{"id":4525,"date":"2025-09-19T09:55:59","date_gmt":"2025-09-19T07:55:59","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4525"},"modified":"2025-09-29T12:45:38","modified_gmt":"2025-09-29T10:45:38","slug":"6-a-casa-mia-la-vita-di-ogni-giorno-fra-ironia-e-creativita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4525","title":{"rendered":"6. A casa mia. La vita di ogni giorno fra ironia e creativit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\">Di Carlo Venturelli, programmatore informatico, modenese di nascita e bolognese di adozione, disabile dalla nascita, nel suo libro Uno barra ventiquattro descrive e commenta la sua giornata.<\/p>\n<p class=\"p3\">\u201cPorca puttana bastarda, da un sacco di tempo a questa parte mi sveglio in questo modo: tutte le mattine lavorative, il cellulare mi sveglia con quell\u2019odiosa suoneria. Ho provato pi\u00f9 volte a cambiarla, ma niente, tutte le mattine lavorative, il cellulare mi sveglia con quell\u2019odiosa suoneria. Ho provato pi\u00f9 volte a cambiarla, ma niente, tutte le mattine mi sembra pi\u00f9 odiosa. Cos\u00ec sono arrivato alla conclusione che non \u00e8 la suoneria, ma il fatto che si mette in funzione interrompendo il mio rilassato sonno. \u00c8 a questo punto che inizio un corpo a corpo con il cellulare nel tentativo di spegnerlo. Una lotta decisamente impari, e comunque non avendo alternative la devo intraprendere. Dalle coperte, come un goffo guerriero della notte, tiro fuori la mia mano storta. In qualche modo afferro il cellulare con la mano destra, mentre, irrigidendo tutto il corpo, per avere un maggiore controllo sull\u2019arto sinistro, cerco di dirigere il mio indice sinistro, di nome ma non di fatto, visto che quando indico qualcosa, non indico un punto preciso come fanno le persone normali, ma uno spazio piuttosto ampio delimitato da una linea pi\u00f9 o meno a forma di cerchio. Dicevo, cerco di dirigere il dito verso quel minuscolo tasto per interrompere quel fastidioso rumore. A seconda del tempo che impiego, ho un primo sentore di come potr\u00e0 essere la giornata, se la buona sorte sar\u00e0 dalla mia parte oggi.<br \/>\nHo sempre pensato che se avessi i soldi, tanti soldi, non sarei neanche disabile perch\u00e9 potrei permettermi di essere circondato da tutta una serie di cose e persone che mi permetterebbero di fare qualunque cosa. Mi potrei anche comprare un maledetto braccio meccanico che mi permetta di afferrare questa pasta alla crema, evitando cos\u00ec che la contrazione della mia mano faccia schizzare tutta la crema sulle dita, porca puttana. Continuerei a essere handicappato, ma non disabile.<br \/>\nSono gi\u00e0 le nove e dieci, mi devo sbrigare che tra un po\u2019 inizio a lavorare. Finisco di bere il mio succo di pera, poi mi dirigo nella stanza da letto che \u00e8 ancora buia.<br \/>\nAlzo la tapparella con il comando elettrico, posiziono la carrozzina davanti a un mucchietto di stoffa (i pantaloni che avevo lasciato la sera precedente, dopo essermi svestito), cercando di infilare nel buco giusto. A questo punto, con un\u2019acrobazia degna di un circense, alzo il piede con i pantaloni e cerco di afferrare il passante dei pantaloni per poi iniziare a infilare tutte e due le gambe. Di solito per compiere questa operazione non mi ci vuole pi\u00f9 di cinque minuti. Capita a volte che il corpo sia particolarmente rigido e che i tempi si dilatino anche di molto. Qualche parolaccia mi aiuta a superare queste difficolt\u00e0. Con i pantaloni ancora abbassati, di solito, mi metto a sistemare il letto.<br \/>\nIl mio lavoro lo svolgo da casa, in telelavoro. Tuttavia mi piace lavorare in un ambiente ordinato. Nel passare davanti alla scrivania, accendo il computer in modo che mentre sono in bagno a tirarmi su i calzoni, il computer si avvii. Per poter tirare su i calzoni in autonomia, devo appoggiare lo schienale della carrozzina al muro per potermi cos\u00ec inarcare con la schiena sollevando le chiappe dalla carrozzina, senza creare troppi danni al muro. Ecco perch\u00e9 vado sempre in bagno, le piastrelle del rivestimento sono meno delicate dell\u2019intonaco del muro. Circa alle 9.15 sono pronto a iniziare a lavorare.<br \/>\nLa serata \u00e8 bella, non \u00e8 neanche molto freddo, propongo a Chiara di andare a fare un giro in centro. Cos\u00ec alle 20,50 iniziamo i preparativi per uscire. Mentre compiamo le solite acrobazie per infilare le giacche, accade costantemente che uno dei due dica \u201cnon vedo l\u2019ora che venga l\u2019estate per evitare tutta questa ginnastica\u201d. Dopo che ci siamo aiutati a vicenda a sistemare la giacca, io inizio le manovre per salire sulla carrozzina elettrica, mentre Chiara fa la solita puntatina allo specchio per vedere se tutto \u00e8 a posto. Fatto ci\u00f2, si dirige fuori dove c\u2019\u00e8 la sua carrozzina. Mentre io ho la carrozzina elettrica, lei utilizza una carrozzina di quelle pieghevoli che ho modificato con un ingegnoso accorgimento hi tech. Ognuno seduto sul proprio mezzo di marcia ci troviamo davanti la porta: io con un\u2019abile retromarcia mi avvicino a lei, che aggancia la sua carrozzina alla mia tramite due moschettoni, da cui partono due corde legate ai braccioli della carrozza di Chiara. Siamo pronti, si parte. Trainandola, mi dirigo verso il cancello con Chiara a rimorchio: \u201cQuando si dice rimorchiare una ragazza\u2026!\u201d. Questo sistema non \u00e8 molto romantico in quanto ovviamente non possiamo girare mano nella mano (poco male visto che alla mia et\u00e0 non mi sentirei a mio agio), per\u00f2 \u00e8 funzionale perch\u00e9, cos\u00ec facendo, possiamo andare in giro da soli. \u00c8 comunque piacevole perch\u00e9 riusciamo a parlare e a commentare le varie vetrine. La cosa simpatica \u00e8 sentire i commenti delle persone che incrociamo: il pi\u00f9 delle volte si riferiscono a quanto siamo \u201ccarini\u201d insieme, manco fossimo gli innamorati di Peynet. Penseranno certamente che il nostro rapporto \u00e8 solo platonico e non fisco; d\u2019altra parte \u00e8 convinzione diffusa che i disabili non abbiano sesso. Per fortuna non \u00e8 cos\u00ec visto che io e la mia compagna il sesso lo abbiamo eccome. Comunque nel giro di un quarto d\u2019ora siamo esattamente sotto il Nettuno&#8230;<br \/>\nCos\u00ec pregustando il tepore della nostra casa, ci avviamo sulla via del ritorno. Bologna \u00e8 bella anche perch\u00e9 non \u00e8 mai vuota, anche a tarda ora c\u2019\u00e8 sempre gente in giro. A mezzanotte e quarantacinque, imbocchiamo il cancello di casa. Accompagno Chiara dietro l\u2019edificio, dove lascia la carrozzina dopo averla sganciata dalla mia. Finalmente a casa! Appena entrati, anche se il riscaldamento \u00e8 spento, si percepisce subito un piacevole calore che ti fa pensare \u201ccasa dolce casa\u201d. Come quando siamo usciti anche al ritorno ci aiutiamo a vicenda per togliere le rispettive giacche. Io, anche se per cinque minuti, accendo la televisione, anche perch\u00e9 il bagno \u00e8 occupato. Evitando i particolari, dir\u00f2 che all\u2019una e un quarto siamo a letto. A questo punto mi sento un po\u2019 imbarazzato perch\u00e9 quello che dovrei raccontare per descrivere la prossima oretta \u00e8 una cosa intima. Quindi resterete un po\u2019 con la curiosit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p3\">Brani tratti da: Carlo Venturelli, Uno barra ventiquattro, Roma, edizioni ilmiolibro.it, 2012.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Carlo Venturelli, programmatore informatico, modenese di nascita e bolognese di adozione, disabile dalla nascita, nel suo libro Uno barra ventiquattro descrive e commenta la sua giornata. \u201cPorca puttana bastarda, da un sacco di tempo a questa parte mi sveglio in questo modo: tutte le mattine lavorative, il cellulare mi sveglia con quell\u2019odiosa suoneria. 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