{"id":425,"date":"2009-11-04T17:06:15","date_gmt":"2009-11-04T17:06:15","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=425"},"modified":"2025-12-15T11:44:44","modified_gmt":"2025-12-15T10:44:44","slug":"10-la-carne-e-i-circuiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=425","title":{"rendered":"10. La carne e i circuiti"},"content":{"rendered":"<p>Ne derivano queste assai impegnative domande: c&#8217;\u00e8 e, se s\u00ec, qual \u00e8 questa essenza? Chi e come stabilisce il limite oltre cui un cyborg non \u00e8 pi\u00f9 un essere umano? Ovvero, per estremizzare il discorso: \u00e8 possibile o presto lo diverr\u00e0 sostituire\/modificare mani, gambe, denti, fegato, cuore, occhi, parte dello scheletro, le vene, grandi quantit\u00e0 di pelle&#8230; cosa rimane? Qual \u00e8 il limite estremo? La sfi ha gi\u00e0 immaginato (almeno dall&#8217;inizio del &#8216;900) un cervello umano che &#8220;vive&#8221; all&#8217;interno d&#8217;una scatola metallica-tecnologica oppure che viene trapiantato in un corpo interamente nuovo, che potrebbe anche non essere organico. Par di capire, a noi profani, che ingegneria genetica e robotica &#8211; insieme oppure ognuna per conto suo &#8211; non siano vicine a rendere ci\u00f2 fattibile a breve ma ben pochi fra gli scienziati escludono che alla lunga ci si arriver\u00e0. Quel giorno proveremo paura o ammirazione? Ne segue un altro interrogativo, dopo aver preso atto che gi\u00e0 abbiamo visto coniugare tecnologie e barbarie; ci sar\u00e0, quel giorno, chi (in nome di un&#8217;ideologia o d&#8217;una religione?) si metter\u00e0 a misurare &#8211; con la bilancia d&#8217;un allegorico macellaio &#8211; la quantit\u00e0 di carne e di circuiti nei nostri corpi per poi rilasciare &#8211; o meno &#8211; una patente di &#8220;umanit\u00e0&#8221;?<br \/>\nQuanti circuiti ci vogliono per &#8220;fulminare&#8221; l&#8217;anima o l&#8217;essenza umana? O, se preferite riformulare le domande avanzate sopra in termini seri e in una frase secca: cosa fa di noi esseri umani? Dato che qui il nostro argomento-principe \u00e8 la fantascienza, seguiremo il ragionamento-racconto di un suo &#8220;guru&#8221;, Isaac Asimov, nel bellissimo L&#8217;uomo bi-centenario da cui \u00e8 stato tratto un mediocre film.<br \/>\nAndrew Martin si appresta a un&#8217;operazione chirurgica &#8220;indubbiamente pericolosa&#8221;. Esita il medico-robot che lo deve operare: oltretutto, nei suoi circuiti \u00e8 stata inserita una &#8220;legge&#8221; che gli impedisce di arrecare danno a un essere umano. &#8220;Ma io sono un robot&#8221; gli dice Martin. Dopo questo veloce colpo di scena, Asimov ci racconta &#8211; in un lunghissimo flasback &#8211; la vicenda di questo insolito robot sotto i ferri. Preso per fare il maggiordomo e giocare con la bambina della famiglia Martin, per caso Andrew rivela insolite doti artistiche. &#8220;Un difetto di fabbricazione&#8221; spiegano i costruttori (della Us Robot) quando viene loro sottoposto il caso. Gli oggetti scolpiti da Andrew piacciono, vengono venduti e il suo &#8220;padrone&#8221; gli apre un conto in banca: servir\u00e0 per le &#8220;riparazioni&#8221;. Dopo molti anni, Andrew si presenta al suo &#8220;padrone&#8221; con i 600mila dollari guadagnati vendendo le sue opere d&#8217;arte e gli chiede di accettarli &#8220;in cambio di qualcosa che solo voi potete darmi&#8230; la mia libert\u00e0&#8221;. Si apre una complessa questione giuridica e simbolica, anche perch\u00e9 fra gli umani \u00e8 forte l&#8217;ostilit\u00e0 verso i robot (&#8220;ci rubano il lavoro&#8221; \u00e8 una frase che forse avete sentito anche in altri contesti). In tribunale, il giudice chiede ad Andrew che differenza farebbe per lui essere libero, se gi\u00e0 ora il suo &#8220;padrone&#8221; gli lascia totale autonomia. &#8220;Forse niente, vostro onore, ma farei tutto con maggiore gioia. In quest&#8217;aula ho sentito dire che solo un umano pu\u00f2 essere libero. A me pare invece che chiunque lo desideri dovrebbe poter essere libero&#8221;. E fu questo &#8211; spiega Asimov &#8211; a convincere il giudice che nella sentenza scrive: &#8220;Non abbiamo il diritto di negare la libert\u00e0 a un &#8220;oggetto&#8221; dotato di una mentalit\u00e0 cos\u00ec progredita da comprendere il concetto e desiderarne la condizione&#8221;. Forse oggi, nel nostro mondo cosiddetto reale, parleremmo del diritto universale di cittadinanza.<br \/>\nEsiste per\u00f2 ancora una palese contraddizione fra quella definizione (&#8220;oggetto&#8221;) e la condizione di libert\u00e0. La vicenda si snoda attraverso molti interessanti sentieri, narrativi e filosofici. Ma l&#8217;essenza &#8211; e quel che pi\u00f9 appunto c&#8217;interessa &#8211; \u00e8 che Andrew riesce a far sostituire il suo corpo di metallo con quello di un androide sperimentale, ovvero &#8220;di apparenza umana anche nella composizione della pelle&#8221;. Passano molti anni e intanto Andrew studia da robo-biologo e disegna &#8220;un sistema che consenta agli androidi (cio\u00e8 a me) di trarre energia dai carbo-idrati invece che da una batteria atomica&#8230; in parole povere di mangiare per alimentarsi. Se lo fa impiantare e l&#8217;esperimento riesce. \u00c8 sempre pi\u00f9 umano ma continua a escogitare &#8220;congegni capaci di trattare cibo indigesto e di espellerlo&#8221; e perfino organi genitali. La domanda che gli viene posta \u00e8 sempre la stessa: perch\u00e9 desidera &#8220;peggiorare&#8221; il suo corpo cos\u00ec efficiente? Immutabile la risposta: voglio diventare un essere umano. E infine Andrew chiede di essere riconosciuto come tale. Questa nuova battaglia giuridica \u00e8 molto pi\u00f9 difficile della precedente&#8230; Il lungo flashback \u00e8 concluso. Andrew \u00e8 sul tavolo del chirurgo e gli ordina di eseguire l&#8217;intervento. L&#8217; operazione riesce e rende mortali le sue cellule cerebrali, l&#8217;unica parte del corpo che non pu\u00f2 essere sostituita. Ora Andrew \u00e8 umano. &#8220;Quella sua ultima azione accese la fantasia dell&#8217;opinione pubblica. Tutto quello che aveva fatto prima non aveva commosso nessuno ma quando decise di morire, pur di essere dichiarato umano, il suo sacrificio fu troppo sublime per essere ignorato&#8221;.<br \/>\nSorvolando sulla (pericolosa? ambigua?) parola &#8220;sacrificio&#8221;, notiamo che qui Asimov ha inventato una cyborg-izzazione al contrario: una creatura artificiale (e potenzialmente immortale) che sostituisce man mano i suoi circuiti pressoch\u00e9 indistruttibili con &#8220;carne&#8221; destinata a marcire. &#8220;Possiamo avere due classi di cyborg completi: un cervello robotico in un corpo umano oppure un cervello umano in corpo robotico&#8221; si comment\u00f2 Asimov in un articolo. Secondo lui, un cyborg del primo tipo verr\u00e0 accettato dalla maggior parte della gente come umano, mentre il secondo sar\u00e0 classificato dai pi\u00f9 come robot. Perch\u00e9 questo paradosso? &#8220;Dopotutto noi siamo, per la maggior parte della gente, quello che sembriamo&#8221; suggerisce lo scrittore-scienziato. Poi vista la non piacevole caratteristica (o \u00e8 una generalizzata abitudine?) della razza umana di temere e perseguitare i diversi, Asimov conclude: &#8220;Guardiamo in faccia la realt\u00e0. I cyborg avranno i loro guai in ogni caso&#8221;.<br \/>\nCon questo &#8220;vedo nero&#8221; di Asimov (insolito in lui, che fu piuttosto ottimista per abito mentale) concordano molti scrittori di sfi. Vediamone un paio illustri. Il lungo racconto Fra tutte le donne nate di Catherine Moore \u00e8 un antenato del genere cyborg visto che fu pubblicato nel 1944; ci trascina nel dilemma di Deirdre, danzatrice &#8220;distrutta&#8221; in un incendio e pazientemente ricostruita: &#8220;Cos\u00ec questa sono io &#8211; disse -. Metallo, ma io. E lo divento sempre pi\u00f9 a mano a mano che ci vivo dentro.&#8221; E poi commenter\u00e0: &#8220;Una specie di mutazione, a met\u00e0 strada fra il metallo e la carne (&#8230;) Immagino di essere super-umana&#8221;, ma c&#8217;\u00e8 un limite: &#8220;Il mio cervello si consumer\u00e0, entro una quarantina d&#8217;anni, non mi piace pensarci&#8221;. Non del tutto assonante \u00e8 uno dei padri della moderna sfi, Frederik Pohl che scrive: &#8220;Non \u00e8 facile per un essere di carne e sangue rassegnarsi all&#8217;idea che una parte del suo corpo sta per essere sostituita da acciaio, rame, argento, plastiche, alluminio e vetro&#8221;. Pi\u00f9 tranquillo Varley prima citato: in Millennium, un bellissimo romanzo che mostra persino l&#8217;ambizione di &#8220;ricapitolare&#8221; la storia della fantascienza, si dice convinto che il futuro sia del cyborg: &#8220;Si trapianter\u00e0 o s&#8217;innester\u00e0 tutto: arti e organi, gambe, reni, occhi&#8221;. Al cinema si sono viste pi\u00f9 brutture e angosce (soprattutto in senso filmico, ahi-noi) che altro; c&#8217;\u00e8 per\u00f2 anche un tenero cyborg (Johnny Deep) in Edward, mani di forbice di Tim Burton.<br \/>\nParanoie filosofico-religiose a parte, il vero rischio potrebbe essere che in una societ\u00e0 orrendamente classista &#8211; come l&#8217;attuale &#8211; solo i ricchi possano dotarsi di un &#8220;magazzino dei corpi&#8221;, utilizzando non solo le tecniche d&#8217;avanguardia ma persino (costerebbero assai meno) gli organi dei poveri fatti appositamente a pezzi. C&#8217;\u00e8 chi nega che ci\u00f2 sia gi\u00e0 accaduto e parla di &#8220;leggende metropolitane&#8221; ma, pur con le consuete cautele verso chi vede orrori ovunque, esistono dati certi che ci\u00f2 sia accaduto: fra l&#8217;altro le inchieste di alcuni giornalisti su quei villaggi in India dove chiunque pu\u00f2 incontrare centinaia di persone che vivono con un solo rene&#8230; perch\u00e9<br \/>\nl&#8217;altro \u00e8 &#8220;volato&#8221; per pochi soldi in Germania o negli Usa. In questo caso di tratta di uno scenario &#8211; forse di massa &#8211; che non si colloca nel futuro lontano ma sul confine tra il presente e un domani molto prossimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Umano \u00e8. 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