{"id":444,"date":"2009-11-04T17:06:20","date_gmt":"2009-11-04T17:06:20","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=444"},"modified":"2026-04-01T11:01:32","modified_gmt":"2026-04-01T09:01:32","slug":"quando-l-affetto-non-basta-pi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=444","title":{"rendered":"5. Quando l&#8217;affetto non basta pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>di Daniela Lenzi, psicologa consulente sessuologa, e\u00a0 di Cristina Pesci, medico psicologo sessuologa<\/p>\n<p>L&#8217;informazione e la raccolta di materiale bibliografico, la costituzione di gruppi di formazione in collaborazione con L&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, l&#8217;apertura verso l&#8217;esterno. Questi, in sintesi, i passaggi che hanno contraddistinto il lavoro del gruppo su handicap e sessualit\u00e0 del Centro Documentazione Handicap dell&#8217;AIAS di Bologna.<!--break--><\/p>\n<p>Otto anni di lavoro che hanno visto alternarsi atteggiamenti di rifiuto e negazione e, all&#8217;opposto, un interesse a volte carico di aspettative irreali.<br \/>\nDal 1983 ad oggi sono cambiate molte cose nei confronti del tema della sessualit\u00e0 riferita alla disabilit\u00e0: i primi tempi era soprattutto la curiosit\u00e0 e una certa aria di scandalo che accompagnava pubblicazioni o meeting che proponevano l&#8217;argomento e molto spesso la contestazione riguardava l&#8217;opportunit\u00e0 o meno di sollevare un dibattito pubblico su un argomento cos\u00ec poco esplicito.<br \/>\nIn questi ultimi anni ci siamo ritrovati, invece, con un numero sempre maggiore di richieste di consulenze e formazione, di cui dobbiamo ancora ricercare appieno il significato. In fondo ci stiamo chiedendo se esiste qualche ragione ancora poco nota che fa si che della sessualit\u00e0 degli handicappati nessuno pi\u00f9 sembra disposto ad ammettere segreti&#8230;<br \/>\nSappiamo di dire queste cose con una certa ironia ma un pericolo che vediamo, nascosto in alcune di queste richieste, \u00e8 quello di cadere in quell&#8217;ordine di idee che trasformerebbe una dimensione fortemente soggettiva e personale, qual&#8217;\u00e8 quella della sessualit\u00e0, in una schematizzazione preordinata di manifestazioni e attese proprio a causa della presenza di un deficit o di una menomazione. Come se questi aspetti che in fondo costituiscono la disabilit\u00e0 e quindi una diversit\u00e0, potessero operare una cancellazione della persona e rivestire di s\u00e9 ogni lato dell&#8217;individuo, compresa la propria dimensione sessuale ed emotiva.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 parlare allora di sessualit\u00e0? Sessualit\u00e0 diversa? Sessualit\u00e0 speciale? Alla domanda su quali bisogni nasconde la necessit\u00e0 di affrontare il tema della sessualit\u00e0 e dell&#8217;handicap, potremmo rispondere estremizzando con due opposte tendenze: il desiderio di comprendere meglio il complesso delle sfaccettature che questo tema include, dando ascolto alle proprie ed altrui implicazioni emotive; il desiderio di prendere le distanze da un tema troppo coinvolgente e complicato da affrontare e quindi la necessit\u00e0 di rafforzare strumenti di conoscenza teorica per padroneggiare il tutto.<br \/>\nQuesta seconda tendenza pi\u00f9 facilmente porta a soluzioni e decisioni generali e generiche buone per tutti o per molti, che dividono il problema catalogando i significati, le emozioni, le manifestazioni sessuali e affettive per tipo di deficit (fisico, mentale, sensoriale), per epoca di insorgenza (congenito, acquisito, prima o dopo lo sviluppo sessuale), per et\u00e0 e cos\u00ec via, individuando poi soluzioni standard che catalogano con precisione le reazioni emotive, affettive, erotiche, di ogni individuo disabile.<br \/>\nOccuparci di questo tema ha quindi assunto per il nostro gruppo di lavoro un significato paradossale che ci ha permesso di ricollocare la sessualit\u00e0 all&#8217;interno di un ordine pi\u00f9 ampio che riguarda l&#8217;identit\u00e0 della persona disabile.<br \/>\nIn questo senso, approfondire gli aspetti della sessualit\u00e0 connessi alla disabilit\u00e0 ha lo scopo di riconoscere, senza dimenticare o negare questo tema, la globalit\u00e0 della persona disabile in cui gli aspetti cognitivi, mentali, emotivi, corporei ecc&#8230; sono correlati strettamente tra di loro, costituendo un&#8217;unit\u00e0 che non ha senso frantumare.<br \/>\nL&#8217;elaborazione e lo sviluppo di queste riflessioni \u00e8 avvenuto attraverso un percorso costruito tramite una serie di iniziative: una di queste riguarda la istituzione di gruppi di formazione in buona parte costituiti da persone disabili e che per questo motivo ha permesso di evidenziare le modalit\u00e0 con cui la disabilit\u00e0 influisce sulla propria immagine e suoi vissuti che la diversit\u00e0 proietta sulla corporeit\u00e0.<br \/>\nIn una fase successiva si sono costituiti gruppi di formazione rivolti a educatori. Questi hanno messo in evidenza quanto la propria rappresentazione della sessualit\u00e0 e i propri sentimenti e pensieri su questo argomento interferiscono costantemente e spesso inconsapevolmente nella relazione con la persona handicappata, distorcendo la reale problematica sentita dalla persona.<br \/>\nEntriamo ora un po&#8217; pi\u00f9 dettagliatamente in questi aspetti.<br \/>\nL&#8217;immagine pi\u00f9 ricorrente, partendo dal dato corporeo, riportata dalle persone disabili \u00e8 stata quella di un corpo rotto, ferito, che non corrisponde, ma piuttosto si oppone, ai desideri sia in senso strettamente collegato con la motricit\u00e0, sia anche per quegli aspetti che rendono il corpo il principale e il primo mediatore della relazione con l&#8217;Altro.<br \/>\nCome conseguenza di questo, grande interesse ma anche grande ambivalenza ha suscitato nel primo gruppo la discussione sul piacere e il disagio proveniente dalla propria corporeit\u00e0.<br \/>\nPossiamo dire che, in particolare, due aspetti della sessualit\u00e0 legati alla disabilit\u00e0 meritano un approfondimento: la dimensione soggettiva e la genitalit\u00e0.<br \/>\nDi questa dimensione soggettiva, personale di ciascuno, non solo nel senso di privata, intima, ma nel significato di appartenente a quel soggetto e quindi non direttamente collegata a una relazione, si \u00e8 pi\u00f9 difficilmente disposti a riconoscerne il valore parlando di handicap.<br \/>\nRiguardo alla genitalit\u00e0 riferita a persone disabili molto spesso si tende ad esorcizzare questo aspetto esaltando le manifestazioni non genitali: il linguaggio del corpo, le manifestazione affettuose, l&#8217;amicizia&#8230; Gli aspetti platonici di una relazione.<br \/>\nProprio in contrapposizione con questa visione, quasi a smentirla, \u00e8 importante riconoscere quelle situazioni in cui il corpo \u00e8 precocemente investito di significati erotici da parte, ad esempio, di un bambino handicappato, costantemente sottoposto a manipolazioni, attenzioni e cure dovute alla presenza di handicap.<\/p>\n<p><strong>La formazione<br \/>\n<\/strong>Gli obiettivi pi\u00f9 importanti che ci proponiamo durante i corsi partono dalla possibilit\u00e0 di rendere esplicito ai partecipanti, con una serie di tecniche &#8220;attive&#8221;, quanto il proprio giudizio sulla sessualit\u00e0, sulle sue regole, sulla sua rappresentazione sociale e individuale, abbia un&#8217;influenza determinante quando ci si rende disponibili ad accogliere richieste di aiuto su questo tema.<br \/>\nIn poche parole, le proprie convinzioni saranno necessariamente messe in discussione se ci si dovr\u00e0 occupare, anche in maniera indiretta, di educazione sessuale, di contraccezione, di masturbazione, di rapporti sessuali.<br \/>\nA questo possiamo collegare l&#8217;immagine che generalmente abbiamo della sessualit\u00e0 di una persona handicappata: un&#8217;immagine di poca credibilit\u00e0, di scarsa o nulla soddisfazione, di rifiuto e di dolorose circostanze. Un&#8217;immagine comunque di grande separazione tra la &#8220;diversit\u00e0&#8221; e la &#8220;normalit\u00e0&#8221; che sappiamo invece avere confini molto meno definiti. L&#8217;affiancare una persona disabile significa anche accettare il senso di impotenza che a volte deriva dall&#8217;accorgersi che nessuna cura potr\u00e0 completamente cancellarla e che tutto questo vale anche parlando di sessualit\u00e0, di affetti, di desideri.<br \/>\nInsomma, la sessualit\u00e0 non pu\u00f2 rappresentare uno strumento di normalizzazione o di riscatto per nessuno ma non per questo pu\u00f2 essere negata o frantumata in significati estranei alla propria esperienza e ai propri sentimenti.<\/p>\n<p>Sintesi della relazione presentata al convegno &#8220;Handicap e sessualit\u00e0&#8221; &#8211; Progetto Helios Cee, Salonicco 27\/28 settembre 1991<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;informazione e la raccolta di materiale bibliografico, la costituzione di gruppi di formazione in collaborazione con L&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, l&#8217;apertura verso l&#8217;esterno. 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