{"id":472,"date":"2009-11-04T17:06:27","date_gmt":"2009-11-04T17:06:27","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=472"},"modified":"2026-03-25T11:34:43","modified_gmt":"2026-03-25T10:34:43","slug":"lasciarsi-interrogare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=472","title":{"rendered":"4. &#8220;Lasciarsi interrogare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di E. De Rienzo e C. Saccoccio, Anfaa nazionale<\/p>\n<p>Ogni minore ha diritto di vivere nella propria famiglia d&#8217;origine e, in assenza di questa, in una sostitutiva, affidataria o adottiva. Questo diritto vale anche per i minori disabili o per i sieropositivi.<br \/>\n<!--break-->In Italia i bambini disabili, malati e sieropositivi che vivono ricoverati negli istituti sono alcune migliaia.<br \/>\nMolti di loro sono rimasti soli al mondo. I genitori li hanno lasciati in ospedale alla nascita o li hanno ricoverati dopo qualche anno; non se la sono sentita di portare per tutta la vita il carico della malattia dei loro figli e il senso di colpa per la loro nascita. Forse gli stessi genitori erano gi\u00e0 schiacciati da difficolt\u00e0 economiche o psicologiche.<br \/>\nQuesti bambini trascorrono la loro infanzia in un istituto, a volte insieme ad altri bambini normali. Spesso vedono i loro compagni andar via uno dopo l&#8217;altro perch\u00e9 adottati, mentre loro rimangono l\u00ec: all&#8217;handicap si aggiunge il dolore di essere stati abbandonati e di essere rifiutati da tutti.<\/p>\n<p><strong>Un bambino handicappato come figlio?<br \/>\n<\/strong>Una coppia che si accosta all&#8217;adozione difficilmente pensa spontaneamente ad un bambino handicappato o sieropositivo. Di fronte a loro si ritraggono perch\u00e9 si sentono investiti da una responsabilit\u00e0 e da un impegno troppo grandi.<br \/>\nGli operatori stessi, convinti a priori della difficolt\u00e0 di trovare famiglie disponibili per questi bambini, spesso non le cercano e si arrendono con molta facilit\u00e0, non facendo nulla per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica a questo problema. Il bambino &#8220;diverso&#8221; trascorre cos\u00ec la sua infanzia tra l&#8217;istituto e l&#8217;ospedale; per coloro che lo circondano perde quasi la connotazione di un bambino bisognoso di affetto, di contatto, di tenerezza. Si cerca di curarlo dal punto di vista sanitario perdendo di vista il fatto che spesso la malattia \u00e8 anche determinata dalla sua condizione di solitudine e di abbandono. Senza affetto, il bambino si lascia andare sempre pi\u00f9, non reagisce, quasi si rifiuta di crescere perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 nessuno che tiene a lui. E&#8217; costretto spesso a vivere dentro i confini angusti del suo handicap che diventa, oltre che il suo problema, la sua prigione.<\/p>\n<p><strong>&#8220;La storia di Nicola&#8221;<br \/>\n<\/strong>Ma non sempre la storia di questi bambini si conclude allo stesso modo: per alcuni di loro \u00e8 avvenuto l&#8217;incontro con famiglie che si sono lasciate interrogare.<br \/>\nEmblematica \u00e8 la storia di Nicola, raccontata in un libro dalla sua madre adottiva. Racconta Giulia Basano: &#8220;Nicola aveva quattro anni quando \u00e8 venuto con me. L&#8217;ho visto riemergere giorno dopo giorno dalla morte. I medici avevano tentato ogni tipo di diagnosi; prepsicosi, autismo infantile, lesione cerebrale\u2026 Io ho solo visto una vita che si stava spegnendo, che si stava ripiegando su se stessa e chiudendo sempre di pi\u00f9 al mondo esterno. Ho visto il risveglio, graduale, lento ma tenace, ed \u00e8 stato come vederlo nascere di nuovo&#8221;.<br \/>\nQuando sentiamo la parola &#8220;handicap&#8221; scatta subito in noi un meccanismo mentale per cui a questa parola associamo immediatamente altri concetti che ci impediscono di vedere nell&#8217;handicappato un bambino in tutta la sua interezza, con tutte le sue potenzialit\u00e0: .<br \/>\nEd \u00e8 ancora Giulia Basano che ci racconta quanto di bello gli ha dato l&#8217;incontro con suo figlio Nicola definito dagli infermieri &#8220;una bestiolina&#8221; e dalla neuropsichiatra che l&#8217;aveva in cura &#8220;un bambino da buttare dalla finestra&#8221;.<br \/>\nCi dice l&#8217;autrice: &#8220;L&#8217;unica cosa che mi ha chiesto Nicola, e me l&#8217;ha chiesta fino in fondo, \u00e8 stato di lasciarmi coinvolgere, di immergermi totalmente nei suoi problemi. Ma non per questo ho perso me stessa. Anzi direi che mi sono ritrovata. \u00c8 stato il suo aggrapparsi alla vita, la sua richiesta continua, il suo precipitare indietro e testardamente riprovare, \u00e8 stata questa sua straordinaria voglia di vivere, di imporre sempre e comunque la sua presenza, che ha riempito di senso la vita, che me l&#8217;ha fatta apprezzare come un valore prezioso da non perdere e da non sprecare. Non \u00e8 solo istinto di sopravvivenza. Era ed \u00e8 qualcosa di pi\u00f9, di diverso. Che lo fa gioire delle pi\u00f9 piccole cose, gli fa apprezzare un gesto che ai pi\u00f9 sfugge (&#8230;). \u00c8 lui che mi ha aiutato &#8211; prosegue Giulia Basano &#8211; ad apprezzare un sorriso, a sentire un gesto, uno sguardo come un fatto importante, a raccogliere la solidariet\u00e0 e l&#8217;affetto, a godere di tutto ci\u00f2 che posso godere, ma anche a non rifiutare la sofferenza, a usarla per maturare senza rassegnarmi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Saper vedere al di l\u00e0 della &#8220;diversit\u00e0&#8221;<br \/>\n<\/strong>Indubbiamente l&#8217;affidamento o l&#8217;adozione di un bambino diverso non potr\u00e0 avere la stessa procedura che si segue per un bambino normale. Per una scelta di questo genere non basta una motivazione che scaturisca dal senso del dovere o dal senso di giustizia; \u00e8 necessario che scatti un coinvolgimento interiore che permetta di vedere al di l\u00e0 della &#8220;diversit\u00e0&#8221;.<br \/>\nEd \u00e8 di fatto molto spesso un incontro a determinare la scelta: una famiglia viene a conoscenza, attraverso i canali pi\u00f9 diversi, della storia di un bambino e si lascia interrogare. Cos\u00ec pu\u00f2 iniziare un&#8217;esperienza, un cammino certamente faticoso, ma che pu\u00f2 dare la gioia di vivere ad un bambino al di l\u00e0 delle sue oggettive menomazioni e molta ricchezza alla famiglia che lo ha accettato.<br \/>\n&#8220;\u00c8 nel momento dell&#8217;incontro &#8211; dice Paola Vitiello, madre adottiva &#8211; che pu\u00f2 scattare l&#8217;attrattiva e la voglia di voler bene a quello che non ti appare pi\u00f9 &#8220;il bambino handicappato&#8221; su cui hai tanto ragionato, ma semplicemente un bambino che ha bisogno di&#8221; te per recuperare la gioia di vivere&#8221;.<br \/>\nCondizione essenziale perch\u00e9 un minore &#8220;diverso&#8221; abbia la possibilit\u00e0 di condurre un&#8217;esistenza piena e felice sviluppando al massimo le sue potenzialit\u00e0, \u00e8 che i genitori si trovino bene con lui, non lo sentano come un peso o una condanna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni minore ha diritto di vivere nella propria famiglia d&#8217;origine e, in assenza di questa, in una sostitutiva, affidataria o adottiva. 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