{"id":493,"date":"2009-11-04T17:06:32","date_gmt":"2009-11-04T17:06:32","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=493"},"modified":"2026-03-20T12:37:03","modified_gmt":"2026-03-20T11:37:03","slug":"la-cultura-delle-immagini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=493","title":{"rendered":"13. La cultura delle immagini"},"content":{"rendered":"<p>di Cesare Padovani<\/p>\n<p>Sessualit\u00e0, affettivit\u00e0 e comunicazione, tre termini che riguardano intimit\u00e0 vissute e non ripetibili. Rispetto alla &#8220;scelta sessuale&#8221; occorrono coordinate antropologiche oltre che psicologiche; senza conoscere ci\u00f2 che ci precede infatti non possiamo essere in grado di comprendere la nostra cultura e la nostra &#8220;scelta sessuale&#8221;.<!--break--><\/p>\n<p>La scrittura di un vissuto non \u00e8 solo mettere in bella copia il proprio pensiero, ma rappresenta l&#8217;attivit\u00e0 con cui ci si determina mentre ci si esprime, per quella capacit\u00e0 di soffermarsi a riflettere, istoriare un sentimento e fissarlo nel tempo, nella memoria. Le lettere di Eloisa e Abelardo e le innumerevoli sublimazioni della nostra cultura sessuale sono chiari esempi ora di libert\u00e0 nella costrizione ora di costrizione nella apparente libert\u00e0.<br \/>\nEloisa e Abelardo, entrambi religiosi chiusi in un convento di clausura, hanno avuto in passato un amore pieno e completo; una volta lontani, non potendo pi\u00f9 vivere fisicamente il loro amore, ne parlano attraverso le lettere.<br \/>\nAvendo alle spalle questo vissuto rendono ancora pi\u00f9 concrete, nell&#8217;amore, le loro espressioni. Si tratta di amore autentico e non di sublimazione perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stato un antefatto, poi una scelta (forse pi\u00f9 dura per Eloisa e meno per Abelardo per\u00f2 c&#8217;\u00e8 stata), cosicch\u00e9 la lettera, sussurro d&#8217;amore, diventa la continuazione di quel dialogo e non gi\u00e0 cosa sostitutiva. Sarebbe sublimazione se i &#8220;ti amo&#8221;, &#8220;ti voglio bene&#8221; fossero frasi senza l&#8217;amplesso, senza quell&#8217;organizzazione affettiva (precedente) che ha portato due corpi a perdersi in una sintonia di piacere-esplosione di pulsioni.<br \/>\nChe la cultura sia sinteticamente una produzione di sublimazioni \u00e8 anche vero, ma di varia natura: o come rinuncia al proprio essere o come mutamento di una qualit\u00e0 dell&#8217;essere, per cui pu\u00f2 sussistere, in alcuni casi, una sessualit\u00e0 senza organo sessuale. La nostra \u00e8 una cultura ancora manichea su questi temi, sia in campo religioso che in campo laico, per cui separa la sessualit\u00e0 dalla esperienza del sesso.<br \/>\nEssa identifica spesso l&#8217;atto sessuale col puro piacere fisico (aspetto &#8220;idraulico&#8221; lo definisce Cooper), escludendo il rapporto di comunicazione; oppure la sessualit\u00e0 diventa talmente sfumata da identificarsi con il puro affetto. La madre che teneramente stringe al seno il figlio \u00e8 pulsione letta come mero affetto e non come sessualit\u00e0. Queste forme di paravento non rappresentano una forma di pudore, bens\u00ec una &#8220;piega culturale&#8221; che trova le sue radici laddove alcuni comportamenti sono divenuti per certi aspetti teatro e per altri vita quotidiana.<\/p>\n<p><strong>Il sesso e la vista<br \/>\n<\/strong>Tra il VI e il V secolo a.C. c&#8217;\u00e8 stata questa spaccatura filosofica, che \u00e8 diventata spaccatura comportamentale, per cui nell&#8217;Olimpo gli dei potevano fare tutto ci\u00f2 che volevano, mentre nella polis alcune cose erano lecite e altre no. E le pulsioni si sono tradotte in desiderio di mito.<br \/>\nOccorre riflettere anche su queste epoche che ci hanno segnati, per rivisitare quelle nostre capacit\u00e0 organizzative, perdute, ora non certo spoglie di incrostazioni culturali: ad esempio il tatto, l&#8217;udito, l&#8217;olfatto, o l&#8217;epidermide&#8230; dove sono andati a finire, ormai quasi assenti dalla nostra cultura sessuale? Il sesso, ora, si promuove in funzione soprattutto della vista, come se la nostra maggiore pulsione erotica fosse provocata tramite l&#8217;occhio.<br \/>\nCi dirigiamo precipitosamente verso la cultura dell&#8217;occhio, dove l&#8217;estetica si sublima nell&#8217;immagine e non nella pulsione del piacere. Estetica, dalla radice greca, significa capacit\u00e0 di provare, quindi provare sensazioni di piacere totali. La cultura mediterranea dando prerogativa all&#8217;organo della vista esalta un modello consacrato di bella forma, la forma armonica o simmetrica, come bella copia di una parte della totalit\u00e0 dell&#8217;essere.<br \/>\nDa questa deformazione concettuale deriva paradossalmente la cosiddetta deformazione percettiva che diventa deformazione comportamentale. Questa deformazione in termini fotografici si chiama &#8220;occhio di pesce&#8221;. Ci\u00f2 significa che (come per il bambino quando si accorge del non io) l&#8217;adulto mette a fuoco col suo occhio, ingrandendolo, (sia fisico che mentale) un particolare aspetto della realt\u00e0, quello che pi\u00f9 gli interessa.<br \/>\nIn linguistica si chiama sineddoche percettiva, che un tempo ha fatto parte, naturalmente, del vissuto magico del bambino. Si tratta, una volta radicatasi, di una vera e propria stenografia del comportamento.<\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0 che non capisce le differenze<br \/>\n<\/strong>La nostra societ\u00e0, quindi, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 non \u00e8 crudele, \u00e8 logica e coerente alla sua impostazione, non pu\u00f2 capire l&#8217;handicap perch\u00e9 non comprende le differenze, perch\u00e9 la sua condizione amorfa le impedisce la capacit\u00e0 di lettura proprio come struttura costituzionale. Le gerarchie del sociale e l&#8217;uso del sociale hanno confermato altrettante gerarchie di valori con i concetti di estetica ed i relativi modelli, (basta pensare ai mass-media e alle soluzioni per gli handicappati e per le devianze) per cui non \u00e8 realistico aspettarsi risposte adeguate da questo agglomerato statico che ingoia tutto senza modificarsi, appellandosi alla gi\u00e0 pronta gamma dei diritti.<br \/>\nIl diritto all&#8217;uguaglianza \u00e8 diventato ormai simbolo di ipocrisia, mentre il diritto alla diversit\u00e0 \u00e8 un concetto pi\u00f9 strategico che capovolge il primo: io sono uguale a te nel diritto di essere diverso.<br \/>\nL&#8217;infinita variet\u00e0 delle scelte sessuali anche delle persone emarginate \u00e8 riconducibile a quegli unici modelli vigenti, perch\u00e9 unico e totale \u00e8 il modello di cultura dominante da cui raramente e isolatamente partono prove alternative.<br \/>\nRisalendo all&#8217;epoca classica della cultura greca \u00e8 possibile rintracciare il bivio dell&#8217;estetica. In Occidente ha prevalso una canonica della forma dove il buono \u00e8 l&#8217;accettabile e quindi il prescelto, mentre in Oriente ha prevalso il piacere come unica finalit\u00e0 dove appunto la bont\u00e0 e la bellezza diventano legittime conseguenze.<br \/>\nLe forme di solitudine sessuale e di solitudine affettiva partono nella maggior parte dei casi da questi presupposti inconsci di scelte preintenzionali. Chi rompe con questo modello, rompe anche con un modo di vita e con certi modelli economici culturali e comportamentali.<br \/>\nAllora, pi\u00f9 capisci e accetti la diversit\u00e0 del diverso e pi\u00f9 assapori la bellezza delle sue diversit\u00e0 e la possibilit\u00e0 rinnovatrice nell&#8217;atto d&#8217;amore.<br \/>\nLa non apertura all&#8217;altro \u00e8 la chiusura anche nei confronti di se stessi. Molti corpi sono bloccati e rigidi perch\u00e9 hanno paura di sentirsi e si aprono come fiori al primo sole quando donano il loro affetto amoroso. Sono le diversit\u00e0 dell&#8217;altro che fanno da specchio alla conoscenza di s\u00e9, e pi\u00f9 ricca \u00e8 la diversit\u00e0 dell&#8217;altro e pi\u00f9 possibilit\u00e0 di ricchezza offre il tuo corpo che si apre in questo dialogo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sessualit\u00e0, affettivit\u00e0 e comunicazione, tre termini che riguardano intimit\u00e0 vissute e non ripetibili. 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