{"id":412,"date":"2009-11-04T17:06:11","date_gmt":"2009-11-04T17:06:11","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=412"},"modified":"2009-11-04T17:06:11","modified_gmt":"2009-11-04T17:06:11","slug":"quale-sessualit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=412","title":{"rendered":"Quale sessualit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Riportiamo interamente l&#8217;intervento di Giorgio Rifelli, psicologo, registratoal dibattito &quot;Handicap &amp; Sessualit\u00e0&quot; tenutosi a Bologna il22\/1\/85 organizzato, con la nostra collaborazione,<!--break--> da Arci Gay e Circolo 28giugno.<br \/>La complessit\u00e0 della sessualit\u00e0 richiede,per poter essere studiata,un approccio che, necessariamente, bisogna suddividere in componenti: ilcorpo, la mente, le emozioni, ecc., inoltre questa separazione trova agganci erichiami di tipo culturale- ideologico. In altri termini, l&#8217;operazione attraverso la quale la sessualit\u00e0, nelle sue componenti, ha subito unascissione,sembra anche essere una operazione che prende spunto dalla necessit\u00e0di dividere lo spirituale dal carnale. Divisione che ha radici lontane nellacivilt\u00e0 occidentale eche, tra i diversi motivi che la possono sostenere, sembrerebbe trovare unadelle ragioni nella necessit\u00e0 di uscire dal dramma di una&quot;colpa-peccato&quot; che, se viene scissa tra ci\u00f2 che \u00e8 carnale e ci\u00f2 che\u00e8 spirituale, in qualche maniera pu\u00f2 essere risolto. Nel dividere lasessualit\u00e0 in un momento etereo, angelicato, e in un momento corporeo ecarnale si riesce a mettere tutte il buono nello spirituale le e tutto il cattivenel corporeo e nel cai naie. Questa operazione \u00e8 semplice, primitiva e, forse,infantile ma, tuttavia, dalla possibilit\u00e0 di uscire dal dramma di una colpa,di qualcosa che viene vissuto comepotenzialmente destrutturante, sporco e morboso. Questa dicotomia tra carnale e spirituale grava ancora sul. la nostra cultura e, di fatto, ha prodotto un vissuto della sessualit\u00e0 che facilmente \u00e8 collegato o all&#8217;etereo, lontano e quindi irraggiungibile dello spirituale oppure al carnale dell&#8217; aspettoprocreativo, o dell&#8217;aspetto ludico-erotico-ricreativo. Questi momenti sonosostenuti e portati avanti come ideologia da due correnti diverse; l&#8217;area conservatrice che, pur essendo sufficientemente combattuta\u00e8, senz&#8217;altro, presente e sostiene una finalit\u00e0 procreativa e l&#8217;area libertaria o liberante che invece sostiene una ideologia ludico- ricreativa. Le due posizioni, nonostante la loro diversit\u00e0, sembrano essere accomunate da due elementi. Una \u00e8 la genitalizzazionedel concetto di sessualit\u00e0, infatti nei due casi, procreativo e ricreativo,si rimane legati all&#8217;area genitale el&#8217;altra \u00e8 l&#8217;efficientismo. Entrambe sono dentro ad una cultura che \u00e8 lanostra, fatta di consumi e di produzione dove ci\u00f2 che conta e vale \u00e8 ilgrado di efficienza che ognuno di noi riesce a mettere nelle proprie attivit\u00e0 e, perch\u00e9 no anche nell&#8217;attivit\u00e0 sessuale. All&#8217;interno delle due ideologie sopra citate, troviamo una sessualit\u00e0 deprivata , parcellare, smembrata , che \u00e8 solo la sessualit\u00e0 genitalizzata. Non troviamo cio\u00e8 tutte quellecomponenti di tipo emotivo- relazionale che fanno capo all&#8217;uomo e alla donnacome esseri globali che possono intervenire a recuperare il senso unitariodella sessualit\u00e0 e attribuirle quella connotazione &quot;di insieme&quot; incui si riconoscono elementi psicologici emotivi,carnali e spirituali,chesono stati frazionati ,divisi e dispersi nel corso della nostra storiaoccidentale. In questo modo, anche certi discorsi di tipo liberalizzante non fannoaltro che insistere su schemi o su modelli che sono tutt&#8217; altro cheliberalizzanti. Ci troviamo nelle condizioni nelle quali la sessualit\u00e0 \u00e8ancora immediatamente collegata, associata all&#8217;evento coitaledell&#8217;amplesso. Sembra quasi che la sessualit\u00e0 umana non possa a. vere altradimensione se non la conferma pratica , concreta e genitale del rapporto.Ovviamente, all&#8217;interno del nostro discorso vediamo come allora il problemadell&#8217;handicap pu\u00f2 essere posto. Questo problema subisce una particolareemarginazione visto che una sessualit\u00e0 limitata e contenuta solo alla sferadel corporeo\/genitale trova delle inapplicabilit\u00e0.&quot; Questo come premessa,anche perch\u00e9 non possiamo pensare di condurre una pianificazione del problema se non riusciamo a dirci quale sia ilriferimento a cui uniformarei nostri discorsi, qual&#8217;\u00e8 la sessualit\u00e0 a cui riferirci. Fatta questa premessavoglio fare alcune riflessioni riguardo al gruppo che stiamo conducendo. Difatto credo che si possono indicare due termini rappresentativi dellevicende, dei contenuti e dei concetti che si sono andati elaborando in questaesperienza. La &quot;diversit\u00e0&quot; e la &quot;distanza&quot; sono due termini che possonorappresentare una categoria concettuale. Due termini che sono uno collegatoall&#8217;altro e che reciprocamente si influenzano.<\/p>\n<p><b>LA DIVERSIT\u00c0&#8217;<br \/><\/b><br \/>Rivolgendomi ad un gruppo nel quale figurano anche handicappati il problemapu\u00f2 sembrare, apparentemente , quello di dover affrontare la&quot;diversit\u00e0&quot;. Dico sembra perch\u00e9 \u00e8 un probblema che mi sono postoprima di iniziare l&#8217;esperienza. Mi sono anche chiesto se, nel condurre questogruppo di informazione e discussione sui problemi sessuali, era necessarioda parte mia, elaborare un programma diverso e attingere a notizie diverse.Se fino ad allora avevo lavorato con insegnanti oppure con colleghi medicio psicologi, con i ragazzi delle scuole, probabilmente a questo punto anch&#8217; io,forse, dovevo fare qualcosa di diverso. Confessso, e un poco me ne vergogno, che questo tipo di atteggiamento era di fatto istintivo e spontaneo.Fortunatamente non ho seguito il mio istinto anche perch\u00e9 iniziando ilgruppo ho avuto la possibilit\u00e0 di verificare alcune realt\u00e0. Infatti immagino,ma forse \u00e8 presunzione, che il mio sia un atteggiamento abbastanzadiffuso nell&#8217;avvicinarsi a questo problema. L&#8217;atteggiamento cio\u00e8 di inser\u00ecre immediatamente il concetto della diversit\u00e0 . Nella pratica per\u00f2 non ho assolutamente scelto questa strada ene sono contento. Abbiamo affrontato l&#8217;argomento come se non esistesseroproblemi di handicap fisico da parte di qualcuno. Tuttavia il problema delladiversit\u00e0 persiste e mi sembra che valga la pena indicarne alcuni elementi.<br \/>La &quot;diversit\u00e0&quot; nasce dal tentativo,dal bisogno di codificare, di categorizzare, di ordinare, che tutti noiin qualche maniera abbiamo. Probabilmente viviamo pi\u00f9 tranquilli se riusciamo a mettere ordine nellecose di casa nostra e nelle cose del mondo e anche nei corcetti che abbiamo intesta. Mettiamo ordine anche nei riferimenti e negli ideali. Questo processodi &quot;ordinamento&quot; offre anche tra l&#8217;altre grossi vantaggi. Tuttavia lastoria del progresso scientifico nasce da questa necessit\u00e0 di conoscenza e dicategorizzazione.<br \/>Se il processo sopra detto presenta alcuni vantaggi senza dubbio finisce ancheper diventare un grosso limite al nostro vivere in rapporto agli altri perch\u00e8in maniera pi\u00f9 immediata, spontanea ed istintiva noi, in un primo impatto congli altri, facciamo immediatamente ricorso a quelle categorie e a quei modelli che ci siamo gi\u00e0 messi intesta. In questo modo discriminiamo tra lepersone che abbiamo di fronte, in funzione di quelle categorie che noi abbiamogi\u00e0 dentro. La discriminazione, \u00e8 ovvio,\u00e8 tanto pi\u00f9 massiccia quanto pi\u00f9&quot;diversa&quot; \u00e8 la persona che ci sta di fronte. Mi sembra che questo limite nell&#8217;approccio con il mondo dell&#8217;handicap sia una delle prime emaggiori difficolt\u00e0. La possibilit\u00e0 cio\u00e8 di andare al di l\u00e0 della formauscendo dalle categorie che ci tranquiliizzano ma che ci strozzano, per potercercare di adattarci ad una variet\u00e0 umana nella quale gli handicappatipossono rappresentare una componente di diversit\u00e0. Se per\u00f2 andiamo aguardare, ciascuno di noi \u00e8 diverso dall&#8217;altro e la ricchezza del nostroessere nasce e si sviluppa proprio sulla nostra diversit\u00e0. Altra componente \u00e8quella che deriva dal fatto che alcuni diversi, raccolgono in se contenuti che sono nostri, che noi facciamo uscire per meccanismi che vengonodefiniti di tipo proiettivo, &quot;attribuendo ad altri cose che abbiamodentro&quot; e che rappresentano per noi elementi di disturbo. Se per esempioabbiamo lavorato per l&#8217;ordine, il disordine ci appare come come elementodisturbante perch\u00e9 diventa attacco alla nostra tranquillit\u00e0 interiore.Non solo, se l&#8217;altro, e qui non mi riferisco agli handicappati che rispettoa questo tipo di ordine rappresentano il disordine, rappresenta sentimentied emozioni con le quali in qualche modo noi stessi abbiamo dovuto fare i conti,con ad esempio l&#8217;omosessualit\u00e0, allora diventa pi\u00f9 pericoloso rimetterein discussione tutte quelle cose che abbiamo cercato di ordinare all&#8217;internodei nostri schemi mentali. Allora anche il contatto con l&#8217;handicappato non solodiventa problematico perch\u00e9 attraverso il gioco visivo appare immediatamentedisturbante ainostri schemi ottici, ma anche perch\u00e9 \u00e8 un preciso attacco alla nostratranquillit\u00e0 interiore, \u00e8 una presenza contagiante alla nostra suppostaserenit\u00e0.<\/p>\n<p><b>LA DISTANZA<\/b><\/p>\n<p>Vorrei ricordare un&#8217;esperienza che abbiamo fatto come gruppo in uno deinostri incontri. Abbiamo usato una tavoletta nella quale si raccontava di un ragazzo che cresceva da solo in un bosco mangiando e bevendoquello che trovavae che a 20 anni scopre ai margini della foresta un ruscello: al di l\u00e0 del ruscello un altro bosco dove una ragazza havissuto un&#8217;esperienza analoga allasua. Dal gruppo \u00e8 scaturito con precisione veramente sorprendente un ruscello cheassomigliava ad un fiume: un baratro enorme. Alcuni addirittura dicevano chesarebbe stato necessario costruire una zattera per attraversarlo e poter raggiungere la ragazza.<br \/>Questa &quot;rappresentazione&quot; del ruscello come il mare, mi sembraemblematica di come essere dentro l&#8217;handicap faccia sentire gli altrilontani. Forse di questa distanza, prima ancora che l&#8217;emarginazione, nesubisce le conseguenze la sessualit\u00e0 perch\u00e9 la sessualit\u00e0 \u00e8 relazione edincontro. Di tutto questo siamo responsabili noi quando viviamo dentro lecategorie, l&#8217;ordine, gli stereotipi, dentro ci\u00f2 che ci fa vivere tranquilli unmondo che tuttavia \u00e8 anche meschino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo interamente l&#8217;intervento di Giorgio Rifelli, psicologo, registratoal dibattito &quot;Handicap &amp; Sessualit\u00e0&quot; tenutosi a Bologna il22\/1\/85 organizzato, con la nostra collaborazione,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[3589],"edizioni":[4],"autori":[136],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/412"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/412\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=412"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=412"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=412"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=412"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=412"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=412"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}