{"id":469,"date":"2009-11-04T17:06:26","date_gmt":"2009-11-04T17:06:26","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=469"},"modified":"2026-03-25T11:09:06","modified_gmt":"2026-03-25T10:09:06","slug":"sesso-tecnologico-no-grazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=469","title":{"rendered":"4. Sesso tecnologico? No, grazie"},"content":{"rendered":"<p>di Cesare Padovani<\/p>\n<p>Sta per aprire i battenti a Roma una grandiosa mostra sul centenario della nascita del cinema, e a quanto sembra sar\u00e0 una grossa occasione anche per riflettere sul nostro modo pi\u00f9 recente di costruirci illusioni. Un secolo fa questa &#8220;lanterna magica&#8221;, questa fiction, non era altro che una &#8220;realt\u00e0 virtuale&#8221; ante litteram rispetto alle arti visive d&#8217;allora: rispetto alla pittura, alla scultura, e anche alla sua giovane antenata, la fotografia.<br \/>\n<!--break-->Ci furono entusiasmi, critiche e perplessit\u00e0; ma ben presto il racconto fatto col celluloide fu accettato universalmente: entr\u00f2 cos\u00ec nella dignit\u00e0 delle arti ed ebbe il grande pregio di far sognare milioni di spettatori che si incantavano davanti a figure non pi\u00f9 schiacciate su una superficie bidimensionale, ma che effettivamente si mostravano &#8220;vere&#8221;, a tre dimensioni, che vivevano, si muovevano, morivano, ballavano come se fossero l\u00ec in carne ed ossa.<br \/>\nIn questo caso la tecnica non si mostrava pi\u00f9 in antitesi alla poesia ma diventava sua alleata. Un po&#8217; come accadde per il treno: da mostro meccanico, nemico dei romantici, simbolo di un progresso cinico, ben presto assunse l&#8217;immagine bonacciona, quasi malinconica e decadente, di quel gigante buono che parte, arriva, sbuffa, fischia nella notte, e trasporta una infinit\u00e0 di storie segrete, misteriose, patetiche, ritmate da quel suo sussulto ferroso sulle rotaie.<\/p>\n<p><strong>Fascinoso e tremendo<br \/>\n<\/strong>Quasi per n\u00e8mesi, ad ogni tappa del progresso si teme, e ci si volta indietro per rimpiangere ci\u00f2 che sta per essere superato e messo in disparte. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec anche per l&#8217;era gi\u00e0 iniziata delle realt\u00e0 virtuali?<br \/>\nAll&#8217;inizio del secolo, Rudolf Otto riferiva al Sacro le due componenti di &#8220;fascino&#8221; e di &#8220;terrore&#8221;: compresenze che da una parte invitano ad entrare nel misterioso bosco dello sconosciuto e dall&#8217;altra trattengono per paura di qualche evento terrificante e imprevedibile. Cos\u00ec anche nel bosco delle realt\u00e0 virtuali si sta facendo luce, si stanno scoprendo segreti che incoraggiano ad andare oltre e allo stesso tempo frenano ponendo forti interrogativi. Primo fra tutti quello che si chiede se questa raffinatissima tecnologia porta vantaggi e no alla convivenza, alla pace, alla comunicazione e all&#8217;amore.<\/p>\n<p><strong>Come l&#8217;antibiotico<\/strong><br \/>\nHanno certamente un&#8217;ambiguit\u00e0 di fondo, simili ricerche. Come l&#8217;antibiotico si dovrebbe assumere in casi di emergenza, cos\u00ec queste tecnologie virtuosissime e sofisticatissime non dovrebbero diventare modelli di vita, ma &#8211; casomai &#8211; dovrebbero essere impiegate nei casi estremi in cui non sia possibile salvare una vita naturalmente oppure nei giochi virtuosi (e inutili) che allenano l&#8217;intelligenza.<br \/>\nMa chi potr\u00e0 essere l&#8217;arbitro che delimita questi confini?<br \/>\nUna volta entrati, infatti, in questo ordine di idee, tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile diventa lecito, e la macchina del progresso procede a testa alta e senza dubbi.<br \/>\nTutta la realt\u00e0 \u00e8 trasformabile: questa verit\u00e0 antichissima e affascinante perde il suo senso profondo allorch\u00e8 l&#8217;uomo d\u00e0 corpo alla sua immaginazione abbandonando il proprio corpo e &#8220;manipolando&#8221; solo mentalmente &#8220;realt\u00e0&#8221; del suo pensiero che si realizzano.<br \/>\nIn altre parole, l&#8217;uomo si accorge di &#8220;costruire&#8221;, &#8220;distruggere&#8221; e &#8220;trasformare&#8221; tutto ci\u00f2 che pensa, e senza muovere un dito (o meglio: muovendo magari soltanto un dito). Cos\u00ec si rende conto che, indossando una tuta, pu\u00f2 simulare un volo, pu\u00f2 entrare nel vivo di una partita di calcio e stravolgere il corso del gioco; infilandosi dei guanti pu\u00f2 compiere un&#8217;operazione chirurgica a mille chilometri di distanza, e pu\u00f2 persino distruggere un&#8217;intera citt\u00e0 standosene in poltrona a sorseggiare un caff\u00e8 o pu\u00f2 &#8220;far l&#8217;amore&#8221; con un partner ricostruito a suo piacere nel video del computer.<\/p>\n<p><strong>Quando il sesso \u00e8 virtuale<br \/>\n<\/strong>Sono stati il tedesco Sthal Stensell e l&#8217;americano Kirk Woolford a progettare il sesso per i disabili, espedienti virtuali che danno l&#8217;illusione di un partner in carne ed ossa. Possono essere appunto questi i casi limite in cui la &#8220;virtualit\u00e0&#8221; diventa accettabile, purch\u00e8 vista come emergenza, come alternativa di sopravvivenza, non certo come nuovo modello di erotismo, dal momento che &#8220;\u00e8 stato dimostrato che fra una scossa ed una emozione vi \u00e8 un abisso, e che gli orgasmi non sono tutti uguali&#8221;.<br \/>\nSicch\u00e8 &#8220;il sesso virtuale fa cilecca&#8221; anche per i visitatori pi\u00f9 curiosi del Festival &#8220;Erotica&#8221; apertosi a Bologna. Ma non occorre che questo venga sottolineato dalla stampa (Massimo Cut\u00f2 su &#8220;Il Resto del Carlino&#8221; 8\/5\/1994; Tiziana Abate su &#8220;la Voce&#8221; 8\/5\/1994); basti pensare che la vista su cui regge la costruzione della R.V. non pu\u00f2 supplire anche il tatto, il gusto, l&#8217;olfatto&#8230;, e quel tipo di visione, che &#8220;fa tutto da s\u00e8&#8221;, congela le nostre legittime fantasie erotiche. A meno che&#8230;<br \/>\nA meno che non si stia gi\u00e0 ipotizzando la telepresenza totale: \u00e8 stato il californiano Jaron Lanier fondatore della Visual Programming Language, che, con guanto e casco e tuta, propone di immergersi fisicamente con tutto il corpo e interagire con quel tipo di &#8220;realt\u00e0&#8221; per modificarla e ricostruire &#8220;rapporti autentici&#8221;. Ed ecco che a dieci anni di distanza ora si pensa a mettere in opera quell&#8217;utopia riattivando artificialmente tutti cinque i sensi. Si cerca, insomma, con ogni mezzo retorico di sostenere che &#8220;la relazione che si instaura tra gli utenti (come stona questa parola riferita a due che fanno l&#8217;amore!) ricrei un comportamento sociale simile al nostro ma con una maggior consapevolezza nei dettagli e una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 acuta nei confronti dell&#8217;altra persona&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Come se in corpo avesse l&#8217;amore&#8221;<br \/>\n<\/strong>\u00c8 sintomatico che in una recente intervista rilasciata ad un meeting sulle intelligenze artificiali, Myron Krueger trovi finalmente il coraggio di affermare che &#8220;la realt\u00e0 artificiale non \u00e8 una tecnologia ma un&#8217;idea&#8221;. \u00c8 proprio su questo inquietante presupposto che si profila davanti in un ravvicinato futuro la bramata aspirazione di una sostituzione dell&#8217;uomo totalmente umano con l'&#8221;uomo totalmente tecnologico&#8221;. Si riprodurranno &#8220;per simulazione&#8221; non solo i sensi ma anche le emozioni, i sentimenti, la creativit\u00e0, i rapporti con la natura, con il tempo.<br \/>\nSe avr\u00e0 esistenza il computer ideale sar\u00e0 quello &#8220;in grado di percepire il corpo umano, ascoltarne la voce e rispondere comunicando attraverso i cinque sensi e persino di ricostruirne la psiche: potr\u00e0 diventare insomma quel prolungamento del corpo che gli etologi hanno visto nella specializzazione di alcuni arti degli animali e gli antropologi hanno visto nell&#8217;intelligenza umana. Sicch\u00e8 la tecnologia del video potrebbe rappresentare un ulteriore (estremo) prolungamento della nostra intelligenza tale da essere in grado di realizzare enormemente le potenzialit\u00e0 espressive umane. Tutto dunque enormemente amplificato: orgasmi pi\u00f9 prolungati, intercettazioni pi\u00f9 veloci, distanze astronomiche raggiungibili in tempo zero, grandezze incommensurabili e individuazione infinitesimale di microparticelle, abissi profondi, altezze impensabili, clonazioni di viventi identici, &#8220;video-manipolazioni&#8221; di corpi gi\u00e0 esistenti &#8220;entrando fisicamente nelle progettazioni&#8221;, come propone Warren Robinett (Carolina). Si ritorna paradossalmente ancora al videotattile di MecLuhan, o si procede verso il suo villaggio globale?<br \/>\nSiamo qui al polo opposto dell&#8217;aforisma marxiano dei Lineamenti di economia, per cui la macchina era percepita &#8220;come se in corpo avesse l&#8217;amore&#8221; essendo sempre sul punto di riappropriarsi dell&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo. Con le realt\u00e0 virtuali \u00e8 invece l&#8217;uomo, terrorizzato e affascinato di sentirsi sempre pi\u00f9 macchina, a proiettare davanti a s\u00e8 modelli esemplari della sua potenza creativa, un corpo d&#8217;amore piuttosto rappresentato che vissuto, pi\u00f9 spiato che goduto, pi\u00f9 visto che sentito.<br \/>\n\u00c8 vero, &#8220;indossando indumenti computerizzati, \u00e8 possibile immergere tutto il corpo nello spazio artificiale&#8221; (Maria Grazia Mattei su &#8220;Sole 24 Ore&#8221; del 21\/4\/1991, Novelli demiunghi delle virt\u00f9 virtuali, p. 30); ma \u00e8 possibile proprio e soltanto perch\u00e8 esiste gi\u00e0 una cultura della predisposizione a &#8220;spogliarsi&#8221; del tempo naturale e del naturale umano per &#8220;indossare&#8221; l&#8217;artificio. tutto questo \u00e8 affascinante, ma crea una spossante solitudine.<br \/>\nLa stessa solitudine avvertita da Rosanna Santonocito &#8211; come commenta in Quattro passi dentro il videogame, su &#8220;Sole 24 Ore&#8221; del 21\/4\/1991 -: \u00e8 comunque &#8220;un mondo a 360 gradi che si pu\u00f2 osservare da punti di vista diversi, anche girando la testa e ruotando se stessi; ma si ha la percezione non proprio gradevole di un mondo alieno e un po&#8217; inquietante, che non incoraggia a restare&#8221;.<br \/>\nCome dire: lo spettacolo \u00e8 finito, ora si torna a casa, alla casa delle nostre abitudini e al nostro vecchio modo di far l&#8217;amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sta per aprire i battenti a Roma una grandiosa mostra sul centenario della nascita del cinema, e a quanto sembra sar\u00e0 una grossa occasione anche per riflettere sul nostro modo pi\u00f9 recente di costruirci illusioni. 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