{"id":481,"date":"2009-11-04T17:06:29","date_gmt":"2009-11-04T17:06:29","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=481"},"modified":"2026-03-25T11:14:05","modified_gmt":"2026-03-25T10:14:05","slug":"diventare-grandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=481","title":{"rendered":"16. Diventare grandi"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Pancaldi<\/p>\n<p>&#8220;Diventare bambini di adulti, come \u00e8 scritto nel Vangelo, vuol dire progredire oltre la maturit\u00e0, realizzando quell&#8217;innocenza di cui il bambino \u00e8 simbolo. E lungo questa strada c&#8217;\u00e8 la storia, la coscienza, l&#8217;esperienza, la libert\u00e0, le scelte degli uomini&#8221;.<br \/>\nHo conservato questa frase, scritta su un foglietto, e stralciata da un articolo apparso tanti anni fa sulla rivista Rocca, perch\u00e8 mi sembra fotografi bene il &#8220;percorso&#8221; del diventare adulti, mettendo in campo alcuni concetti, alcuni &#8220;luoghi&#8221;, imprescindibili nell&#8217;esperienza personale.<br \/>\n<!--break-->Dino Buzzati ne &#8220;Il segreto del bosco vecchio&#8221; ragionando sul tema del diventare adulti parla di una netta barriera che si chiude all&#8217;improvviso. &#8220;\u00c8 inutile &#8211; disse il vento &#8211; devo andare sul serio. Del resto, questa forse \u00e8 la notte famosa in cui tu finirai di essere bambino. Non so se qualcuno te l&#8217;ha detto. Di questa notte i pi\u00f9 non si accorgono, non sospettano nemmeno che esista, eppure \u00e8 una netta barriera che si chiude all&#8217;improvviso&#8221;.<br \/>\nAvere una storia, fare esperienze, avere la libert\u00e0 di scegliere, addormentarsi in quella &#8220;notte famosa&#8221;, per tante, troppo persone disabili questo non accade o non sembra accadere.<br \/>\nI motivi di questo sono tanti e complessi e coinvolgono una miriade di aspetti intrecciati tra loro: il vissuto psicologico della persona disabile, gli equilibri spesso instabili della sua famiglia, l&#8217;immagine sociale, le politiche sociosanitarie, le opportunit\u00e0 offerte dal sistema delle istituzioni pubbliche e private, la fruibilit\u00e0 dell&#8217;ambiente.<br \/>\nLimiteremo i nostri ragionamenti a due aree di interesse: l&#8217;immagine sociale del disabile adulto e il contesto culturale in cui questa si forma e le logiche progettuali che stanno spesso dietro il cosiddetto problema del &#8220;dopo di noi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Le culture cambiano<br \/>\n<\/strong>Gli anni &#8217;80, in linea con tutte le trasformazioni e fermenti culturali e politici che li hanno percorsi, hanno in parte cambiato l&#8217;immagine sociale delle persone disabili. L&#8217;ampliarsi della rete dei servizi durante gli anni &#8217;70 in una parte delle regioni italiane prima e l&#8217;avvento della societ\u00e0 della comunicazione e dell&#8217;immagine poi, hanno dato un forte scossone all&#8217;approccio puramente pietistico ed assistenzialistico al mondo dell&#8217;handicap che imperava fino ad allora.<br \/>\nUn forte impulso legislativo e in particolare l&#8217;ingresso nel mondo della scuola hanno sottolineato i diritti di cittadinanza delle persone disabili limitando di molto una cultura dell&#8217;handicap inteso come fatto sostanzialmente medico. Questo \u00e8 un dato sicuramente diffuso anche se le disomogeneit\u00e0 in Italia sono evidenti e quindi un quadro unitario \u00e8 estremamente difficile da tracciare. Termini come prevenzione, integrazione scolastica, socializzazione, hanno segnato la cultura degli anni &#8217;70 ampliando enormemente gli spazi di dignit\u00e0 per tanti bambini handicappati e per le loro famiglie.<br \/>\nParadossalmente per\u00f2 questa stessa cultura si \u00e8 in gran parte &#8220;dimenticata&#8221; che i bambini disabili di cui si occupava un giorno sarebbero diventati grandi, quel &#8220;bambini&#8221; non ci sarebbe stato pi\u00f9, cambiando radicalmente i termini della questione. Questa &#8220;dimenticanza&#8221; ha coinciso temporalmente anche con il passaggio, a cavallo tra anni &#8217;70 e &#8217;80, da una cultura a forte connotazione sociale a una pi\u00f9 centrata sul privato e sul personale e ai relativi riequilibri delle forze politiche e culturali che questi passaggi hanno interpretato prestando attenzione anche al &#8220;sociale&#8221;.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 stata cos\u00ec in tante realt\u00e0 italiane una forte soluzione di continuit\u00e0 tra la cultura dell&#8217;infanzia e la cultura dell&#8217;adulto disabile, tra la cultura sociale sullo sfondo della partecipazione e la cultura del personale sullo sfondo della informazione. E questo \u00e8 avvenuto su due binari, a volte anche paralleli: nel concreto dei sistemi sociosanitari locali (pubblici e privati), la dove esistevano, e negli immaginari dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p><strong>Tra modernit\u00e0 e modernismo<br \/>\n<\/strong>Gli anni &#8217;80 sono stati particolarmente importanti dal punto di vista culturale nell&#8217;handicap, anni in cui la rivoluzione culturale del decennio precedente aveva veramente posto le premesse per riempire di contenuti un&#8217;ipotesi di &#8220;diventare adulti&#8221; per molte persone disabili, anche senza tracciare linee di confine invalicabili tra deficit fisici e deficit intellettivi.<br \/>\n\u00c8 all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 che cominciano ad apparire sulla scena con continuit\u00e0 libri scritti da persone handicappate, storie di vita che testimoniano di per se stesse che un percorso era stato fatto, che un concetto di vita a tutto tondo veniva prospettato e richiesto. &#8220;Non ho rincorso le farfalle&#8221; di Mario Barbon (EDB) e &#8220;L&#8217;handicap dentro e oltre&#8221; di Mauro Cameroni (Feltrinelli) sono stati segnali significativi di questo, segnali di cui francamente pochissimi in Italia hanno colto la portata. Cos\u00ec come non \u00e8 stata colta l&#8217;importanza delle prime iniziative strutturate nel campo dell&#8217;informazione che andavano avviandosi e che percepivano lo spostarsi della politica dalla partecipazione alla informazione. Valga per tutte l&#8217;esperienza torinese del Gruppo Abele, anche se non specifica sui temi dell&#8217;handicap.<br \/>\nMotivi legati alla necessit\u00e0 dell&#8217;area laica di crearsi un retroterra sociale con una propria identit\u00e0, alla crisi e agli errori delle forze che pi\u00f9 si erano battute per i diritti di cittadinanza, all&#8217;esplodere della stagione della informazione e dell&#8217;immagine, hanno fatto prendere alla cultura del &#8220;diventare adulto&#8221; una piega spesso giocata pi\u00f9 sul modernismo che sulla necessit\u00e0 di modernit\u00e0 che le situazioni reali proponevano. E dietro a questo modernismo sono corse molte associazioni, molte persone disabili, molti giornali e televisioni, spesso anche il sindacato e gli enti locali. Le tecnologie informatiche, le barriere architettoniche (tema di confine con le sensibilit\u00e0 ecologistiche esplose negli anni &#8217;80), le vacanze e il turismo, lo sport, sono stati gli scenari su cui hanno agito politici &#8220;handicappati&#8221;, giornalisti &#8220;sensibili&#8221;, handicappati &#8220;che hanno scritto un libro&#8221;, cantanti &#8220;attenti al sociale&#8221;, stiliste di moda &#8220;che si sono poste il problema&#8221;.<br \/>\nParadossalmente se prima la cultura dei servizi pubblici si era dimenticata che i bambini sarebbero cresciuti, adesso la cultura del &#8220;vado da Maurizio Costanzo&#8221; si dimentica che si nasce bambini e non adulti. In fondo sono tutte culture legate all&#8217;oggi, che fanno fatica a confrontarsi con le prospettive, culture in cui permane una sostanziale paura del futuro.<\/p>\n<p><strong>Alziamo il tono del dibattito<br \/>\n<\/strong>E cos\u00ec l&#8217;arrivo sulla scena dell&#8217;handicappato laico, telegenico, scrittore, che s&#8217;arrabbia con l&#8217;Alitalia e le FF.SS, non modifica il quadro delle prospettive, semplicemente si va ad assommare all&#8217;handicappato cattolico (che si accetta con &#8220;serenit\u00e0&#8221;, che \u00e8 &#8220;testimonianza&#8221; per gli altri) e a quello comunista arrabbiato perennemente con la &#8220;societ\u00e0&#8221;. Il primo nasce gi\u00e0 adulto e quindi non ci pu\u00f2 raccontare come lo si diventa, il secondo, lavoro in fabbrica e sesso se li pu\u00f2 scordare, il terzo \u00e8 troppo occupato con la societ\u00e0 per vedersi anche allo specchio.<br \/>\nE allora, si pu\u00f2 diventare adulti?<br \/>\nQuelli che conosco e che ce l&#8217;hanno fatta sono i pi\u00f9 scomodi. Sono quelli che hanno preteso di essere lasciati in pace. Quelli che hanno anche mandato a quel paese associazioni, democristiani, comunisti, socialisti, preti e assistenti sociali, quelli che se vedono un volontario se lo &#8220;mangerebbero&#8221; assieme all&#8217;assessore che porge i saluti al convegno. Quelli che a una conferenza &#8220;a portare la loro testimonianza di handicappati&#8221; non andrebbero mai, e che se scrivono non lo fanno solo di handicap, e se parlano uguale. Sono quelli che sono effettivamente diventati &#8220;adulti&#8221; e che quindi non hanno bisogno di aggiungere &#8220;handicappati&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Diventare adulto. Non permettere di diventare adulto<br \/>\n<\/strong>E qui sta uno dei noccioli della questione. Ogni volta che la persona disabile &#8220;ci serve&#8221; e ogni volta che la persona disabile &#8220;si serve&#8221;, ci allontaniamo tutti dal conoscere, dallo scegliere, dall&#8217;essere liberi, da quella famosa notte in cui tutti smettiamo di essere bambini.<br \/>\n&#8220;Ma sicuro che Rae sta crescendo &#8211; dissi io &#8211; Adesso \u00e8 pi\u00f9 vicina all&#8217;et\u00e0 adulta, \u00e8 un anno pi\u00f9 lontana dall&#8217;infanzia. Cosa c&#8217;\u00e8 di tanto arduo da capire, quanto a questo?&#8221; Falco alfine atterr\u00f2 su una spiaggia solitaria. &#8220;Un anno pi\u00f9 lontano dall&#8217;infanzia? Non mi sembra che questo sia crescere!&#8221;. Si sollev\u00f2 di nuovo in volo e, di l\u00ec a poco, scomparve.<br \/>\nAnche Richard Bach in &#8220;Nessun luogo \u00e8 lontano&#8221; ci ripropone ancora la stessa domanda. Pu\u00f2 essere l&#8217;anagrafe a farci diventare adulti?<br \/>\nEd \u00e8 a questo punto che si possono introdurre alcuni concreti interrogativi per un possibile dibattito sui nodi culturali del diventare adulti per le persone disabili italiane. Un vero e proprio elenco da bere tutto d&#8217;un fiato.<br \/>\nCosa vuol dire che una persona disabile passa in carico dal servizio materno-infantile a quello handicap adulto quando compie diciotto anni? Le culture di questi servizi si guardano in faccia o sono schiena contro schiena, l&#8217;una che guarda un neonato avvicinarsi diventando ragazzo e l&#8217;altra che tiene per mano un ragazzo guardando nel vuoto?<br \/>\nE la cultura del cosiddetto dopo-famiglia che traspare dai progetti e dai discorsi di tante associazioni attorno a quali nodi si costruisce? Pu\u00f2 una cultura giocata sul terreno del futuro costruirsi unicamente a partire da un evento luttuoso come il &#8220;Dopo (la morte della) famiglia&#8221;? Lo stesso termine che viene usato si limita ad esprimere un qualcosa che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, non contiene in s\u00e8 nessuna prospettiva.<br \/>\nE ancora si pu\u00f2 pensare di diventare adulti in una cultura che tende sempre pi\u00f9 a confinare il lavoro (quando va bene!!) delle persone disabili in aree protette e a negare, sia quella cattolica che quella di sinistra, ogni identit\u00e0 sessuale alle persone disabili? Lavoro e sessualit\u00e0 non sono forse i due cardini di fondo del diventare adulti nella nostra organizzazione sociale?<br \/>\nLe domande potrebbero continuare ancora e non vorrei dare l&#8217;impressione di una realt\u00e0 piena unicamente di interrogativi o di nodi irrisolti. Ma \u00e8 altrettanto vero che ci vorrebbe una rottura netta in campo culturale per favorire percorsi di emancipazione; cos\u00ec come fu rottura netta, e scontro, chiudere gli istituti e dare dignit\u00e0 e diritti a tanti bambini handicappati.<br \/>\nCi vorrebbero tecnici disposti a perdere fette di potere, associazioni disposte ad investire in cultura e informazione, volontari disposti a guardarsi prima di tutto allo specchio, assessori e giornalisti che tirano su le &#8220;chiappe&#8221; dalle sedie per andare a conoscere direttamente le cose di cui si occupano, persone disabili forse pi\u00f9 &#8220;cattive&#8221; (leggasi a tal proposito di Elisabeth Auerbacher il volume &#8220;Babette, handicappata cattiva&#8221;, EDB) e che non cedono alla tentazione, che \u00e8 poi una bugia che si dice a s\u00e8 stessi, di parlare a nome dell&#8217;intera categoria.<br \/>\nInsomma, con i chiari di luna che corrono le prospettive non mi sembrano esaltanti, ma questo non esime dal continuare un impegno in queste direzioni, un impegno da giocarsi su pi\u00f9 tavoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Diventare bambini di adulti, come \u00e8 scritto nel Vangelo, vuol dire progredire oltre la maturit\u00e0, realizzando quell&#8217;innocenza di cui il bambino \u00e8 simbolo. E lungo questa strada c&#8217;\u00e8 la storia, la coscienza, l&#8217;esperienza, la libert\u00e0, le scelte degli uomini&#8221;.<br \/>\nHo conservato questa frase, scritta su un foglietto, e stralciata da un articolo apparso tanti anni fa sulla rivista Rocca, perch\u00e8 mi sembra fotografi bene il &#8220;percorso&#8221; del diventare adulti, mettendo in campo alcuni concetti, alcuni &#8220;luoghi&#8221;, imprescindibili nell&#8217;esperienza personale.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3591,3595],"edizioni":[19],"autori":[260],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/481"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=481"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/481\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6899,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/481\/revisions\/6899"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=481"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=481"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=481"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=481"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=481"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=481"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=481"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=481"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=481"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}