{"id":4088,"date":"2025-07-30T18:22:41","date_gmt":"2025-07-30T16:22:41","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4088"},"modified":"2025-07-30T18:24:11","modified_gmt":"2025-07-30T16:24:11","slug":"4-momenti-che-lasciano-il-segno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4088","title":{"rendered":"4. Momenti che lasciano il segno"},"content":{"rendered":"<p>di Claudia Cervellati, insegnante di scuola primaria, conduttrice di laboratori di scrittura per adulti e bambini<\/p>\n<p><i>Per crescere educativamente bisogna creare relazioni, perdere tempo, comunicare con i gesti, con le parole, con gli sguardi, ascoltare gli umori, i sapori, gli odori, le emozioni, usare le mani, il sorriso, il cuore, il tempo.<br \/>\n<\/i>(Gianfranco Zavalloni, La pedagogia della lumaca, Bologna, EMI, 2008)<\/p>\n<p>Quando la mamma di un mio scolaro venne a un colloquio con una sporta di quaderni della figlia grande, ne fece una pila sulla cattedra dicendo: \u201cEcco, questi sono i chili di sapere trasmessi a mia figlia nella scuola elementare!\u201d. Per un attimo ebbi paura di una recriminazione. Il suo bambino piccolo, affidato anche alle mie cure da un solo anno scolastico che stava per finire, non aveva prodotto tutti quei chili di sapere! In un lampo mi passarono davanti alla mente, come in una serie di immagini in dissolvenza tutto quello che avevamo vissuto in quell\u2019anno e che non era stato pesato nelle pagine: la cura per una sola pagina scritta finalmente senza paura, con la mano che non tremava pi\u00f9, con la passione di un pittore, le ore passate a leggere gratis sdraiati sul prato nel giardino della scuola, tutti quei luned\u00ec mattina a raccontarsi come stavano, ad ascoltare chi era buio per un piccolo o grande affanno e a ridere con chi nel fine settimana l\u2019aveva combinata grossa. Tutte quelle ricreazioni passate a guardarli mentre giocavano, solo per conoscerli. Tutto quel tempo impiegato a incoraggiarli, ad aiutarli a mettere posto i loro 25 zaini, a orientarsi nel caos della scuola di 300 bambini, 40 maestri, 6 bidelli e dell\u2019orario fatto di mille incastri. Tutto quel tempo impegnato a dare un nome a un sentimento, certa che di alfabetizzazione si trattava e di che alfabetizzazione! La gioia di sentirli leggere, da soli, di vederli tagliare la loro bistecca, di scoprire che la scrittura li stava appassionando. Quanto pesava tutto questo in chili di pagine?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non fu necessario spiegare nulla a quella mamma: era venuta per dirmi il contrario di ci\u00f2 che temevo. Lo capii dalle domande seguenti: \u201cCosa c\u2019\u00e8 di diverso qui? Perch\u00e9 mio figlio sorride, anche se ha iniziato la scuola elementare? Perch\u00e9 noi ora possiamo goderci i fine settimana anche se lui ha i compiti per casa?\u201d.<br \/>\nGi\u00e0, cosa c\u2019\u00e8 di diverso? Cosa c\u2019\u00e8, dopo 26 anni, che mi tiene ancora viva nella giungla di riforme, registri, tagli, documenti, riunioni deliranti?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In modo sottile si \u00e8 fatta un varco indelebile in me una strada, una scelta, che altro non \u00e8 se non cercare di lavorare stando alla presenza del mio sentire, dei miei gusti, delle mie inclinazioni, dei miei ideali.<br \/>\nIl grande Bruno Munari mi illumin\u00f2 quando scrisse in <i>Verbale scritto<\/i> (Mantova, Corraini, 2008) che semplificare \u00e8 pi\u00f9 difficile:<br \/>\n<i>Per complicare basta aggiungere,<br \/>\ntutto quello che si vuole:<br \/>\ncolori, forme, azioni, decorazioni,<br \/>\npersonaggi, ambienti pieni di cose. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i>Gi\u00e0, per complicare la scuola basta aggiungere: riunioni, schemi, fotocopie, quaderni, materiali, parole, guide didattiche<i><span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>Per semplificare bisogna togliere,<br \/>\ne per togliere bisogna sapere che cosa togliere,<br \/>\ncome fa lo scultore quando a colpi di scalpello<br \/>\ntoglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c\u2019\u00e9 in pi\u00f9.<br \/>\n<\/i>Bella sfida, avventura affascinante, nuova strada per il mio lavoro.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Per togliere devo essere sempre pronta a correre il rischio che si arrivi all\u2019essenziale, che la sostanza, spogliata di tutti i suoi abbellimenti, delle sue magnifiche infiocchettature altisonanti emerga e, in quanto sostanza, possa essere assaporata, guardata e anche giudicata.\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>E per togliere devo decidere cosa togliere, quindi distinguere ogni giorno ci\u00f2 che per i bimbi \u00e8 essenziale e ci\u00f2 che non lo \u00e8. E prendermene la responsabilit\u00e0.<br \/>\n<i>Togliere invece che aggiungere<br \/>\nvuol dire riconoscere l\u2019essenza delle cose<br \/>\ne comunicarle nella loro essenzialit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/i><i>Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode.<br \/>\n<\/i>Ecco, lavorare cos\u00ec significa anche essere pronta a essere meno popolare, meno alla moda, pi\u00f9 attaccabile. Occorre avere ben chiaro cosa sto facendo per motivare tutto a chi, ogni giorno, mi affida nientemeno che il proprio figlio chiedendomi di educarlo, di insegnargli qualcosa.<br \/>\nLavorare cos\u00ec significa rinunciare a molte certezze date dalle unit\u00e0 didattiche preconfezionate, ma soprattutto da tutto ci\u00f2 che fa tendenza, didatticamente parlando. Significa per esempio rinunciare a presentarsi alle famiglie con la infallibile carta d\u2019identit\u00e0 di un Progetto di informatica piuttosto che di Linguaggi Teatrali, ma parlare, fin dalla prima assemblea di classe di ascolto, di contenimento, di emozioni, di clima, di stare bene, di semplificazioni. E spiegare che non mancheranno il teatro, l\u2019informatica e molto altro.<br \/>\nLavorare cos\u00ec per me significa anche prendermi un serio impegno a livello di contenuti, poich\u00e9 troppo spesso chi ha fatto scuola in questo modo \u00e8 stato scambiato, a torto, ma spesso ahim\u00e8 a ragione, per uno che non crede nella grammatica e nella analisi logica, nelle regole e nei contenuti.<br \/>\nAllora sfatare questi pregiudizi diventa un impegno feriale, per dimostrare che semplificando in modo saggio \u00e8 possibile imparare i verbi e leggere gratis, avere tempo per colorare e per ascoltarsi, per entrare nei meandri della grammatica e del cuore con la stessa passione.<br \/>\nMa allora, tornando alla domanda di quella mamma: cosa c\u2019\u00e8 di diverso?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Forse la relazione, forse un esserci non asettico, ma presente. Forse un far passare attraverso il mio cuore, oltre che attraverso la mia mente, la mia idea di fare scuola.<br \/>\nProprio in questi giorni di battaglie furibonde contro il maestro unico mi chiedevo: e se ognuno di noi cercasse di diventare un vero maestro unico, non nel senso orario del termine, ma nel senso di uniche persone che incontrano altre uniche persone, in un tempo dilatato, senza frenesia?<br \/>\nPer tentare piano piano di fare questo ho dovuto resistere alla tranquillit\u00e0 che quintali di pagine e chili di schede appiccicate sui quaderni sanno dare.<br \/>\nE credere che anche l\u2019incontro con i bambini, anche l\u2019incontro tra loro sono momenti di vita e di scuola che lasciano un segno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudia Cervellati, insegnante di scuola primaria, conduttrice di laboratori di scrittura per adulti e bambini Per crescere educativamente bisogna creare relazioni, perdere tempo, comunicare con i gesti, con le parole, con gli sguardi, ascoltare gli umori, i sapori, gli odori, le emozioni, usare le mani, il sorriso, il cuore, il tempo. 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