{"id":4476,"date":"2025-09-16T10:51:48","date_gmt":"2025-09-16T08:51:48","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4476"},"modified":"2025-09-29T12:53:46","modified_gmt":"2025-09-29T10:53:46","slug":"che-nomi-hanno-le-stelle-il-calamaio-torna-a-crevalcore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4476","title":{"rendered":"Che nomi hanno le  stelle? Il Calamaio  torna a Crevalcore"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">Di Emanuela Canale e Mario Fulgaro<\/p>\n<p class=\"p2\">\u00c8 ormai tradizione che il gruppo Calamaio realizzi alcuni percorsi a Crevalcore, all\u2019interno del progetto Seneca Caf\u00e9, destinato agli anziani malati di Alzheimer e alle loro famiglie. Prima gli incontri con alcune classi della scuola primaria, poi la visita al centro diurno per incontrare \u201ci nonni\u201d.<br \/>\nMa cosa c\u2019entrano le stelle? Ce lo spiegano Emanuela, che sta svolgendo il Servizio Civile presso il Centro Documentazione Handicap, e Mario, storico animatore del Progetto Calamaio.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Emanuela<\/strong><br \/>\n\u00c8 un sabato pomeriggio come tanti a Crevalcore. La bellezza del borgo \u00e8 coperta dalle impalcature che il terremoto ha costretto a tirare su; in una panda blu quattro strani[eri] individui cercano il centro per anziani, ma nessuno sa dove sia. Le persone che fermiamo per chiedere informazioni, incuriosite, vogliono sapere cosa cerchiamo, vogliono chiacchierare, scrutare, mai dirci \u201cper dove dobbiamo andare\u201d. Eppure, dopo tanto cercare, troviamo la nostra meta a un passo dall\u2019entrata principale del paese.<br \/>\nIl filo conduttore di questa serie di incontri \u00e8 rappresentato dal libro Le parole scappate di Arianna Papini; protagonisti del libro una nonna e un nipote, accomunati dal singolare approccio alla realt\u00e0 in quanto affetti, rispettivamente, dal morbo di Alzheimer e da dislessia.<br \/>\nAlle classi, che avevano letto il libro con le loro maestre, sono state proposte delle attivit\u00e0 che ne richiamano i contenuti, facendo leva sulla capacit\u00e0 di ricordo e di comunicazione che si rifanno alle esperienze della nonna e del nipote della storia narrata nel libro.<br \/>\nCos\u00ec, annusare un odore a occhi chiusi \u00e8 stata un\u2019occasione per richiamare alla memoria sensazioni e ricordi della propria vita, e poi raccontare ci\u00f2 che ci caratterizza, ci\u00f2 che ci piace, per mezzo del disegno. Le diverse forme della diversit\u00e0 hanno dunque invaso le classi della terza primaria di Crevalcore, regalando ai bambini ore di completa originalit\u00e0: si sono riconosciuti tra di loro senza che il nome di nessuno venisse direttamente pronunciato nel gioco della carta d\u2019identit\u00e0, portati a guardarsi alla luce di ci\u00f2 che gli piace e spronati a conoscersi per quello che li identifica, pi\u00f9 di un semplice nome o di un\u2019informazione vuota e frettolosamente individuata. Si sono sottoposti all\u2019invasione del ricordo non evocato consapevolmente, ma suscitato improvvisamente da un odore che, invadendo i sensi, \u00e8 capace di concedere alla memoria gli infiniti spazi dell\u2019incoscienza. Hanno poi disegnato, non raccontato n\u00e9 scritto, la loro stagione preferita, ci\u00f2 che gli fa pi\u00f9 paura, la loro famiglia. Tutto questo \u00e8 stato loro proposto da Mario, animatore in carrozzina, che incontro dopo incontro i bambini hanno imparato a conoscere e ad amare, nel travolgente avvento di una diversit\u00e0 che scuote, colora, anima la normale quotidianit\u00e0 che a un bambino non sta ancora stretta, ma pu\u00f2 ancora apparire come uno degli infiniti modi di muoversi nel mondo.<br \/>\nAl Centro diurno Seneca sono venuti in tanti, incuriositi dall\u2019incontro con quelli che chiamano \u201ci nonni\u201d.<br \/>\nAlcuni di essi in effetti sono proprio i loro nonni, altri degli estranei, anziani che in alcuni casi hanno il morbo d\u2019Alzheimer, proprio come la nonna del libro, probabilmente prima mai incontrati, sicuramente mai cercati. Quel giorno invece c\u2019era finalmente la possibilit\u00e0 di vederla la nonna del libro, di provare a stare con lei e di capirla, come gli altri personaggi della storia, nipote dislessico a parte, non erano in grado di fare. Nel grande cerchio che si \u00e8 formato nella stanzetta in cui di solito \u201ci nonni\u201d stanno tra di loro, ad ascoltare distratti vecchie musiche che fuoriescono da uno stereo (quanto sarebbe pi\u00f9 appropriato un giradischi), c\u2019erano tutti: i bambini e gli anziani.<br \/>\nIl ricordo \u00e8 stato l\u2019insolito protagonista del pomeriggio: dopo avere raccontato da dove arrivavano e perch\u00e9 eravamo l\u00ec, cosa avevano fatto con noi del Calamaio, uno alla volta i bambini hanno chiesto ai nonni di raccontarci i loro ricordi d\u2019infanzia, scoprendo che l\u2019intramontabile campana accomuna tempi vecchi e nuovi. Non \u00e8 mancata neanche la possibilit\u00e0 di scoprire che l\u2019Alzheimer arriva a non permettere di condividere ricordi; la risposta alla domanda sui giochi d\u2019infanzia pu\u00f2 essere uguale a quella che una delle nonne fornisce a qualsiasi domanda, c\u2019\u00e8 solo una melodia: lala, lala, lala\u2026 ripetuta incessantemente e spiegata da chi le \u00e8 pi\u00f9 vicina cos\u00ec: \u201cla nonna \u00e8 come quella del libro, ha perso tutte le parole\u201d.<br \/>\nL\u2019incontro di generazioni che hanno pi\u00f9 tempo dietro di s\u00e9 che non davanti, a cui guardano con nostalgia,<br \/>\ne di quelle che si apprestano al futuro con frenetica euforia, noncuranti del passato, vede nascere sguardi di curiosit\u00e0 tra l\u2019uno e l\u2019altro, l\u2019incrocio di saggezza e inconsapevolezza, di lontananza estrema eppure di simbiosi nell\u2019accomunante incedere del tempo e della vita. Per due ore tutto questo si \u00e8 incontrato, facendo giocare insieme queste dimensioni che, inserite in squadre miste, hanno condiviso conoscenze che nessuno dei due pu\u00f2 possedere al posto dell\u2019altro, tutte nate dai diversi tempi vissuti.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Mario<\/strong><br \/>\nLa tipologia dei problemi fisici raccontati nel libro della Papini, l\u2019Alzheimer e la dislessia, stanno, in un certo qual modo, in stretto rapporto con la mia forma di sclerosi multipla. Infatti, anch\u2019io a volte e in modo pi\u00f9 lieve mi sento come la nonna, quando non ricordo pi\u00f9 i nomi delle persone che ho conosciuto un attimo prima, o come il nipote, quando non riesco a leggere lapagina di un libro. \u201cLe parole scappano\u201d anche a me e si vanno a nascondere in nicchie profonde della memoria, tanto che mi ci vuole tempo e fatica per ritrovarle e svelarle con sicumera al mio interlocutore. Tutto questo mi tranquillizzava in un certo qual modo o mi rendeva meno insicuro. Pensavo, infatti, che ogni mia possibile gaffe trovasse un pi\u00f9 forte alibi nelle patologie prese come tema principale del nostro incontro. Testa alta e petto in fuori, lasciavo che un qualche mio collega inforcasse la mia carrozzina, per sospingerla in avanti verso l\u2019aula di nostra destinazione. Il mio largo sorriso era il principale veicolo attraverso cui cercare di smorzare ogni imbarazzo, in me come in chi mi stava di fronte, e di l\u00ec tentare di imbastire un dialogo quanto pi\u00f9 distensivo possibile. Ad aiutarmi in questo proposito c\u2019erano i miei colleghi e le diverse attivit\u00e0-giochi da fare tutti assieme.<br \/>\nI tre incontri con le scolaresche di Crevalcore trovavano la loro punta dell\u2019iceberg nella visita conclusiva al Centro diurno, dove ci saremmo incontrati tutti: animatori, alunni e anziani. Il gioco stile Sarabanda ha visto simpaticamente bimbi e anziani pi\u00f9 pronti di me nel dare le risposte esatte e sapevo di non avere possibilit\u00e0 di rivincita. L\u2019ansia e la perplessit\u00e0 che ne sono derivate sono state scalzate in un lampo da una battutina di una mamma che, con fare sardonico, mi ha guardato per sussurrarmi nell\u2019orecchio che neanche lei era tanto brava in quel gioco. In quel preciso istante giungeva la risposta da parte di un\u2019anziana donna circa l\u2019autore della canzone Una rotonda sul mare. Questa, per\u00f2, la conoscevo anch\u2019io, che avevo 43 anni, e per un attimo mi sono sentito padrone del mondo, come se fossi a casa mia. L\u2019entusiasmo mi aveva fortemente attanagliato, tanto da lanciare una sciocca \u201cprovocazione\u201d nel gioco successivo, dove, lanciando un dado dalle facce colorate, a ogni colore sorteggiato bisognava abbinare qualcosa con quelle caratteristiche cromatiche. Cos\u00ec all\u2019azzurro \u00e8 stato facile collegare il colore tipico del cielo nelle giornate limpide estive e io, non pago di questo, ho ulteriormente collegato il cielo alle stelle di cui chiedevo alla platea alcuni nomi. Luca mi ha guardato con lecito scoramento, allargando leggermente le braccia in segno di resa; d\u2019altro canto da parte mia c\u2019era un malizioso sorriso a voler rinunciare alla sfida. In quel preciso momento un intrepido bambino aveva l\u2019ardire risoluto di rispondere:\u201cSirio!\u201d, il che dava coraggio a tutti per dare le pi\u00f9 disparate e, al contempo, precise risposte fino alla famigerata costellazione di Andromeda. In pugliese si direbbe \u201cChi fa lo scherzo rimane scherzato\u201d: questo ero io in quel preciso frangente. Anche due anziane donne sorridevano compiaciute e, in quel momento, ho capito che ognuno si era appropriato di un nome di stella per illuminare la neonata costellazione di Seneca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Emanuela Canale e Mario Fulgaro \u00c8 ormai tradizione che il gruppo Calamaio realizzi alcuni percorsi a Crevalcore, all\u2019interno del progetto Seneca Caf\u00e9, destinato agli anziani malati di Alzheimer e alle loro famiglie. Prima gli incontri con alcune classi della scuola primaria, poi la visita al centro diurno per incontrare \u201ci nonni\u201d. 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