{"id":5131,"date":"2025-11-10T12:25:31","date_gmt":"2025-11-10T11:25:31","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5131"},"modified":"2025-11-10T12:25:31","modified_gmt":"2025-11-10T11:25:31","slug":"2-il-senso-di-uninnovazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5131","title":{"rendered":"2. Il senso di un\u2019innovazione"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a cura di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>A quale logica ha obbedito, nella mente del legislatore regionale, la creazione dello Sportello sociale? Ne abbiamo parlato con Gianluca Borghi, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna nel 2003 (quando fu promulgata la Legge Regionale n. 2 che ha istituito gli Sportelli sociali) e oggi Consigliere Regionale.<\/p>\n<p><strong>Quale ruolo hanno gli sportelli sociali all\u2019interno del sistema integrato dei servizi sociali delineato dalla L.R. 2\/2003?<br \/>\n<\/strong>Nel disegno della Regione, lo Sportello sociale si configura come parte integrante del Segretariato sociale di zona, che \u00e8 il servizio che deve garantire unitariet\u00e0 di accesso, capacit\u00e0 di ascolto e primo filtro, orientamento, analisi della domanda, azioni di accompagnamento, collegamento e sviluppo delle collaborazioni con altri soggetti, pubblici e privati. All\u2019interno di questo pi\u00f9 ampio servizio, lo Sportello sociale svolge una specifica azione di \u201cfront office\u201d, di gestione del primo contatto, di informazione, orientamento e invio ad altri servizi, e di \u201cback office\u201d ovvero di raccolta e di elaborazione periodica dei dati sulle prestazioni richieste e offerte dal sistema dei servizi. I primi colloqui e la eventuale presa in carico sono fasi successive al primo contatto, e riguardano pi\u00f9 direttamente i servizi specifici.<br \/>\nVi \u00e8 dunque una linea che distingue il primo accesso, il front office presidiato dallo Sportello sociale, da un lavoro che pu\u00f2 conseguire a esso e che riguarda l\u2019approfondimento del caso, l\u2019accompagnamento, e cos\u00ec via. Questa linea, certo di non semplice definizione, non pu\u00f2 trovare una soluzione standard valevole a prescindere dalla storia, dalla organizzazione, dalle risorse di ciascuna zona. Ciascun territorio infatti deve definire l\u2019ambito di azione dello Sportello sociale all\u2019interno del pi\u00f9 vasto Servizio sociale di base.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Lo Sportello sociale, infine, per svolgere pienamente le sue funzioni, deve trovare punti fisici di accesso molteplici, opportunamente dislocati sul territorio distrettuale. Tale rete deve essere garantita dalle Amministrazioni comunali, attraverso una valorizzazione dei punti di accesso gi\u00e0 esistenti, quali URP, sportelli settoriali (es.: sportelli Informafamiglia, Informahandicap, Informagiovani), ecc.<\/p>\n<p><strong>Sulla base di quali indirizzi ed esperienze, sia locali che nazionali, \u00e8 stato concepito lo strumento degli Sportelli sociali?<br \/>\n<\/strong>La Regione Emilia-Romagna ha seguito il dettato nazionale (L. 328\/00 e Piano sociale Nazionale 2001-2003) e nella L.R. 2\/03 ha previsto l\u2019istituzione degli Sportelli sociali. Nel 2003, quando l\u2019Emilia Romagna ha dato avvio alla sperimentazione, le esperienze in altre regioni non erano molte. L\u2019idea della sperimentazione \u00e8 nata proprio per capire come sul piano organizzativo, gestionale, dell\u2019integrazione con altre realt\u00e0 presenti sul territorio si potessero sviluppare gli sportelli. La Regione con la sperimentazione ha voluto stimolare le zone a:<br \/>\n&#8211; ricostruire e fare una mappatura di tutte le basi informative sui servizi e i soggetti operanti presenti sul territorio;<br \/>\n&#8211; progettare un sistema informativo in condivisione e accessibile da altri soggetti presenti sul territorio, in primis l\u2019Azienda USL;<br \/>\n&#8211; progettare, costruire e organizzare una rete di sportelli fisici anche utilizzando sedi gi\u00e0 esistenti e note ai cittadini (es. URP);<br \/>\n&#8211; creare una rete estesa di collaborazioni con soggetti terzi (associazioni, privato non profit, ecc.), che alimenti costantemente un flusso informativo ampio, non frammentato e aggiornato rispetto alle risorse che il territorio offre e che produca sul territorio un sistema di \u201cantenne\u201d rispetto ai bisogni e alla domanda della popolazione;<br \/>\n&#8211; formare gli operatori, in quanto lo Sportello sociale deve poter contare su personale competente, con un buon grado di conoscenza del sistema dei servizi, sia pubblico che privato, accompagnata a capacit\u00e0 relazionali e di ascolto;<br \/>\n&#8211; stimolare l\u2019elaborazione di un sistema di analisi dei bisogni e della domanda sul territorio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Quali erano le aspettative degli organi politici regionali sugli Sportelli sociali al momento dell\u2019approvazione della legge? E dopo questi anni di sperimentazione, quale bilancio si pu\u00f2 trarre dall\u2019esperienza maturata in Regione?<br \/>\n<\/strong>La sperimentazione \u00e8 stata nel suo complesso molto positiva e partecipata. I 32 progetti che ne sono nati costituiscono oggi una base ottima perch\u00e9 l\u2019esperienza si possa diffondere su tutto il territorio. A questo punto, anche a seguito dell\u2019approvazione del Piano sociale e sanitario regionale da parte dell\u2019Assemblea legislativa il 22 maggio 2008, \u00e8 possibile ripensare in maniera complessiva tutto il sistema dell\u2019accesso nell\u2019ottica dell\u2019integrazione cos\u00ec ampiamente promossa dal piano. \u00c8 importante sapere che non partiamo da zero, perch\u00e9 a livello locale la sperimentazione ha prodotto delle reti e dei collegamenti che ora saranno ulteriormente valorizzati. Le linee guida approvate con Delibera della Giunta Regionale 432\/08 vanno proprio nel senso di rafforzare i collegamenti, per non duplicare le sedi di accesso e per garantire al cittadino e alla sua famiglia di essere seguito e accompagnato in tutto il suo percorso dentro i servizi, dal momento in cui chiede un\u2019informazione al momento in cui fruisce di uno o pi\u00f9 servizi. Questo grazie anche all\u2019idea di collegare non solo i luoghi, ma anche i sistemi informativi che registrano i vari passaggi, e soprattutto di connettere le persone che a vario titolo partecipano al percorso che il cittadino compie all\u2019interno dei servizi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a cura di Massimiliano Rubbi A quale logica ha obbedito, nella mente del legislatore regionale, la creazione dello Sportello sociale? 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