{"id":428,"date":"2009-11-04T17:06:16","date_gmt":"2009-11-04T17:06:16","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=428"},"modified":"2025-12-15T11:39:05","modified_gmt":"2025-12-15T10:39:05","slug":"07-belli-senza-eccezioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=428","title":{"rendered":"7. Belli, senza eccezioni"},"content":{"rendered":"<p>Ed ecco, in sintesi, la storia. Nostra madre Terra ha confinato sul pianetino artificiale Handicap Haven un migliaio di &#8220;accidentali&#8221; ovvero &#8211; secondo il crudo, cinico, offensivo linguaggio di Cameron, un medico &#8211; &#8220;umani patetici e rappezzati, uomini e donne per met\u00e0 o un quarto, organismi frazionari camuffati da persone&#8221;. Coloro che vi stanno confinati, spiega Wallace, &#8220;erano disposti a riconoscersi handicappati ma non chiamavano haven l&#8217;asteroide. Usavano altri termini, e nessuno di quei termini aveva a che fare con l&#8217;idea del rifugio&#8221;. Il vero problema non sarebbe curarli o assicurare loro mobilit\u00e0 e lavoro, perch\u00e9 il contesto immaginato da Wallace gode di tecnologie (mediche e non) in grado di risolvere quasi ogni problema. Ma esiste una questione di fondo, che molti da entrambe (Handicap Haven e la Terra) le parti rimuovono. Ovvero il totale rifiuto dei &#8220;normali&#8221; cittadini di accettare quei corpi portatori di &#8220;bruttezza&#8221; all&#8217;interno d&#8217;una societ\u00e0 ormai maniacalmente edonista e che non riconosce bellezza al di fuori dei suoi ristretti canoni. Su questa Terra del futuro infatti &#8220;quasi tutte le malattie erano state eliminate. Erano tutti sani&#8230; eccettuati coloro che avevano avuto incidenti e non potevano venire riplasmati con la chirurgia e la rigenerazione secondo i bei modelli caratteristici dell&#8217;intera popolazione. Quei pochi venivano mandati all&#8217;asteroide&#8221;. Pi\u00f9 volte Wallace torna a battere questo tasto: &#8220;Erano tutti belli. Senza eccezione. O almeno delle eccezioni non si parlava in pubblico. Naturalmente gli accidentali non avevano posto in quella societ\u00e0. In altri tempi sarebbero finiti a lavorare nei circhi&#8230; se fossero riusciti a non finire in formalina&#8221;.<br \/>\nGli esclusi si organizzano: iniziano la ribellione, dirottando il loro pianeta-razzo. Cercano solidariet\u00e0 sulla Terra, saltando il filtro del Medi-consiglio (una sorta di governo sui supremi affari, cio\u00e8 salute e bellezza) e non la trovano. Decidono allora di lasciare tutto e partire, da soli, verso il fino ad allora irraggiungibile sistema di Alpha e Proxima Centauri. Vogliono dimostrare che proprio loro, che forse solo loro (forti d&#8217;intelligenza, sensibilit\u00e0 e delle &#8220;mutazioni&#8221; scoperte dentro\/oltre l&#8217;handicap) possono affrontare il lungo viaggio verso le stelle, l&#8217;antico sogno di tutta la razza umana. Sfuggono all&#8217;arrivo dei militari e nonostante le mille difficolt\u00e0 tecniche e psicologiche arrivano a destinazione. Ed \u00e8 strada facendo che conquistano molte libert\u00e0. &#8220;La vita sull&#8217;asteroide aveva sub\u00ecto una trasformazione non troppo sottile, adesso che non c&#8217;erano pi\u00f9 umani normali a offrire disastrosi termini di paragone. Potevano cominciare a comportarsi in modo sano e sensato&#8221; scrive Wallace.<br \/>\nI bei terrestri sarebbero disposti a ingoiare tutto pur di liberarsi degli &#8220;accidentali&#8221;. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che gli arroganti &#8220;normali&#8221; non potranno tollerare: che il primo contatto con gli &#8220;et&#8221;, gli alieni stellari, sia stabilito proprio dai &#8220;peggiori&#8221; rappresentanti della specie umana. Il colpo di scena finale apparir\u00e0 oggi quasi ovvio al lettore ma all&#8217;epoca (il 1955 appunto) anch&#8217;esso era contro-corrente, come tutto l&#8217;impianto narrativo. Proprio perch\u00e9 quegli stranieri spaziali risultano veramente diversi, alieni &#8211; altro che hilf o umanoidi, si tratta di grandi farfalle pensanti &#8211; la cosa migliore per la Terra, chiusa nel suo delirio di forme, sar\u00e0 che a rappresentarla siano proprio coloro che la condizione di alienit\u00e0 la conoscono bene, fin sulla loro pelle. Forse nel lettore (come nell&#8217;autore?) rimane un dubbio: questa delega agli affari &#8220;speciali&#8221; sar\u00e0 per gli &#8220;accidentali&#8221; un vero successo o piuttosto l&#8217;ennesima, infame strumentalizzazione? Del resto interrogativi e ambivalenze simili accompagnano, da sempre, ogni tappa dello scontro fra dominanti ed esclusi, fra poteri e contro-poteri; sarebbe ben strano se non li trovassimo quando &#8220;le persone con bisogni speciali&#8221; fanno i conti con chi si crede involucro d&#8217;ogni bellezza e salute.<br \/>\n\u00c8 interessante notare che questo messaggio (del 1955) chiarissimo viene abbastanza frainteso nella prefazione italiana (del 1981). Non solo la nota introduttiva parla di una &#8220;conclusione ironica, quasi beffarda&#8221;, ma pi\u00f9 volte si torna sul concetto buonista di &#8220;tolleranza&#8221;; dobbiamo accettare questi mostri &#8211; \u00e8 il senso &#8211; per &#8220;coronare le nostre ambizioni, essere in pace con noi stessi&#8221;. Il che conferma quanto meno l&#8217;ambiguit\u00e0, la sciatteria, l&#8217;ipocrisia, gli strumenti culturali inadeguati di molti editori o sedicenti intellettuali nostrani ma soprattutto la diffusa paura (inconscia?) di accettare un messaggio positivo, un insegnamento non sui &#8220;diversi&#8221; ma da loro.<br \/>\nL&#8217;idea che ammalarsi possa diventare un crimine (sociale o addirittura a norma di legge) non \u00e8 nuova. Pi\u00f9 o meno consapevolmente, Wallace riprende una lontana intuizione di Samuel Butler (il suo Erewhon \u00e8 addirittura del 1872). Come faranno Clifford Simak e altri. Per ci\u00f2 che pi\u00f9 specificamente riguarda il nostro percorso, in questo &#8220;sotto-filone&#8221; (della doppia ossessione verso la bellezza e contro ogni diversit\u00e0) vale la pena di accennare a Follia per 7 clan perch\u00e9 in qualche modo ci consente di ragionare anche sull&#8217;handicap psichico. Un romanzo dove c&#8217;\u00e8 forse un solo Norm (&#8220;normale&#8221; appunto) all&#8217;interno di una guerra fra 7 diversi sistemi sociali che, come s&#8217;intuisce dai nomi, sono in realt\u00e0 gruppi dominati da diverse malattie mentali: Para, Mani, Schizo, Eb, Poli, Dep e Os-Com. Su queste sigle s&#8217;impone qualche spiegazione. La citt\u00e0 dei Mani \u00e8 nientemeno che Leonardo Da Vinci; cos\u00ec da evidenziare qual sia il loro problema. I para abitano ad Adolf-ville. Chi soffre di ebefrenia alloggia a Gandhi-town (un collegamento crudele e diffamatorio?). I &#8220;poli&#8221; ovvero gli affetti da schizofrenia polimorfica soggiornano ad Hamlet-Hamlet. Un po&#8217; meno espliciti i riferimenti storici-urbanistici dei Dep (depressi), degli Schizo (cio\u00e8 mistici e catatonici) e degli Os-Com (ossessivi compulsivi). Per la cronaca l&#8217;unico normale andr\u00e0 a sistemarsi a &#8220;Thomas Jefferson-burg&#8221;. E c&#8217;\u00e8 chi teorizza che &#8220;i diversi tipi e sotto-tipi di malattie mentali dovrebbero essere divisi in classi, qualcosa come nell&#8217;antica India. Queste persone, gli ebefrenici, dovrebbero essere equivalenti agli intoccabili. I maniaci dovrebbero formare la classe guerriera (&#8230;) I paranoici, o meglio i paranoici-schizofrenici, dovrebbero costituire la classe di governo (&#8230;) mentre i semplici schizofrenici dovrebbero corrispondere alla classe dei poeti (&#8230;) Quelli affetti da schizofrenia polimorfica semplice dovrebbero essere i membri creativi di questa societ\u00e0, quelli che forniscono le nuove idee di base&#8221;. Ma siamo capitati all&#8217;interno di un gigantesco paravento o di un mondo reale? La insanit\u00e0 mentale \u00e8 di massa o malato \u00e8 il sistema con cui i terrestri affrontano ogni handicap psichico? Domande che tornano con insistenza in molte altre opere dello stesso autore, Philip Dick: il pi\u00f9 visionario forse all&#8217;interno di un genere dove tutti devono esserlo almeno un po&#8217;. Negli anni &#8217;60, Dick pubblic\u00f2 anche uno splendido quanto difficile romanzo dove il protagonista \u00e8 un ragazzo autistico: qui la percezione della realt\u00e0, i pensieri dei personaggi, lo stesso linguaggio sembrano in preda all&#8217;autismo. &#8220;\u00c8 uno spaccarsi dei due mondi, quello interno e quello esterno, cosicch\u00e9 nessuno dei due registra l&#8217;altro&#8221;. A suo modo, nella sua particolarissima visione mistica del mondo, Dick mette in discussione le fondamenta del pensiero &#8220;normale&#8221; con la stessa forza di Wallace nel minare la presunzione di bellezza. &#8220;Chi pu\u00f2 dire se gli schizofrenici non sono nel giusto? Essi intraprendono un viaggio coraggioso. Rifiutano le mere cose, che uno pu\u00f2 maneggiare e volgere a uso pratico; guardano dentro al significato&#8221;. Provocatorio fino all&#8217;estremo, Dick. Ma \u00e8 per fare &#8211; anche lui &#8211; un viaggio importante. Di Philip Dick riparleremo pi\u00f9 avanti ma ora siamo pronti a fare un altro salto nel tempo, cio\u00e8 al 1978.<br \/>\nSi possono riscrivere i &#8220;classici&#8221;? Come no, accade di continuo. Talora \u00e8 plagio, altre volte un creativo riciclaggio o un ampliamento. Oppure un rovesciamento di prospettiva, come nel caso dell&#8217;allora trentenne John Varley che riprende il celebre Il paese dei ciechi dove H. G. Wells aveva immaginato (tanto per cambiare!) un fosco finale dal quale si evidenziava la perfidia di chi non ha la vista. Il romanzo breve (un genere da noi poco apprezzato) di Varley s&#8217;intitola La persistenza della visione\u00a0ed \u00e8 scritto in prima persona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Umano \u00e8. 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