{"id":4456,"date":"2025-09-11T11:10:10","date_gmt":"2025-09-11T09:10:10","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4456"},"modified":"2025-09-29T12:54:17","modified_gmt":"2025-09-29T10:54:17","slug":"2-ponti-o-custodimediare-larte-nei-luoghi-della-forma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4456","title":{"rendered":"2. Ponti o custodi? Mediare l\u2019arte nei luoghi della forma"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Se \u00e8 vero che la cultura esiste come scambio sociale, essa palesa fin dal principio quel che c\u2019\u00e8 in mezzo: il mondo tra noi e gli altri. Dentro c\u2019\u00e8 tutto quello che ci fa paura: convenzioni, pregiudizi, rifiuti ma anche deviazioni, imprevedibilit\u00e0, inconscio, perdita di controllo, affettivit\u00e0 e sessualit\u00e0. C\u2019\u00e8 anche tutto quello che ci aspettiamo e che regolamenta i nostri rapporti senza che ce ne accorgiamo. Sull\u2019indicibilit\u00e0 di queste esperienze di confine l\u2019arte trova il suo spazio vitale e ce le ricomunica in maniera nuova, nella dialettica dell\u2019immaginario, andando a sovvertire le regole del riconoscimento, improvvisando, agendo sull\u2019abbandono e sull\u2019inibizione di presenze in movimento che si trovano a sfiorarsi e a scrutarsi a vicenda nello stesso luogo e nello stesso tempo.<br \/>\nIn questo contesto prevalentemente istintivo s\u2019inserisce la poetica della forma, sia in termini di estetica, e quindi in accordo e in dialogo con l\u2019opera d\u2019arte stessa, sia in termini di etichetta, ritualit\u00e0 e regole di comportamento. Dell\u2019insieme formale fanno parte, ad esempio, il buio delle platee e delle sale cinematografiche, le file, il silenzio, gli applausi, il divieto di toccare le opere, le aspettative di un pubblico omologato che gi\u00e0 si conosce al suo interno, tutti elementi che ancora connotano teatri e musei, cinema e biblioteche per esigenze pi\u00f9 pratiche che morali, come la qualit\u00e0 della fruizione e la visibilit\u00e0, che tuttavia condizionano inevitabilmente le modalit\u00e0 della nostra partecipazione. Se questo insieme di regole scritte e non scritte ha a che fare con qualche aspetto della zivilisation di Splenger e ci appare un po\u2019 rigido, ci apre tuttavia al contempo a un altro aspetto della kultur che ci porta alle radici del fare artistico: la sacralit\u00e0. Lo sanno bene in particolare i teatri e i musei. Nel teatro questo aspetto \u00e8 molto forte e si esplicita durante la visione in termini di catarsi, ponendo su un piano paritario attore-spettatore. Nei musei, invece, la religiosit\u00e0 dell\u2019atto accompagna il visitatore nell\u2019intero percorso espositivo, dall\u2019entrata all\u2019uscita, cos\u00ec che ancora oggi molti spazi mantengono al loro interno un custode e un personale di sala che ci indicano il cammino da percorrere nei meandri delle esposizioni. Luoghi da attraversare dunque e luoghi da conoscere, dove la perdita d\u2019orientamento \u00e8 sempre in agguato, ma che tuttavia, con le sue regole, garantisce all\u2019opera la fruibilit\u00e0 che merita e assicura un tempo debito alla visione, secondo lo schema di un vero proprio percorso a stazioni pi\u00f9 o meno duttile.<br \/>\nLa flessibilit\u00e0 di queste strutture dagli anni Sessanta-Settanta in poi \u00e8 sicuramente cambiata: il teatro ha cominciato a toccare il corpo dello spettatore e il museo a renderlo addirittura parte integrante delle sue opere in un\u2019ottica sempre pi\u00f9 partecipe e performativa. L\u2019arte ha cos\u00ec iniziato a ragionare all\u2019interno del suo microcosmo e a dialogare con i suoi elementi costitutivi. Bench\u00e9 lo spettatore fosse al centro, nella nuova ricerca l\u2019artista ha spesso desiderato ragionare di pi\u00f9 sulla forma che sul contenuto, accrescendo in tal modo la distanza tra chi non aveva familiarit\u00e0 con un certo tipo di linguaggio e un pubblico pi\u00f9 avvezzo a determinati tipi di esperienza. Fratture di campo che si inserivano e si inseriscono negli ambienti per inclinazione, preparazione, classe sociale, appartenenza a comunit\u00e0 che in quei codici interpretativi trovavano i riferimenti e le conferme della propria identit\u00e0 umana, civile e politica.<br \/>\nCi\u00f2 che non \u00e8 mai cambiato, invece, \u00e8 paradossalmente il ruolo dell\u2019artigianato che, se da un lato permette ancora di riconoscere forma e contenuto come inseparabili, e quindi raggiungibili, dall\u2019altro esplicita l\u2019orizzonte di scambio. Una scenografia, un quadro, un\u2019installazione che potenzialmente possono essere toccati con mano rendono infatti evidente ai nostri occhi il lavoro che c\u2019\u00e8 dietro la creazione, che finisce cos\u00ec per palesare il suo \u201cinterno d\u2019artista\u201d, la presenza della persona e della vita di cui ci ha lasciato traccia. Lasciare un segno della propria presenza \u00e8 per tutti fondamentale e ci\u00f2 vale anche per lo spettatore, il quale persegue la stessa affermazione identitaria dell\u2019artista e di cui non esita a usare le rivelazioni per dialogare con le proprie ossessioni, accrescersi e riscoprirsi fino ad affezionarsi, non a caso, a certe opere piuttosto che ad altre. Favorire questo tipo di familiarit\u00e0 fino a farne forma di conoscenza e scoperta \u00e8 oggi l\u2019aspetto su cui si concentra di pi\u00f9 la mediazione dell\u2019operatore culturale e, di conseguenza, l\u2019orizzonte di riflessione sulla cultura accessibile. L\u2019opera d\u2019arte abita in un luogo che la rende visibile ma che non la isola da sguardi indiscreti, anzi, sar\u00e0 proprio verso e su quegli sguardi che essa lavorer\u00e0, non solo in direzione del coinvolgimento ma anche quale ponte per proseguire dentro e fuori dal museo e dai teatri la sua eco di cambiamento, non esitando a uscire da s\u00e9 per andare a intercettare il suo pubblico e creare spaesamenti e divergenze in se stessa e nella societ\u00e0 tutta. Non pi\u00f9 mettere in mostra ma aprire relazioni, relazioni che crescono e si sviluppano nel tempo, per una cultura, per dirla con Francis Bacon,\u201cgeorgica dell\u2019anima\u201d, in perenne rigenerazione e trasformazione di pari passo con chi la incontra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se \u00e8 vero che la cultura esiste come scambio sociale, essa palesa fin dal principio quel che c\u2019\u00e8 in mezzo: il mondo tra noi e gli altri. 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