{"id":4501,"date":"2025-09-16T12:33:09","date_gmt":"2025-09-16T10:33:09","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4501"},"modified":"2025-09-29T12:47:23","modified_gmt":"2025-09-29T10:47:23","slug":"fare-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4501","title":{"rendered":"2. Fare cinema"},"content":{"rendered":"<p>La nostra ricerca muove dal \u201cfare\u201d. Ci \u00e8 sembrato interessante e logicamente appropriato iniziare dalla produzione di un\u2019opera cinematografica piuttosto che da una valutazione (in senso lato) delle opere stesse e dei modi in cui queste possono entrare in dialogo o in conflitto con chi ne fruisce e con il contesto politico e culturale nel quale nascono, con il quale si rapportano in modo dialettico e che possono, in qualche modo, trasformare.<br \/>\nLa realizzazione di opere filmiche verr\u00e0 raccontata da persone direttamente coinvolte nella catena produttiva necessaria perch\u00e9 un\u2019idea possa farsi immagine in movimento. Pur rinunciando a creare confini artificiosi tra un argomento e l\u2019altro, abbiamo cercato di evidenziare, attraverso ogni singolo contributo, alcuni temi specifici. A volte l\u2019intento iniziale non \u00e8 stato pienamente rispettato: la forma dialogica dell\u2019intervista, da questo punto di vista, si \u00e8 rivelata un formidabile strumento per allargare gli orizzonti tematici di partenza, ricalibrare la propria ricerca, trovare conferma e smentite in corso d\u2019opera. Ci\u00f2 nonostante, ogni contributo mantiene dei tratti forti conformi all\u2019idea iniziale per cui erano stati individuati determinati professionisti per approfondire specifici argomenti e questioni gi\u00e0 intuibili e rinvenibili nei loro film. Per cercare, quindi, conferma o smentita ad alcune impressioni maturate dalla visione delle loro opere.<br \/>\nIl contributo di Fran\u00e7oise Hefti della fondazione svizzera Diamante ci permette di mettere in evidenza un raro esempio in cui la produzione filmica da parte di persone con disabilit\u00e0 non viene intesa come attivit\u00e0 ancillare e occasionale, ma assume i tratti di una vera pratica professionale che facilita l\u2019acquisizione di competenze tecniche che possono essere impiegate anche al di fuori dell\u2019ambito cinematografico e pu\u00f2 creare conoscenza, accettazione dell\u2019altro e un \u201cluogo\u201d in cui le caratteristiche personali di ognuno si confrontano\/scontrano con le esigenze e le peculiarit\u00e0\u00a0 di un lavoro collettivo.<br \/>\nPer ragioni simili abbiamo voluto approfondire con il regista Sergio Ponzio alcuni aspetti, a nostro avviso determinanti, del rapporto di collaborazione che da anni lega il Cineclub Detour di Roma e la Cooperativa Cotrad: anche in questo caso, infatti, i tre lavori di docu-fiction sin qui realizzati\u00a0 raccontano progetti in cui sono persone che vivono un disagio (fisico, psichico, sociale) a svolgere attivit\u00e0 volte a valorizzare e restituire una dimensione pienamente pubblica\u00a0 ad\u00a0 un patrimonio orale e architettonico-artistico destinato ad un oblio colpevole. Si crea quasi una corrispondenza, e un cortocircuito insieme, tra persone che hanno difficolt\u00e0 a vedersi riconosciuta una presenza sociale piena e i luoghi che visitano e vivono, anch\u2019essi in parte \u201cai margini\u201d. Costruzione di identit\u00e0, riaffermazione di un senso di appartenenza ad un tessuto sociale, lavoro politico e culturale profondo, raccontati da opere molto interessanti, che sono l\u2019esito di un processo di creazione collettiva, del quale il regista, peraltro, non omette difficolt\u00e0 e limiti.<\/p>\n<p><b>2.1 Fondazione Diamante, un\u2019impresa che fa integrazione<br \/>\n<\/b>di Fran\u00e7oise Hefti<\/p>\n<p>La Fondazione Diamante ha sede a Lugano. \u00c8 una fondazione privata che dal 1978 gestisce diverse strutture decentralizzate nel Canton Ticino (Svizzera) e beneficia di un finanziamento pubblico. Si inserisce in una dimensione di integrazione con proposte lavorative e abitative a favore delle persone disabili. Attualmente oltre quattrocento persone lavorano e vivono nelle sue strutture, dove svolgono varie attivit\u00e0 secondo le loro capacit\u00e0. Nei dodici laboratori le attivit\u00e0 sono differenziate; passano da livelli unicamente occupazionali, con compiti semplici e con importanti sostegni terapeutici, ad attivit\u00e0 estremamente qualificate. Le attivit\u00e0 della Fondazione Diamante sono suddivise principalmente in 4 settori: alimentare, conto terzi, artigianale, servizi.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Attraverso questo lavoro gli ospiti possono sperimentare cosa significano l&#8217;impegno e la conseguente gratificazione di creare con le proprie mani qualcosa di utile, di bello, di importante. Questo tipo di approccio al lavoro stimola un interesse reale per il proprio operato, rende capaci di agire sia sul piano collettivo che individuale, di comprendere l&#8217;importanza della partecipazione alla realizzazione di obiettivi comuni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Sperimentare l&#8217;autonomia<br \/>\n<\/b>La Fondazione Diamante non \u00e8 un guscio protettivo che racchiude al suo interno e custodisce le problematiche e le difficolt\u00e0 della persona con deficit. \u00c8 un collegamento con il resto della societ\u00e0 ed \u00e8 un tramite attraverso il quale, sia dall&#8217;interno che dall&#8217;esterno, fluiscono le idee e gli scambi. \u00c8 anche un frammento di una rete comune di servizi pi\u00f9 ampia che copre su tutto il territorio del Canton Ticino il fabbisogno integrativo di coloro che vivono una disabilit\u00e0. Il traguardo pi\u00f9 importante da raggiungere \u00e8 l&#8217;inserimento della persona disabile nel mondo del lavoro e nella societ\u00e0 stessa, sviluppando sensibilizzazione e accettazione nei confronti del diverso. Per questo la Fondazione ha fin dall&#8217;inizio proposto non istituzioni, ma piccoli gruppi lavorativi e abitativi decentrati sul territorio cantonale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La vicinanza alla realt\u00e0 sociale di ogni ospite evita lo sradicamento e favorisce l&#8217;identit\u00e0 e il riconoscimento. La Fondazione, pur sostenendo un ruolo importante di coordinamento, favorisce il nascere di soluzioni diversificate entro le quali interagiscono le esigenze degli ospiti, l&#8217;iniziativa degli operatori e la sensibilit\u00e0 del contesto nel quale si collocano. \u00c8 proprio la pluralit\u00e0 delle risposte, sono le diverse sfaccettature di questa realt\u00e0 che hanno portato a scegliere il nome &#8220;Diamante&#8221;.<\/p>\n<p><b>Appartenere pienamente alla societ\u00e0<br \/>\n<\/b>Il disagio sociale non dovr\u00e0 pi\u00f9 essere una realt\u00e0 differenziata, un mondo separato; potr\u00e0 essere reinterpretato attraverso strutture aperte e polivalenti: il mondo potr\u00e0 entrare e non solo limitarsi ad accettare. Chi \u00e8 diverso ha un grande bisogno, al di l\u00e0 degli educatori, di esseri umani che partecipino alla sua vita con tutta la disponibilit\u00e0 e la comprensione.<\/p>\n<p><b>L&#8217;individuo considerato per le sue potenzialit\u00e0 e non per i suoi limiti<br \/>\n<\/b>L&#8217;intento terapeutico viene cos\u00ec ampliato: ognuno pu\u00f2 trovare uno sbocco individuale per le proprie capacit\u00e0, grandi o piccole esse siano, considerate per la prima volta come parte importantissima del patrimonio creativo individuale e proprio per questo preziose e insostituibili.<br \/>\nL&#8217;impresa sociale vuole anche essere un elemento nuovo tra Stato e mercato, volto a rinnovare i meccanismi dello Stato sociale. Un elemento con al centro un progetto lavorativo significativo, che possa ottenere un reale riconoscimento pubblico e produrre dunque integrazione sociale e professionale.<\/p>\n<p><b>I laboratori della Fondazione Diamante<br \/>\n<\/b>Avere degli scopi, raggiungere degli obiettivi attraverso il proprio lavoro rende ogni individuo pi\u00f9 forte e responsabile.Il laboratorio rappresenta un incentivo a fare, a imparare, a vivere, in parte, del proprio lavoro. L\u2019attivit\u00e0 si \u00e8 sempre di pi\u00f9 trasformata in partecipazione attiva ai progetti di gruppo, nei quali ogni singolo individuo assume un\u2019importanza fondamentale per il successo dell\u2019impresa sociale della quale \u00e8 parte integrante.Le molteplici attivit\u00e0 che si svolgono nei laboratori consentono ad ognuno di sviluppare le potenzialit\u00e0 esistenti, di applicare le proprie competenze e di acquisirne altre, nuove e stimolanti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Qui la diversit\u00e0 diventa creazione, autonomia\u2026 si trasforma indiversificazione: premessa fondamentale perch\u00e9 ognuno possariconoscere e apprezzare le proprie capacit\u00e0 e possa sperimentarel\u2019orgoglio e il piacere di realizzare un oggetto, di fornire un servizio, di collaborare con aziende esterne e di produrre beni necessari alla societ\u00e0. Di sentirsi, infine, importante per se stesso e per gli altri.<\/p>\n<p><b>Il Laboratorio Servizi LASER e l\u2019Atelier Cinema<br \/>\n<\/b>Il laboratorio LASER (Laboratorio Servizi) di Lugano \u00e8 stato aperto nel 1987. Si \u00e8 specializzato in attivit\u00e0 di servizi con supporti informatici, staccandosi per la prima volta dalle tradizionali attivit\u00e0 di artigianato. Attualmente offre una formazione e un lavoro a trentacinque persone disabili attraverso quattro settori distinti: grafico-tipografico, commerciale, multimediale, manuale.<br \/>\nNel 2003 siamo venuti a conoscenza del Festival International des Pom\u2019s d\u2019Or, un festival video per istituzioni sociali, che dal 1998 si svolge annualmente in Belgio. Questa manifestazione mira a riunire numerose persone disabili attorno al tema del film amatoriale.<br \/>\nLa proposta ci \u00e8 sembrata da subito molto interessante come momento di \u00abcompensazione\u00bb all\u2019attivit\u00e0 produttiva del nostro laboratorio che \u2013come detto in precedenza\u2013 si occupa in gran parte di diversi servizi legati ai mezzi informatici. Per alcuni utenti abbiamo intravisto anche la possibilit\u00e0 di ampliare le competenze formative in ambito informatico attraverso l\u2019utilizzo di programmi applicativi per il montaggio dei filmati.<br \/>\nAmiamo definire la nostra struttura una piccola \u00abimpresa sociale\u00bb, dove oltre ai \u00abbeni economici\u00bb vengono prodotti anche, e direi sopratutto, dei \u00abbeni relazionali\u00bb. I beni relazionali primari sono quelli che si giocano all\u2019interno della struttura e l\u2019Atelier Cinema si \u00e8 rivelata sin dal principio un\u2019ottima opportunit\u00e0 di amalgamare i collaboratori dei quattro settori in un progetto corale. L\u2019atelier viene, inoltre, considerato un luogo dove \u00absmussare alcune caratteristiche personali (suscettibilit\u00e0, polemicit\u00e0, testardaggine, ecc.), al fine di non compromettere il lavoro\u00a0collettivo\u00bb. Questo mettersi in gioco apertamente favorisce l\u2019espressione individuale ed \u00e8 proprio questa apertura espressiva che permette al gruppo di diventare una \u00abfucina\u00a0di idee\u00bb e ai singoli partecipanti di far emergere le proprie competenze e risorse.<br \/>\nLa creazione di un prodotto culturale collettivo favorisce l\u2019impegno e la motivazione delle persone che vi partecipano, che riflettono, discutono, ricercano e creano anche al di fuori dalle ore dedicate all\u2019Atelier Cinema.<br \/>\nIl primo video O\u00f9 est l\u2019amour, un film d\u2019essai di circa due minuti, lo abbiamo realizzato senza avere alcuna esperienza in materia. L\u2019idea di realizzare un filmato \u00e8 subito piaciuta a tutti, educatori e utenti, ma nessuno in realt\u00e0 sapeva da che parte iniziare.<br \/>\nIn un primo incontro abbiamo informato le persone interessate al progetto che per la realizzazione del nostro primo video avevamo bisogno di alcuni volontari disposti a condividere un loro \u00abtalento nascosto\u00bb e a farsi filmare. Non avevamo in mente nessuna storia particolare, nessun messaggio da far passare, se non quello che tutti noi abbiamo delle capacit\u00e0 e delle passioni che non sempre esprimiamo nel nostro quotidiano. Siamo rimasti stupiti dal gran numero di persone che hanno subito aderito alla proposta e si sono preparate individualmente per la giornata che avevamo designato per le riprese. La giornata \u00e8 stata una piacevole sorpresa.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>I partecipanti avevano la massima libert\u00e0, potevano vestirsi e truccarsi come volevano, portare la loro musica e proporre qualsiasi talento. Tutti si sono preparati con seriet\u00e0 e hanno condiviso delle doti, di cui perlopi\u00f9 ignoravamo l\u2019esistenza: alcuni si sono espressi attraverso il ballo, altri cantando o recitando delle loro poesie, altri ancora recitando una parte o esibendosi in uno skate park. Sul volto di tutti vi era comunque il piacere di condividere il loro pezzo e di scoprire il talento dell\u2019altro.<br \/>\nIn fase di montaggio abbiamo potuto esprimere con le immagini e le didascalie il messaggio che era nato spontaneamente da quell\u2019esperienza, un invito ad avere il coraggio di esprimersi, di vivere le proprie emozioni, di essere autentici.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il video ha ricevuto diversi riconoscimenti e questo ci ha incoraggiato a continuare. Con ogni video ci siamo posti una nuova sfida: dal film d\u2019essai di due minuti, ai clip di quattro minuti, fino a Contact, il nostro primo cortometraggio di sette minuti. In Casting la sfida \u00e8 stata anche quella di lavorare con un gruppo allargato composto da collaboratori (disabili e normodotati) di diverse istituzioni ticinesi.<br \/>\nNel corso degli anni abbiamo ampliato le nostre conoscenze sulla realizzazione dei video e oggi attribuiamo una grande importanza alla fase preliminare di ideazione della storia, di sviluppo della sceneggiatura, di distribuzione dei ruoli, di preparazione all\u2019interpretazione e recitazione.<br \/>\nNell&#8217;Atelier Cinema le persone disabili sono i protagonisti principali della realizzazione del video e contribuiscono in gruppo a: scegliere il soggetto; scrivere la sceneggiatura; preparare lo story-board; definire le location; scegliere gli attori; scegliere i costumi; ricercare il materiale; effettuare le riprese; realizzare il montaggio; divulgare il video; partecipare alle presentazioni ufficiali.<br \/>\nI partecipanti affermano\u00a0: \u00abL\u2019individualit\u00e0 rimane uno dei nostri maggiori punti di forza. Il gruppo \u00e8 formato da individui con pensieri e idee proprie che, per\u00f2, vengono messe a disposizione di tutti per essere elaborate\u00bb.<br \/>\nSolitamente il tema e la storia emergono dai primi incontri, spesso le idee sono tante e ci vuole del tempo per operare una scelta condivisa dalla maggioranza. Si tratta quindi di un lavoro di gruppo, dove l\u2019unica indicazione \u00e8 la categoria del filmato che desideriamo realizzare. Per noi quello che conta \u00e8 che i partecipanti possano determinare quali argomenti vogliono trattare nel video.<br \/>\nCome scelta formale privilegiamo la fiction, in quanto permette ai partecipanti di esprimere maggiormente la loro creativit\u00e0. Liberando la loro immaginazione trasformano in immagini anche metaforiche il messaggio che desiderano trasmettere, evadendo con pi\u00f9 facilit\u00e0 i confini della loro condizione quotidiana.<br \/>\nIl progetto del 2010-2011 \u00e8 stato un\u2019eccezione, in quanto abbiamo suggerito un tema specifico da elaborare, la discriminazione. Ci \u00e8 parso, infatti, interessante proporre al gruppo la realizzazione di un video di sensibilizzazione su questo argomento, un progetto che vediamo particolarmente destinato ai giovani e che speriamo di poter presentare nelle scuole, rendendolo, quindi, un mezzo di comunicazione tra le persone disabili e la popolazione.<br \/>\nI disabili vivono infatti sulla propria pelle dei pregiudizi rispetto alle proprie capacit\u00e0 e qualit\u00e0 individuali, alla loro origine socio-culturale o alla loro caratteristica esteriore: ci sembrava, quindi, interessante valutare come sarebbe stato sviluppato l\u2019argomento da parte loro.<br \/>\nPartendo dunque dal loro vissuto personale, i partecipanti hanno avuto modo di riflettere approfonditamente sul tema della discriminazione in generale, esprimendo i loro punti di vista, i loro sentimenti, le loro emozioni e difficolt\u00e0, avendo cos\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di elaborare nel gruppo le loro esperienze.<br \/>\nPer questo video abbiamo richiesto ed ottenuto un piccolo finanziamento dal Servizio per la lotta al razzismo di Berna che ha apprezzato l\u2019iniziativa.<br \/>\nIl finanziamento, peraltro, ci permetter\u00e0 di rendere i partecipanti sempre pi\u00f9 autonomi nella realizzazione di un video proponendo anche momenti di approfondimento formativo su temi quali la regia, la stesura della sceneggiatura, la fotografia di scena, le tecniche di ripresa, postproduzione e audio, montaggio\u2026 \u00c8 infatti nostra intenzione cogliere l\u2019occasione per organizzare degli incontri con professionisti nei vari campi di realizzazione per ampliare la nostra formazione tecnica.<br \/>\nDai primi incontri finalizzati all\u2019ideazione della sceneggiatura \u00e8 emerso che oltre ad affrontare le discriminazioni scelte per la presentazione del progetto (omofobia, discriminazione della donna, discriminazione religiosa), i partecipanti hanno sentito forte la necessit\u00e0 di parlare della discriminazione delle persone disabili, in particolare di coloro che soffrono di un disagio psichico, ma anche della discriminazione tra disabili, dove vi \u00e8 una \u00abrivalit\u00e0\u00bb tra persone con deficit fisici e disabili psichici (meno visibili e pi\u00f9 stigmatizzati).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La disabilit\u00e0 e la sofferenza che ne deriva, solitamente non trattata da parte nostra come tema esplicito, viene affrontata nell\u2019Atelier Cinema allorquando i partecipanti ne sentano spontaneamente la necessit\u00e0. Ad esempio, il progetto sulla discriminazione non prevedeva una scena riguardante la discriminazione delle persone disabili e tra le persone disabili, ma vista l\u2019esigenza espressa \u00e8 stata aggiunta alla sceneggiatura. Come del resto il clip Given up era stato elaborato partendo dalla sofferenza vissuta da uno dei partecipanti a seguito dell\u2019incidente che gli ha segnato la vita.<br \/>\nLa partecipazione all\u2019Atelier Cinema \u00e8 volontaria, ma si richiede comunque l\u2019impegno di portare avanti il progetto annuale fino alla sua conclusione.<br \/>\nChiunque pu\u00f2 partecipare all\u2019atelier dando il proprio contributo a seconda delle proprie capacit\u00e0 e dei propri interessi. Diamo infatti anche la possibilit\u00e0 a chi \u00e8 interessato prettamente agli aspetti tecnici (ripresa, montaggio, ecc.) di entrare nel progetto solo nelle fasi prescelte, ma solo poche persone finora hanno rinunciato a partecipare al progetto in tutte le sue fasi. Un compito che al momento viene poco richiesto dai partecipanti \u00e8 quello delle riprese. Negli ultimi anni \u00e8 stato per lo pi\u00f9 eseguito dagli animatori, ma speriamo di suscitare un maggior interesse attraverso i complementi formativi che abbiamo previsto.<br \/>\nI ruoli vengono attribuiti secondo i desideri delle singole persone e le caratteristiche del personaggio da interpretare. Il fatto di interpretare un ruolo viene considerato dagli attori come \u00abun\u2019opportunit\u00e0 per acquisire maggior sicurezza in s\u00e9 stessi e scoprire delle nuove capacit\u00e0 (ad esempio quelle mimiche)\u00bb.<br \/>\nL\u2019adesione ai diversi festival destinati alle istituzioni sociali \u2013 come il Festival des Pom\u2019s d\u2019Or e il Festival del Cinema Nuovo \u2013 e dal 2009 anche a quelli aperti a tutta la popolazione, ci ha permesso di dare visibilit\u00e0 e a volte di ottenere quel riconoscimento che gratifica, restituisce dignit\u00e0 e cittadinanza. Nel 2009 e nel 2010 abbiamo, infatti, partecipato con Given up e\u00a0 Contact al concorso SpazioTicino del Filmfestival Centovalli di Intragna,\u00a0ottenendo in entrambe le occasioni una menzione speciale della giuria.<br \/>\nIl fatto di partecipare a un festival non esclusivamente pensato per le istituzioni sociali e di ottenere un riconoscimento \u00e8 stato molto gratificante e valorizzante, perch\u00e9 non si limitava a un circuito prettamente sociale e ci ha dimostrato che possiamo competere con prodotti amatoriali realizzati da persone normodotate.<br \/>\nL\u2019esperienza dell\u2019Atelier Cinema \u00e8 stata per noi tanto significativa che abbiamo voluto \u00abdiffonderla\u00bb, facendola conoscere ad altre strutture sociali. Nel corso degli anni abbiamo, pertanto, organizzato alcune serate di presentazione e partecipato ad alcune interviste alla radio e alla televisione svizzera italiana.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nel corso del 2010 vi \u00e8 stata una svolta significativa: alcuni partecipanti hanno infatti richiesto di poter realizzare un prodotto audiovisivo con maggior autonomia. Volevano poter produrre un cortometraggio interamente realizzato da loro. \u00c8 nata cos\u00ec \u00a0<i>C\u2019est la vie<\/i>, un\u2019animazione della durata di un minuto e ventidue secondi che ha ottenuto in Belgio il premio come miglior realizzazione della categoria. Questo riconoscimento \u00e8 stato naturalmente molto apprezzato dai partecipanti che si sono sentiti valorizzati e ricompensati del loro grande impegno.<br \/>\nIl nostro intervento come animatori \u00e8 stato minimo e mirato soprattutto all\u2019organizzazione e alla rifinitura del materiale. Per noi la soddisfazione \u00e8 stata quella di constatare che il percorso intrapreso dal 2003 ha dato i suoi frutti: i partecipanti all\u2019Atelier Cinema hanno infatti dimostrato per la prima volta di aver acquisito una buona parte delle competenze necessarie per ideare e realizzare un prodotto audiovisivo, seppur breve.<\/p>\n<p><b>Video realizzati:<br \/>\n<\/b>O\u00f9 est l\u2019amour, 2003<br \/>\nWater, Earth, Air &amp; Fire, 2005<br \/>\nRenzo est ses portraits, 2006<br \/>\nCasting, 2007<br \/>\nGiven up, 2008<br \/>\nContact, 2009<br \/>\nC\u2019est la vie, 2010<\/p>\n<p><b>2.2 Il film come prodotto culturale collettivo e per la collettivit\u00e0<br \/>\n<\/b>Intervista a Sergio Ponzio<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata l\u2019idea di impegnare la cooperativa Cotrad e le persone che vi lavorano (disabili e normodotate) in attivit\u00e0 cinematografiche? E\u2019 un\u2019idea nata dagli stessi disabili? Come si \u00e8 instaurato questo rapporto e quale \u00e8, quale \u00e8 stato il ruolo del Cinecub Detour?<br \/>\n<\/strong>La collaborazione \u00e8 partita dall\u2019iniziativa di alcuni tra i pi\u00f9 motivati tra gli operatori Cotrad. Cercavano una sala di proiezione per un cineforum di utenti disabili che fosse facilmente raggiungibile dalla loro sede, che non avesse barriere architettoniche e che fosse un luogo aperto alla progettualit\u00e0 e alla socialit\u00e0, e non una sala cinematografica commerciale in senso stretto. Hanno trovato noi, che da anni avevamo la nostra sede a meno di cento metri da loro, e nonostante questo non sapevamo niente gli uni degli altri. Questo ci ha fatto venire in mente che uno degli obiettivi della nostra collaborazione dovesse riguardare il tentativo di ricostruire un tessuto connettivo di socialit\u00e0 nel nostro rione. Inizialmente il nostro ruolo consisteva nel curare la programmazione e gestire le proiezioni pomeridiane del cineforum, coadiuvati e consigliati dagli stessi operatori <i>Cotrad<\/i>. Naturalmente con il passare del tempo si \u00e8 creato un rapporto di fiducia e a volte anche di amicizia con i ragazzi che partecipavano al cineforum. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>So che i film realizzati con Cotrad sono frutto di un laboratorio audiovisivo: potreste descrivermi in breve come si \u00e8 svolto? Sono piuttosto numerose le esperienze che prevedono la partecipazione di persone con disabilit\u00e0 alla realizzazione di un film, a livello di recitazione (le pi\u00f9 numerose), di sceneggiatura, etc. Durante la realizzazione dei vostri film in collaborazione con Cotrad Onlus le scelte sono nate dal confronto con gli attori e le persone riprese? Questi erano coinvolti anche nella definizione delle strategie e degli elementi artistici? In che modo si \u00e8 realizzato questo confronto? E in che senso e in che proporzioni le loro \u201cdiverse abilit\u00e0\u201d hanno aggiunto qualit\u00e0 e peculiarit\u00e0 al lavoro? Che cambiamenti ha apportato alle vostre idee iniziali?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Il laboratorio, Ragazzinvisibili.doc era il frutto di un progetto nato dalla collaborazione tra Cinema Detour e Cooperativa Cotrad, vincitore di un bando del Dipartimento Cultura della Regione Lazio. Lo scopo del laboratorio, nelle intenzioni, era di sviluppare nei partecipanti le basi per una riflessione sul linguaggio audiovisivo e una conoscenza delle sue tecniche basilari, attraverso visione e commento di materiali audiovisivi, dimostrazioni pratiche di utilizzo della videocamera ed esercitazioni di ripresa nel corso di uscite di gruppo nel territorio del quartiere.<br \/>\nCi siamo, per\u00f2, subito trovati di fronte a problematiche complesse, legate da un lato all\u2019esistenza di specifici deficit psico-cognitivi talvolta di grado piuttosto elevato, dall\u2019altro alla difformit\u00e0 di livello e di natura di tali deficit all\u2019interno del gruppo.<br \/>\nCi\u00f2 che, nel corso del laboratorio, suscitava l\u2019interesse di alcuni, sembrava lasciare indifferenti altri; attivit\u00e0 e operazioni semplici e naturali per una parte del gruppo non erano praticabili realmente dall\u2019insieme del collettivo. C\u2019erano in particolare alcun soggetti trascinanti, portatori di spunti e proposte valorizzanti o anche felicemente devianti rispetto al tema suggerito. Alcune idee inserite poi nei documentari sono scaturite proprio dal confronto di idee con queste persone maggiormente motivate.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Cerco di chiarire meglio il discorso. Un limite che abbiamo riscontrato, lavorando con un gruppo integrato di utenti con deficit di gravit\u00e0 e di natura difformi, \u00e9 stato la difficolt\u00e0 di calibrare una metodologia di lavoro che fosse altrettanto valida e stimolante per tutti i partecipanti. Un lavoro ancora pi\u00f9 complicato dal fatto che il laboratorio, oltre al valore didattico, aveva anche come obiettivo ultimo la produzione di un film. Questo implicava il rispetto di un piano di lavoro e di una tempistica, per non penalizzare la qualit\u00e0 del risultato. Insomma, il\u00a0tentativo da parte nostra di non lasciare indietro nessuno ha dovuto fare i conti con la necessit\u00e0 di garantire i risultati nei modi e nei tempi che ci eravamo dati per concludere il laboratorio con un prodotto valido. Ne \u00e8 derivato, e di questo ci dispiace, che l&#8217;apporto di stimoli e di idee non \u00e8 stato lo stesso da parte di tutti. Per il futuro ci siamo ripromessi di approfondire la questione tentando di individuare e far emergere sempre pi\u00f9 le competenze e le \u00a0capacit\u00e0 di ciascuno nell&#8217;ambito del lavoro collettivo.<br \/>\nPer quanto riguarda il metodo di lavoro \u00e8 presto detto: di comune accordo con Cotrad, \u00e8 stato scelto di volta in volta un tema da trattare, come la memoria storica di un rione o la valorizzazione di siti archeologici poco conosciuti. L\u2019attenzione a queste tematiche da parte di Cotrad derivava in parte dall\u2019adesione della cooperativa alla campagna di Legambiente denominata Salvalarte, avente come oggetto la riscoperta e la salvaguardia delle opere d\u2019arte considerate \u201cminori\u201d.<br \/>\nFocalizzato l\u2019obiettivo e individuato anche attraverso sopralluoghi con il gruppo delle persone disabili, il territorio sul quale la vicenda si sarebbe svolta, abbiamo elaborato un piccolo soggetto che tenta di mettere in relazione l\u2019argomento scelto con la quotidianit\u00e0 della vita degli utenti, con le loro competenze e attitudini, con i loro ricordi e storie personali.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non ci siamo mai davvero voluti vincolare a una formula rigida, tuttavia, e largo spazio \u00e8 stato lasciato all\u2019 improvvisazione e all\u2019ispirazione del momento, che non \u00e8 mai comunque cosa facile. Un lavoro con attori non professionisti, siano essi disabili o no, basato sull\u2019improvvisazione, deve contare su un clima di assoluta fiducia reciproca \u201ctra chi \u00e8 davanti e chi dietro\u201d la telecamera, e la sua efficacia \u00e8 rispondente alla disponibilit\u00e0 dei diversi soggetti, cast e troupe, di mettersi in gioco in profondit\u00e0, con i rischi di sollecitazioni emotive che ne conseguono.<\/p>\n<p><strong>Nei vostri lavori mi sembra di notare un piacere a \u201cgiocare\u201d con il cinema. Mi riferisco non solo alle citazioni pi\u00f9 o meno palesi, ma anche all\u2019utilizzo delle animazioni (che non sono mai qualcosa di estraneo al racconto o posticcio o ancillare, come spesso, sempre di pi\u00f9, mi capita di vedere in molti film o documentari recenti, ma si integrano benissimo e entrano in un rapporto intenso e particolare con il \u201ctesto\u201d) e alla capacit\u00e0 di confondere tra finzione e documentario. E\u2019 una caratteristica, uno stile, sono scelte che riguardano anche altri vostri lavori o le avete privilegiate in questi film realizzati con Cotrad?<br \/>\n<\/strong>In Arriva la banda! lo spunto era un film di Tot\u00f2, La banda degli onesti, che era stato proiettato con grande successo durante il cineforum e che era ambientato in luoghi ben riconoscibili del nostro rione. Ci \u00e8 venuto in mente che avremmo potuto prendere come spunto il film per raccontare il rapporto dei ragazzi con il proprio territorio, un antico rione popolare &#8211; gi\u00e0 motivo d\u2019imbarazzo per gli imperatori romani, tanto che fecero erigere una cinta di mura per nasconderne la visuale dai fori &#8211; che sta subendo trasformazioni rapide e radicali, data la pesante e inarrestabile \u201cgentrificazione\u201d in atto.<br \/>\nNel nostro lavoro con Cotrad sono confluiti gli elementi che tu hai citato, un bagaglio di strumenti espressivi che deriva sia\u00a0 da comuni esperienze collettive che da specifiche competenze individuali: sicuramente il grande amore per il cinema, anche come genere di intrattenimento popolare (Detour ha sempre rifiutato l\u2019etichetta elitaria di cineclub come riserva di cinema \u201cesoterico\u201d ed ha sempre costruito sulla mescolanza di generi, formati e scuole di pensiero la forza e la freschezza della sua programmazione); una componente ludica e comica, direi naif, che trova piena realizzazione nelle animazioni, ma emerge comunque come cifra stilistica predominante e necessaria ad allontanare il rischio di indulgere nel patetico o nell\u2019autocommiserazione; infine, un intreccio di documentario e cinema narrativo, un po\u2019 per scelta, un po\u2019 perch\u00e9 questa modalit\u00e0 ci sembrava la pi\u00f9 adatta a lavorare con il gruppo degli attori e collaboratori disabili, restando sempre sul filo tra la ricostruzione proposta e la libert\u00e0 improvvisativa. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>A questi tre principi costituenti del nostro lavoro, ne aggiungerei un quarto che definirei \u201cpoetico-astratto\u201d e che emerge in particolare nel lavoro <i>Cocci e ricordi<\/i>, sulla memoria storica del rione Testaccio e nel finale dell\u2019ultimo a tema \u201carcheologico\u201d. Si tratta di una tendenza alla rarefazione e a una sorta di \u201cintrospezione sognante\u201d che ci allontana talvolta dalla concretezza della rappresentazione epidermica per restituirci i riflessi interiori del rapporto tra il soggetto umano e l\u2019ambiente circostante (penso alle sequenze del cimitero acattolico, oppure del Mitreo sotterraneo) .<\/p>\n<p><strong>E\u2019 davvero interessante e, questa s\u00ec inclusiva e con una forte presa \u201csociale\u201d (passami il termine), l\u2019idea che siano persone che vivono un disagio (psichico, sociale\u2026) ad interessarsi a e svolgere attivit\u00e0 lavorative o meno e approfondimenti, inchieste relativi ad un \u201cpatrimonio\u201d di tutti in parte dimenticato e trascurato e a riportarlo alla luce, a valorizzarlo e renderlo pubblico: che sia un patrimonio \u201corale\u201d (gli anziani che raccontano) o architettonico-artistico o culturale in senso pi\u00f9 generale. C\u2019\u00e8 quasi una corrispondenza (e anche, ovviamente, il tentativo di \u201cromperla\u201d per stabilirne una di segno opposto) tra persone che hanno difficolt\u00e0 a vedersi riconosciuta una presenza sociale piena e i luoghi che visitano e vivono, anch\u2019essi in parte \u201cai margini\u201d (nonostante la loro bellezza).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Gli attori disabili hanno colto questo legame forte e il valore di questa attivit\u00e0 di riscoperta e valorizzazione?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span><\/strong>Gli obiettivi della nostra \u201ctrilogia\u201d di docu-fiction erano eterogenei.<br \/>\nDa un lato si trattava di rafforzare la cittadinanza delle persone disabili, intesa sia come costruzione di dignit\u00e0 attraverso una produzione creativa collettiva, sia come senso di appartenenza di questi soggetti al tessuto sociale e culturale del proprio quartiere. Reclamare le strade in quanto spazio pubblico di vivibilit\u00e0 e socialit\u00e0 da occupare pacificamente e strappare una volta tanto degrado, al turismo o movida mordi e fuggi o alle ragioni dell\u2019economia, per riappropriarsi \u201csentimentalmente\u201d del paesaggio urbano. Tracciare un\u2019inedita psico-geografia cittadina, alternativa ai tracciati consueti, basata sull\u2019intersecarsi di piani estetici (l\u2019arte, il cinema, la poesia), culturali (La Storia, le tradizioni), emotivi (Il ricordo, il sogno, le relazioni umane, la malattia) e politici (le barriere architettoniche, la speculazione, le tematiche ambientali).<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Dall\u2019altro lato c\u2019era poi il tema vero e proprio del documentario: il racconto del rione attraverso la voce dei suoi abitanti vecchi e nuovi, oppure come nel caso di <i>Custodi di antiche mura<\/i>, la mappatura dei siti archeologici chiusi al pubblico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Come avrai notato, nel corso di ciascun documentario, \u00e8 capitato che il tema, da pretesto si \u00e8 fatto provvisoriamente centro d\u2019attenzione per poi tornare di nuovo sullo sfondo e lasciare spazio all\u2019umanit\u00e0 del gruppo viaggiante. Se devo individuare un\u2019insufficienza nel nostro lavoro, direi che non sempre siamo rimasti soddisfatti di come i due mondi, quello \u201cprofilmico\u201d del soggetto del reportage, e quello \u201cmetafilmico\u201d della dimensione relazionale del gruppo che conduce \u201cl\u2019inchiesta\u201d, abbiamo realmente comunicato tra loro.<\/p>\n<p><strong>Il visivo, le immagini, nel momento in cui vengono fruite, quindi da spettatori, hanno spesso un potere, una forza (evocativa, emotiva, sensoriale\u2026) enormi, un potere anche \u201cterapeutico\u201d innato. Ma partecipare alla realizzazione di un film \u00e8 cosa diversa. Cotrad Onlus intendeva la partecipazione al film delle persone disabili anche in senso terapeutico, dando al termine un significato ampio e non \u201copprimente\u201d? E questa attivit\u00e0 si aggiunge ad altre simili che Cotrad propone ai suoi utenti?<br \/>\n<\/strong>Cotrad porta avanti un gran numero di laboratori per i suoi utenti: musica, teatro, informatica,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>bricolage, etc. E\u2019 naturale che la partecipazione al cineforum prima, e al progetto del laboratorio audiovisivo e ai documentari poi, rispondeva a esigenze terapeutiche.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Personalmente diffido del termine \u201cterapeutico\u201d, soprattutto quando applicato ai prodotti della creativit\u00e0, e in questo senso tendo a non fare grandi differenze tra normodotati e diversamente abili.\u00a0 Sicuramente il lavoro di gruppo nobilita e mette in gioco le capacit\u00e0 e le attitudini degli individui, e il cinema, come lavoro collettivo per eccellenza, crea le premesse perch\u00e9 queste dinamiche relazionali possano scaturire in un processo espressivo. In questo senso tutte le fasi di della realizzazione di un film sono ugualmente importanti, anche se il ruolo interpretativo dell\u2019attore riveste una funzione particolarmente delicata sulla strada della ridefinizione del s\u00e9.<br \/>\nNon abbiamo comunque \u201cguarito\u201d nessuno con i nostri documentari e lungi da noi la pretesa di farlo, eppure speriamo di aver contribuito a migliorare le condizioni psichiche materiali delle persone, allontanandole dalla pi\u00f9 brutta delle malattie, la solitudine, e rendendole orgogliosamente compartecipi di un atto creativo.<\/p>\n<p><strong>Esiste a vostro parere un linguaggio veramente appropriato per rappresentare l&#8217;handicap nel cinema? Il pi\u00f9 significativo \u00e8 quello che lo mostra \u201csenza mostrarlo\u201d? Vi pongo questa domanda anche se mi sembra ovvio che nei vostri lavori con Cotrad non abbiate l\u2019intento di rappresentare la disabilit\u00e0. Diciamo che vi pongo questa domanda da amanti di cinema e gestori di una sala cinematografica. Inoltre, c\u2019\u00e8 qualche film \u201csulla disabilit\u00e0\u201d che vi \u00e8 sembrato particolarmente efficace a livello estetico o che comunque \u00e8 riuscito a veicolare un\u2019immagine pi\u00f9 credibile e complessa dell\u2019oggetto trattato?<br \/>\n<\/strong>Non credo esista un unico modo o anche soltanto \u201cun modo pi\u00f9 appropriato\u201d di rappresentare qualcosa. Da parte nostra abbiamo sempre cercato di spiazzare sia l\u2019ipocrisia talebana del \u201cpolitically correct\u201d, che il riduzionismo del senso comune sui \u201cmatti\u201d.<br \/>\nUn film che consiglierei a tutti di vedere o rivedere \u00e8 Chiedo asilo di Marco Ferreri del 1979. Un\u2019opera straordinaria, tenerissima e sottovalutata, con protagonista un giovane Roberto Benigni, stralunato e non ancora \u201cnormalizzato\u201d, nella parte di un maestro d\u2019asilo capace di rispondere al disagio psichico di un piccolo alunno con metodi che oggi definiremmo rivoluzionari ma che, nel clima libertario che si respirava ancora in quegli anni, costituivano una tappa sulla via della liberazione collettiva dall\u2019oppressione delle istituzioni borghesi, scuole, manicomi, prigioni, famiglia tradizionale. Il film coniuga, con leggerezza e spontaneit\u00e0, un sostrato semi-documentaristico, quasi da cine-verit\u00e9, con passaggi surrealisti intensamente poetici.<\/p>\n<p><strong>Potreste parlarmi un po\u2019 della storia, delle ragioni della vostra attenzione (e quindi di quella del Cineclub Detour, ad esempio in merito all\u2019accessibilit\u00e0) verso la disabilit\u00e0 e le persone con deficit? E un\u2019ultima curiosit\u00e0: pensate di proporre, o avete gi\u00e0 proposto, anche visioni accessibili a non vedenti e persone sorde? So che \u00e8 una questione complessa ad ogni livello (produzione di sottotitoli per non udenti e dell\u2019audiocommento, apparecchiature\u2026), ma avete mai valutato l\u2019ipotesi o discusso l\u2019argomento? A Roma si sono fatti passi avanti in questo senso, negli ultimi tre anni (vedi Roma Fiction Fest 2009, 2010, 2011).<br \/>\n<\/strong>Da circa quattro anni a questa parte lavoriamo abitualmente con ragazzi Asperger. Si tratta del progetto Io speriamo che me la cavo, cineclub organizzato in collaborazione con il Gruppo Asperger Onlus Lazio e tuttora in corso di svolgimento al cinema Detour. Oltre alla regolare visione e discussione dei film, nel 2008-2009 abbiamo prodotto un video come risultato finale di un laboratorio teorico-pratico di cinema e audiovisivi.<br \/>\nNel corso del 2009 Detour ha ospitato e collaborato a organizzare una rassegna di cinema per non vedenti dal titolo Visioni in voice over. Curata da Emilia Bernardini, socia dell\u2019Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Provincia di Roma, la rassegna era finalizzata all\u2019abbattimento totale delle barriere architettoniche e sensoriali. All\u2019audio dei film proiettati era associato un commento vocale, scritto da una persona non vedente, per aiutare la comprensione dei tempi muti. Altre rassegne per non vedenti utilizzano le cuffie per il commento sonoro. In questo\u00a0 caso abbiamo preferito unire il commento direttamente all\u2019audio originale del film perch\u00e9 una parte del pubblico non vedente mal tollerava l\u2019isolamento prodotto dalle cuffie. La rassegna \u00e8 stato un successo, anche se il fatto di averla organizzarla senza nessun tipo di sostegno finanziario ha comportato un grande dispendio di lavoro tecnico non retribuito per la preparazione del sonoro dei film. Ci piacerebbe molto disporre e attivare tutti i supporti tecnici disponibili per facilitare l\u2019accesso di persone disabili al cinema, ma una piccola associazione come la nostra non potrebbe investire per adeguare il sistema di proiezione senza un corrispondente sostegno finanziario. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Video realizzati:<br \/>\n<\/strong>Arriva la banda!<br \/>\nDurata: 40\u2019<br \/>\nRegia: Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<br \/>\nProduzione: Cooperativa Sociale COTRAD Onlus, Cineclub Detour<br \/>\nIn collaborazione con: Legambiente<\/p>\n<p>Cocci e ricordi<br \/>\nDurata: 40\u2019<br \/>\nRegia: Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<br \/>\nProduzione: Cooperativa Sociale COTRAD Onlus, Cineclub Detour<\/p>\n<p>Custodi di antiche mura<br \/>\nDurata: 21\u2019<br \/>\nRegia: Sergio Ponzio, Giuseppe Cacace, Lior Levy<br \/>\nProduzione: Cooperativa Sociale COTRAD Onlus, Cineclub Detour<br \/>\nIn collaborazione con: Legambiente (Salvalarte)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra ricerca muove dal \u201cfare\u201d. 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