{"id":494,"date":"2009-11-04T17:06:32","date_gmt":"2009-11-04T17:06:32","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=494"},"modified":"2026-03-20T12:32:24","modified_gmt":"2026-03-20T11:32:24","slug":"una-malattia-della-modernit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=494","title":{"rendered":"4. Una malattia della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Antonio Frusone<\/p>\n<p>Depressione, aggressioni verbali, minacce da parte degli utenti sono alcuni dei rischi a cui sono esposti quanti lavorano nelle &#8220;frontiere del sociale&#8221;: educatori, medici, infermieri, assistenti sociali e psicologi a contatto con tossicodipendenti, sofferenti mentali, malati di Aids e altre categorie del disagio sociale. Siamo di fronte ad eventi che possono minare seriamente e profondamente la qualit\u00e0 della vita degli operatori.<br \/>\nNe parliamo con Mario Massarenti, psichiatra, operatore del Sert dell&#8217;Azienda Usl Citt\u00e0 di Bologna.<!--break--><\/p>\n<p><strong>Un operatore sociale affronta una quotidianit\u00e0 a volte veramente difficile e non sempre il rapporto con l&#8217;utenza \u00e8 facile. Ci sono realmente rischi legati a questo tipo di professione e quali sono?<\/strong><br \/>\nS\u00ec. Esiste una minacciosit\u00e0 ed \u00e8 legata, io credo, a due condizioni della realt\u00e0: di tipo strutturale e di specificit\u00e0 dell&#8217;ambiente in cui si opera. Strutturale se il servizio \u00e8 esageratamente burocratico e quindi non capisce e non recepisce i bisogni dell&#8217;utente; di specificit\u00e0 dell&#8217;ambiente perch\u00e9 alcuni utenti continuano a sopravvivere in ambito delinquenziale.<br \/>\nIl tossicodipendente manifesta continui tentativi di resistenza alla cura e questo \u00e8 un fenomeno psicologicamente normale, ma questa resistenza \u00e8 anche dovuta all&#8217;abitudine a sopravvivere in gruppi asociali legati da interessi economici microdelinquenziali. Quindi se non viene rispettato a fondo un luogo, sufficientemente attrezzato e preparato, dove il dominio della sanit\u00e0 si possa esercitare (un luogo di riparo, poich\u00e9 il ruolo dell&#8217;operatore e delle strutture sanitarie di accoglienza e cura \u00e8 quello di offrire un porto ove ormeggiare e sospendere il tempo, ove la societ\u00e0 concede alla persona di riposarsi un attimo e l&#8217;utente vi si affida completamente), finisce che questo luogo, viene assalito dal monopolio del piccolo mercato, del piccolo traffico.<br \/>\nAllora se non c&#8217;\u00e8 o se non \u00e8 possibile una sufficiente offerta di riparo e controllo da parte degli operatori sanitari si scatena la riconquista del mercato da parte della piccola delinquenza. Ci\u00f2 porta ad aggressioni, minacce e violenze nei confronti degli operatori vissuti come deboli. Poich\u00e9 si parla spesso di lavoro di frontiera, \u00e8 possibile prendere ad esempio la sanit\u00e0 di guerra: se si ha l&#8217;impressione che l&#8217;ospedale riesca a riparare le persone, tendenzialmente si mantiene il rispetto della nobilt\u00e0 del lavoro sanitario anche da parte dei belligeranti, da chi \u00e8 con o contro la societ\u00e0. Ma se la struttura sanitaria ad un certo punto non viene rispettata nemmeno dalla stessa amministrazione, come spesso succede per i servizi ai tossicodipendenti, diventa davvero terreno di battaglie dalla conseguenze imprevedibili. Ho riscontrato spesso nella mia attivit\u00e0 che il degrado dell&#8217;offerta (dei suoi strumenti, dei suoi luoghi e della qualit\u00e0 delle relazioni) aumenta la pericolosit\u00e0 di esposizione dell&#8217;operatore.<\/p>\n<p><strong>Come far fronte a questa pericolosit\u00e0, quali le risorse da mettere in campo affinch\u00e9 tutte queste tensioni non vadano ad invadere il privato degli operatori?<br \/>\n<\/strong>Riparare dalle esposizioni l&#8217;operatore significa avere sicuramente un gruppo di operatori forte e capace e che investa molto sulla complementariet\u00e0 delle diverse discipline, in uno spirito di collaborazione e di integrazione delle esperienze e conoscenze. Dovrebbe essere l&#8217;integrazione, non la lotta corporativa fra le diverse categorie, che a volte \u00e8 veramente una peste terribile. La collaborazione e la pari dignit\u00e0 di tutti gli approcci sono assolutamente fondamentali e possono portare successivamente ad una corsa entusiasmante a costruire una cultura scientifica adeguata. Quando si rallenta o non si \u00e8 capaci di questa corsa, si espone enormemente l&#8217;operatore, che si trova ad agire in prima persona, da solo, di fronte ad una serie enorme di contraddizioni vissute dall&#8217;utente.<br \/>\nCon l&#8217;Aids inoltre la situazione ha assunto proporzioni ancora pi\u00f9 drammatiche ed \u00e8 sorto un nuovo difficilissimo problema per l&#8217;operatore.<br \/>\nSi celebrano lutti, uno dopo l&#8217;altro, e non si sa pi\u00f9 nemmeno come celebrare questo lutto; spesso si condivide con chi si sente giovane ormai morente anche il dolore per il morto recente. A questo punto ci vuole una capacit\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 tecnica, ma diventa umana e ci vuole un servizio fortemente capace di maturare in valori umani.<br \/>\nUn servizio di questo tipo non brucia soltanto, ma d\u00e0 consapevolezza, gratitudine e finanche gratificazioni, offre forza e livelli elevati di crescita culturale che altri servizi non hanno. Gli operatori che giungono in servizi come questi o in altri servizi per tossicodipendenti sono spesso pi\u00f9 uniti fra loro, ma anche pi\u00f9 affezionati agli utenti con forti legami di solidariet\u00e0, di empatia, di simpatia. Ma vi sono alti costi e alti rischi perch\u00e9 non si \u00e8 molto aiutati nel compiere questo percorso.<br \/>\nOccorre uscire dall&#8217;opinionismo in questo campo ed entrare in un confronto che valorizzi veramente le acquisizioni e le conoscenze scientifiche e le stabilizzi. Bisognerebbe, ad esempio, ammettere che chi diviene davvero dipendente da droghe sviluppa uno stato grave e complesso di malattia, aggravato sempre dal decadimento sociale e dal disagio psicorelazionale, e che ha bisogno di una seria valutazione e di un trattamento medico completo. Ogni parte del problema ha dunque una sua dignit\u00e0 e richiede interazioni e progetti condotti con metodo.<br \/>\nQuindi a livello operativo significa organizzare servizi che rispettano la pari dignit\u00e0 delle aree (medica, sociale, relazionale) ed attenuare le disparit\u00e0 di trattamento economico e giuridico degli operatori. Non si pu\u00f2 pensare per esempio che l&#8217;assistente sociale guadagni pi\u00f9 o meno<br \/>\nniente e chi ha studiato allo stesso modo, magari le stesse materie guadagni il doppio o il triplo. Oppure che l&#8217;amministrazione consideri importanti i sanitari e meno importanti i non sanitari. Tutto ci\u00f2 umilia la dignit\u00e0 degli operatori e priva dei giusti riconoscimenti giuridici e di titolarit\u00e0 le diverse competenze che sono indispensabili allo stesso modo.<\/p>\n<p><strong>Possiamo considerare il burnout una malattia della modernit\u00e0?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9 sta mutando ci\u00f2 che si chiede al terapeuta. Andiamo verso tempi strani, verso una societ\u00e0 ove ancora ci si illude che con la tecnica si possa risolvere tutto e di conseguenza che non ci sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno di pazienza, di tolleranza e di solidariet\u00e0. L&#8217;area della sanit\u00e0 invece \u00e8 lavoro sul pezzo mal riuscito, sul pezzo che in quel momento \u00e8 in stato di stress, \u00e8 lavoro di riparazione, che d\u00e0 valore all&#8217;insuccesso ed alla tolleranza.<br \/>\nA un certo punto cresce una contraddizione, si parla di terapie ma non si pensa pi\u00f9 all&#8217;area sanitaria e ci si riempie di figure che non hanno nemmeno un training deontologico. Si sta radicando una deontologia della produzione e della guarigione, ma questa non \u00e8 propria dell&#8217;area terapeutica. E&#8217; da riaffermare, invece, una deontologia della piet\u00e0, del non accanimento terapeutico, della pazienza, ma anche della rinuncia al risultato assoluto e della valorizzazione del pi\u00f9 malridotto. Per esempio il disabile, tanto pi\u00f9 lo si cura, tanto pi\u00f9 lo si integra, tanto meglio sta, ma non guarir\u00e0 mai. Se guarisce bene, crediamo anche nel miracolo, ma non \u00e8 quello della tecnica bens\u00ec \u00e8 il miracolo della tolleranza, dell&#8217;amore per l&#8217;uomo anche malato, anche a disagio. Non \u00e8 l&#8217;amore della perfezione ma \u00e8 amore anche dell&#8217;imperfezione.<\/p>\n<p><strong>Ci sono responsabilit\u00e0 delle istituzioni sul burnout? E quali risorse mobilitare per far fronte ai problemi?<\/strong><br \/>\nCredo che la sanit\u00e0 pubblica, in quanto tale, sia un valore che non \u00e8 del comunismo, del capitalismo o altro, \u00e8 un valore civile in quanto pubblico. La Croce Rossa, per esempio, ha un valore e una funzione cos\u00ec grandi per le societ\u00e0 che in nessun caso deve essere smobilitata. La funzione sanitaria dello stregone \u00e8 nata con le prime societ\u00e0. Il medico probabilmente c&#8217;\u00e8 sempre stato e la sua funzione \u00e8 stata sempre pubblica, corpo separato dal potere politico istituzionale.<br \/>\nOggi invece \u00e8 in atto il tentativo di smantellare la sanit\u00e0, l&#8217;assistenza pubblica e di diffondere e realizzare un ritorno a una sanit\u00e0 privata ove per ogni malattia (e sicuramente solo per quelle che hanno maggior probabilit\u00e0 di guarigione e non le altre) sar\u00e0 possibile aprire una polizza assicurativa. Tutto questo crea non pochi conflitti all&#8217;interno (tra chi esercita queste funzioni e quindi conseguenze) e tensioni anche gravi verso l&#8217;esterno, tra gli utenti. Anche per questo, forse, possiamo considerare il burnout come una malattia della modernit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Depressione, aggressioni verbali, minacce da parte degli utenti sono alcuni dei rischi a cui sono esposti quanti lavorano nelle &#8220;frontiere del sociale&#8221;: educatori, medici, infermieri, assistenti sociali e psicologi a contatto con tossicodipendenti, sofferenti mentali, malati di Aids e altre categorie del disagio sociale. 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