{"id":486,"date":"2009-11-04T17:06:30","date_gmt":"2009-11-04T17:06:30","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=486"},"modified":"2026-03-25T10:54:03","modified_gmt":"2026-03-25T09:54:03","slug":"la-storia-di-mario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=486","title":{"rendered":"2. La storia di Mario"},"content":{"rendered":"<p>di Bruno e Rosalba De Luca<\/p>\n<p>Mario \u00e8 nato nel 1990. Affetto da sindrome di Down, non \u00e8 stato neanche riconosciuto dai genitori. Pur trattandosi di un esposto, il Tribunale per i minorenni competente per territorio non ne dichiar\u00f2 neanche l&#8217;adottabilit\u00e0, non cerc\u00f2 di trovargli una famiglia e accett\u00f2 la proposta della Provincia di collocarlo in un Istituto di ricovero per anziani non autosufficienti e handicappati adulti che si trova in un&#8217;altra regione italiana.<br \/>\n<!--break-->L\u00ec Mario \u00e8 vissuto, senza cure materne, senza contatto con coetanei, senza speranza di venirne fuori; poi nel dicembre del &#8217;91, nel corso di una nota trasmissione televisiva, una telefonata anonima ne segnal\u00f2 la presenza. Il Tribunale competente (tengo a precisare che non si tratta del Tribunale di Catania), all&#8217;interno del quale era nel frattempo cambiato il Presidente, riconobbe il proprio &#8220;scheletro nell&#8217;armadio&#8221; e si affrett\u00f2 a definire la posizione giuridica di Mario rendendolo finalmente adottabile e nominandogli un tutore nella persona di una agguerrita assistente sociale che, credendo nella possibilit\u00e0 di farlo adottare, si diede da fare per trovargli una famiglia contattando vari gruppi di volontariato. Cos\u00ec, nel maggio 1992, Mario \u00e8 finalmente diventato il nostro terzo figlio (gli altri sono due maschietti nati rispettivamente nell&#8217;85 e nell&#8217;86).<br \/>\nGelosie iniziali da parte dei fratelli? Tante.<br \/>\nDifficolt\u00e0 di aggiustamento del nucleo familiare? Tantissime.<br \/>\nAggravio di fatica fisica per due genitori quarantenni (siamo rispettivamente del &#8217;51 e del &#8217;53) e fortemente impegnati nel mondo del lavoro (marito medico, moglie impiegata) e nel volontariato? Molto.<br \/>\nMa, soprattutto, tanta crescita, tanta maturazione, tanta &#8220;grazia&#8221; (per dirla con linguaggio cristiano). Mario \u00e8 la nostra gioia, il nostro maggiore &#8220;affare&#8221;: meno male che esiste, perch\u00e9 la sua presenza, la sua &#8220;diversit\u00e0&#8221; \u00e8 stata per tutti noi, genitori e figli, occasione di maturazione, ridimensionamento dei valori, apertura verso le cose che contano.<br \/>\nMario merita di essere amato. Il problema, se mai, \u00e8 se noi siamo in grado di capire quanto vale. Ci scusiamo per queste sottolineature personali, ma le riteniamo doverose nei confronti del nostro bambino.<br \/>\nAl momento del suo ingresso in famiglia Mario presentava evidenti tratti autistici causati dalla precoce istituzionalizzazione. Dal punto di vista motorio, poi, era in grande ritardo rispetto ai suoi coetanei, anche Down: a quasi due anni non solo non camminava, ma non gattonava, non strisciava, non stava in posizione eretta. Parlare, poi&#8230; un miraggio!<br \/>\nPrendeva in mano gli oggetti, ma gli cadevano facilmente&#8230; un vero disastro. Piano piano, per\u00f2, con tanto amore e tenerezza, il muro del suo isolamento \u00e8 stato sfondato e adesso, per quanto ancora fortemente in ritardo rispetto ai coetanei Down sul piano psico-motorio, dal punto di vista relazionale il nostro piccino \u00e8 sbocciato: piange, ride, comunica (a modo suo), ama, desidera, cerca&#8230;: \u00e8 parte di noi.<\/p>\n<p><strong>Una soluzione di &#8220;comodo&#8221;: gli istituti<br \/>\n<\/strong>Cosa offrono le nostre strutture pubbliche, le Usl? Pochissimo. Sarebbe auspicabile che le Usl disseminassero nel territorio le strutture riabilitative con \u00e8quipe integrate e che fornissero ai disabili la possibilit\u00e0 di usufruire, nel proprio quartiere di residenza, di un programma riabilitativo completo.<br \/>\nInvece la maggior parte delle strutture di riabilitazione sono private (e quindi accessibili a pochi) o private convenzionate, prevalentemente gestite dall&#8217;ODA (Opera Diocesana Assistenza) presso gli Istituti Medico-Psico-Pedagogici, che sono solitamente allocati fuori citt\u00e0 e quindi scomodi da raggiungere. Mancano, inoltre, centri diurni per i pi\u00f9 grandi.<br \/>\nIn stretta connessione con la mancanza di una buona rete di servizi pubblici \u00e8 il diffuso utilizzo da parte delle famiglie poco abbienti del ricovero, nel migliore dei casi a semiconvitto, dei figli malati o con handicap, nell&#8217;illusione, spesso purtroppo coltivata da una classe medica assai miope, che &#8220;questi bambini&#8221; vengano favoriti dal vivere in strutture &#8220;adatte a loro&#8221;.<br \/>\nIn questo modo la famiglia viene deresponsabilizzata nei confronti del figlio, e da questa deresponsabilizzazione frettolosamente assolta.<\/p>\n<p><strong>La mentalit\u00e0 dei giudici e degli operatori<br \/>\n<\/strong>Mentre per i minori sani la prolungata istituzionalizzazione induce i giudici ad accertare l&#8217;esistenza di uno stato di abbandono, nel caso dei bimbi con handicap o malati l&#8217;abbandono di fatto da parte delle famiglie negli istituti viene spesso considerato un evento inevitabile e comprensibile.<br \/>\nTengo a precisare che in questo ambito il Tribunale per i minorenni di Catania \u00e8 molto aperto, ma non altrettanto si pu\u00f2 dire per gli altri Tribunali della Sicilia: ne \u00e8 prova il prosperare di megaistituti con internati permanenti.<br \/>\nQuesto atteggiamento si ripercuote sulla poca solerzia nel cercare una famiglia per i minori adottabili malati o handicappati. Come insegna la nostra storia gli operatori, giudici e assistenti sociali, prevalentemente non credono nella possibilit\u00e0 di trovare una famiglia per questi bambini, e quindi non si battono abbastanza per trovarla: e questo \u00e8 un delitto. Si lavora poco sulle famiglie che chiedono l&#8217;adozione (e che vogliono soprattutto un bambino piccolo e sano) al fine di far loro maturare un atteggiamento aperto verso l&#8217;handicap o la malattia, che invece vengono proposte quasi scusandosi, come un disvalore. Inoltre si cerca dalle coppie una generica, preventiva disponibilit\u00e0 verso l&#8217;handicap (che non si trova quasi mai, anche per la paura verso ci\u00f2 che non si conosce) e non si tenta la difficile e faticosa strada di proporre &#8220;a tappeto&#8221;, senza timidezze o pudori, tutti i casi concreti: l&#8217;esperienza insegna che spesso chi dice &#8220;no&#8221; all&#8217;handicap in generale, poi dice &#8220;s\u00ec&#8221; a &#8220;quel&#8221; particolare bambino malato o handicappato che un operatore attento gli sa proporre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario \u00e8 nato nel 1990. Affetto da sindrome di Down, non \u00e8 stato neanche riconosciuto dai genitori. 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