{"id":448,"date":"2009-11-04T17:06:21","date_gmt":"2009-11-04T17:06:21","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=448"},"modified":"2026-04-01T10:27:11","modified_gmt":"2026-04-01T08:27:11","slug":"dai-diritti-ai-percorsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=448","title":{"rendered":"14. Dai diritti ai percorsi"},"content":{"rendered":"<p>di Cristina Pesci, \u00a0Medico psicologo sessuologa, Gruppo ricerca e formazione &#8220;Handicap esessualit\u00e0&#8221;, Centro documentazione handicap Aias Bologna<\/p>\n<p>Diversi approcci e diverse intenzioni si ritrovano tra le righe delle tante pubblicazioni che riguardano il tema della sessualit\u00e0 di persone handicappate. Spesso l&#8217;impressione che comunque prevale \u00e8 di una grande problematicit\u00e0, vissuta con toni e coinvolgimenti differenti se riferita a persone handicappate che vivono sulla propria pelle l&#8217;esclusione, la solitudine e i tanti &#8220;perch\u00e9&#8221;, oppure se vissuta nella veste di operatore o ancora in quella di genitore.<br \/>\n<!--break-->E la problematicit\u00e0 che comprensibilmente accompagna il tema della sessualit\u00e0 legata alla disabilit\u00e0 a volte sembra far dimenticare le risorse esistenti: sessualit\u00e0 e handicap sembrano argomenti da trattare a parte, con strumenti specifici, con regole ad hoc.<br \/>\nMa forse \u00e8 proprio questo il nocciolo: parlando di sessualit\u00e0 diventa difficile parlare di altri senza parlare, tra le righe, anche di se stessi.<br \/>\nUmberto Galimberti in un articolo apparso qualche tempo fa sul Corriere della Sera sottolinea come ci\u00f2 che \u00e8 ai margini \u00e8 o-sceno, fuori dalla scena, poco inquadrabile se non proprio perch\u00e9 la sua marginalit\u00e0 lo porta ad essere parte di una categoria simbolo di trasgressione&#8230; una doppia vulnerabilit\u00e0 si affaccia su un tema doppiamente trasgressivo perch\u00e9 avvicina e mette incomunicazione il mondo della diversit\u00e0, che la disabilit\u00e0 rappresenta, e il mondo della sessualit\u00e0.<br \/>\nSe riconosciamo, nonostante la diversit\u00e0 e\/o il deficit, anche una appartenenza comune di desideri, di esperienze, di timori o incertezze, se riusciamo a &#8220;metterci nei panni dell&#8217;altro&#8221;, identificandoci quindi nel suo modo di essere, di percepire e cosi via, scatta spesso un conflitto di responsabilit\u00e0, nel senso di non sapere in quale misura farsi carico del problema dell&#8217;altro.<br \/>\nA volte pu\u00f2 diventare importante, sia per un operatore che per una persona handicappata, non cedere alla tentazione &#8220;magica&#8221; di attribuire alla sessualit\u00e0 la capacita di superare le problematiche e i limiti che un deficit comporta in una persona disabile (&#8220;con il sesso cancello il deficit&#8221;) oppure non negare la sessualit\u00e0 (in tutti suoi aspetti, anche genitali) come dimensione di una identit\u00e0 che caratterizza ciascuna persona, superando quel conflitto che inconsciamente rende inconciliabili due realt\u00e0: quella che ci induce ad avere della sessualit\u00e0 una rappresentazione che implica espansione, piacere, comunicazione, evoluzione, e cos\u00ec via, contrapposta a quella che ci induce ad attribuire al deficit, all&#8217;handicap il significato di finitezza, di malattia, di dolore, di incomprensione, di diversit\u00e0, di ferita, di limite.<\/p>\n<p><strong>Un percorso di comprensione<br \/>\n<\/strong>L&#8217;evoluzione che in questi anni ha visto crescere l&#8217;interesse e il dibattito sul tema della sessualit\u00e0, rappresenta in un certo senso anche l&#8217;evoluzione del gruppo di lavoro che nel Centro documentazione handicap dell&#8217;Aias si occupa di questo argomento.<br \/>\nUn punto cruciale ci sembra comunque quello di superare, comprendendolo, un atteggiamento rivendicativo, di protesta e affermazione di diritti su un tema cos\u00ec coinvolgente e profondo.<br \/>\nLa storia del nostro gruppo di lavoro pu\u00f2 essere schematizzata in tre passaggi successivi:<br \/>\n&#8211; il primo di informazione e raccolta di materiale bibliografico (inizialmente scarso) unito alla raccolta di esperienze e testimonianze soprattutto di persone disabili, di genitori o di persone che direttamente o indirettamente erano coinvolti sui temi della sessualit\u00e0 collegata alla disabilit\u00e0;<br \/>\n&#8211; il secondo di costituzione di gruppi di formazione in collaborazione con l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna (Dipartimento di Psicologia, Centro di sessuologia) in cui erano presenti persone disabili;<br \/>\n&#8211; il terzo caratterizzato da una apertura all&#8217;esterno dell&#8217;esperienza, strutturando le proposte in stage di formazione e in un lavoro di consulenza guidati dall&#8217;equipe del Centro documentazione handicap e rivolti ad operatori etecnici del settore.<br \/>\nNove anni del nostro lavoro hanno visto modificare il dibattito attorno al tema della sessualit\u00e0 riferita alla disabilit\u00e0. I primi tempi era soprattutto la curiosit\u00e0 e una certa aria di scandalo che accompagnava pubblicazioni o meeting che proponevano l&#8217;argomento e molto spesso la contestazione riguardava l&#8217;opportunit\u00e0 o meno di sollevare un dibattito pubblico su un argomento cos\u00ec sotterraneo. In questi ultimi anni si \u00e8 assistito ad un aumento di interesse attorno a tema che si \u00e8 incanalato in una crescente richiesta di consulenza o di formazione. Di fronte a ci\u00f2 la domanda che ci poniamo \u00e8 se esiste qualche ragione ancora poco nota che fa s\u00ec che della sessualit\u00e0 degli handicappati nessuno pi\u00f9 sembra disposto ad ammettere segreti. Perch\u00e9 parlare allora di sessualit\u00e0? Sessualit\u00e0 diversa? Sessualit\u00e0 speciale? Alla domanda di quali bisogni nasconda la necessita di affrontare il tema della sessualit\u00e0 e dell&#8217;handicap potremmo rispondere estremizzando con due opposte tendenze.<br \/>\n&#8211; il desiderio di comprendere meglio il complesso delle sfaccettature che questo tema include, dando ascolto alle proprie ed altrui implicazioni emotive;<br \/>\n&#8211; il desiderio di prendere le distanze da un tema troppo coinvolgente e complicato da affrontare e quindi la necessita di rafforzare strumenti di conoscenza teorica per padroneggiare il tutto.<br \/>\nQuesta seconda tendenza pi\u00f9 facilmente porta a soluzioni e decisioni generali e generiche buone per tutti o per molti, che dividono il problema catalogando i significati, le emozioni, le manifestazioni sessuali e affettive per tipo dideficit (fisico, mentale, sensoriale), per epoca di insorgenza (congenito, acquisito, prima o dopo l&#8217;adolescenza), per et\u00e0 e cos\u00ec via, individuando poi soluzioni standard che catalogano con precisione le reazioni emotive, affettive, erotiche, di ogni individuo disabile.<br \/>\nOccuparci di questo tema ha quindi assunto per il nostro gruppo di lavoro un significato paradossale che ci ha permesso di ricollocare la sessualit\u00e0 all&#8217;interno di un ordine pi\u00f9 ampio che riguarda l&#8217;identit\u00e0 della persona disabile.<br \/>\nL&#8217;elaborazione e lo sviluppo di queste riflessioni \u00e8 avvenuto attraverso un\u00a0 percorso costruito tramite una serie di iniziative: la prima ha riguardato la costituzione di gruppi di formazione formati da persone disabili e che hapermesso di mettere in luce come la disabilit\u00e0 influisca sulla propria immagine e sui comportamenti affettivi e sessuali.<br \/>\nIn una fase successiva si sono costituiti gruppi di formazione rivolti a educatori. Questi hanno messo in evidenza quanto la propria rappresentazion edella sessualit\u00e0 e i propri vissuti interferiscano costantemente e spesso inconsapevolmente nella relazione con la persona handicappata.<\/p>\n<p><strong>Soggettivit\u00e0 e genitalit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Come frutto della nostra esperienza possiamo dire che in particolare due aspetti della sessualit\u00e0 legati alla disabilit\u00e0 meritano un approfondimento:da un lato la dimensione soggettiva e dall&#8217;altro la genialit\u00e0. La dimensione soggettiva, personale della sessualit\u00e0 che esiste nella persona in quanto tale, al di l\u00e0 e nonostante l&#8217;handicap, non \u00e8 mai riconosciuta. Riguardo alla genitalit\u00e0 si tende ad esorcizzarla esaltando le manifestazioni non genitali: il linguaggio del corpo, le manifestazioni affettuose, l&#8217;amicizia&#8230; gli aspetti platonici di una relazione.<br \/>\nLe ultime considerazioni le riserviamo al nostro lavoro di formazione che tutt&#8217;ora prosegue nei confronti del personale che si occupa di persone handicappate: educatori, insegnanti, terapisti della riabilitazione, operatori di centri di formazione e cooperative. Gli obiettivi pi\u00f9 importanti che ci proponiamo durante questi corsi partono dalla possibilit\u00e0 di rendere esplicita ai partecipanti, con una serie di tecniche &#8220;attive&#8221;, quanto il proprio giudizio sulla sessualit\u00e0, sulle sue regole, sulla sua rappresentazione sociale e individuale, abbia una influenza determinante quando ci si rende disponibili ad accogliere richieste di aiuto su questo tema.<br \/>\nIn poche parole le proprie convinzioni devono necessariamente essere messe indiscussione se ci si deve occupare, anche in maniera indiretta, di contraccezione, di educazione sessuale, di masturbazione, di rapporti sessuali.<br \/>\nA questo possiamo collegare l&#8217;immagine che generalmente abbiamo della sessualit\u00e0 di una persona handicappata: un&#8217;immagine di poca credibilit\u00e0, discarsa o nulla soddisfazione, di rifiuto e dolorose circostanze. Un&#8217;immagine comunque di grande separazione tra la &#8220;diversit\u00e0&#8221; e la&#8221;normalit\u00e0&#8221; che sappiamo invece avere confini molto meno definiti.<br \/>\nL&#8217;ultima importante considerazione diventa quella secondo la quale affiancare una persona con disabilit\u00e0 significa accettare anche il senso di impotenza che a volte deriva dall&#8217;accorgersi che nessuna cura potr\u00e0 completamente cancellarlae che tutto questo vale anche parlando di sessualit\u00e0, di affetti, di desideri.<br \/>\nInsomma la sessualit\u00e0 non pu\u00f2 rappresentare uno strumento di normalizzazione o di riscatto per nessuno, ma non per questo pu\u00f2 essere negata o frantumata in significati estranei alla propria esperienza e a propri sentimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diversi approcci e diverse intenzioni si ritrovano tra le righe delle tante pubblicazioni che riguardano il tema della sessualit\u00e0 di persone handicappate. 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