{"id":4097,"date":"2025-07-31T10:35:49","date_gmt":"2025-07-31T08:35:49","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4097"},"modified":"2025-07-31T10:35:49","modified_gmt":"2025-07-31T08:35:49","slug":"8-la-memoria-fa-parte-dellintelligenza-incontro-con-a-n-e-d-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4097","title":{"rendered":"8. La memoria fa parte dell\u2019intelligenza. Incontro con A.N.E.D. di Bologna"},"content":{"rendered":"<p>di Sandra Negri<\/p>\n<p>Il primo insegnamento che traggo dalla chiacchierata di questa mattina \u00e8 l\u2019umilt\u00e0 e la capacit\u00e0 di lasciare entrare l\u2019esperienza, la storia, una vita vissuta attraverso emozioni forti, non sempre rielaborate, ma che sempre hanno dettato le azioni, le scelte, i cambiamenti delle persone.<br \/>\nSono entrata in questa casa con un mio schema preciso rispetto a questo incontro. La mia bella traccia di domande, i miei obiettivi rispetto ai contenuti che per me erano prioritari.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ma \u00e8 bastato poco. Sono state sufficienti poche parole, pochi istanti per capire e sentire che dovevo lasciarmi condurre.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non sarebbe stato attraverso la risposta alle mie domande che avrei avuto le informazioni che cercavo. Ma attraverso la forza di quel racconto, quella esperienza ancora cos\u00ec presente, quel bisogno di raccontare e fare circolare quella, e tante altre storie.<br \/>\nEd ecco il secondo insegnamento. Il soggetto educativo di questa storia non \u00e8 solo e in primo luogo il ragazzo, il gruppo classe. La forza e la passione del racconto sono uno strumento di crescita e di evoluzione per chi lo riceve e per chi lo dona.<br \/>\nFranco Varini \u00e8 un educatore delle giovani generazioni che, attraverso la sua esperienza di prigioniero delle SS e internato in diversi campi di concentramento e di lavoro durante il secondo conflitto mondiale, trasferisce un sapere che viene da un pezzo molto drammatico della nostra storia vissuto in prima persona.<br \/>\nDopo la sua liberazione e il rientro in Italia, trascorre molto tempo nel silenzio e nella difficolt\u00e0 a raccontare, a condividere l\u2019orrore di quei mesi di prigionia e torture. Fino a quando non sente il bisogno di lasciare un segno, una traccia, un qualcosa di accessibile a tutti, di condivisibile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u00c8 cos\u00ec che nel giro di pochi giorni nasce il suo libro Un numero un uomo (Torino, EGA editore, 2008). Cos\u00ec comincia il suo peregrinare per le scuole della regione Emilia-Romagna. Incontra centinaia di ragazzi delle Scuole secondarie inferiori e superiori. Vuole lanciare un seme, dice. Ed \u00e8 consapevole che quel seme avr\u00e0 in ogni persona che incontra tempi e modi diversi di crescere e portare il frutto di una cultura apparentemente cos\u00ec lontana dalla nostra.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il mio interesse \u00e8 legato ai ragazzi, all\u2019aspetto educativo e didattico di questa storia. Vorrei che mi raccontasse le loro facce, le loro domande, le loro reazioni. E lo fa. Mi racconta del clima che si crea quando lui comincia il racconto. Dei lavori che i ragazzi gli inviano dopo averlo incontrato. Degli abbracci. Dell\u2019interesse che suscita nei ragazzi disposti a sballare l\u2019orario dell\u2019uscita di scuola pur di non far finire quel momento.<br \/>\nMa capisco che per arrivare a loro devo passare da lui. Dal protagonista della storia. Di allora e di oggi. Quando gli chiedo \u201cE tu? Tu cosa provi quando parli con i ragazzi?\u201d, il suo viso si illumina e mi risponde con un tono molto deciso: \u201cGioia!\u201d.<br \/>\nAllora cambia il mio focus. E cambia il punto centrale del mio ipotetico scritto. Ci\u00f2 che risiede nell\u2019educatore, che poi viene trasmesso nella relazione educativa diventa il vero il punto centrale.<br \/>\nLa forza con cui Franco accede alle mie emozioni e alla mia curiosit\u00e0 \u00e8 la stessa forza con cui lui vive quell\u2019incontro. E immagino che avvenga lo stesso meccanismo quando egli si trova a scuola. Quando sia lui che i ragazzi si alimentano di quella energia che solo l\u2019incontro delle esperienze e delle singole storie pu\u00f2 far nascere. Tanto i ragazzi attingono da quella vita, tanto lui pu\u00f2 attingere dal loro bisogno di avere risposte, informazioni, conoscenza. I primi importano un\u2019esperienza che amplia il proprio bagaglio personale e integra la propria identit\u00e0 di uomini in crescita. Il secondo, attraverso il riconoscimento e il valore attribuitogli da quell\u2019incontro, vive ogni volta dentro il ruolo di educatore e formatore la conferma di una identit\u00e0 che \u00e8 passata attraverso la storia, sua e nostra.<br \/>\nAncora una storia. Ancora una persona che fa del racconto della propria esperienza drammatica e miracolosa per esserne uscito, la propria carta di identit\u00e0, la propria licenza a occupare un posto importante nell\u2019oggi che egli abita.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Armando Gasiani condivide con Franco Varini l\u2019esperienza del campo di sterminio, l\u2019esperienza dell\u2019oblio nel tentativo di disfarsi di quel pezzo di storia insopportabile, e il bisogno di riappropriarsene per sentirsi parte di quella stessa storia; non solo di quel preciso momento, ma quella che ha portato a quel momento, quella che \u00e8 venuta dopo quel momento. E quella di oggi. Quella dove, dice Armando, diamo per scontata la libert\u00e0.<br \/>\nAnch\u2019egli incontra i ragazzi delle scuole. \u201cNoi lo sappiamo cosa significa perdere la libert\u00e0. E proprio per questo ne conosciamo il valore. Oggi voi la libert\u00e0 la avete in mano. E la avete grazie a noi, a ci\u00f2 che abbiamo vissuto, alle scelte che abbiamo fatto. Per conoscere e apprezzare cosa tutto ci\u00f2 significa\u2026 Bisogna che mi ascoltiate, che capiate\u2026\u201d.<br \/>\nNella nostra lunga e emozionante chiacchierata mi parla dei ragazzi. \u201cL\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bella \u00e8 quella dai 13 ai 17 anni\u2026 Ascoltano, fanno domande, sono curiosi. Poi, \u00e8 come se crescendo, non sentissero pi\u00f9 il bisogno di sapere, di conoscere\u201d.<br \/>\nE si arrabbia con gli adulti. \u201cLoro non sanno ascoltare. Forse sanno gi\u00e0 tutto! Ma di sicuro la mia esperienza non la conoscono&#8230;\u201d.<br \/>\nI luoghi degli incontri e dei racconti non sono solo le scuole. Armando accompagna i gruppi al campo di Mauthausen, in Austria, dove egli ha trascorso quattro mesi di prigionia. Dove ha visto e vissuto situazioni che\u2026 \u201cnon potreste mai capire. Anche quando ve le racconto, difficilmente sono credibili. A volte fatico io stesso a credere a ci\u00f2 che ho visto. Questa \u00e8 terra sacra. Un luogo che ha visto la morte e il dolore di centinaia di migliaia di persone\u201d. Un luogo che oggi diventa contesto privilegiato di conoscenza, di esperienza, di apprendimento. \u201cQuando entriamo al campo non perdo un solo ragazzo per la strada. Sento che capiscono, sono interessati a stare in ascolto di quello che l\u00ec dentro \u00e8 accaduto. Mi stanno vicini, chiedono. E stanno in silenzio. In pullman durante il viaggio sono vivaci. Ma dentro sono attenti e interessati\u201d.<br \/>\nMentre lo ascolto sento che l\u2019apprezzamento per l\u2019interesse e l\u2019ascolto diventa una richiesta di rispetto per ci\u00f2 che lui porta in s\u00e9, per ci\u00f2 che racconta, che ha vissuto, che ha fatto di lui l\u2019uomo che \u00e8 oggi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Armando dice di dovere la sua rinascita a Roberto Benigni che con il film La vita \u00e8 bella lo ha svegliato dall\u2019oblio e gli ha restituito una identit\u00e0 legata anche a quella parte del suo passato cos\u00ec duro da digerire. Gli ha ridato la vita attraverso la possibilit\u00e0 di parlare. E da allora, quando egli racconta si scarica, si libera. Ogni volta che fa di quella condivisione un regalo, si alleggerisce e sente, ne \u00e8 certo, di dare qualcosa di importante. Perch\u00e9, dice, i ragazzi ne hanno bisogno. Le loro domande lo fanno emozionare, sente che sono contenti, che anche attraverso quell\u2019istante sono cresciuti. Lui si mette a nudo. \u00c8 a loro disposizione perch\u00e9 essi possano trarre da lui ci\u00f2 che occorre loro per fare un altro pezzo di strada. Ed \u00e8 l\u00ec che gli orrori che ha vissuto e che lo hanno portato cos\u00ec vicino alla morte si trasformano meravigliosamente in uno strumento unico per contribuire alla evoluzione dell\u2019umanit\u00e0. Ogni volta accade questa grandiosa alchimia.<br \/>\nIl desiderio e il bisogno di raccontarsi hanno preso anche la forma scritta: Finch\u00e9 avr\u00f2 voce. Armando Gasiani; una storia autobiografica (a cura di Milena Bandieri, Anzola dell\u2019Emilia, Associazione intercomunale Terre d\u2019Acqua, 2003); Nessuno mai ci chiese. La vita del partigiano Armando Gasiani deportato a Mauthausen (di Alessandro De Lisi, Portogruaro, Edizioni Nuovadimensione, 2008).<br \/>\nParlando di s\u00e9 gli sfugge \u201cSono un povero ragazzo\u2026\u201d. Armando quando entra in classe \u00e8 il diciassettenne che \u00e8 entrato a Mauthausen sessantaquattro anni fa, che va a incontrare i ragazzi di oggi. E dice loro \u201cIo vi porto la mia esperienza. Ma voi dovete farvi la vostra. E non in poco tempo. Non in fretta. Una lunga esperienza di vita che vi porta a diventare uomini e donne protagonisti della vostra vita. La vostra vita individuale e la vita sociale. Una societ\u00e0 e un futuro che richiedono la vostra presenza. Perch\u00e9 la vostra presenza ha un peso nella storia\u201d.<br \/>\nProprio come Armando e Franco portano la loro presenza di oggi attraverso la loro presenza di allora. Attraverso tutti i passaggi e i percorsi che la vita li ha portati a compiere.<br \/>\nQuesto diventa un regalo che essi fanno ai ragazzi che incontrano. Ma un regalo che hanno fatto a loro stessi attraverso il riconoscimento e la rivendicazione di una storia, di una vita che, attraverso l\u2019azione educativa di oggi, sperano e desiderano possa contribuire alla crescita collettiva di domani.<br \/>\n(Franco Varini e Armando Gasiani lavorano e svolgono la loro preziosa attivit\u00e0 all\u2019interno di A.N.E.D, l\u2019Associazione Nazionale Ex Deportati politici nei campi nazisti. I suoi aderenti sono i sopravvissuti allo sterminio nazista e i familiari dei caduti nei Lager. \u00c8 una associazione senza fini di lucro, eretta Ente morale con decreto del presidente della Repubblica italiana il 5 novembre 1968.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.deportati.it\">www.deportati.it<\/a>).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sandra Negri Il primo insegnamento che traggo dalla chiacchierata di questa mattina \u00e8 l\u2019umilt\u00e0 e la capacit\u00e0 di lasciare entrare l\u2019esperienza, la storia, una vita vissuta attraverso emozioni forti, non sempre rielaborate, ma che sempre hanno dettato le azioni, le scelte, i cambiamenti delle persone. 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