{"id":4647,"date":"2025-09-29T10:09:23","date_gmt":"2025-09-29T08:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4647"},"modified":"2025-09-29T10:09:23","modified_gmt":"2025-09-29T08:09:23","slug":"una-normale-diversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4647","title":{"rendered":"Una normale diversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Recentemente si \u00e8 ricominciato a parlare di quello che pu\u00f2 essere definito sfruttamento dell\u2019immagine<br \/>\ndelle persone con deficit, a partire dal caso di una concorrente della trasmissione televisiva Grande Fratello, che \u00e8 rimasta priva di un braccio a seguito di un incidente. La ragazza in questione, tuttavia, \u00e8 una bellissima ex modella che, grazie anche all\u2019amore di una famiglia molto presente, \u00e8 riuscita a superare il trauma senza eccessivi strascichi. Ancora, pochi giorni fa, in occasione della Giornata Mondiale dell\u2019Autismo, \u00e8 uscito in Italia il libro di un ragazzo giapponese con disturbi dello spettro autistico, Naoki, oggi 21enne, che pubblic\u00f2 il libro nel suo Paese ben 8 anni fa.<br \/>\nIl prof. Carlo Hanau, grande esperto di tale patologia, ha invitato i lettori a evitare questa sorta di mistificazione della persona con autismo, presentata spesso, nella letteratura e nel cinema, da Rain man<br \/>\nin poi, come geniale, con difficolt\u00e0 di comunicazione e a rientrare negli schemi, ma per un eccesso di sensibilit\u00e0 e intelligenza. Questa visione dell\u2019handicap produce, come prima conseguenza, l\u2019insorgere, nei genitori dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, di false speranze che, inevitabilmente, crollano nella disillusione prodotta dalla realt\u00e0 quotidiana.<br \/>\nDi fronte a questi esempi recenti, mi sono sorti diversi dubbi. Solitamente, nei miei scritti esorto alla valorizzazione dei talenti, talvolta nascosti o poco convenzionali, delle persone con deficit. Invito ad an-<br \/>\ndare oltre le apparenze dell\u2019handicap e a trovare le diverse abilit\u00e0 di chi ha difficolt\u00e0 estremamente trasparenti ma, quasi sempre, virt\u00f9 pi\u00f9 difficili da scoprire. Molte volte ho sollecitato la ricerca della differenza come ricchezza ma, di fronte a questi fatti, ma \u00e8 sorta qualche perplessit\u00e0. Da sempre la societ\u00e0 tende a sfruttare e spettacolarizzare un certo tipo di diversit\u00e0, dalla donna baffuta del circo, all\u2019esposizione di \u201cmostri\u201d (letteralmente, \u201cprodigi\u201d) e \u201cscherzi di natura\u201d per solleticare la curiosit\u00e0 ignorante prima di quella scientifica. Oggi, tuttavia, la spettacolarizzazione del diverso ha preso la piega dello sfruttamento pi\u00f9 che della reale volont\u00e0 di considerare la persona con deficit esattamente come tutte le altre.<br \/>\nLa ragazza del Grande Fratello potrebbe diventare emblema di coraggio e forza di volont\u00e0 nel superare un trauma, un esempio positivo per tanti ragazzi sanissimi che, dopo un incidente, vedono la loro vita cambiare drasticamente da un giorno all\u2019altro, fra mille difficolt\u00e0. Questa ragazza, per\u00f2, sarebbe stata<br \/>\nselezionata per la trasmissione anche se avesse avuto entrambe le braccia? Chiederselo \u00e8 legittimo e la risposta potrebbe essere deludente. Certamente si potrebbe dire che, allora, anche la bellezza pu\u00f2 diventare un espediente per farsi notare, che lo sfruttamento dell\u2019immagine, specie femminile, passa da una lunga serie di dettagli anatomici che vanno ben oltre l\u2019assenza di un braccio. Tuttavia, siamo sicuri<br \/>\nche noi portatori sani di deficit puntiamo a essere strumentalizzati come la modella discinta sul calendario? Non credo sia questa l\u2019uguaglianza alla quale dobbiamo ambire.<br \/>\nAnche la parit\u00e0 di genere, in questo senso, \u00e8 un falso mito. La donna \u00e8 diversa dall\u2019uomo per natura, cos\u00ec come ognuno di noi \u00e8 diverso dall\u2019altro. La donna \u00e8 accogliente, non a caso il lavoro di cura, familiare o professionale, ricade quasi sempre su di essa.<br \/>\nNon credo che la parit\u00e0 passi dalle quote rosa (\u201cdevo favorirti perch\u00e9 da sola non riesci a emergere\u201d), dalle donne che fanno gli stessi lavori, per qualit\u00e0 e quantit\u00e0, degli uomini, perch\u00e9 poi, a casa, \u00e8 difficile che l\u2019uomo si affianchi o si sostituisca alla compagna nel lavoro domestico o familiare.<br \/>\nSo di dire una cosa politicamente scorretta, ma, piaccia o no, le differenze sono quelle che hanno permesso all\u2019umanit\u00e0 di sopravvivere fino a oggi. I ruoli esistono in natura non sono convenzioni sociali.<br \/>\nCertamente, per il genitore di un ragazzo con disturbi dello spettro autistico potr\u00e0 essere estremamente<br \/>\nforiero di speranze osservare come certe tecniche di comunicazione riescano ad aumentare le capacit\u00e0 di relazione del figlio e con il figlio. Ma ingenerare aspettative troppo alte, cos\u00ec come pu\u00f2 essere dannoso per lo sviluppo equilibrato di un adolescente del tutto normale, cos\u00ec pu\u00f2 risultare estremamente pericoloso per il genitore di un ragazzo con deficit.<br \/>\nProporre standard e modelli troppo alti e idealizzati genera insicurezza e senso di inadeguatezza in qualsiasi adolescente, oggi sempre pi\u00f9 spesso caricato dalla famiglia di aspettative che derivano, probabilmente, da un certo senso di riscatto sociale. La vera serenit\u00e0 dei soggetti coinvolti passa dalla piena accettazione della persona, con deficit o meno, indipendentemente da quali siano i suoi talenti o i suoi punti deboli. Poi, certamente, i genitori della ragazza del Grande Fratello hanno ogni motivo per essere orgogliosi del modo in cui la loro figlia ha affrontato la sua disgrazia. Anche averne fatto un punto di forza pu\u00f2 essere considerato un modo corretto di valorizzare la propria condizione. Questo, per\u00f2, finisce dove comincia la strumentalizzazione. Su qualsiasi ricorrenza di pagine internet lei non \u00e8 mai definita solo \u201cValentina del Grande Fratello\u201d, ma sempre \u201cla ragazza senza un braccio del Grande Fratello\u201d. Ecco, io non voglio essere \u201cStefano in carrozzina\u201d o \u201cStefano lo spastico\u201d, perch\u00e9 a nessuno verrebbe mai in mente di dire, che so, \u201cMarco il deambulante\u201d. Se il mio biglietto da visita deve passare dalla mia carrozzina o dal mio handicap, c\u2019\u00e8 qualcosa che non va.<br \/>\nHo letto recentemente della direttrice di un giornale che doveva inviare un proprio giornalista a intervistare un personaggio politico. I due non si conoscevano e lei, affinch\u00e9 l\u2019intervistato riconoscesse l\u2019intervistatore, glielo descrisse evidenziando alcune caratteristiche fisiche: alto, magro, moro, con gli occhiali. I due non si trovarono subito e il giornalista chiam\u00f2 la direttrice per chiederle come lo aveva descritto alla persona da intervistare. Ascoltata la descrizione, un po\u2019 vaga, le chiese, sconcertato: \u201cMa gli hai detto che sono nero?\u201d. No, non glielo aveva detto. Non le era proprio venuto in mente. Ecco, questa \u00e8 la vera integrazione, la vera parit\u00e0, la libert\u00e0 di non essere identificato da una caratteristica che, in qualche modo, mi rende diverso. Anch\u2019io voglio essere Stefano moro, magro, di altezza media, non Stefano in carrozzina. Anche se&#8230; sempre evviva per la carrozzina: come farei a muovermi senza e, soprattutto, a farmi felicemente scarrozzare in giro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi Recentemente si \u00e8 ricominciato a parlare di quello che pu\u00f2 essere definito sfruttamento dell\u2019immagine delle persone con deficit, a partire dal caso di una concorrente della trasmissione televisiva Grande Fratello, che \u00e8 rimasta priva di un braccio a seguito di un incidente. 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