{"id":4674,"date":"2025-09-29T12:06:03","date_gmt":"2025-09-29T10:06:03","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4674"},"modified":"2025-09-29T12:06:03","modified_gmt":"2025-09-29T10:06:03","slug":"parole-extrachiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4674","title":{"rendered":"Parole extrachiare"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019immigrazione \u00e8 sempre pi\u00f9 in primo piano nel nostro Paese. Esso porta con s\u00e9 tante implicazioni, sociali, economiche, nel mondo del lavoro, ma, spostando il focus dell\u2019attenzione solo ed esclusivamente sulle persone, vorrei affrontare un argomento che finora \u00e8 stato poco trattato: il rapporto tra immigrazione e disabilit\u00e0. Gi\u00e0 una decina di anni fa, l\u2019Associazione Beati noi commission\u00f2 una ricerca su questa tematica, allora del tutto all\u2019avanguardia.<br \/>\nEmerse, tuttavia, come l\u2019argomento risultasse scarsamente trattato per il fatto che difficilmente il fenomeno migratorio avrebbe potuto riguardare, all\u2019epoca, adulti con disabilit\u00e0. I pochi anni trascorsi, per\u00f2, a oggi paiono ormai un\u2019era geologica perch\u00e9 nel frattempo sono cambiate tantissime cose. I migranti non sono pi\u00f9 solo giovani uomini in et\u00e0 da lavoro, ma intere famiglie, con anziani a carico (e, si sa, senectus ipsa morbus est) o con bambini piccoli al seguito, sempre pi\u00f9 spesso bambini che nascono in Italia. Per i bambini con disabilit\u00e0 si cercano cure migliori nel nostro Paese. Quasi sempre i piccoli sono vittime del pregiudizio e dell\u2019ignoranza nella propria terra d\u2019origine: albini, epilettici, schizofrenici, paralitici, ogni deficit pi\u00f9 o meno grave \u00e8 visto come una maledizione per tutta la comunit\u00e0, come una caratteristica demoniaca. Il soggetto che manifesta deficit e la sua famiglia, invece di essere accolti e aiutati, vengono spesso allontanati ed emarginati. Non che nella nostra, occidentalissima societ\u00e0 le cose vadano molto meglio: tuttavia, per lo meno, il welfare state all\u2019europea rende praticabile un certo tipo di assistenza pubblica. Negli anni mi \u00e8 capitato di incontrare diversi ragazzi di origine straniera con deficit e le loro mamme. S\u00ec, perch\u00e9, nella quasi totalit\u00e0 dei casi sono le donne, a qualsiasi categoria sociale appartengano, a farsi carico dell\u2019impegnativo lavoro di cura della prole. Vuoi per reazioni di paura, di rifiuto, vuoi per reale incapacit\u00e0 o per mancanza di fiducia nella societ\u00e0 che li accoglie, i padri, spesso, si defilano di fronte a queste difficolt\u00e0. Emerge, allora, tutta la forza d\u2019animo di queste madri che combattono per la salute e il benessere dei propri figli. In queste situazioni di doppia fragilit\u00e0 si evidenziano con chiarezza tutte le caratteristiche pi\u00f9 significative della condizione di disabilit\u00e0. Prima di tutto il pregiudizio: la disabilit\u00e0 \u00e8 vissuta non come una caratteristica dell\u2019individuo, mal che vada come una malattia, ma come risultato dell\u2019essere malvoluti dagli dei, o l\u2019essere oggetto di una maledizione, di un malocchio, di una volont\u00e0 ultraterrena o, peggio, come il risultato di una colpa compiuta dai genitori, pi\u00f9 spesso dalla madre, o come una punizione per l\u2019intera comunit\u00e0. Da ci\u00f2 deriva l\u2019isolamento della persona e della famiglia, che non sono sostenuti da una rete solidale, ma abbandonati a se stessi.<br \/>\nL\u2019immigrazione in terra straniera comporta necessariamente il venir meno delle reti solidali di parentela o vicinanza, mettendo a nudo in maniera estremamente evidente la situazione di solitudine che la presenza del deficit porta con s\u00e9. Spesso, poi, l\u2019ignoranza di alcune peculiarit\u00e0 antropologiche da parte dei medici, la cattiva comprensione della lingua e l\u2019incapacit\u00e0 di comunicare appieno dall\u2019altra parte rendono molto difficile formulare le diagnosi, facendo perdere tempo prezioso per salvare il salvabile.<br \/>\nMi raccont\u00f2 una volta una mamma di come al suo bambino appena nato non fosse stata riconosciuta<br \/>\nin tempo una sofferenza fetale, che se solo fosse stata curata tempestivamente non avrebbe portato con s\u00e9 danni irreversibili. La neomamma, nordafricana, denunci\u00f2 ai medici il colorito scuro del suo neonato, ma essi la apostrofarono dicendole che era troppo apprensiva come ogni puerpera e che se suo<br \/>\nfiglio era scuro lo doveva, ovviamente, alle proprie origini. La mamma, tuttavia, aveva giustamente rico-<br \/>\nnosciuto che non si trattava di un colorito normale, ma fu l\u2019ignoranza a parlare per quei medici. D\u2019altro canto, le scarse conoscenze linguistiche portano, talvolta, i genitori a non essere in grado di spiegare<br \/>\ncorrettamente i disturbi e i sintomi manifestati dai loro figli: anche questo rallenta le diagnosi in modo significativo. Da ci\u00f2 emerge l\u2019importanza della comunicazione, verbale o meno, di fronte alla disabilit\u00e0, ma anche l\u2019importanza dell\u2019insegnamento della lingua come primo, fondamentale veicolo di integrazione. Ci sono dolori cos\u00ec forti, di fronte alle difficolt\u00e0 di un figlio, che se, oltretutto, non sai comunicare, non sai come affrontare, non riesci a spiegare, si amplificano a dismisura. Per non parlare di quando il figlio con disabilit\u00e0 nasce proprio nel Paese in cui si \u00e8 scelto di trasferirsi. Ogni progetto migratorio implica che il Paese di destinazione sia visto come la soluzione, se non a tutti, a gran parte dei propri problemi. Ci si immagina che, trasferendosi, si andr\u00e0 a stare meglio. Qualora, invece, ci si trovi di fronte alla nascita di un figlio con qualche difficolt\u00e0, si vive la situazione come una sorta di doppio tradimento. Si parte per stare meglio e ci si trova ad affrontare una difficolt\u00e0 non prevista, qualcosa che non dovrebbe mai accadere nell\u2019Eldorado immaginato. Ecco che la presa di coscienza diventa ancora pi\u00f9 complessa.<br \/>\nPer non parlare di chi incontra la condizione di disabilit\u00e0 sul lavoro: le morti bianche, altro tema \u201ccaldo\u201d dei nostri giorni, gli incidenti sul lavoro, sono tristemente numerosi, specie fra i cittadini immigrati, dal momento che ad essi, pi\u00f9 di frequente, viene richiesto di lavorare in situazioni di pericolo, senza adeguati sistemi di sicurezza, spesso in nero, senza garanzie n\u00e9 tutele, per pochi soldi. Si tratta di una vera e propria piaga sociale, difficile da combattere, ma che richiede una grandissima dose di attenzione e impegno da parte dei nostri governanti. Per contro, di fronte a situazioni di duplice difficolt\u00e0, si riscoprono o si creano legami sociali insperati, fra immigrati, ma anche fra italiani e non, magari accomunati proprio dalla necessit\u00e0 di assistere un familiare, di lottare per lui. Le reti sociali si consolidano proprio in risposta a questi ostacoli, quasi sempre intorno a qualcuno che trova la forza di reagire. Talvolta sono la fede e la religione a fornire risposte e la capacit\u00e0, se non di andare avanti, di accettare la situazione. Il conforto lo si trova, talvolta, nelle cose e nelle persone pi\u00f9 insperate. La speranza, insieme alla fede, sono un motore di vita e di senso degli accadimenti di essa. Una speranza che, a volte, si fa molto concreta: ad esempio, si ripone fiducia nei progressi della medicina, coltivando la speranza che possa trovare soluzioni adeguate. A volte una diagnosi clinica, per quanto terribile, contiene in s\u00e9 un germe di speranza, nascosto nella consapevolezza che no, non ci si stava sbagliando sui sintomi di un figlio, che davvero ha qualcosa che non va, che non \u00e8 colpa sua, che si tratta di una malattia, di un deficit, con un nome proprio, non di un capriccio. Spesso, chiamare le cose col proprio nome aiuta non solo a guardare in faccia la realt\u00e0 e ad acquisirne consapevolezza, ma anche a poterle affrontare con una sicurezza nuova, quella di chi conosce il nemico da combattere. Anche per questo mi batto da sempre perch\u00e9 la disabilit\u00e0 abbia un nome e un cognome. A ognuno il suo, senza generalizzazioni. Essere ipovedenti o spastici non \u00e8 equivalente, non si tratta di deficit della stessa natura. Chiamare le cose col loro nome significa conoscerle. Anche la parola extracomunitari proprio perch\u00e9 \u00e8 generica provoca incomprensioni e pregiudizi. Non si dovrebbe parlare di disabili extracomunitari, ma di quel ragazzo marocchino spastico o di quell\u2019uomo filippino non vedente. Parlare chiaramente e non in modo generico \u00e8 un grande passo avanti verso la vera accoglienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi Il tema dell\u2019immigrazione \u00e8 sempre pi\u00f9 in primo piano nel nostro Paese. Esso porta con s\u00e9 tante implicazioni, sociali, economiche, nel mondo del lavoro, ma, spostando il focus dell\u2019attenzione solo ed esclusivamente sulle persone, vorrei affrontare un argomento che finora \u00e8 stato poco trattato: il rapporto tra immigrazione e disabilit\u00e0. Gi\u00e0 una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3609,3607,3974],"edizioni":[133],"autori":[2027],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4674"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4674"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4674\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4675,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4674\/revisions\/4675"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4674"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4674"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4674"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=4674"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=4674"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=4674"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=4674"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=4674"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=4674"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}