{"id":4103,"date":"2025-07-31T10:54:25","date_gmt":"2025-07-31T08:54:25","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4103"},"modified":"2025-07-31T10:54:25","modified_gmt":"2025-07-31T08:54:25","slug":"11-qualche-consiglio-di-lettura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4103","title":{"rendered":"11. Qualche consiglio di lettura"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Giovanna di Pasquale, pedagogista<\/p>\n<p>Mario Lodi, Il paese sbagliato. Diario di una esperienza didattica innovatrice, Milano, Feltrinelli, 2007 (ultima edizione)<br \/>\nIl libro racconta il diario di una esperienza didattica innovatrice, realizzata con i miei alunni nella scuola di Vho di Piadena (Cremona) dal 1964 al 1969. Un\u2019esperienza incentrata sulla libera creativit\u00e0 del bambino, documentata giorno per giorno dalle conversazioni dei ragazzi, dai loro testi, dalla loro vita reale.<br \/>\nQuando usc\u00ec, <i>Il paese sbagliato<\/i> rappresentava per me la conclusione di un percorso iniziato negli primi anni del dopoguerra quando, dopo la caduta del fascismo e la fine del conflitto, il problema di fondo era la ricostruzione materiale e morale dell\u2019Italia sui nuovi valori espressi dalla Liberazione. E proprio nel 1948, l\u2019anno in cui veniva promulgata la Costituzione, io giovane maestro ancora fresco di studi ma inesperto sul piano didattico venni mandato allo sbaraglio in una scuola ancora verticistica e autoritaria, con nel cuore e nella mente i valori della libert\u00e0, della democrazia e della partecipazione che dovevano essere alla base della nuova societ\u00e0 da costruire.<br \/>\nEra un momento storico stimolante soprattutto per noi giovani docenti diplomati in una scuola dove esperienze dirette non si facevano. Nella mia stessa situazione psicologica erano tanti altri docenti convinti che i nuovi valori dovevano entrare nella scuola per rinnovarla.<br \/>\nLa libert\u00e0 di pensiero e di parola, la democrazia, la partecipazione alla cosa pubblica, non erano cose da imparare leggendole sui libri, ma momenti da vivere dentro la scuola. Ma come si potevano cambiare le cose?<br \/>\nRicevetti circa diecimila lettere e risposi a tutte. La prima fu quella di un prete, don Sandro Lagomarsini che, come don Milani, ha trasformato la sua parrocchia in scuola, a Cassego di Scurtal\u00f2 (SP). Mi scrissero genitori, maestri, studenti, soldati, poeti, scrittori, casalinghe, e tante altre persone che volevano sapere perch\u00e9 nella loro scuola non avevano fatto quelle esperienze, che avevano trovato nel libro una speranza, una concreta proposta di cambiamento della scuola autoritaria. Persone alle quali la lettura di questo libro aveva portato riflessioni profonde e stimoli nuovi.<br \/>\n(Mario Lodi)<\/p>\n<p>Albino Bernardini, Un anno a Pietralata, Firenze, La Nuova Italia, 1968<br \/>\nUn maestro come \u201cessere sociale\u201d attivo.<br \/>\nBernardini \u00e8 insieme una figura isolata e partecipe del complesso Movimento della \u201cpedagogia popolare\u201d italiana. Nato e cresciuto, come uomo e come maestro, in una fra le terre pi\u00f9 \u201cprimi\u00adtive\u201d del nostro Paese, la Barbagia, e trasferitosi nel cuore urbano e istituzio\u00adnale dell\u2019Italia, Roma e le sue borgate, ha saputo rimanere \u201cessere sociale\u201d anche dentro l\u2019aula scolastica (fatto tutt\u2019altro che comune) e insieme esprimere una carica eversiva a difesa degli altri, gli uomini-bambini, umiliati e piegati nella societ\u00e0 contadino-pasto\u00adrale da una cultura tradizionale violenta o assediati e corrosi da una sottocultura di marginalizzazione e di violenza so\u00adciale caratteristica dello sradicamento culturale migratorio delle periferie ur\u00adbane metropolitane.<br \/>\nLa sua testimonianza di educatore \u00e8 molto diversa da quella \u201crazionale\u201d di Ciari o \u201cpoetica\u201ddi Lodi; egli \u00e8 un crudo fotografo della \u201csua\u201d scuola: quella che \u00e8 riuscito a realizzare.<br \/>\nSenza concedere nulla alla mistificazione e all\u2019abbellimento di s\u00e9, egli ci ha lasciato una testimonianza viva di nuo\u00adva storia: storia della pedagogia vera (quella praticata e non solo predicata), della didattica viva, della cultura popo\u00adlare non mitizzata.<br \/>\nLa sua, comunque, non \u00e8 stata solo ope\u00adra di testimonianza trasferita attraverso la capacit\u00e0 della scrittura ma \u00e8 stata in\u00adsieme quella della militanza pedagogica: certamente meno partecipe sul terreno associativo alla vita della \u201ccooperazione educativa\u201d ma comunque condivisa sul piano metodologico della prassi di\u00addattica e della relazione educativa, svi\u00adluppata all\u2019interno di una cultura laica e di una visione sociale di liberazione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>(Rinaldo Rizzi)<\/p>\n<p>Sandro Onofri, Registro di classe, Torino, Einaudi, 2000<br \/>\n\u00c8 un libro esile Registro di classe: soltanto cento pagine, ma di grande peso morale, perch\u00e9 vi si avvertono le ansie, i timori e le riflessioni dell\u2019autore, ovvero Sandro Onofri, professore d\u2019italiano in un liceo romano di periferia e scrittore di romanzi (Luce del Nord, Colpa di nessuno e L\u2019amico di infanzia) e reportages (Vite di riserva e Magnifiche sorti). Registro di classe era nato come un libro sulla scuola, solo in seguito Onofri si era risolto a utilizzare la forma del diario e ne aveva iniziato la stesura nel 1998: questo volume raccoglie i testi scritti dall\u2019autore (nato nel 1955) prima della sua prematura scomparsa. \u00c8 un diario, a tutti gli effetti, che accorpa le classiche \u201cschegge\u201d e riflessioni che un insegnante potrebbe scrivere sull\u2019onda di uno spunto indotto dai suoi alunni, dai loro tagli di capelli o dalle mode pi\u00f9 in voga nella classe. Onofri si arrovella in continuazione nel tentativo di comprendere i suoi studenti, di lanciare loro appropriati salvagenti culturali: e, come accade anche ai bene intenzionati, a volte \u00e8 compreso e seguito, altre no. Ma i ragazzi hanno sempre salutari riserve di immaginazione, e in qualche modo alla fine riescono a stupirlo, nonostante assistano freddamente a una proiezione di <i>Train de vie<\/i> o si lascino contagiare dall\u2019appiattimento degli show televisivi. Magari entusiasmandosi nella scoperta del <i>Pinocchio<\/i> di Collodi, molto al di sopra della riduzione disneyana a cartoni animati, oppure apprezzando oltre le pi\u00f9 rosee previsioni <i>Se questo \u00e8 un uomo<\/i> di Primo Levi e <i>Un borghese piccolo piccolo<\/i> di Vincenzo Cerami. Dentro <i>Registro di classe<\/i> c\u2019\u00e8 un anno di scuola raccontato in tralice: i compiti (ovvero il divertimento) per le vacanze natalizie, i colloqui con i genitori, i temi degli alunni, la gita scolastica, il topico momento del voto sul registro ovvero l\u2019insostenibile circoscrizione dell\u2019intelligenza adolescenziale. \u00c8 il diario di un insegnante che s\u2019interroga di continuo sul proprio compito di educatore, che si chiede cosa possa mai cambiare anche un solo professore dotato di buona volont\u00e0: forse poco, ma significativo e per fortuna questa esperienza Onofri l\u2019ha riversata in <i>Registro di classe<\/i>.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>(Paolo Boschi)<\/p>\n<p>Eraldo Affinati, La citt\u00e0 dei ragazzi, Milano, Mondadori, 2007<br \/>\nSi chiamano Nabi, Faris, Francisco, Ivan, Mihai, Angus, Adulali ecc., sono giunti in Italia nei modi pi\u00f9 imprevedibili e tortuosi, scaraventati da tutte le parti del mondo, hanno quattordici, quindici anni e alle spalle un carico di esperienze talmente sconvolgenti che ci si stupisce a pensare che riescano ancora a parlare, a sorridere, a vivere. Sono i paria della globalizzazione e del fanatismo ultraliberistico, i lazzarilli e gli sciusci\u00e0 del nuovo millennio, gli Oliver Twist dei giorni nostri. Alla fine dell\u2019apprendistato scolastico narrato in questo volume, sapremo che uno sar\u00e0 scaricatore di bagagli in un albergo a Termini, un altro venditore di frutta sulla Portuense, un altro ancora commesso in un negozio di fotocopie sull\u2019Anagnina e cos\u00ec via. Aver avuto il privilegio di essere stato loro insegnante significa non solo \u201ccompiere un\u2019opera umana\u201d, come dice l\u2019epigrafe in apertura di libro di Teilhard de Chardin, ma anche offrirsi indifesi a una sequela di squassanti emozioni, vere e proprie fitte del cuore: significa arrendersi alla \u201ctenerezza che sentivo invadermi quando spiegavo il Risorgimento agli slavi e il groppo che mi attanagliava la gola nel momento in cui elencavo i gradi di parentela italiana agli afgani\u201d.<br \/>\nIn tempi assai grami per l\u2019istituzione scolastica, Affinati riconsegna all\u2019esperienza dell\u2019insegnamento quel ruolo che le spetta di diritto: \u201cQuello che accade in aula produce effetti indelebili. \u00c8 la potenza dell&#8217;insegnamento\u201d. \u00c8 questo che spinge l\u2019insegnante-scrittore a ricopiare, con la stessa paziente acribia con la quale un severo copista trascriverebbe preziosi codici manoscritti, le lettere che questi ragazzi gli inviano. Tutte iniziano con una struggente e bellissima storpiatura \u201ccaro raldo\u201d. Tutte sono ovviamente piene di sgrammaticature, di svarioni ortografici, di punteggiatura sconnessa, ma rivelano una straordinaria, incontenibile urgenza comunicativa che pochi altri testi hanno. In quelle righe sbilenche c\u2019\u00e8 un sapore inconfondibile: quello della vita vissuta che chiede ascolto e comprensione. Affinati reagisce alla sfida che proviene da queste vite di scarto: vuole scoprire l\u2019enigma delle radici, vuole sapere come e perch\u00e9 essi sono giunti l\u00ec. Si ingegna a proseguire lungo quel tracciato che aveva gi\u00e0 sperimentato nelle altre sue opere, restituendo alla letteratura la sua ineludibile responsabilit\u00e0 morale e sociale: studiare i fatti, decifrare le incurie, scoprire le distrazioni, accertare le responsabilit\u00e0.<br \/>\n(Linnio Accorroni)<\/p>\n<p>Paola Tavella, Gli ultimi della classe, Milano, SuperUE Feltrinelli, 2007<br \/>\nPaola Tavella riferisce l\u2019esperienza di un anno accanto a Cesare Moreno, il coordinatore del gruppo di sei insegnanti che si \u00e8 occupato dei quartieri di Barra e San Giovanni. Si racconta la vita di questi ragazzi (24 in tutto), emerge il quadro desolante del loro contesto familiare e sociale, si segue il tentativo di strapparli a un destino segnato e lo sviluppo del progetto educativo. Quando si parla dei ragazzi, l\u2019autrice ricorre ovviamente a uno pseudonimo, mentre pu\u00f2 mantenere i nomi autentici degli insegnanti. \u201cChance\u201d nasce nell\u2019indifferenza, se non ostilit\u00e0, delle istituzioni. Dotato di un budget miserabile, ha come sede un edificio in condizioni fatiscenti. Mentre la Tavella scriveva queste pagine, non era nemmeno sicuro che il progetto venisse nuovamente autorizzato e finanziato. Sembra per\u00f2 che proprio la lettura di questo testo abbia spinto il ministro Livia Turco a impegnarsi e a mettere a disposizione le risorse necessarie. Non si tratta comunque del resoconto di un esperimento sociale, per quanto interessante e nobile. Ci\u00f2 che pi\u00f9 rende apprezzabile Gli ultimi della classe \u00e8 invece da una parte la profonda umanit\u00e0 che traspare da ogni pagina, dall\u2019altra la qualit\u00e0 letteraria. Umanit\u00e0 che si esprime nelle storie individuali dei protagonisti, ma anche nella passione civile ed etica che anima gli insegnanti, fino a coinvolgere l\u2019autrice stessa. Qualit\u00e0 letteraria che conferisce un aspetto romanzesco alla narrazione, tanto che l\u2019editore ha sentito la necessit\u00e0 di chiarire, in ultima di copertina: \u201cLe storie di questo libro sono vere, non sono inventate\u201d.<br \/>\n(Paolo Perazzolo)<\/p>\n<p>Altri libri:<br \/>\nDaniel Pennac, Diario di scuola, Milano, Feltrinelli, 2008<br \/>\nAndrea Bajani, Domani niente scuola, Milano, Einaudi Stile Libero, 2008<br \/>\nFrancois B\u00e9gadeau, La classe, Milano, Einaudi Stile Libero, 2008<br \/>\nMargherita Oggero, Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta, Milano, Mondadori, 2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Giovanna di Pasquale, pedagogista Mario Lodi, Il paese sbagliato. 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