{"id":4095,"date":"2025-07-31T10:32:43","date_gmt":"2025-07-31T08:32:43","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4095"},"modified":"2025-07-31T10:32:43","modified_gmt":"2025-07-31T08:32:43","slug":"7-la-parola-e-il-gesto-barbiana-e-il-mugello-una-scuola-per-lintegrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4095","title":{"rendered":"7. La parola e il gesto. Barbiana e il Mugello, una Scuola per l\u2019Integrazione"},"content":{"rendered":"<p>di Luigi Goffredi, Presidente Fondazione Il Forteto onlus<\/p>\n<p>Le parole e i gesti hanno funzione prevalentemente educativa in ogni dinamica che si sviluppi nella relazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Don Lorenzo Milani in questo senso \u00e8 stato un mirabile precursore nel portare all\u2019attenzione di tutti, prima ancora che nascesse la \u201csociet\u00e0 della comunicazione\u201d, la forza della parola e del gesto che l\u2019accompagna. Con grande capacit\u00e0 intellettuale, testimoniale, con spirito provocatorio e sofferenza, lo spieg\u00f2 alla scuola del suo tempo.<br \/>\nLa scuola che, pachidermica, distratta, rituale, obsoleta, non apprezzava i saperi soggettivi e i valori culturali diversi dai propri, anzi escludeva sistematicamente gli allievi non appartenenti alla classe sociale di riferimento, allora ancora definita borghesia. Era una dimensione dove l\u2019allievo bisognoso di appartenere, di rappresentarsi e avere una dignit\u00e0 nel contesto della classe e sociale, veniva invece discriminato.<br \/>\nOperando con la Scuola di Barbiana, don Milani ha delineato con chiarezza la figura dell\u2019educatore come un modo di essere, di porsi, universale, ancora attuale e forse senza tempo, come una persona disposta a vivere con l\u2019allievo tempo, spazi, agi e disagi, costruendo una relazione in sintonia con i bisogni che quest\u2019ultimo esprime. La sua proposta concreta profilava la figura dell\u2019educatore con caratteristiche e funzioni che andavano anche al di l\u00e0 di quelle istruttive, didattiche e disciplinari. Autorevole e disposto a scontrarsi con chi non vuol crescere. Ai ragazzi di Barbiana e alla societ\u00e0, manifestava senza infingimenti la sua idea, il suo essere educatore, l\u2019importanza di essere se stessi sempre, anche nelle proprie funzioni. Si mostr\u00f2 un uomo con tutte le proprie contraddizioni, reazioni, arrabbiature, slanci, gratificazioni, contrasti paterni senza paternalismo, proiettato a sollecitare negli allievi dinamiche vitali, comprensibili alla ragione ma anche alle emozioni, ai sentimenti che, in una unit\u00e0 di intelletto e psiche, producono conoscenza e formazione equilibrata della personalit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>L\u2019apprendimento, come ci confermano oggi le ricerche delle scienze umane e le scoperte delle neuroscienze, \u00e8 infatti un processo di elaborazione sinergica tra dimensione razionale e dimensione emotiva. La scuola invece, spesso, pretende che bambini, ragazzi, abili o diversamente abili, felici o depressi portino in classe solo il cervello e lascino fuori corpo e anima.<\/p>\n<ol>\n<li><b>Il senso dell\u2019iniziativa nelle scuole<br \/>\n<\/b>Si tratta di un percorso triennale basato sull\u2019integrazione di idee pedagogiche, competenze professionali, metodologie, didattica e di figure educative, sviluppatosi attraverso laboratori teorico\/pratici guidati da educatori esterni alla scuola, volontari e Universit\u00e0, in condivisione con gli insegnanti delle classi. I momenti operativi sono di educazione e animazione per far emergere dinamiche relazionali difficili nell\u2019ambito del gruppo classe e per trovare soluzioni innovative nella collaborazione e nel confronto. Il supporto didattico \u00e8 costituito da attivit\u00e0 svolte con la metodologia dell\u2019educazione cooperativa, sviluppando attivit\u00e0 creative, drammatizzazione, simulazione, attivit\u00e0 video-cinematografiche e momenti di riflessione personale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Macrobiettivi del progetto:<br \/>\n1. azione di prevenzione al disagio scolastico;<br \/>\n2. azione di contrasto al disagio quando \u00e8 conclamato<br \/>\n3. fornire gli strumenti per sviluppare capacit\u00e0 di relazione e per costituire gruppi classe integrati e collaborativi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Obiettivi di percorso:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<ol>\n<li>agevolare le dinamiche del gruppo classe attraverso i laboratori in aula, per la comprensione di s\u00e9 e delle proprie emozioni, sentimenti e reazioni;<\/li>\n<li>formare educatori, insegnanti, volontari e studiosi universitari, a lavorare insieme attraverso le procedure della ricerca-azione;<\/li>\n<li>integrare le competenze emergenti dalle diverse professionalit\u00e0 (educatori del non formale, insegnanti curriculari, volontari, universitari);<\/li>\n<li>stabilire migliori e proficue relazioni tra scuola e famiglie.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Sono state coinvolte:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>nel primo anno 21 classi (14 classi di terza elementare, 4 classi di 1\u00b0 media, 3 classi di 1\u00b0 secondaria), con 530 allievi, 40 insegnanti e dirigenti scolastici, 20 volontari, 20 educatori del non formale, 6 consulenti universitari,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>genitori;<\/li>\n<li>nel secondo anno, 16 classi (9 classi di quarta elementare, 4 classi di 2\u00b0 media, 3 classi di 2\u00b0 secondaria), con 370 allievi, 26 insegnanti e dirigenti scolastici, 20 volontari, 18 educatori del non formale, 6 consulenti universitari, genitori;<\/li>\n<li>nel terzo anno, 6 classi (2 classi di quinta elementare, 2 classi di 3\u00b0 media, 2 classi di 2\u00b0 secondaria), con 150 allievi, 15 insegnanti e dirigenti scolastici, 10 volontari, 8 educatori del non formale, 6 consulenti universitari, genitori;<\/li>\n<li>per la verifica del metodo sono state coinvolte 16 classi nel periodo ottobre-dicembre 2008 con 6 laboratori di due ore per ogni classe.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La Fondazione ha portato nel progetto i risultati prodotti dall\u2019esperienza trentennale di comunit\u00e0 vissuta dai soci della cooperativa Il Forteto che hanno condiviso, e tutt\u2019ora condividono, vita, lavoro e un forte impegno di solidariet\u00e0 attraverso l\u2019accoglienza nei loro nuclei familiari di minori con situazioni di disagio e adulti motivati idealmente o problematici. L\u2019impegno sociale e solidale assunto ha posto le famiglie della comunit\u00e0 davanti a persone con l\u2019urgente bisogno di reintegrare affettivamente e cognitivamente le proprie esperienze per raggiungere l\u2019equilibrio personale; le famiglie hanno perci\u00f2 avuto necessit\u00e0 di acquisire competenze educative \u201cspeciali\u201d.<br \/>\nIl chiarimento, una prassi consolidata nelle relazioni interpersonali a Il Forteto, \u00e8 un processo che pu\u00f2 e deve svilupparsi, soprattutto nei rapporti tra i pari. \u00c8 fondato sulla ricerca della trasparenza di emozioni, reazioni, sentimenti, nella dinamica interpersonale e intrapsichica, che porta a un approfondimento della conoscenza dei propri meccanismi psicologico\/affettivi, mentali, emotivi e alla possibilit\u00e0 di compararli con quelli degli altri nelle occasioni di confronto. Il chiarimento \u00e8 l\u2019idea sperimentata da Il Forteto nelle scuole, un modo di porsi dal quale emerge una consolidata scala di valori improntata alla reciprocit\u00e0 e alla solidariet\u00e0. Valori e idee di grande attualit\u00e0 per una societ\u00e0 in forte \u201crecessione\u201d, non solo economica ma soprattutto culturale, che ha urgente necessit\u00e0 di superare l\u2019ebbrezza dell\u2019abbandono all\u2019edonismo, all\u2019effimero e all\u2019ambigua, e per molti versi dannosa, filosofia del \u201cbenessere\u201d, tutte ideologie che hanno imperato negli ultimi decenni lasciando chi vi ha aderito tra macerie esistenziali, illusioni, fuga dalla realt\u00e0 e spesso con la strada sbarrata alle aspirazioni di futuro.<\/p>\n<p><b>I risultati<br \/>\n<\/b>Sebbene i dati qualitativi e quantitativi della ricerca siano ancora in via di definizione, i risultati del progetto appaiono superiori alle aspettative, soprattutto in relazione ai punti critici rilevati durante i primi due anni di lavoro. Si ritiene di poter affermare questo attraverso l\u2019osservazione, le interviste a tutti i protagonisti del lavoro e le loro dichiarazioni emerse durante i momenti di riflessione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Molto significativa, ad esempio, \u00e8 stata una discussione e la manifestazione dei sentimenti dei bambini della 5\u00b0 elementare di Dicomano (FI) quando hanno riflettuto sul dolore personale dell\u2019esclusione. Lo hanno fatto spontaneamente, in seguito ad alcuni eventi conflittuali scoppiati nella classe. Poche parole scritte su un cartoncino anonimo: \u201cCome si sentirebbero loro se non venissero presi mai?\u201d<i>. <\/i>Invece che parole tracciate su un cartoncino apparivano parole incise sulla pietra. Aprirono una discussione pacata, molte lacrime, l\u2019ascolto silenzioso delle parole dei compagni che quasi per magia erano importantissime. Il dolore sincero, un po\u2019 di vergogna, tanta liberazione nel condividere quello che li rendeva pi\u00f9 uguali. In primo piano c\u2019era la prospettiva di appartenere, di stare bene insieme:<br \/>\n1\u00b0 bambino: \u201cA calcio ero uno degli ultimi e restavo sempre solo. Toccava sempre a me andare a chiedere che mi prendessero, per\u00f2 stavo male\u201d.<br \/>\n2\u00b0 bambino: \u201cBeh io l\u2019ho provato mille volte. Non so se tutti lo hanno realmente provato ma si sta male. Tante volte io vado a chiedere ma mi dicono sempre no. Mi ricercano solo quando devo fare delle bischerate e mi dicono sempre: rifalle rifalle\u201d.<br \/>\n3\u00b0 bambino: \u201cA me mi escludono tante volte fuori dalla scuola. Sembra che altri bambini non mi vogliano proprio come amico e questo mi fa star male\u201d.<br \/>\n1\u00b0 bambina: \u201cQuando siamo in palestra e si fa le squadre io vengo sempre scelta per ultima e questo mi fa sentire sempre pi\u00f9 male, imbranata\u201d.<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>2\u00b0 bambino: \u201dS\u00ec \u00e8 vero, infatti io tanto volte per non far vedere che mi scappa da piangere dico sempre: vuoi che ti picchio?\u201d.<br \/>\nLa bambina, da cui era nata la discussione, e che prima aveva pianto, non parl\u00f2 ma rimase tutto il tempo abbracciata alla sua amica, \u201cassorbendo\u201d avidamente ci\u00f2 che dicevano gli altri.<br \/>\nQueste sono alcune frasi di getto, un flusso di coscienza, racconti, complesse considerazioni e collegamenti dettagliati. Le parole dei bambini erano un fiume in piena, ricordavano e disegnavano la storia di quasi cinque anni insieme e le pietre miliari della loro breve ma intensa esistenza. Un incontro che ha rappresentato un momento di sintesi e un giro di boa della loro crescita, del loro conoscersi, l\u2019occasione costruita per vedersi al di l\u00e0 della competizione e dei propri timori.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In ogni classe ci sono stati episodi frutto di una lenta maturazione, dell\u2019avere personalmente compiute alcune scelte aderenti ai propri bisogni pi\u00f9 veri, dell\u2019avere acquisito nuovi e comprensibili parametri interpretativi della propria realt\u00e0 intima e quella degli altri.<br \/>\nDopo alcuni laboratori nelle classi del primo anno di un istituto professionale, nel corso di una discussione i ragazzi hanno detto: \u201cOra ho meno paura, mi sentivo goffo, con il naso troppo grande, le orecchie a sventola, stavo sempre con la paura di venir preso in giro. Fare le attivit\u00e0 del laboratorio mi ha fatto capire che potevo parlare davanti agli altri, che posso scherzare, muovermi davanti a loro e nessuno ha mostrato di guardare i miei difetti. Quando abbiamo parlato dopo gli esercizi, dopo le recite, anche dagli altri veniva fuori la timidezza simile alla mia, era come se raccontassero le mie paure\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Due ragazze, di un altro laboratorio, sono state un paio di settimane arrabbiate con i professori e il preside e non davano confidenza ai compagni, se ne stavano tutto il tempo dispettose in disparte; poi hanno abbandonato questo atteggiamento e una racconta: \u201cMi era presa la fissazione di andare in classe con la mia compagna delle medie, per una settimana sono andata tutti i giorni dal preside a chiedergli di cambiarmi sezione. Ora mi accorgo che avevo paura a tentare di fare amicizie nuove. Gliel\u2019ho detto anche alla mia ex compagna. \u00c8 stata contenta, ma di pi\u00f9 io. Non me ne rendevo conto ma avevo paura di non farcela. A fare i giochi e a parlare davanti a tutti nei laboratori, mi \u00e8 costato molto, ero incazzata, ma se saltavo un esercizio ero gelosa. \u00c8 andata bene. Ci sto bene qui. La mia compagna mi ha suggerito di ballare davanti a tutti perch\u00e9 sa che mi piace molto. L\u2019ho fatto e ho avuto una montagna di applausi anche dai prof.\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In molte classi, oltre a questi temi, si \u00e8 discusso anche dell\u2019immigrazione e della disabilit\u00e0 con toni problematici, seri, empatici, anche se le prime volte che venivano affrontati questi temi gli educatori ascoltavano, invece, un prevalere di battute arroganti, di disprezzo gratuito.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In un\u2019altra classe, 3\u00b0 professionale, esclusivamente maschile, i primi incontri sono stati difficili, l\u2019atteggiamento della classe era di dura opposizione al progetto a cui avevano partecipato anche gli anni precedenti: criticavano il metodo, le cose proposte, l\u2019insegnante di classe e soprattutto non volevano essere filmati con la cinepresa. La composizione della classe era molto variegata, frutto di successive ricomposizioni all\u2019inizio di ogni anno: ragazzi sedicenni insieme a diciottenni e ventenni, un\u2019alta percentuale di immigrati, una coesistenza di mondi molto diversi per et\u00e0, maturazione personale, esperienze, cultura. I problemi erano costituiti dalle divisioni in gruppi della classe, la lotta sottile per il potere, tentativi di sopraffazione e qualche discriminazione. Il gruppo di lavoro, insegnante, educatori, volontari e ricercatrice universitaria, affrontarono direttamente le questioni proposte, fortemente pretestuose, con una determinazione proporzionale alla provocazione. Nacque una discussione accesa. Il programma dei laboratori prevedeva lo studio della comunicazione negli aspetti psicologici, informativi, attraverso le immagini, temi e concetti che gli educatori inserirono subito nella discussione che, sebbene effervescente, assunse connotati di rispetto e di seriet\u00e0. Sembravano due ore intense spese per un nulla di fatto.<br \/>\nNel laboratorio successivo i ragazzi mantennero un atteggiamento di sfida ma c\u2019era minor tensione. Il terzo laboratorio fu molto deludente, c\u2019erano molti assenti, i pi\u00f9 giovani, presenti, erano demotivati e spiegarono che molto probabilmente gli altri non avrebbero pi\u00f9 partecipato. Il quarto laboratorio era semideserto, era nevicato e i mezzi di trasporto erano rimasti bloccati: sei i presenti, anche in questo caso i pi\u00f9 giovani con i quali si era creato un buon affiatamento. Il laboratorio prosegu\u00ec, si pot\u00e9 parlare di tutto, delle ragazze, degli spinelli, dell\u2019uso della cinepresa, furono fatte alcune prove di regia, poi il discorso torn\u00f2 sulla classe.<br \/>\nDopo un breve battibecco con l\u2019insegnante i ragazzi hanno delineato alcune delle ragioni di disagio e, chiedendo di mantenere il segreto, hanno parlato dei compagni pi\u00f9 grandi. Si sentivano sostenuti. Si sono sfogati. Mentre parlavano, studiavano strategie: \u201cDeve cambiare! Cos\u00ec non ci trattano pi\u00f9!\u201d.<i> <\/i>Non erano piani di vendetta, pretendevano giustizia. Al di l\u00e0 dell\u2019ingiustizia percepita misuravano bene i fatti e chi avevano di fronte, mentre coglievano le insicurezze dei grandi nelle bravate. Volevano la possibilit\u00e0 di confrontarsi da pari, con le proprie risorse. Infatti, agli educatori che proponevano una mediazione \u201corganizzata\u201d, hanno risposto che ora si sentono di potercela fare da soli: \u201cBasta dirgli la verit\u00e0, basta avere il coraggio di dire quello che si pensa! Che possono fare? Da soli sono degli sfigati\u201d. Il responsabile del progetto, nei giorni successivi parl\u00f2 alla classe spiegando le aspettative che il gruppo di lavoro nutriva nei loro confronti, sottoline\u00f2 che il progetto aveva bisogno del loro contributo, fu una discussione importante, tra adulti, durante la quale si chiarirono e condivisero di nuovo gli obiettivi. I laboratori successivi, a parte due defezioni, funzionarono molto bene, si respirava un clima diverso. \u00c8 stato prodotto un cortometraggio contenente l\u2019intervista dei ragazzi; attraverso il corto la classe ha espresso grande creativit\u00e0 e intelligenza e soprattutto responsabilit\u00e0 e voglia di autonomia. Avevano infatti progettato una sceneggiatura e come girare, appoggiandosi agli educatori solo per la realizzazione finale, per i suggerimenti tecnici della regia, per i tempi, per la fotografia, mantenendo cos\u00ec un forte protagonismo e autonomia che erano riusciti a coinvolgere tutti i ragazzi. Si era rotta una contrapposizione dura, ed era nato un senso di gruppo che aveva dato molto entusiasmo e la forza di confrontarsi. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Pochi esempi, semplici, apparentemente banali ma densi di significati che danno la misura dell\u2019efficacia di un modello diverso che tiene conto della totalit\u00e0 della persona e del bisogno di partecipazione che accomuna bambini, giovani e adulti in ugual misura.<br \/>\nGli effetti della partecipazione e del chiarimento hanno funzionato altrettanto bene anche agli altri livelli: gruppi di lavoro interprofessionali e rapporto scuola famiglia. Auspichiamo, comunque che questo modello pedagogico e operativo possa ripetersi per formare gli insegnanti, arricchire il modello didattico corrente e che possa fare da barriera di prevenzione ai molteplici disagi che esplodono nelle scuole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luigi Goffredi, Presidente Fondazione Il Forteto onlus Le parole e i gesti hanno funzione prevalentemente educativa in ogni dinamica che si sviluppi nella relazione. 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