{"id":5137,"date":"2025-11-10T12:35:30","date_gmt":"2025-11-10T11:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5137"},"modified":"2025-11-10T12:51:50","modified_gmt":"2025-11-10T11:51:50","slug":"5-tra-software-e-linguaggi-condivisi-le-potenzialita-di-uno-sportello-sociale-a-regime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5137","title":{"rendered":"5. Tra software e linguaggi condivisi, le potenzialit\u00e0 di uno Sportello sociale a regime"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Valeria Alpi<\/p>\n<p>Da un punto di vista logistico e operativo, creare integrazione tra i nuovi Sportelli sociali e i servizi gi\u00e0 esistenti sul territorio \u00e8 un compito assai oneroso, sotto molti punti di vista. Quali primi passi sono stati compiuti? A che punto si \u00e8 arrivati? Quali potenzialit\u00e0 possono essere sfruttate in futuro? Ne abbiamo parlato con Fabrizia Paltrinieri, Ufficio di Piano Provinciale, Servizio Politiche Sociali e per la Salute della Provincia di Bologna.<\/p>\n<p><b>L\u2019inizio in un software<br \/>\n<\/b>Pu\u00f2 forse apparire strano, ma il progetto di integrazione tra sportelli sociali e servizi territoriali \u00e8 partito proprio da un software, precisamente il \u201cGarsia\u201d, un sistema informatizzato che \u00e8 in grado di migliorare la comunicazione e omogeneizzare gli strumenti di valutazione tra i differenti attori coinvolti nel processo di erogazione del servizio, sia che essi appartengano all\u2019ambiente sociale o all\u2019ambiente sanitario.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Esisteva, nella Provincia di Bologna, una esperienza pregressa, a opera dell\u2019Azienda USL ex Bologna Nord, quindi il distretto della Pianura Est. L\u00ec si utilizzava gi\u00e0 il Garsia e quindi si aveva gi\u00e0 uno sportello integrato. Via via, sei distretti su sette hanno acquistato il software, l\u2019unico rimasto escluso era il comune di Bologna. \u201cCome Provincia a quel punto ci siamo dati e abbiamo svolto un ruolo di coordinamento, cosa che credo non abbia fatto alcuna altra Provincia. Dico \u2018ci siamo dati\u2019 perch\u00e9 di fatto la Regione non aveva affidato un ruolo di coordinamento preciso, ma a noi sembrava necessario, dato che si partiva dall\u2019esperienza pregressa della Pianura Est per creare gli Sportelli sociali. La funzione di coordinamento era utile anche in vista di un abbattimento di costi, perch\u00e9 occorreva concertare con la ditta produttrice del software per dotare i vari distretti del Garsia. Inoltre noi non volevamo \u2018solo\u2019 gli Sportelli sociali, ma una rete di Sportelli sociali, ritenendo la rete sicuramente un valore aggiunto. Per noi l\u2019obiettivo primario era ottenere un vero e proprio osservatorio provinciale del bisogno. Abbiamo sempre cercato di mantenere all\u2019interno del progetto anche il comune di Bologna. Questo Comune, negli anni, ha operato tutta una valutazione dell\u2019organizzazione dei servizi, attualmente in ridefinizione, e ha poi deciso di decentralizzare ai Quartieri l\u2019organizzazione e di utilizzare lo stesso software.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Possiamo dire che molta della caratterizzazione dello sportello della Provincia di Bologna dipende dal software comune, dato che si \u00e8 partiti da l\u00ec e non da un progetto condiviso di sportello\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Integrazione tra servizi comunali e aziendali<br \/>\n<\/b>Gli Sportelli sociali non sono ancora operativi in tutta la Provincia allo stesso modo. \u201cI modelli organizzativi che stanno dietro lo Sportello sociale sono abbastanza diversi. Abbiamo dei territori con sportelli che hanno gi\u00e0 la fase della presa in carico e territori con sportelli che si fermano alla fase precedente.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quello che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che il progetto Sportelli sociali porta una grande integrazione tra i servizi socio-sanitari del Comune e dell\u2019Azienda USL, proprio perch\u00e9 nato dall\u2019Azienda USL ex Bologna Nord in collaborazione coi Comuni. Anzi, potremmo dire che lo Sportello \u00e8 stato proprio il volano dell\u2019integrazione tra servizi comunali e aziendali\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ovviamente il progetto di Sportello non funziona ancora a regime dappertutto, e nello stesso modo.<br \/>\nFacciamo un esempio di come pu\u00f2 funzionare uno sportello a regime. Prendiamo il caso di una persona anziana. Si presenta la domanda allo sportello e si prende un appuntamento con l\u2019assistente sociale che andr\u00e0 a verificare la situazione dell\u2019anziano; successivamente, con l\u2019Unit\u00e0 di Valutazione Geriatrica si andr\u00e0 a fare materialmente la visita alla persona, per capire qual \u00e8 la soluzione adeguata per la persona stessa, se gli serve l\u2019assistenza domiciliare o quella residenziale, ecc.<br \/>\n\u201cNel momento in cui l\u2019utente si reca allo sportello, l\u2019operatore dovrebbe inserire in automatico i dati della persona, e tutti i dati sulla sua situazione e sui suoi bisogni. Questo sistema informatico dovrebbe permettere lo scarico immediato dei dati di chi si presenta. I Comuni possono avere quindi la situazione di chi si reca allo sportello, anche a livello distrettuale coi Comuni di distretto, e noi come Provincia possiamo avere sotto controllo la situazione proprio con l\u2019osservatorio provinciale del bisogno, che ci permette di avere i dati in tempo reale sulle domande allo sportello\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Una volta che questo sistema sar\u00e0 a regime, questa ricchezza di dati sar\u00e0 utilissima anche per la programmazione delle politiche sociali e sanitarie. \u201cNoi come Provincia abbiamo funzioni di rilevazione della domanda e del bisogno, e abbiamo sempre monitorato con varie banche dati l\u2019offerta dei servizi, mentre la domanda del bisogno \u00e8 sempre stato un po\u2019 un tema scoperto. Sappiamo quali servizi offriamo, ma non abbiamo un sistema di rilevazione della domanda cos\u00ec definito, salvo in qualche caso, magari facendo una ricerca o un approfondimento\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il problema qual \u00e8? Che questo monitoraggio sar\u00e0 efficace quando lo sportello sar\u00e0 a regime. \u201cPer ora non tutti i Comuni inseriscono i dati, per cui abbiamo dati parziali. Soprattutto di Bologna, che \u00e8 entrata adesso nel progetto, per cui per ora abbiamo un buco abbastanza consistente. Abbiamo quindi pensato di fare un accompagnamento all\u2019utilizzo ottimale di questi strumenti, abbiamo dato delle risorse ai Comuni capofila perch\u00e9 sostenessero l\u2019utilizzo di questo progetto. C\u2019\u00e8 stato un investimento molto grande, con risorse dei Comuni, della Regione e dell\u2019Azienda USL. La Regione, dopo i finanziamenti iniziali per la fase di sperimentazione, ha ripreso i finanziamenti chiedendo ora per\u00f2 una serie di contributi. Per cui si richiede uno sportello in ogni distretto e un set minimo di informazioni che devono tornare alla Regione, perch\u00e9 la Regione vuole avere una serie di dati che risultano utili anche al suo livello programmatorio. Poi si vuole una connessione con gli sportelli tematici, specialistici, che gi\u00e0 esistono sul territorio, come ad esempio il Centro Risorse Handicap del Comune di Bologna o l\u2019Ufficio Stranieri. Nella Provincia di Bologna almeno abbiamo tutti lo stesso software, nelle altre Province ci sono software diversi e pagare le varie integrazioni \u00e8 oneroso. Allora, visto che partiamo in vantaggio come Provincia, vogliamo curare di pi\u00f9 il fatto che ci sia l\u2019uso di questi strumenti\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Il problema dei linguaggi condivisi<br \/>\n<\/b>Chi si occupa di tematiche sociali sa per\u00f2 che l\u2019integrazione passa sia da strumenti pratici, operativi, sia da strumenti in qualche modo pi\u00f9 culturali. Nasce quindi il problema del linguaggio che si usa per definire un servizio o un bisogno. Chi si occupa di disabilit\u00e0, ad esempio, pu\u00f2 utilizzare termini diversi per indicare una situazione di disagio rispetto a chi si occupa di stranieri, o di minori. Mentre lo Sportello sociale deve riunire in s\u00e9 tutte le tematiche del sociale in un solo ambiente condiviso. Inoltre di solito i vari servizi hanno gi\u00e0 un sistema di monitoraggio dell\u2019utenza; ma passare da un sistema personale e personalizzato a un sistema comune per tutte le aree e integrato con tutti i servizi territoriali potrebbe addirittura cambiare le modalit\u00e0 di accoglienza dell\u2019utente e cambiare il modo di relazionarsi con chi ci sta di fronte. Quindi, come gestire tutto il materiale informativo delle varie aree del sociale e renderlo uniforme per gli Sportelli sociali? Come monitorare l\u2019utente e rilevare il suo bisogno in un database che comunichi il bisogno con un linguaggio condiviso e non interpretabile di volta in volta?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u201c\u00c8 un processo molto lungo, che richiede molte attenzioni. Noi, sul tema del linguaggio, eravamo partiti da un portale che fosse a uso degli operatori nel momento in cui gli operatori devono dare le informazioni, in modo da avere sotto gli occhi tutto il set dei servizi disponibili. Quindi il primo passo era mettere a disposizione sul portale tutti i servizi pubblici disponibili e che gi\u00e0 conoscevamo. Poi c\u2019era da integrare questi servizi con tutte le altre informazioni che provenivano dal prezioso mondo del Terzo Settore: era impossibile infatti mappare da soli tutti i servizi del privato sociale. Poi c\u2019era da mettere on line anche un portale per il cittadino.<br \/>\nUn punto fondamentale \u00e8 che bisogna anche avere molto bene in mente come definire il bisogno per poter fare l\u2019intreccio coi servizi. Bisogna anche formare gli operatori dei Comuni per aggiornare le varie informazioni con i loro servizi. Abbiamo cercato di condividere il pi\u00f9 possibile il linguaggio, tenendo presente, per la definizione dei servizi, le classificazioni delle schede di rilevazione dell\u2019Istat, che gi\u00e0 ogni Comune compila per poter stimare le spese in materia sociale\u201d. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Gli operatori di sportello, tra ricerca di motivazione e potenzialit\u00e0 future<br \/>\n<\/b>Chi \u00e8 l\u2019operatore di uno Sportello sociale? \u201cAnche qua dipende dal Comune. In alcuni Comuni si \u00e8 ipotizzato di mettere un assistente sociale. Qualcuno ha messo figure comunque con competenze nel sociale, qualcuno ha messo figure con competenze amministrative. Resta centrale il tema della formazione degli sportellisti. La formazione deve essere condivisa, cos\u00ec come le informazioni e le modalit\u00e0 di approccio.<br \/>\nUn\u2019altra differenziazione \u00e8 che alcuni Sportelli hanno servizi socio-educativi, tipo il nido o i servizi per la casa, laddove nel Comune queste funzioni sono svolte da quell\u2019ufficio; altri invece rimangono sul sociale puro o sul socio-sanitario.<br \/>\nTutto questo in una fase di sperimentazione \u00e8 accettabile, poi forse una volta a regime ci vorrebbe pi\u00f9 omogeneit\u00e0\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Inoltre non bisogna dimenticare che tutta la sperimentazione \u00e8 partita dai servizi per gli anziani, e anche Garsia \u00e8 incentrato su quel tipo di utenza. Bisognerebbe passare all\u2019estensione di Garsia, dell\u2019informazione e della presa in carico anche alle altre categorie, come i disabili, i minori, gli stranieri, ecc. Questa estensione \u00e8 prevista, anche se gi\u00e0 il monitoraggio \u00e8 su tutte le aree. L\u2019articolazione verticale dell\u2019informazione e della presa in carico, per\u00f2, non \u00e8 semplice da uniformare su tutte le aree. \u201cSui minori, per esempio, \u00e8 un\u2019articolazione molto complessa, e si sta pensando di comprare il software per questa categoria. \u00c8 un po\u2019 pi\u00f9 complicato perch\u00e9 gli operatori con i minori compilano gi\u00e0 un software regionale molto dettagliato, che richiede molto tempo, per cui dovremmo fare un database che sia un po\u2019 integrato con quello che gi\u00e0 compilano, se no l\u2019operatore si trova a dover compilare due database molto dettagliati. D\u2019altronde la Regione ha investito molto nel software gi\u00e0 in uso nell\u2019area minori, che d\u00e0 tutto un monitoraggio preciso dell\u2019utenza che alla Regione serve. Inoltre per esempio a Bologna i minori sono in carico ai Comuni, in altri Comuni all\u2019Azienda USL, quindi integrare tutto diventa complesso\u201d.<br \/>\nI Comuni stanno quindi valutando se comprare Garsia o no per tutte le aree del sociale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Se Garsia fosse a regime, le interconnessioni che il progetto prevede sono molto ampie: \u201cCi sarebbe ad esempio una interconnessione tra sportelli sociali e i CIP, i centri per l\u2019impiego. Un adulto va a chiedere allo Sportello sociale un aiuto perch\u00e9 ha perso il lavoro e l\u2019operatore di sportello pu\u00f2 sapere se questa persona dall\u2019altro lato sta seguendo le proposte formative o lavorative che gli fa il centro per l\u2019impiego, e si possono incrociare i dati.<br \/>\nPer ora si tratta di un progetto ancora in fase sperimentale, nei comuni di San Pietro in Casale e Imola. Tutte le informazioni degli sportelli sociali sono comunque collegate con l\u2019Azienda USL. Una potenzialit\u00e0 molto interessante ad esempio \u00e8 la connessione con gli ospedali e con le dimissioni protette per gli anziani. \u00c8 il software che ha permesso una interconnessione di questo tipo, lo sportello sociale \u00e8 solo quello che c\u2019\u00e8 davanti, ma poi dietro si pu\u00f2 creare una rete tra le persone fondamentale proprio grazie al software. Quando ho un anziano che esce dall\u2019ospedale \u00e8 fondamentale dire: ci sar\u00e0 un servizio territoriale dell\u2019Azienda USL che entro tot giorni ti contatter\u00e0, e ti verr\u00e0 proposto un servizio domiciliare o residenziale.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Dietro lo sportello sociale si crea quindi una rete e un obbligo delle persone di lavorare in rete.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le potenzialit\u00e0 sono enormi, si tratta di capire se si riesce a governare queste potenzialit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Inoltre resta il problema della motivazione degli operatori a usare questo software: esso infatti \u00e8 solo uno strumento, un mezzo, ma dietro i mezzi ci sono le persone\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Valeria Alpi Da un punto di vista logistico e operativo, creare integrazione tra i nuovi Sportelli sociali e i servizi gi\u00e0 esistenti sul territorio \u00e8 un compito assai oneroso, sotto molti punti di vista. 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