{"id":437,"date":"2009-11-04T17:06:18","date_gmt":"2009-11-04T17:06:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=437"},"modified":"2026-03-25T12:03:45","modified_gmt":"2026-03-25T11:03:45","slug":"vestire-per-nascondere-o-per-punire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=437","title":{"rendered":"3. Vestire per nascondere o per punire"},"content":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori<\/p>\n<p>Una ricerca condotta da due educatori analizza le informazioni che si possono ricavare dall&#8217;abbigliamento dei disabili.<br \/>\n<!--break-->&#8220;B. ha venticinque anni ed \u00e8 affetto da sindrome di Down; contribuisce a fare di lui un personaggio il suo particolare abbigliamento. I pantaloni che indossa sono fuori moda, a campana, mai oltre la caviglia e rigorosamente sorretti da un paio di bretelle con asole al posto dei ganci.<br \/>\nGli indumenti che sono diventati piccoli sono accomodati dalla madre con aggiunte e riporti laterali, spesso di altri colori e di altra stoffa. \u00c8 importante dire che i suoi genitori vestono alla stessa maniera&#8221;.<br \/>\n&#8220;M. \u00e8 una ragazza di ventotto anni; ha una grave cerebro-lesione con tetraparesi spastica a causa della quale cammina a fatica. Spesso \u00e8 vestita inadeguatamente rispetto alla stagione, soprattutto in inverno. I colori dei suoi vestiti sono spesso sgargianti e abbinati con scarso gusto. Questo modo di vestire non \u00e8 riscontrabile nel resto della famiglia&#8221;.<br \/>\n&#8220;A. ha venticinque anni ed \u00e8 affetta da sindrome di Down. Questo il suo &#8220;look&#8221; quotidiano: camicie coloratissime con colli dalle punte esagerate, gonna svasata e corta a ginocchio, pullover aderenti, calzettoni di cotone o calze di filanca bianche, rosa o azzurre. Le scarpe ortopediche di A. sono di colori vari, sempre molto intensi e spesso sono tinte in famiglia. Porta minuscoli occhiali da vista con Topolino sulle aste laterali&#8221;.<br \/>\nBrevi profili di giovani disabili, tratteggiati da due educatrici professionali del centro diurno in cui sono inseriti. Maria Grazia e Maria Rita sono partite da quella che definiscono una constatazione quotidiana: &#8220;I ragazzi con cui abbiamo lavorato e quelli con cui lavoriamo ora &#8211; affermano &#8211; sono generalmente &#8220;vestiti male&#8221;&#8221;. \u00c8 nata cos\u00ec una riflessione (sotto forma di tesi) con cui le due educatrici, andando a di l\u00e0 del dato ovvio e superficiale, analizzano le informazioni che si possono ricavare dall&#8217;abbigliamento delle persone handicappate.<br \/>\nI protagonisti della ricerca condotta da Maria Grazia e Maria Rita sono proprio loro, i &#8220;ragazzi&#8221; del centro diurno, handicappati gravi con un&#8217;et\u00e0 compresa tra i venti e i trent&#8217;anni, non autonomi quindi nemmeno nella scelta dei vestiti. Poi i familiari, soprattutto le madri che nel 90% dei casi si occupano del vestiario dei propri figli.<br \/>\nQuali dunque i tratti salienti del vestiario quotidiano? Le educatrici rilevano una vasta gamma di possibilit\u00e0 tra cui l&#8217;inadeguatezza rispetto all&#8217;et\u00e0, alla stagione e alla taglia, la qualit\u00e0 spesso scadente, la foggia fuori moda, la scarsa diversificazione rispetto al sesso che, nel caso delle ragazze, si traduce in un vero e proprio occultamento della femminilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;abbigliamento per leggere il rapporto con la famiglia<br \/>\n<\/strong>Le funzioni canoniche, assolte dall&#8217;abbigliamento, vengono indubbiamente stravolte nel caso dell&#8217;utenza presa in esame. Il coprire ad esempio si estende fino a diventare un vero e proprio nascondere. L&#8217;abbellire \u00e8 molto relativo viste le caratteristiche del vestiario medio. II richiamo sessuale coinvolge la gi\u00e0 difficile percezione della sessualit\u00e0 che rispetto alle persone handicappate tende decisamente ad essere negata. La comunicazione del proprio status sociale non pu\u00f2 che rispecchiare quella di una categoria &#8220;improduttiva&#8221;, marginale dal punto di vista economico e scarsamente integrata. L&#8217;ultima funzione poi, la comunicazione della personalit\u00e0, \u00e8 totalmente disattesa visto che, come sottolineano le autrici, &#8220;\u2026 la personalit\u00e0 dei nostri ragazzi non \u00e8 cos\u00ec completa e cosciente da permettere loro la scelta, di conseguenza chi li veste lo fa secondo propri schermi&#8221;.<br \/>\nCi troviamo insomma di fronte a una comunicazione mediata, filtrata<br \/>\nda idee e rappresentazioni della famiglia; quindi un ottimo strumento per leggere il rapporto di questi disabili con i genitori.<br \/>\nSecondo le due educatrici si possono verificare tre casi. Nel primo la scarsa cura nel vestiario del ragazzo handicappato si riscontra anche negli altri membri della famiglia: c&#8217;\u00e8 quindi una rappresentazione del modello familiare e, &#8220;\u2026nei casi presi in esame si riscontra una relazione positiva fra il ragazzo e la famiglia&#8221;.<br \/>\nSecondo caso \u00e8 invece quello in cui, pur in assenza di differenziazioni grosse nell&#8217;abbigliamento, viene rilevata una negazione dei bisogni del ragazzo. Questa si manifesta ad esempio attraverso il rifiuto di fare indossare al figlio il bavaglino, un accessorio che denota la disabilit\u00e0. Siamo di fronte, insomma, ad una negazione dell&#8217;handicap.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 infine il terzo caso, quelle famiglie che mostrano grosse differenziazioni tra l&#8217;aspetto esteriore dei membri, molto curato, e quello dell&#8217;handicappato.<br \/>\n&#8220;L&#8217;atteggiamento generalmente riscontrato nella famiglia- sottolineano Maria Grazia e Maria Rita- \u00e8 un non voler prendere in considerazione i bisogni del ragazzo perch\u00e9 &#8220;tanto \u00e8 handicappato&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Dall&#8217;iperprotettivit\u00e0 alla punizione<br \/>\n<\/strong>Concludiamo con altri due brevi accenni alle riflessioni contenute nella ricerca. Alcune abitudini riscontrate, ad esempio l&#8217;uso di abiti inadeguati all&#8217;et\u00e0 anagrafica (calzoncini corti e calzettoni, cappello con paraorecchie anche a trent&#8217;anni) o la quantit\u00e0 eccessiva di indumenti, specie in inverno, sono indici di come la madre viva spesso il figlio come eternamente bambino. Il ragazzo infatti non essendo autonomo nel vestirsi dipende totalmente dalla madre la quale, a sua volta, mette in atto atteggiamenti iperprotettivi.<br \/>\nAltro elemento emerso dall&#8217;osservazione: l&#8217;abbigliamento dei &#8220;ragazzi&#8221; tende ad essere curato nei periodi in cui sono tranquilli e dimesso quando manifestano crisi e tensioni. Quale il legame con il nucleo familiare? Secondo le autrici queste oscillazioni riflettono le tensioni vissute all&#8217;interno della famiglia: quest&#8217;ultima si trova infatti nel difficile ruolo di dover sostenere una comunicazione con i figli che, per il contatto anomalo con la realt\u00e0, si basa solo sul contenimento delle ansie, dei &#8220;fantasmi&#8221;.<br \/>\nLe educatrici avanzano dunque un&#8217;ulteriore ipotesi che, precisano, \u00e8 di natura interpretativa e personale: &#8220;L&#8217;abbigliamento &#8211; scrivono infatti &#8211; potrebbe essere un modo attraverso il quale &#8220;punire&#8221; il figlio nel momento in cui vive un malessere che per forza di cose \u00e8 subito da tutta la famiglia&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricerca condotta da due educatori analizza le informazioni che si possono ricavare dall&#8217;abbigliamento dei disabili.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3592,3591],"edizioni":[60],"autori":[2674],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3681],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/437"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=437"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/437\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6918,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/437\/revisions\/6918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=437"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=437"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=437"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=437"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=437"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=437"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=437"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=437"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=437"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}