{"id":4128,"date":"2025-08-01T11:55:58","date_gmt":"2025-08-01T09:55:58","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4128"},"modified":"2025-08-01T11:55:58","modified_gmt":"2025-08-01T09:55:58","slug":"7-la-realta-e-i-modelli-per-un-servizio-che-ascolta-e-dialoga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4128","title":{"rendered":"7. La realt\u00e0 e i modelli: per un servizio che ascolta e dialoga"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Mara Grigoli, responsabile ArOA USSI Disabili Adulti del Distretto di Bologna, Azienda USL Bologna<\/p>\n<p><b>Il modello organizzativo<br \/>\n<\/b>Organizzazione<br \/>\nIl Servizio per i Disabili Adulti \u00e8 all\u2019interno del Distretto citt\u00e0 di Bologna. Il Direttore del servizio \u00e8 in staff con la direzione del distretto.<br \/>\nL\u2019USSI (Unit\u00e0 SocioSanitaria Integrata) \u00e8 presente nei poliambulatori della citt\u00e0 con tre sedi, che si interfacciano con tutti i quartieri. C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di ulteriori punti di accoglienza sul territorio, per agevolare gli utenti con particolari difficolt\u00e0 negli spostamenti .<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Oltre al direttore e all\u2019ArOA (Area Omogenea Assistenziale), il servizio ha un coordinatore e due amministrative.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il numero complessivo degli utenti in carico alle quattro unit\u00e0 dell\u2019Azienda \u00e8 intorno a 1500.<\/p>\n<p>Compito responsabile ArOA<br \/>\nIl compito dell\u2019ArOA, figura di recente istituzione nella ASL, \u00e8 quello di affiancare il Direttore dell\u2019unit\u00e0 operativa e il responsabile SATeR (Servizio Assistenziale Tecnico e della Riabilitazione), nel governo dell\u2019attivit\u00e0 delle sedi territoriali, in termini di gestione del personale, di gestione delle risorse e di contenuti funzionali in modo che il servizio possa dare risposta al mandato istituzionale di cura e assistenza alle persone disabili.<\/p>\n<p>Le sedi territoriali<br \/>\nIl Servizio \u00e8 organizzato in \u00e9quipe formate da assistenti sociali ed educatori, in cui \u00e8 presente un coordinatore. Le assistenti sociali si occupano dell\u2019area socio-assistenziale (assistenza domiciliare, contributi economici, strutture residenziali, segretariato sociale, ecc.), mentre gli educatori si occupano sia dell\u2019area socio-educativa organizzando e gestendo gli interventi di socializzazione e tempo libero (interventi educativi individuali e di gruppo, attivit\u00e0 sportive, laboratori e verifiche nei centri semiresidenziali) sia dell\u2019area occupazionale (interventi propedeutici e di transizione lavorativa, mediazione e verifica dell\u2019inserimento lavorativo e degli inserimenti in laboratori occupazionali, ecc).<br \/>\nLe assistenti sociali si occupano inoltre dell\u2019accoglienza e istruttoria della presa in carico, che verr\u00e0 sancita in una delle riunioni dell\u2019\u00e9quipe, alla presenza anche di un medico e all\u2019occorrenza di uno psichiatra. In \u00e9quipe si formula un primo progetto d\u2019intervento con la costituzione di una mini-\u00e9quipe sul caso, che ha il compito di formulare un progetto specifico e mirato, che verr\u00e0 condiviso con l\u2019utente e valutato periodicamente. Su ogni caso viene individuato il responsabile del caso, che generalmente \u00e8 l\u2019operatore che ha la parte preponderante dell\u2019intervento e che ha il compito di tenere le fila degli interventi.<\/p>\n<p><b>Filosofia del servizio<br \/>\n<\/b>Un unico servizio cittadino<br \/>\nIl servizio risente ancora della recente unificazione ASL, che ha significato andare da quattro \u00e9quipe territoriali che facevano capo a due diversi Distretti cittadini con autonomia organizzativa e di funzionamento, a un unico servizio cittadino che deve fornire in modo omogeneo su tutta la citt\u00e0 i propri interventi secondo il principio dell\u2019equit\u00e0 di accesso e risposta socio-assistenziale.<br \/>\nDa questo punto di vista alcuni protocolli e procedure sono molto chiari, si tratta di fare il passo in termini di progettualit\u00e0, pensare a progetti trasversali alla citt\u00e0, realizzabili nei singoli territori ma pensati al livello centralizzato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Unit\u00e0 di valutazione multidimensionale<br \/>\nCome previsto dal Piano Sociale e Sanitario Regionale 2008-2010, il servizio va oggi verso la costituzione della UVM (Unit\u00e0 di Valutazione Multidimensionale), individuandone i componenti e stabilendone i compiti.<br \/>\nPer quanto concerne Bologna ci si sta orientando verso l\u2019ampliamento dell\u2019attuale \u00e9quipe territoriale con la presenza, almeno una volta al mese, di altri professionisti (profili sanitari e sociali) con il compito di stabilire la presa in carico e formulare il primo progetto assistenziale o educativo.<\/p>\n<p>Il supporto agli operatori<br \/>\nCi siamo sempre adoperati sul versante del supporto agli operatori che lavorano nel servizio facendo in modo che i problemi riscontrati dagli operatori potessero essere presi in considerazione individuando dei percorsi per superarli, una risposta in termini formativi che aiutasse gli operatori a stare meglio nel servizio.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In questo momento \u00e8 in atto una riorganizzazione aziendale che coinvolge il nostro servizio su pi\u00f9 piani: il Distretto non gestir\u00e0 pi\u00f9 servizi, ma valorizzer\u00e0 la propria funzione sia di interlocutore dei bisogni dei cittadini sia di garante di una risposta adeguata. La maggior parte dei servizi territoriali oggi gestiti nel distretto confluir\u00e0 nel Dipartimento di Cure Primarie.<\/p>\n<p>Per un coinvolgimento elevato degli utenti e delle famiglie<br \/>\nL\u2019assistente sociale incontra la persona disabile e la sua famiglia e presenta all\u2019\u00e9quipe la situazione per come \u00e8 stata letta, in modo da poter condividere con il resto dell\u2019\u00e9quipe un progetto possibile e anche il coinvolgimento di operatori di aree diverse. L\u2019\u00e9quipe dovrebbe essere il momento di ricomposizione del progetto sull\u2019utente in carico.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In questo momento ci sono ancora delle diversit\u00e0 territoriali, per cui ci\u00f2 avviene in maniera pi\u00f9 fluida in alcune aree della citt\u00e0. Esistono ancora, per storia delle singole \u00e9quipe, stili diversi con minore e maggiore flessibilit\u00e0 nella presa in carico dell\u2019utente.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La direzione verso cui si vuole andare \u00e8 la valorizzazione del progetto, per fasi da verificare strada facendo. Il coinvolgimento dell\u2019utente in tutto questo dovrebbe essere elevato. Utente e famiglia devono essere informati e resi partecipi del progetto, cos\u00ec come ascoltati nel caso segnalino un dissenso o un disagio rispetto a quanto pianificato. Uso il condizionale perch\u00e9 questi sono dei presupposti professionali e anche formativi rispetto ai profili di assistente sociale ed educatore, poi c\u2019\u00e8 un \u201cfare\u201d quotidiano che a volte \u00e8 schiacciante rispetto ai tempi necessari per costruire un progetto ponderato e vagliato in tutte le sue parti e componenti.<br \/>\nSe un\u2019assistente sociale o un educatore hanno in carico un numero elevato (anche 100 persone) di persone disabili (che significa il nucleo familiare) nella pratica ci\u00f2 si traduce nella necessit\u00e0 di sostenere le famiglie nei lori bisogni espressi in maniera molto chiara.<br \/>\nCi sono casi che fanno lavorare moltissimo, per cui le \u00e9quipe sono molto sbilanciate su questi casi; invece sarebbe importante riuscire a occuparsi in modo preventivo anche di situazioni meno critiche proprio per prevenire che si trasformino in vere emergenze.<br \/>\nRitengo che questo non sia facile, bisogna ripensare al servizio e capire come spostare l\u2019attenzione sul versante di chi, in qualche modo, \u00e8 stabile per prevenire l\u2019insorgere di situazioni problematiche. Non so se ci si arriver\u00e0 mai, per\u00f2 \u00e8 un cambio di paradigma.<br \/>\nNon \u00e8 un problema solo del nostro servizio ma anche di altri.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Supportare l\u2019adultit\u00e0<br \/>\nLa Regione Emilia-Romagna parla prevalentemente di grave e gravissima disabilit\u00e0, portando questa logica nella filosofia dei servizi come il nostro.<br \/>\nProbabilmente, anche dal punto di vista del pensiero, si \u00e8 sbilanciati sulla grave e gravissima disabilit\u00e0 a cui \u00e8 collegato l\u2019ambito dei diritti: di cura, di salute, di assistenza, di benessere. In questo approccio si perde un po\u2019 il concetto di adultit\u00e0, col rischio di ridurre la persona al suo deficit. Noi lavoriamo anche con persone con disabilit\u00e0 medio-lievi, per cui riteniamo che il servizio debba investire per mantenere un\u2019autonomia e una dignit\u00e0 pi\u00f9 alta possibile della persona.<br \/>\nCom\u2019\u00e8 ovvio, investire sulle persone pi\u00f9 giovani significa lavorare sul mantenimento delle capacit\u00e0 che il disabile ha, e quindi accrescere il livello della qualit\u00e0 della vita della persona e arrivare al ricovero in struttura molto pi\u00f9 tardi negli anni. Recentemente la Regione Emilia-Romagna ha emanato delle linee guida rispetto alla costruzione del Piano di Benessere della Salute dove tra le priorit\u00e0 sull\u2019area disabilit\u00e0 si parla in qualche modo della messa in discussione, della rielaborazione, del ripensamento dello strumento della borsa lavoro, nell\u2019ottica di favorire un inserimento lavorativo delle persone con disabilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Il servizio SAD (Servizio Assistenza Domiciliare)<br \/>\n<\/b>Avvio e accoglienza<br \/>\nIl momento dell\u2019avvio \u00e8 quello pi\u00f9 seguito, \u00e8 un accompagnamento alla conoscenza delle problematiche dell\u2019utente, che significa andare a definire i modi e i tempi dell\u2019intervento. Quando quell\u2019intervento parte, molto probabilmente \u201cva con le proprie gambe\u201d, e se va con le proprie gambe la periodicit\u00e0 delle verifiche pu\u00f2 essere diluita nel tempo.<br \/>\nLa cosa ottimale sarebbe riuscire a programmare nei tempi e nei modi possibili le verifiche senza aspettare che i problemi scoppino. Ovviamente c\u2019\u00e9 chi riesce a farlo puntualmente, chi invece riesce a farlo su alcuni utenti e meno su altri\u2026<br \/>\nParadossalmente la fruizione di una rete di servizi per lo stesso utente facilita la valutazione del monitoraggio, la comprensione di come sta andando.<\/p>\n<p>Punti forti e criticit\u00e0<br \/>\nSul piano organizzativo, dove ci sono degli interventi molto articolati e che richiedono partecipazioni di altri servizi scontiamo il fattore tempo: il tempo di contattare un altro servizio, di fare una richiesta, una valutazione; per questo a volte quando gli enti coinvolti sono pi\u00f9 di uno non siamo tempestivi nelle risposte. Da un lato abbiamo visto che \u00e8 vincente coinvolgere diversi servizi, che sono implicati rispetto a una situazione poich\u00e9 si pone l\u2019attenzione sulla problematicit\u00e0 di quel momento e si invita ciascuno a fare la propria parte. Questo risulta strategico perch\u00e9 aiuta a costruire quell\u2019auspicata rete dei servizi che porta a soluzioni non ottenibili da un unico servizio, e a stabilizzare le situazioni famigliari. Tutto questo comporta dei tempi pi\u00f9 lunghi nell\u2019erogazione del servizio con il vantaggio di una tenuta maggiore dello stesso.<br \/>\nAlcune consulenze che chiediamo ad altri servizi hanno bisogno di tempi: si sa, l\u2019ente pubblico \u00e8 una macchina lenta. Altro elemento importante sta nel come gli operatori si rapportano verso l\u2019esterno: ci sono quelli pi\u00f9 orientati a lavorare in una logica di rete, quindi a coinvolgere il pi\u00f9 possibile i soggetti che in qualche maniera hanno a che fare con quell\u2019utente, e ci sono quelli abituati a confrontarsi singolarmente, in un\u2019ottica pi\u00f9 duale (nel meccanismo a domanda risposta). Ovviamente questi due modelli di riferimento diversi sono presenti entrambi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La compartecipazione alla progettazione del servizio<br \/>\nAndare a rilevare il bisogno non \u00e8 facile, poich\u00e9 si deve entrare nella vita privata delle persone e delle famiglie come non lo \u00e8 capire quale sia la soluzione da adottare.<br \/>\nUn altro elemento di difficolt\u00e0 \u00e8 tenere insieme la risposta adeguata al bisogno col contenimento della spesa. Molto probabilmente il momento in cui viene chiamato in causa il referente della cooperativa (il soggetto attuatore vincitore della gara d\u2019appalto) \u00e8 gi\u00e0 un momento dove alcune cose con la famiglia si sono decise; in altri casi bisogna convincere la famiglia ad accettare un intervento che viene vissuto come invasivo.<br \/>\nQuesta operazione viene svolta dall\u2019assistente sociale informando e negoziando col nucleo la risposta ai bisogni che ha visto o che le sono stati presentati. Successivamente viene interpellato il referente della cooperativa che pu\u00f2 proporre alcune modifiche, a patto che queste vengano sostanziate da motivazioni forti (ad esempio di carattere organizzativo, legate alle caratteristiche rispetto all\u2019ambiente domestico in cui viene fatto l\u2019intervento).<br \/>\nAltro snodo fondamentale \u00e8 ottenere l\u2019autorizzazione economica all\u2019intervento: sia per la tempestivit\u00e0 della risposta che per la presenza delle risorse necessarie. L\u2019iter prevede la predisposizione del progetto (sopralluogo presso la famiglia, rilevazione del bisogno, coinvolgimento del tecnico di riferimento della cooperativa o del soggetto attuatore) completo dell\u2019indicazione dei tempi e modi di svolgimento dell\u2019intervento nonch\u00e9 del preventivo di spesa relativo. Rispetto a questo gli operatori, nella prassi, agiscono in modo differente: qualcuno azzarda un contatto informale con la cooperativa prima di avere l\u2019autorizzazione a procedere. Qualcun altro invece, per accelerare i tempi, presenta un progetto standard salvo trovarsi in difficolt\u00e0 nel momento della gestione, visto l\u2019impossibilit\u00e0 di adattare la spesa autorizzata al reale bisogno effettivamente riscontrato. Tendenzialmente di solito si creano le giuste sinergie tra la famiglia, il servizio e la cooperativa che gestisce per trovare le soluzioni pi\u00f9 idonee e superare le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il benessere degli utenti<br \/>\nIo rappresento un punto di osservazione un po\u2019 critico rispetto a questo tema, nel senso che a me arrivano le questioni pi\u00f9 controverse e problematiche, quelle dove per qualche ragione c\u2019\u00e8 uno scontento nei confronti del servizio, di quello che il servizio ha fatto o di come lo fa, di quello che pu\u00f2 dare o meno; per\u00f2 se penso alle 1500 persone che abbiamo in carico mi viene da dire che poi non ne incontro cos\u00ec tante di situazioni veramente esasperate. Tutto sommato il servizio riesce a venire incontro ai bisogni dei nuclei famigliari con disabili; probabilmente in alcune situazioni con soddisfazione delle famiglie, in altre c\u2019\u00e8 un accontentarsi di quello che si riesce ad erogare. \u00c8 difficile andare a misurare il benessere perch\u00e9 significa entrare dentro a parametri legati non solo al servizio e ai suoi operatori ma anche alla percezione del nucleo familiare. Ad esempio, la rappresentazione del \u201cbenessere\u201d, \u00e8 molto diversificata e sono molti i livelli. Per alcune famiglie il benessere \u00e8 \u201cmi faccio carico del disabile con tutto l\u2019affetto e l\u2019amore di cui sono capace e con quello che posso mettere come famiglia\u201d e chiedo al servizio di darmi quel pezzo di cui sono carente, perch\u00e9 sono in difficolt\u00e0, faccio fatica, perch\u00e9 non ho risorse, perch\u00e9 ho proprio bisogno di avere una risposta rispetto a temi come il tempo libero, l\u2019andare al lavoro, l\u2019assistenza domiciliare.<br \/>\nCi sono, invece, altri nuclei familiari che sono in una situazione di ambivalenza rispetto al congiunto disabile; per tante ragioni non ce la fanno pi\u00f9 quindi sarebbero anche favorevoli a un allontanamento dalla famiglia. Il servizio pu\u00f2 essere d\u2019aiuto a trovare delle modalit\u00e0 che possano consentire invece una permanenza del disabile presso quel nucleo supportandolo in modo che la situazione non sia cos\u00ec pesante. Ci sono nuclei che hanno un\u2019idea del bisogno come \u201ctutto mi \u00e8 dovuto\u201d: mi \u00e8 dovuta la riabilitazione, l\u2019azione di cura, l\u2019aromaterapia, ecc&#8230; e inseriscono tutto questo in una domanda al servizio pubblico; \u00e8 ovvio che rispetto a questo concetto di benessere l\u2019ente pubblico non dar\u00e0 mai risposte sufficienti.<br \/>\nProbabilmente ci sono nuclei che si limitano nelle richieste, come quelli che richiedono in eccesso rispetto a quello che il servizio pu\u00f2 dare. L\u2019equilibrio forse sta nel mezzo: il servizio offre il supporto che riesce e le famiglie ci mettono del proprio. Su 1500 utenti in carico, la maggioranza sta in questo cuore centrale. Ci sono situazioni estreme: alcuni non si sono mai rivolti al servizio o magari lo hanno fatto quando il disabile \u00e8 diventato anziano, mentre avrebbero potuto usufruire di tutta una serie di aiuti che potevano garantire un maggiore benessere a loro stessi oltre che al disabile.<\/p>\n<p>Fare a meno del servizio?<br \/>\nAssolutamente no. Il bisogno reale \u00e8 molto pi\u00f9 variegato e articolato rispetto a quanto il servizio \u00e8 in grado di rispondere. Non si tratta quindi solo di una questione meramente economica, ma anche di ripensare la filosofia stessa del servizio nella sua capacit\u00e0 di fornire risposte a questa tipologia di bisogno. Se mi viene richiesto un servizio di assistenza domiciliare per alzarsi al mattino e un supporto psicologico per affrontare una situazione traumatica, nella maggioranza dei casi sono in grado di rispondere solo al primo, poich\u00e9 rispondente maggiormente al nostro mandato istituzionale. L\u2019ente pubblico ha dei parametri entro cui stare che sono di gestione di denaro pubblico e quindi pu\u00f2 arrivare solo fino a un certo tetto di risposta. Siamo fortunati perch\u00e9 c\u2019\u00e8 il fondo per la non-autosufficienza che ha consentito al servizio USSI di affrancarsi da una posizione deficitaria a una posizione dignitosa nel dare risposta ai bisogni, espressi dalle famiglie e dagli utenti. Quindi l\u2019auspicio \u00e8 quello di riuscire a mantenere questa risposta dignitosa e di potersi permettere anche qualche progetto che vada incontro a quella domanda non evasa. Ma ci sarebbe da ragionare sul bisogno che resta inevaso: \u00e8 davvero primario, o un bisogno secondario? <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>BOX INFORMATIVO<br \/>\nServizi dell\u2019Unit\u00e0 SocioSanitaria Integrata (USSI)<br \/>\n<\/b>Le attivit\u00e0 che coinvolgono il Servizio dell\u2019Unit\u00e0 Socio Sanitaria Integrata (USSI) sono riconducibili all\u2019assistenza, alla riabilitazione e all\u2019integrazione sociale delle persone con disabilit\u00e0 adulte del territorio dell\u2019Azienda USL di Bologna.<br \/>\nPer garantire la loro piena attuazione e soprattutto risposte integrate, appropriate e maggiormente adeguate ai bisogni degli utenti, il Servizio collabora con le diverse istituzioni, associazioni, cooperative ed enti che si occupano di persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nIl Servizio elabora progetti e programmi personalizzati e diversificati in relazione ai bisogni dell\u2019utente e della sua famiglia, alle situazioni d\u2019emergenza\/urgenza, al tipo di servizio da attivare e accompagna le famiglie nell\u2019utilizzazione dei vari servizi.<\/p>\n<p><b>Che tipo di prestazioni offre?<br \/>\n<\/b>Il Servizio USSI mette a disposizione degli utenti attivit\u00e0 in diverse aree:<br \/>\n&#8211; servizio sociale professionale, che consiste in un supporto alla persona e alla famiglia nei vari percorsi di accertamento dell\u2019handicap e dell\u2019invalidit\u00e0, in quelli che riguardano la fruizione di prestazioni sanitarie e\/o riabilitative, e altri;<br \/>\n&#8211; area socio-educativa e di integrazione sociale, elaborazione di progetti individuali o di gruppo per attivit\u00e0 di tipo sportivo e di tempo libero, attivit\u00e0 motorie e di animazione sociale, interventi educativi individuali e di gruppo;<br \/>\n&#8211; area di transizione al lavoro, che consiste nella realizzazione di progetti individuali, di formazione d orientamento al lavoro, sviluppati anche attraverso \u201cborse lavoro\u201d ed esperienze di transizione, attivati in collaborazione con l\u2019ufficio \u201cinserimento disabili\u201d del Centro per l\u2019impiego della Provincia di Bologna;<br \/>\n&#8211; area assistenziale, per la permanenza presso il domicilio attraverso l\u2019attivazione di aiuti nell\u2019abitazione relativamente alla cura della persona e aiuti per la vita di relazione;<br \/>\n&#8211; inserimento in strutture riabilitative, come Gruppi Appartamento, Centri Residenziali o Diurni.<\/p>\n<p><b>A chi \u00e8 rivolto il Servizio?<\/b><br \/>\nSi possono rivolgere all\u2019USSI Disabili Adulti le persone con disabilit\u00e0 con un\u2019et\u00e0 compresa tra i 18 e i 64 anni residenti nel territorio del Comune di Bologna.<\/p>\n<p><b>Come si accede al Servizio?<\/b><br \/>\nChi si rivolge per la prima volta al Servizio deve fissare un appuntamento presso il Polo di riferimento per il suo Quartiere di residenza. Solitamente la prima accoglienza \u00e8 effettuata dall\u2019assistente sociale referente per il territorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Mara Grigoli, responsabile ArOA USSI Disabili Adulti del Distretto di Bologna, Azienda USL Bologna Il modello organizzativo Organizzazione Il Servizio per i Disabili Adulti \u00e8 all\u2019interno del Distretto citt\u00e0 di Bologna. Il Direttore del servizio \u00e8 in staff con la direzione del distretto. 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