{"id":4091,"date":"2025-07-31T10:21:47","date_gmt":"2025-07-31T08:21:47","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4091"},"modified":"2025-07-31T10:21:47","modified_gmt":"2025-07-31T08:21:47","slug":"5-sapere-dove-si-vuole-andare-unesperienza-alla-scuola-dellinfanzia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4091","title":{"rendered":"5. Sapere dove si vuole andare! Un\u2019esperienza alla Scuola dell\u2019Infanzia"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani, educatore e formatore del Progetto Calamaio<\/p>\n<p>\u201cL\u2019educatore\u2026 che mestiere stupendo\u2026 anche se faticoso: dico stupendo perch\u00e9 chi lavora in questo campo si trova collocato in uno spazio fuori dal tempo. Per esempio, chi come me lavora nella scuola dell\u2019infanzia (dai 3 ai 6 anni), passa tre anni con i bambini e le loro famiglie per poi salutarli e riprendere il rapporto con altri bambini della stessa et\u00e0 e quindi lasciarli nuovamente a 6 anni. \u00c8 come essere dentro a uno spazio dove il tempo si \u00e8 fermato a quella et\u00e0. Come educatore hai la possibilit\u00e0, il valore di vedere come si modifica il contesto sociale, la famiglia, le relazioni: la scuola vive immediatamente l\u2019influenza della societ\u00e0 e dei suoi cambiamenti e l\u2019insegnante, se vuole, ha la possibilit\u00e0 di aggiornarsi e di approfondire ci\u00f2 che accade attorno, provando ad agire per realizzare una buona educazione\u2026 Stupendo ma faticoso soprattutto quando tutto attorno a te ti spinge a lasciare!\u201d.<br \/>\nCon queste parole inizia l\u2019intervista a Rina, insegnante alla Scuola dell\u2019Infanzia Don Milani del Quartiere Reno di Bologna. Parole provenienti dalla lunga esperienza di Rina e uscite di getto, come un fiume in piena, appena le ho chiesto cosa pensava del mestiere educativo. Parole sincere, cariche di orgoglio ma anche di consapevolezza: quella derivante dalla consapevolezza maturata dopo tanti anni di lavoro e da tante lotte per costruire un sistema di insegnamento che risponda in modo realistico alle necessit\u00e0 della societ\u00e0.<br \/>\nLa Scuola Don Milani e le insegnanti che l\u00ec lavorano sono un bell\u2019esempio di scuola che tenta (con ottimi risultati, aggiungo io) di realizzare nel quotidiano un\u2019idea di scuola che riesca nel connubio tra funzionalit\u00e0, partecipazione, creativit\u00e0 e accoglienza dell\u2019imprevisto.<br \/>\nUna scuola che, a partire dalla struttura fisica per arrivare a quella umana, fa dei limiti un trampolino di lancio scegliendo di farsi mettere in discussione dalla realt\u00e0 che la circonda e dai bambini che accoglie. Una scuola, quindi, che non rimane solo idea ma che diventa realt\u00e0.<br \/>\nA sostegno di questo Rina mi dice che \u201cgli obiettivi didattici e educativi vengono definiti a partire dalla realt\u00e0 che incontriamo: i bambini, le famiglie, il gruppo educativo con cui mi rapporto. A ogni modo ritengo che mettere al primo posto i bisogni dei bambini e lo stare bene a scuola predisponga al lavoro di gruppo e stimoli il desiderio della curiosit\u00e0 e della conoscenza. \u00c8 da qui che nasce l\u2019esigenza di una buona accoglienza, non solo il primo giorno ma ogni mattina, di una osservazione mirata a capire i bisogni del singolo e a renderli agiti per favorire le sue conoscenze, la cura agli atteggiamenti, ai gesti e alle parole dette per diventare un gruppo che sappia convivere e condividere\u201d. Quando Rina parla di gruppo si riferisce alle colleghe e ai bambini, passando l\u2019idea che la scuola non la fanno le maestre e basta, bens\u00ec \u00e8 un percorso comune fatto di scelte e di condivisione, quella vera per\u00f2. Un impegno quotidiano alla stregua del tagliare la carne o pulire un sedere.<br \/>\nRispetto al gruppo inoltre, Rina sottolinea un altro aspetto importante, il fatto di \u201cpoter cogliere anche ci\u00f2 che la quotidianit\u00e0 e il coinvolgimento emotivo pu\u00f2 farti sfuggire. Pi\u00f9 teste infatti riflettono meglio e ognuno con le proprie specificit\u00e0 arricchisce il gruppo e la sua progettazione\u201d.<br \/>\nEcco un\u2019altra parola chiave: la progettazione, che insieme alla valutazione, sono i due perni attorno ai quali si struttura tutta l\u2019attivit\u00e0 didattica. La prima \u00e8 settimanale, in modo da consentire riflessioni e scelte efficaci che rispondano alle istanze che la vita scolastica ti sottopone; la seconda invece viene realizzata a met\u00e0 anno attraverso una osservazione sul campo e a fine anno attraverso un\u2019analisi dentro al gruppo operatori coinvolti. Inoltre un\u2019altra verifica \u00e8 quella con i genitori, sia a met\u00e0 che a fine anno.<br \/>\nA proposito di genitori, le chiedo quali ritiene strumenti validi per costruire un\u2019educazione in cui tutti siano attori. Rina si illumina: \u201cLa partecipazione, parola troppo abusata, ma mai usata pienamente. Credo che condividere idee e obiettivi rispetto al significato dell\u2019educare, affrontando il tutto con chiarezza, senza pensare ai giudizi e impegnandosi per trovare anche un solo elemento condiviso, sia il punto da cui partire, consapevoli ognuno del proprio ruolo e della propria responsabilit\u00e0\u201d. In effetti, il ruolo dei genitori, alle Don Milani, \u00e8 molto importante. Un esempio su tutti: alla festa di fine anno sono invitati a sperimentare i giochi che i lori figli hanno giocato durante l\u2019anno, avendo la possibilit\u00e0 di condividere e valutare, in questo modo, non solo le idee e gli obiettivi didattici, ma anche le modalit\u00e0 di realizzazione. Bella prova di coraggio di queste maestre che non hanno paura di aprire la scuola\u2026 perch\u00e9 in fondo non \u00e8 di loro propriet\u00e0 anzi, nel caso specifico, di tutto il quartiere che ne usufruisce.<\/p>\n<p><b>I limiti come risorsa<br \/>\n<\/b>Certo che tutto questo \u00e8 molto interessante e anche molto positivo, poi per\u00f2 ci si scontra con le pratiche quotidiane, le attivit\u00e0, la monotonia, il giorno dopo giorno, la noia, le discussioni\u2026<br \/>\nInsomma, per quanto ci si possa impegnare, sar\u00e0 necessario fare i conti con i limiti propri di ogni scelta e di ogni persona. \u00c8 necessario allora che scopriamo un altro tassello di questo puzzle.<br \/>\nI limiti vengono visti, da Rina e dalle sue colleghe, come risorsa e non come impedimento. A partire da quelli fisici\/strutturali per arrivare a quelli umani.<br \/>\nLa scuola infatti \u00e8 costituita su tre piani, ci sono grandi scalinate che portano a spazi rialzati con balaustre che danno sul piano inferiore. Non certo quello che potremmo definire edilizia scolastica da manuale, attenta ai bisogni dei bambini. Rina e le sue colleghe, per\u00f2, hanno scelto di vedere tutto ci\u00f2 come un\u2019opportunit\u00e0 soprattutto per realizzare quella che viene definita \u201cdestrutturazione degli spazi\u201d. Hanno colto la possibilit\u00e0 di muoversi, di spostarsi, di modificare l\u2019uso e il modo di stare in un determinato luogo. Una gradinata diventa allora un teatro, mentre una stanza sottoterra diventa un\u2019esperienza, un viaggio fantastico tra lenzuoli bianchi, neri o colorati. Anche il giardino, oltre che spazio di gioco libero e svago, offre la possibilit\u00e0 di realizzare avventure, costruire percorsi tra tessuti o materiale riciclabile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Insomma limiti che attraverso la fantasia, vengono superati in modo creativo e divertente permettendo al bambino di mettere in gioco le proprie abilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Lo stesso poi succede con i limiti delle insegnanti e degli operatori, non negati ma accolti e valorizzati secondo due modalit\u00e0.<br \/>\nLa prima, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato, \u00e8 il gruppo che diventa vitale in quanto luogo di accoglienza, di confronto e di crescita.<br \/>\nLa seconda \u00e8 la formazione per la quale Rina si auspica \u201cpi\u00f9 aderenza ai contesti di cambiamento perch\u00e9 sembra che siamo sempre un passo indietro rispetto a quello che succede a livello sociale. Non per adeguarci ma per attrezzarci\u201d.<br \/>\nLe parole di Rina suonano davvero molto sincere, proprio perch\u00e9, come dicevo all\u2019inizio, hanno origine dall\u2019esperienza e anche dal grande amore che lei nutre verso la scuola, i bambini e il mestiere educativo.<br \/>\nLe chiedo infine, cosa pensa dell\u2019affermazione \u201cl\u2019educazione \u00e8 un posto dove ci piove dentro\u201d.<br \/>\n\u201cDentro l\u2019educazione ci piove di tutto perch\u00e9 \u00e8 un momento di relazione tra bambino e educatore (genitore, insegnante, animatore\u2026) relazione che, in quanto tale, \u00e8 aperta ai condizionamenti del contesto sociale con tutte le variabili di cambiamento che si porta dietro. Che poi l\u2019educazione debba subire tale condizionamento \u00e8 un altro discorso\u2026 Deve sapersi relazionare con il cambiamento e soprattutto deve sapere dove vuole andare\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani, educatore e formatore del Progetto Calamaio \u201cL\u2019educatore\u2026 che mestiere stupendo\u2026 anche se faticoso: dico stupendo perch\u00e9 chi lavora in questo campo si trova collocato in uno spazio fuori dal tempo. 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