali stabili nel tempo e strutturalmente organizzate secondo quanto queste sono percepite come vantaggiose in termini di soddisfazione dei propri bisogni. Tuttavia sono proprio questi stessi schemi a rappresentare l\u2019ostacolo pi\u00f9 importante alla trasformazione, in quanto questa si colloca in un terreno sconosciuto e quasi sempre privo delle certezze che lo stato precedente \u00e8 in grado di assicurare. Ed \u00e8 proprio il \u201cdubbio\u201d che va a mettere in discussione il sistema motivazionale, aprendo la porta alla novit\u00e0 e alla possibilit\u00e0 di intraprendere nuovi percorsi di ricerca personale. L\u2019ottica evolutiva \u00e8 intrisa di opportunit\u00e0, di scelte, di correnti emozionali e di relazioni in cui riconoscersi o differenziarsi, da cui apprendere attraverso incontri o scontri, da cui prendere distanza per osservare e riflettere. Come possiamo dedurre, la prospettiva della formazione si presenta in modo profondo e denso di significati a cui occorre attribuire un valore univoco ed essenziale. Pi\u00f9 che dubbi vi sono certezze circa quanto l\u2019esperienza del docente non possa essere limitata a quanto appreso nel proprio percorso di laurea, ma necessiti di una codifica importante che permetta di allacciarsi a competenze ben pi\u00f9 allargate della singola cerchia del sapere. Ai classici \u201csaper fare\u201d e \u201csaper essere\u201d aggiungerei non solo un inevitabile \u201csaper divenire\u201d, ma anche un indispensabile \u201csaper stare\u201d, all\u2019interno del quale manifestare la capacit\u00e0 di occuparsi degli altri, dei loro ruoli, delle loro emozioni, del loro modo di affrontare la vita professionale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Questa \u201cvirt\u00f9\u201d si contrappone in un certo qual modo alla visione classica del marketing della formazione, dove le leggi della vendita e della fidelizzazione sconfinano spesso in una dipendenza inconsapevole, almeno da parte del cliente, che finisce per manifestare la propria autonomia di scelta cambiando fornitore. Ci\u00f2 che in realt\u00e0 accade \u00e8 che il bisogno del cliente e il bisogno del fornitore si sovrappongono entrando in conflitto tra loro; il bisogno di autonomia, che tanto viene promosso attraverso un\u2019azione formativa strutturata, si scontra con l\u2019elementare struttura organizzativa del fornitore, il quale si trova nell\u2019imbarazzante condizione che, per rispondere in modo adeguato a questa incombente necessit\u00e0, finir\u00e0 per trovarsi tagliato fuori dal suo stesso business.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Ruoli e identit\u00e0<br \/>\n<\/b>Il tema del ruolo, come elemento puramente pragmatico e circoscritto a un campo di azione relativo a uno scopo, distingue in modo sommario le molteplici sfaccettature della persona nel suo agire. Il ruolo \u00e8 una \u201cforma operativa\u201d, ovvero la manifestazione visibile del modo in cui un soggetto entra in relazione con un altro. Non quindi una struttura elementare ancorata a uno stereotipo sociale, o a un organigramma formale, ma una catena di elementi complessi che interagiscono tra loro e che producono significato nelle interazioni. Su di esso sono riversate aspettative, pressioni e attribuzioni di vario genere; \u00e8 la modalit\u00e0 attraverso la quale vengono definite, oltre agli scopi, le identit\u00e0 dei soggetti in gioco. Per questo motivo se ne parla in termini di sviluppo e di evoluzione, sino ad affermare che la realizzazione dell\u2019uomo \u00e8 profondamente legata alla capacit\u00e0 di assumere ruoli nuovi, sconosciuti o inibiti da arcaiche paure. \u00c8 in questa chiave, ad esempio, che interviene l\u2019approccio psico-sociodrammatico. Questo, come descritto ampiamente nel mio libro Action Methods nella Formazione-Approcci e strumenti per la conduzione di piccoli e grandi gruppi (Bologna, Pardes Edizioni, 2007), considera l\u2019individuo come un insieme di ruoli modificabili e attraverso i quali organizzare le proprie strutture di apprendimento. La valorizzazione della persona, e del gruppo come agente di cambiamento, viene affermata nel riconoscimento delle risorse personali fruibili e nella scoperta di nuove opportunit\u00e0. Il metodo psicodrammatico utilizza la \u201cscena\u201d, nel senso teatrale del termine, come ambito di esplorazione del proprio mondo interno. \u00c8 chiaro che, trattandosi di interventi di formazione, tutto ci\u00f2 rimane primariamente circoscritto a quell\u2019area relativa ai ruoli professionali. Tuttavia, come accennato in precedenza, il mondo privato non ne pu\u00f2 rimanere totalmente estraneo, manifestandosi chiaramente come uno sfondo o una cornice della stessa rappresentazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 rispetto a questo panorama che si sviluppano i termini del cambiamento, nonch\u00e9 nella concreta possibilit\u00e0 di sperimentare attivamente i suoi effetti per poterli tradurre in esperienza interiore. Tutto questo genere di modificazioni hanno a che fare con le strutture mentali, motivazionali, emotive, comportamentali, ecc., che possono trovare risposte pi\u00f9 armoniche e concilianti. L\u2019obiettivo, o per meglio dire il punto nevralgico, si traduce nella ricerca di equilibrio tra le necessit\u00e0 interne, in termini di realizzazione e bisogni personali, e quelle organizzative, in quelli di <i>mission<\/i>, di business o di gestione. \u00c8 infatti su tale rapporto che si basa l\u2019articolazione delle relazioni tra la direzione e i collaboratori.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Potremmo pertanto azzardare alcune importanti conclusioni su cosa si intenda esattamente per formazione e cosa occorra per renderla efficace. Se l\u2019importanza di un catalogo strutturato, o comunque di un ventaglio di opportunit\u00e0 formative da offrire, rappresentano sostanzialmente una buona chance per orientare il proprio cliente nel mondo della formazione, \u00e8 il vero e proprio lavoro di contesto che caratterizza l\u2019identit\u00e0 dell\u2019azione. Sia nella quantit\u00e0 che nella qualit\u00e0, il vero problema che si pone non riguarda semplicemente il \u201cfare\u201d, quanto il \u201ccosa serve\u201d. Spesso si sottolinea il proprio stile di lavoro come un qualcosa di insindacabile e imprescindibile dall\u2019intervento, senza per\u00f2 porsi il problema di quanto gli strumenti a propria disposizione siano effettivamente spendibili per quella specifica popolazione. Occorre pertanto avere la capacit\u00e0 di selezionarne alcuni, rinunciare ad altri, acquisirne o crearne di nuovi. E\u2019 una forma di flessibilit\u00e0 assolutamente necessaria, almeno quanto le stesse conoscenze dei temi che si propongono. L\u2019abilit\u00e0 di chi si occupa di formazione consiste proprio nel saper collocare in modo opportuno la novit\u00e0 all\u2019interno di una rete di relazioni esistente senza che non solo essa non rappresenti un ostacolo, ma venga del tutto assimilata e interiorizzata in modo funzionale. La comprensione dell\u2019ambiente e delle persone che vi abitano \u00e8 quindi un atto di formale avvicinamento, per ridurre quelle distanze che potrebbero condizionarne la visione o l\u2019interpretazione. In pratica \u00e8 lo stesso ambito della formazione a dover essere in un costante e virtuoso movimento, proprio a rappresentare in tal modo una spirale adattiva con la quale confrontarsi e dalla quale attingere l\u2019energia necessaria al cambiamento.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Zanardo, educatore, formatore e consulente La comunicazione in quest\u2019epoca pare essere diventata una linfa vitale senza la quale si va incontro a una morte certa. Vi \u00e8 una sorta di intolleranza al silenzio che accompagna la solitudine di coloro che non possono mostrarsi o distinguersi nella miriade di messaggi che quotidianamente ci bombardano. 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