{"id":4643,"date":"2025-09-29T09:42:54","date_gmt":"2025-09-29T07:42:54","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4643"},"modified":"2025-09-29T09:53:05","modified_gmt":"2025-09-29T07:53:05","slug":"marina-abramovic-lartista-e-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4643","title":{"rendered":"Marina Abramovic: l\u2019artista \u00e8 presente"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Il documentario di Matthew Akers Marina Abramovic. The artist is present racconta la lunga performance realizzata da Marina Abramovic al MoMA di New York, in occasione di una personale dedicata all\u2019artista nel 2010, descrivendone tutte le fasi della realizzazione: dal sopralluogo fino alle centinaia di incontri quotidiani. Per tre mesi, Marina Abramovic \u00e8 rimasta seduta ogni giorno, per sette ore, guardando negli occhi, in silenzio, chiunque desiderasse sedersi di fronte a lei: per mettersi in gioco, entrare in relazione o sperimentare. Un continuo scambio di emozioni che trova spazio nel dialogo silenzioso dello sguardo, uno sforzo fisico immane che ha visto l\u2019artista mettere a nu-<br \/>\ndo la sua identit\u00e0.<br \/>\n\u201cMi sono serviti tre mesi di tempo al MoMA per essere incondizionatamente l\u00ec, presente per il pubblico.<br \/>\nOgni volta che volevano, dovevo essere vulnerabile e solo per loro. In questo modo ho fatto s\u00ec che il pubblico non fosse pi\u00f9 considerato come un gruppo, ma avesse il tempo e lo spazio per rappresentare la propria individualit\u00e0. La performance consisteva nell\u2019avere sedute di fronte a me persone singole. Individui che potevano rimanermi vicino senza limiti di tempo, anche un giorno intero se fosse stato necessario.<br \/>\nEssere a disposizione come artista e dare loro il mio amore incondizionato a completi estranei mi ha fatto vivere l\u2019esperienza di essere lo specchio delle loro anime e di loro stessi. In quel momento io non ero pi\u00f9 me, il tempo non riguardava pi\u00f9 me medesima. Io ero solo un tramite del loro essere-con-se-stessi\u201d.<br \/>\nLa prima volta che ho assistito a questo documentario non ho potuto fare a meno di collegare l\u2019esperienza dell\u2019artista con quella della relazione educativa. Marina Abramovic, in particolare in questa performance, ti costringe alla presenza: di un corpo, di una possibilit\u00e0, di un\u2019esigenza, di un desiderio, di te stesso. Lo stesso succede nella relazione educativa: i due soggetti si incontrano e si obbligano a una presenza, fisica, emotiva e psicologica. Non solo l\u2019uno con l\u2019altro ma anche direttamente con se stessi.<br \/>\nQuante volte l\u2019educatore si trova a fare i conti con se stesso prima che con l\u2019altro? Quante volte l\u2019esperienza dell\u2019altro obbliga l\u2019educatore a mettere in discussione la propria, a scoprire aspetti nascosti, sfumature poco conosciute? Risorsa e ostacolo, facile e difficile, possibilit\u00e0 e difficolt\u00e0 sono i binomi che descrivono la relazione educativa e all\u2019interno dei quali si gioca la possibilit\u00e0 di riuscita della relazione stessa. La scelta di uno dei due opposti dipende, in gran parte, dalla nostra attitudine a saper valorizzare gli aspetti pi\u00f9 importanti, le abilit\u00e0, per quanto residue, sempre presenti. Mettersi di fronte all\u2019altro in silenzio, restando in una comunicazione basata sulla presenza, produce una conoscenza dell\u2019altro che viene prima dei ruoli perch\u00e9 in quel momento si \u00e8 entrambi sullo stesso piano: non c\u2019\u00e8 l\u2019educatore e non c\u2019\u00e8 l\u2019utente, ci sono due soggetti differenti interessati, per volere o per occasione, a entrare in relazione. Trasformando ci\u00f2 in un approccio pratico potremmo dire che brevi momenti di pausa e di sospensione, non solo del giudizio, ma della relazione attiva basata sul fare e sul credere di avere tutte le risposte, garantirebbero sicuramente una diminuzione delle frustrazioni, una condivisione delle responsabilit\u00e0 e una conoscenza meno legata alle logiche del preconcetto. \u201cQuello che posso dire \u00e8 che questa performance mi ha cambiata a livello profondo; per me pu\u00f2 solo avvenire che il mio lavoro cambi la mia vita e non l\u2019opposto\u201d.<br \/>\n(in Dr. Abramovic, a cura di Francesca Baiardi, p. 96, allegato al dvd Marina Abramovic. The artist is present, 2012, Feltrinelli Real Cinema)<\/p>\n<p>La relazione educativa, vissuta in modo equilibrato, provoca indubbiamente un cambiamento che in fondo non \u00e8 molto dissimile da quello che si realizza davanti a un\u2019esperienza artistica o a un evento naturale di particolare bellezza.<br \/>\nCon una differenza, per\u00f2: la relazione educativa modifica entrambi i soggetti, proprio come succede in modo innovativo nella performance descritta. Di solito, infatti, di fronte a un\u2019opera d\u2019arte lo spettatore riceve uno stimolo, un input, un\u2019emozione che non pu\u00f2 restituire all\u2019opera e nemmeno all\u2019artista, se non in un secondo tempo. In The artist is present, invece, succede qualcosa di nuovo, uno scambio immediato dovuto proprio alla presenza dei due soggetti della relazione, l\u2019artista e lo spettatore, e questo provoca un cambiamento nei soggetti prima che nel contesto. Essere consapevoli di ci\u00f2, come educatori, significa accettare che non possiamo modificare nulla se non partendo da noi stessi perch\u00e9, solo a quel punto, saremo credibili e disposti realmente a stare in un contesto che entri continuamente in relazione con noi.<br \/>\nPer concludere un piccolo gioco. Marina Abramovic ha stilato un Manifesto, una serie di regole che secondo lei un artista dovrebbe rispettare. Ne ho estrapolate alcune e le ho riscritte sostituendo alla parola \u201cartista\u201d il termine \u201ceducatore\u201d. Mi sembra che siano molto interessanti e che forniscano validi spunti di riflessione:<br \/>\n\u2013 l\u2019educatore non dovrebbe mentire n\u00e9 a se stesso<br \/>\nn\u00e9 agli altri;<br \/>\n\u2013 l\u2019educatore non dovrebbe scendere a compromessi<br \/>\ncon se stesso o con il mercato dell\u2019educazione;<br \/>\n\u2013 l\u2019educatore non dovrebbe trasformare se stesso in<br \/>\nun idolo;<br \/>\n\u2013 l\u2019educatore deve imparare a perdonare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani Il documentario di Matthew Akers Marina Abramovic. The artist is present racconta la lunga performance realizzata da Marina Abramovic al MoMA di New York, in occasione di una personale dedicata all\u2019artista nel 2010, descrivendone tutte le fasi della realizzazione: dal sopralluogo fino alle centinaia di incontri quotidiani. 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