{"id":5129,"date":"2025-11-10T12:19:47","date_gmt":"2025-11-10T11:19:47","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5129"},"modified":"2025-11-10T12:19:47","modified_gmt":"2025-11-10T11:19:47","slug":"1-introduzione-10","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5129","title":{"rendered":"1. Introduzione"},"content":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi e Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una citt\u00e0 azzurra che \u00e8 il modello d\u2019un\u2019altra Fedora. Sono le forme che la citt\u00e0 avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l\u2019altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la citt\u00e0 ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura, gi\u00e0 Fedora non era pi\u00f9 la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro.<br \/>\nFedora ha adesso nel palazzo delle sfere il suo museo: ogni abitante lo visita, sceglie la citt\u00e0 che corrisponde ai suoi desideri, la contempla immaginando di specchiarsi nella peschiera delle meduse che doveva raccogliere le acque del canale (se non fosse stato prosciugato), di percorrere dall\u2019alto del baldacchino il viale riservato agli elefanti (ora banditi dalla citt\u00e0), di scivolare lungo la spirale del minareto a chiocciola (che non trov\u00f2 pi\u00f9 la base su cui sorgere).<br \/>\nNella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro. Non perch\u00e9 tutte ugualmente reali, ma perch\u00e9 tutte solo presunte. L\u2019una racchiude ci\u00f2 che \u00e8 accettato come necessario mentre non lo \u00e8 ancora; le altre ci\u00f2 che \u00e8 immaginato come possibile e un minuto dopo non lo \u00e8 pi\u00f9.<br \/>\n(Italo Calvino, Le citt\u00e0 invisibili, sezione \u201cLe citt\u00e0 e il desiderio\u201d, Milano, Oscar Mondadori, 1993, pp. 31-32).<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 e il desiderio \u00e8 il titolo \u201cpreso in prestito\u201d dal libro Le citt\u00e0 invisibili di Calvino. Le citt\u00e0 e il desiderio \u00e8 anche il concetto che sta (o dovrebbe stare) alla base del percorso di comunicazione e informazione tra istituzioni e cittadini. Soprattutto il concetto di <i>desiderio<\/i> pu\u00f2 essere declinato sotto vari aspetti. \u00c8 il desiderio delle istituzioni, di essere pi\u00f9 presenti per i cittadini. \u00c8 il desiderio dei cittadini, di avere dei servizi \u201csu misura\u201d per i propri bisogni (e desideri). \u00c8 il desiderio di una \u201ccitt\u00e0 ideale\u201d, in cui l\u2019offerta dei servizi sia pi\u00f9 razionale ed efficiente nella risposta alle domande. Se, infatti, la \u201ccomplessit\u00e0 del reale\u201d \u00e8 il fulcro di tanta parte della riflessione filosofica del \u2019900, la \u201ccomplessit\u00e0 del sociale\u201d \u00e8 qualcosa con cui si \u00e8 scontrato chiunque di noi abbia avuto bisogno, in qualche momento della propria vita, di un aiuto da parte delle istituzioni. Divisione tra servizi sociali e assistenziali, ulteriore scomposizione di ognuno di questi rami in branche (iper)specialistiche, collocazione logistica e orari di ricevimento diversi per ognuna di esse\u2026 La divisione del lavoro del servizio sociale, che ha sicuramente garantito una miglior qualit\u00e0 nel trattamento dei singoli casi grazie a competenze specifiche sempre pi\u00f9 raffinate, ha per\u00f2 creato spesso labirinti nei quali possono perdersi anche i cittadini pi\u00f9 avveduti e dotati di mezzi conoscitivi, per non parlare delle persone il cui stato di bisogno include carenze in questo senso.<br \/>\nPer ricomporre in un unico punto l\u2019accesso a questo sistema molto articolato di assistenza, ovvero per operare una \u201criduzione di complessit\u00e0\u201d, la Regione Emilia Romagna, sulla scorta della normativa nazionale pi\u00f9 recente e in particolare della Legge 328\/2000, ha istituito nel 2003 gli Sportelli sociali. Ne \u00e8 nata una sperimentazione pluriennale di questa nuova modalit\u00e0 con cui i cittadini, tramite un ufficio territorialmente vicino e (idealmente) accogliente, possono esprimere i propri bisogni e ricevere una prima indicazione sulle possibilit\u00e0 di aiuto esistenti. L\u2019effettiva partenza degli sportelli sociali \u00e8 pi\u00f9 recente, e ad esempio per la citt\u00e0 di Bologna data solo al 2 ottobre 2008 \u2013 con qualche intoppo.<br \/>\nQuali sono le logiche che hanno portato verso la creazione degli Sportelli sociali (che cos\u00ec si chiamano in Emilia Romagna, ma che con altri nomi possiamo o potremo trovare anche in altre regioni italiane ed europee)? Su quali linee e priorit\u00e0 si \u00e8 mossa la sperimentazione che ne ha permesso la costituzione? Che tipo di rapporti si sono costituiti da un lato con le strutture informative di ambito sociale e pubblico gi\u00e0 esistenti, e dall\u2019altro con il sistema di erogazione effettiva dei servizi? Quali problemi si sono riscontrati in questi anni \u201csperimentali\u201d, e quali sono rimasti aperti? Ma soprattutto: sono in grado gli Sportelli sociali di realizzare il desiderio che l\u2019offerta dei servizi e la domanda dei cittadini si incontrino veramente e sappiano dialogare? O lo Sportello sociale rischia di rimanere un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza?<br \/>\nCon un patchwork di interventi di soggetti che a vario titolo (politici, amministratori, funzionari, operatori, sindacalisti) sono stati coinvolti, \u201cHP-Accaparlante\u201d cerca di fare il punto su una delle pi\u00f9 importanti innovazioni degli ultimi anni nell\u2019ambito dei servizi sociali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi e Massimiliano Rubbi Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. 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