{"id":439,"date":"2009-11-04T17:06:18","date_gmt":"2009-11-04T17:06:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=439"},"modified":"2026-03-25T12:02:03","modified_gmt":"2026-03-25T11:02:03","slug":"specchio-delle-mie-braghe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=439","title":{"rendered":"1. Specchio delle mie braghe"},"content":{"rendered":"<p>di Viviana Bussadori<\/p>\n<p><strong>L&#8217;immagine delle persone diverse<\/strong><br \/>\n<!--break-->Grunge. No, non \u00e8 verso di disappunto. \u00c8 la nuova moda. Oddio, diranno quelli che non sanno ancora com&#8217;\u00e8. (Oddio, ripetono in coro quelli che sanno gi\u00e0 com&#8217;\u00e8). Un po&#8217; stanchi dopo la grande abbuffata di &#8220;estetismo a tutti costi&#8221; degli anni &#8217;80 eccoci pronti a riciclare abiti ormai dismessi. Accozzaglie di stoffe, colori e fantasie: e le righe a farla da padrone. Le righe, appunto. Nel Medioevo indicavano uno status di diversit\u00e0, un marchio infamante.<br \/>\nE oggi? Che ne \u00e8 oggi dei marchi di diversit\u00e0? Davvero la moda ha omologato tutto e tutti? Oppure ci sta solo provando? Ma soprattutto, la moda, o meglio ancora l&#8217;attenzione all&#8217;immagine ci interessa ancora? Interessa alle persone che, per definizione in quanto &#8220;diverse&#8221;, non hanno avuto fino ad ora un accesso legittimo in questa sfera?<br \/>\nAlcuni segnali hanno attratto la nostra attenzione: sfilate di moda per donne in carrozzina, corsi di trucco per donne cieche, ausili con una cura particolare per l&#8217;aspetto estetico (oltre che per quello funzionale). Tutto, apparentemente, negli ultimi due, tre anni. Ed ecco il dubbio: che stia nascendo una attenzione tardiva (almeno rispetto all&#8217;ossessione dell&#8217;ultimo decennio) per l&#8217;immagine delle persone disabili? E se cos\u00ec fosse, che portata avrebbe?<br \/>\nCi siamo posti queste domande e, per tutta risposta, ci siamo trovati con altre domande. 0 siamo di fronte ad un problema irrisolvibile o \u00e8 la semplice prevenzione per tutto ci\u00f2 che \u00e8 troppo esteriore o per ci\u00f2 che rischia di creare nuove differenze nel momento in cui dice di annullarle. Ecco perch\u00e9 abbiamo girato i nostri dubbi ad alcuni interlocutori e ci\u00f2 che vi presentiamo di seguito sono le loro immediate risposte. Com&#8217;era prevedibile le posizioni si sono spaccate in due; &#8220;favorevoli e contrari&#8221;, tanto per non rubare la formula. Le vostre opinioni invece le attendiamo in redazione.<\/p>\n<p><strong>Giuliana Ponzio, insegnante di lettere, \u00e8 coautrice del libro &#8220;Madre e handicap&#8221;.<\/strong><br \/>\n&#8220;La persona handicappata \u00e8 sottoposta fin dalla nascita a messaggi ambigui circa il proprio essere: parla, ma non parla come gli altri, cammina, ma non cammina come gli atri. Questo determina la costruzione di un s\u00e8 sfilacciato, non saldo. Anche la certezza dell&#8217;identit\u00e0 sessuale \u00e8 negata perch\u00e9 di fatto gli handicappati vengono percepiti come privi di sesso e quando ad esempio fanno un figlio vengono considerati pi\u00f9 o meno dei fenomeni da baraccone. \u00c8 nelle femmine che la sessualit\u00e0 viene anocra di pi\u00f9 esorcizzata: la bambina deve indentificarsi con la madre, ma l&#8217;interdizione che di fatto esiste implica una negazione di questa indentificazione.<br \/>\nDedicare uno sguardo all&#8217;immagine pu\u00f2 essere importante a patto che si veda in questo un progresso, un elemento qualificante. Cosa significa l&#8217;esterioti\u00e0 per qualcu no che non accetta la propria immagine? Essere ad esempio vestiti alla moda non implica accettazioni del s\u00e8. Bisogna semmai fare il percorso inverso: accettare s\u00e8 e poi agire sulla propria immagine.<br \/>\nRitengo che ancora una volta si nasconda in questo la solita trappola dell&#8217;uguaglianza, che non fa altro che mantere l'&#8221;altro&#8221; nella disugluazianza. Se invece riusciamo a fare un valore alla diversit\u00e0 perch\u00e9 dobbiamo poi associare valori che sono fasulli per tutti? Perch\u00e9 tirare le persone handicappate dalla nostra parte? Perch\u00e9 coinvolgerli nel gioco dell&#8217;immagine.<br \/>\nLe persone handicappate hanno un occhiale di lettura della realt\u00e0 completamente diverso: per loro non c&#8217;\u00e8 omologazione, ovviet\u00e0, non ci sono valori ripetitivi e stupidi. Ecco, credo che il culto dell&#8217;immagine riporti le persone handicappate a quell&#8217;ambiguit\u00e0 che rappresenta un ostacolo alla costruzione di un s\u00e8 compatto, a quella doppiezza di messaggi cui sono sottoposti per tutta la loro vita&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cristina Lasagni \u00e8 autrice del video &#8220;Non sto parlando di nessun altra; frammenti di vita di donne handicappate&#8221;. Dirige inoltre il trimestrale d&#8217;informazione giuridica &#8220;II diritto delle donne&#8221;.<\/strong><br \/>\n&#8220;Credo sia normale che oggi il mercato si rivolga anche ai disabili. Negli ultimi anni il mondo dell&#8217;handicap \u00e8 uscito dall&#8217;ombra, ha fatto dei passi avanti. Testimone ne \u00e8 anche l&#8217;attenzione recentemente dimostrata dai mass media verso questa fascia: ad esempio voglio ricordare la puntata della trasmissione &#8220;Milano Italia&#8221; di Gad Lerner, dedicata al problema della sessualit\u00e0 dei disabili. \u00c8 il segnale che qualcosa comincia a modificarsi, anche se lentamente. Ma alla capacit\u00e0 di parola \u00e8 legata anche l&#8217;affermazione sul piano economico, che \u00e8 quella che al mercato interessa. La stessa cosa \u00e8 successa negli anni &#8217;50, quando il settore dell&#8217;abbigliamento ha deciso di produrre anche per gli adolescenti, fino ad allora ignorati perch\u00e9 privi di un&#8217;autonomia economica. Con questo non voglio dire che dietro a questa proposta del mercato non ci sia una riflessione, ma certamente non \u00e8 quella ad avviare il motore della produzione.<br \/>\nL&#8217;idea del corso di trucco per donne cieche mi piace. Credo che per ogni donna sia piacevole fare qualcosa che la faccia sentire pi\u00f9 carina. Una donna cieca non potr\u00e0 vedersi allo specchio, ma \u00e8 probabile che amici, parenti e conoscenti le riconoscano un aspetto pi\u00f9 gradevole. Quasi tutte le donne si truccano, perch\u00e9 a una donna cieca dovrebbe essere negato? E allora una donna che ci vede poco poco pu\u00f2 truccarsi o no? Insomma, dov&#8217;\u00e8 il limite? In una societ\u00e0 conformista come la nostra, dove per sentirti parte di un gruppo devi essere vestito, pettinato e truccato in un certo modo, per una persona che ha gia problemi in pi\u00f9 rispetto agli altri questo pu\u00f2 essere un modo per sentirsi un po&#8217; pi\u00f9 integrati. Lo stesso vale per gli ausili colorati. \u00c8 giusto dare una possibilit\u00e0 di scelta. Star\u00e0 poi ai singoli decidere se utilizzare una carrozzina grigio-ospedale o rosa confetto.<br \/>\nPi\u00f9 perplessa mi lascia invece l&#8217;idea di una sfilata per donne handicappate o a cui parteciperebbero anche donne handicappate. Soprattutto, mi chiedo quanto servano altre proposte, magari rivolte a chi \u00e8 su una carrozzina. A queste persone servono abiti larghi, che si possano sfilare facilmente. Forse che il mercato gi\u00e0 non li propone?&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Daniela Bas, politologa, \u00e8 specializzata in tematiche di sviluppo sociale.<\/strong><br \/>\n&#8220;Innanzitutto per me &#8220;fa moda e immagine&#8221; chi \u00e8 naturale, disinvolto, spregiudicato, ma soprattutto chi mostra originalit\u00e0: l&#8217;importante \u00e8 che qualcuno riesca ad essere diverso dagli altri. Ecco perch\u00e9 negli anni &#8217;90 tutto e tutti possono essere &#8220;moda e immagine&#8221;. Le persone con handicap, considerate da sempre i diversi, hanno a propria disposizione dei punti di originalit\u00e0 in pi\u00f9 se riescono ad aggiungere un tocco di naturalezza, disinvoltura, accettazione di s\u00e9 ed anche orgoglio per come si \u00e8. Mi sembra logico che le persone con handicap colgano questo momento favorevole e si inseriscano sempre pi\u00f9 in tutti i settori della vita dove l&#8217;immagine ha un ruolo: moda, ausili tecnici, mondo artistico&#8230; Chi diventa handicappato nel corso della propria vita si trova a doversi ricostruire un&#8217;identit\u00e0, a confrontare il s\u00e9 passato con quello presente. Si trova soprattutto con una nuova identit\u00e0 corporale, penalizzata, soprattutto finch\u00e9 \u00e8 ancora in ospedale a fare<br \/>\nriabilitazione, da quel tipico abbigliamento grigio e informe, consono, appunto, al suo nuovo status fisico. Chi riesce ad attuare una riorganizzazione interiore, a trovare una immagine positiva di s\u00e9 divenendo consapevole dei propri nuovi bisogni, pu\u00f2 allora dare agli altri una immagine positiva. Chi acquisisce un handicap vede soprattutto colpita la propria desiderabilit\u00e0. L&#8217;abbigliamento pu\u00f2 diventare allora lo strumento per manifestare ci\u00f2 che si \u00e8, \u00e8 la libert\u00e0 di sentirsi bene ed esprimere il proprio io attraverso l&#8217;io esteriore.<br \/>\nSarebbe interessante rovesciare il concetto secondo cui gli anni &#8217;80 hanno avuto una influenza anche sul mondo dei detentori di handicap che ora, con dieci anni di ritardo, hanno deciso di mettersi alla pari. Al contrario \u00e8 la societ\u00e0 che ora \u00e8 cresciuta e inizia ad apprezzare ci\u00f2 che \u00e8 diverso se questa diversit\u00e0 si distingue per la sua originalit\u00e0. Prima la forza di rigetto della massa della societ\u00e0 era troppa. Oggi le porte, anche se solo quelle di servizio, sono aperte e ci si pu\u00f2 fare conoscere e riconoscere come uguali nella diversit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cristina Pesci, medico psicologo sessuologa, fa parte del gruppo ricerca e formazione Handicap e sessualit\u00e0 dell&#8217;Aias di Bologna.<\/strong><br \/>\n&#8220;Un corso di trucco per donne cieche e il lancio di ausili colorati mi pare un modo ipocrita per abbellire qualcosa che non \u00e8 piacevole.<br \/>\nUn modo perch\u00e9 la societ\u00e0 possa mettersi il cuore in pace, perch\u00e9 si senta sollevata dal senso di colpa. Invece preferisco l&#8217;idea che a un corso di trucco per normodotate possa partecipare anche una donna cieca, che probabilmente si sentirebbe molto pi\u00f9 integrata di quanto non possa sentirsi in uno spazio &#8220;a parte&#8221;, creato apposta per lei. Aborrisco l&#8217;idea di una sfilata per donne disabili. Sarebbe come negare una parte dolorosa, alla quale, se si potesse scegliere, si rinuncerebbe volentieri.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Antonio Guidi, neuropsichiatra infantile, e attualmente responsabile dell&#8217;Osservatorio per i diritti della Cgil di Roma<\/strong><br \/>\n&#8220;Sicuramente da qualche anno a questa parte si assiste ad una maggiore attenzione relativamente all&#8217;immagine delle persone handicappate. Per\u00f2 nel frattempo assistiamo ad un rallentamento delle forme di estetica esasperata che hanno contraddistinto gli anni ottanta. Una caduta del mito del super-bello che comunque non \u00e8 attribuibile ad una maturazione culturale, ad una presa di coscienza che nel culto dell&#8217;estetismo finiamo per essere tutti spettatori di una realt\u00e0 aliena. Siamo in un periodo di normalizzazione in cui la bellezza e l&#8217;efficienza non sono negati perch\u00e9 elementi di devianza ma piuttosto perch\u00e9 troppo di lusso. \u00c8 insomma una specie di risparmio.<br \/>\nSe ci fosse stato un vero superamento dell&#8217;ideologia non saremmo in una societ\u00e0 frammentata in cui ognuno pensa di essere parte di una minoranza. Abbiamo infatti messo da parte i miti del bello, dei blocchi contrapposti, dell&#8217;abbuffata reaganiana ma non ci troviamo in una societ\u00e0 pi\u00f9 unita; oggi prevale una visione pessimistica e l&#8217;incremento del 400% nell&#8217;uso degli psicofarmaci \u00e8 uno dei tanti segnali. In questa specie di cappa che opprime i valori si infiltrano per\u00f2 delle novit\u00e0 come ad esempio il coniugare efficienza ed estetica negli ausili. Avere una carrozzina migliore sotto entrambi i profili motiva sicuramente a sfruttarla at meglio.<br \/>\nPoi c&#8217;\u00e8 un altro fatto molto importante: la sessualit\u00e0, l&#8217;affettivit\u00e0 delle persone handicappate, che una volta erano un diritto, oggi sono diventate un fatto fisiologico, naturale. Ecco la maturazione: la voglia di vestirsi e truccarsi come gli altri (di mettersi la Lacoste anzich\u00e9 la tutina) \u00e8 un diritto e il segno di un salto di qualit\u00e0.<br \/>\nCredo infine che per le case produttrici di pronto moda il settore handicap rappresenti un ambito di possibile sviluppo. L&#8217;importante \u00e8 che la produzione di abiti su misura, con particolari accorgimenti per adattarsi ad esigenze diverse, non si trasformi in strumentalizzazione. Spero insomma che questi vestiti non costino cinque volte di pi\u00f9.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine delle persone diverse<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3586,3608,3591],"edizioni":[60],"autori":[2674],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3681],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/439"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=439"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/439\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6916,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/439\/revisions\/6916"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=439"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=439"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=439"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=439"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=439"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=439"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=439"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=439"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=439"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}