{"id":440,"date":"2009-11-04T17:06:18","date_gmt":"2009-11-04T17:06:18","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=440"},"modified":"2026-04-01T10:16:12","modified_gmt":"2026-04-01T08:16:12","slug":"parliamo-chiaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=440","title":{"rendered":"4. Parliamo chiaro"},"content":{"rendered":"<p>di Angela Verzelli<\/p>\n<p>&#8220;Due parole&#8221; \u00e8 una rivista, una delle tante ma non come tutte le altre. Ha per sottotitolo una scrittura che incuriosisce: &#8220;mensile di facile lettura&#8221;, e tutto, dalla scelta dei titoli alla grafica, desta una sensazione di scorrevolezza e di facilit\u00e0 che raramente si incontra nell&#8217;editoria a cui siamo abituati.<br \/>\n<!--break-->Le notizie di attualit\u00e0 che vi compaiono sembrano sminuzzate e poi ricomposte con il linguaggio semplice della quotidianit\u00e0 per arrivare direttamente al loro obiettivo: i lettori. Per capire da quale ipotesi scientifica \u00e8 nato un progetto di questo genere, ormai al suo quarto anno di pubblicazione e coordinato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze del linguaggio dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma, abbiamo rivolto alcune domande al direttore scientifico del mensile, il professor Tullio De Mauro. &#8220;L&#8217;ipotesi da cui siamo partiti &#8211; spiega De Mauro &#8211; \u00e8 quella che occorre proporre un messaggio formulato in modo che vada incontro alle esigenze dell&#8217;interlocutore, e questo \u00e8 un discorso valido in generale. Pi\u00f9 in particolare possiamo riformulare una notizia scavando nel contenuto e nelle nostre capacit\u00e0 espressive per trovare appunto quelle formulazioni, anche molto specifiche, che si adeguano al nostro interlocutore. Questo non \u00e8 un compito facile perch\u00e9 bisogna sommare la capacit\u00e0 di penetrazione approfondita di un argomento, con la capacit\u00e0 di renderlo cormprensibile a chi vi si accosta per la prima volta. Difficilmente i giornalisti si pongono in quest&#8217;ottica e spesso rimangono al di fuori degli argomenti di cui si occupano risultando prigionieri del linguaggio tecnico. Occorrerebbe essere specialisti pi\u00f9 giornalisti, per usare un concetto di Gramsci&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Chiariamo dunque a quale tipo di interlocutore sono rivolti i vostri articoli.<\/strong><br \/>\nInnanzitutto si tratta di un pubblico di disabili mentali, ma anche &#8220;marginali&#8221; di ogni tipo come bambini, anziani, lavoratori e lavoratrici stranieri;<br \/>\nnoi tentiamo di dare loro le notizie del mese cercando di fare in modo che quando il numero esce non sia gi\u00e0 invecchiato rispetto agli argomenti del momento. Non abbiamo alcuna preclusione sulle notizie da affrontare, per cui spaziamo dalla politica alla letteratura, alle notizie di vita quotidiana. Grazie a questo esperimento, che \u00e8 s\u00ec scientifico ma \u00e8 anche legato a fattori umani come la solidariet\u00e0 verso questi gruppi di persone, stiamo poi cercando di mettere a punto un manuale di regole per la scrittura di facile lettura che dovrebbe essere pubblicato entro l&#8217;anno.<\/p>\n<p><strong>Allarghiamo ora un problema oltre la sfera del pubblico specifico del vostro mensile. Dietro la scarsa fruizione degli italiani di tutto ci\u00f2 che fa parte dell&#8217;editoria, libri, quotidiani, riviste, c&#8217;\u00e8 principalmente un problema di bassa cultura o di disinteresse o altro ancora?<br \/>\n<\/strong>Indubbiamente i fattori negativi si sommano, cos\u00ec come quelli positivi, quando ci sono! Si tratta dunque sia di un problema di linguaggio troppo specialistico di cui i giornali fanno largo uso, sia di scarsa cultura media. Non \u00e8 un mistero che in Italia abbiamo ancora oltre il 60% della popolazione che o non ha nessun titolo scolastico o \u00e8 in possesso della sola licenza elementare: paradossalmente solo il 40% degli italiani \u00e8 in regola con le norme costituzionali che prevedono l&#8217;obbligo per tutti i cittadini del titolo di studio di licenza media. Questo \u00e8 il primo dato che possiamo cos\u00ec semplificare: solo quattro persone su dieci hanno abbastanza &#8220;scuola&#8221; per prendere in mano un giornale; ancora pi\u00f9 ristretta \u00e8 la fascia di coloro che hanno un titolo superiore, circa il 15%; dunque quando si parla di mercato librario italiano si deve tener presente un bacino di 6 o 7 milioni di persone e questa \u00e8 la &#8220;bacinella&#8221; in cui deve navigare l&#8217;editoria italiana.<br \/>\nOltre a questo si deve rilevare, e ormai molti autorevoli studi in proposito lo confermano, che la gran parte delle pubblicazioni sono fatte non per chi deve leggerle ma per gli altri che scrivono! \u00c8 una specie di linguaggio per addetti ai lavori per cui si stabilisce un codice comprensibile solo all&#8217;interno: forme espressive ammiccanti che funzionano da un giornale all&#8217;altro, da un critico letterario ad un altro critico letterario e non dal critico ai lettori. Questo porta ad un eccesso tale per cui anche persone di elevata cultura possono trovarsi in difficolt\u00e0 a leggere la terza pagina di un giornale o anche gli articoli di fondo. Si crea cos\u00ec un circolo vizioso: i lettori sono pochi o non ci sono, questo induce all&#8217;uso di un linguaggio sempre pi\u00f9 interno &#8220;a chi scrive&#8221;, il che scoraggia ulteriormente il possibile lettore!<\/p>\n<p><strong>In questo panorama cos\u00ec poco ottimistico la struttura televisiva costituisce un rimedio, con l&#8217;uso del media visivo, o allontana ulteriormente li pubblico dalla fruizione della cultura scritta?<\/strong><br \/>\nCon i chiari di luna attuali le televisioni, sia pubbliche che private, possono costituire un fatto indubbiamente positivo di fronte a dati come quello che vede un lettore di quotidiani ogni dieci abitanti, che \u00e8 una media da paese depresso dell&#8217;Asia: le televisioni svolgono un ruolo di supplenza per la circolazione delle informazioni. Questo lo dico comunque con una certa amarezza perch\u00e9 sarebbe meglio che le maggiori citt\u00e0 italiane avessero centri di lettura, sale di consultazione e che tutto questo fosse divulgato perch\u00e9 oggi, molta gente, non ha nemmeno idea che possano esserci posti dove andare a leggere un quotidiano o un libro.<\/p>\n<p><strong>In conclusione, il grande colpevole di questo vuoto culturale generale \u00e8 il sistema scolastico italiano?<\/strong><br \/>\nII sistema scolastico \u00e8 quello che abbiamo fatto noi; chiunque di noi si rende conto del deficit culturale che abbiamo rispetto ad altri paesi, ha in qualche modo, la sua parte di colpa perch\u00e9, pur sapendo e vedendo il problema, non riesce a fare niente; poi ci sono quelli che non lo vedono o che, vedendolo, non vogliono modificare niente. \u00c8 un dato di fatto che in moltissime famiglie italiane si spendono, complessivamente, miliardi per comprare magliettine, zainetti, scarpine, mutande ai ragazzini ma l&#8217;idea di comprare un libro o di far trovare libri in casa coinvolge, secondo l&#8217;Istat, solo il 12% delle famiglie italiane. In questa situazione non c&#8217;\u00e8 poi da stupirsi se le cose non vanno nella direzione prima indicata, cio\u00e8 l&#8217;ampliamento delle sale di lettura, concerti, ecc. In realt\u00e0 questa sembra essere l&#8217;ultima delle preoccupazioni anche della classe politica, per cui il personale della scuola \u00e8 male utilizzato, non ci sono risorse sufficienti per affrontare i problemi del disagio scolastico e cos\u00ec via. L&#8217;evento emblematico di questa situazione \u00e8 la riforma della scuola secondaria che \u00e8 in Parlamento dal 1969, sono pi\u00f9 di vent&#8217;anni, e non \u00e8 mai stata varata: in questi giorni ho ricevuto un avviso dal ministero per partecipare ad una Commissione che si dovr\u00e0 occupare, nuovamente, di esaminare i progetti di riforma. Dopo vent&#8217;anni siamo ancora alla costituzione di una Commissione di studio, quando nello stesso arco di tempo in Germania, Francia ci sono state almeno due o tre generali riorganizzazioni dei contenuti dei programmi.<br \/>\nDirei che questo spiega molte cose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Due parole&#8221; \u00e8 una rivista, una delle tante ma non come tutte le altre. 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