{"id":514,"date":"2009-11-04T17:06:38","date_gmt":"2009-11-04T17:06:38","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=514"},"modified":"2026-02-09T12:33:31","modified_gmt":"2026-02-09T11:33:31","slug":"le-prospettive-dell-integrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=514","title":{"rendered":"8. Le prospettive dell&#8217;integrazione"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Canevaro<\/p>\n<p>L&#8217;integrazione \u00e8 una prospettiva teoretica e pragmatica. Sono necessari alcuni principi fondanti, da verificare in tempi medio-lunghi; e sono necessarie pratiche e linee operative da verificare<!--break--> continuamente.<br \/>\n\u00c8 molto probabile che, in momenti di crisi sociale accentuata, le verifiche siano rese pi\u00f9 difficili. Ed \u00e8 comprensibile: ogni elemento di riflessione pu\u00f2 finire per essere a priori classificata pro o contro l&#8217;integrazione.<br \/>\n\u00c8 un fatto, e molto grave, che la prospettiva dell&#8217;integrazione sia attaccata da una politica fatta da &#8220;tagli&#8221; che vengono anche chiamati &#8220;razionalizzazioni&#8221;. Gli effetti di questa politica potrebbero anche essere la paura di riflettere ed il sentirsi nell&#8217;impossibilit\u00e0 di compiere le necessarie verifiche.<br \/>\nLa situazione generale non facilita; ed in particolare, il mondo dell&#8217;informazione \u00e8 percorso quasi quotidianamente da un modo di conoscere e di far conoscere dominato dal sensazionalismo. Ne siamo un po&#8217; tutti colpiti, ed ogni disfunzione \u00e8 vissuta come un possibile strumento d&#8217;accusa, per trovare colpevoli, dimostrare che tutto \u00e8 catastrofico. E&#8217; molto difficile porsi di fronte a situazioni di prospettiva di integrazione senza risentire di questo clima, e senza immaginare denunce, colpevoli, schieramenti a favore o contro, eccetera. Insomma: \u00e8 difficile ragionare serenamente sul tema della prospettiva dell&#8217;integrazione.<\/p>\n<p><strong>Una frantumazione pericolosa<\/strong><\/p>\n<p>Eppure \u00e8 necessario cercare di ragionare, e di domandarsi come stanno andando le cose. La scuola ha preso un indirizzo che sembra improntato ad una brusca accelerazione di ritmi, ad una certa rinuncia ad impostazioni globali per privilegiare in maniera esplicita e pi\u00f9 spesso implicita una prospettiva impostata sulle aree disciplinari, su competenze &#8220;affilate&#8221;, cio\u00e8 organizzate e da verificare su conquiste cognitive molto definite e formalizzate.<br \/>\n\u00c8\u00a0proprio cos\u00ec? E se \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9?<br \/>\nSe cos\u00ec stanno le cose nel mondo della scuola &#8211; ed \u00e8 da verificare -, si potrebbe spiegare da questo sfondo il cattivo uso della figura dell&#8217;insegnante di sostegno. anche questo cattivo uso \u00e8 da verificare, certamente. Ma ci sono molti seri indizi che vi sia una presenza nella scuola di handicappati, ragazzi e ragazze, accolti dalla preoccupazione quasi esclusiva della &#8220;copertura&#8221; dell&#8217;orario da ogni tipo di &#8220;sostegno&#8221;: insegnanti statali, e operatori con situazioni varie sia dal punto di vista amministrativo che per la formazione. La preoccupazione della &#8220;copertura&#8221; si concilia con la prospettiva dell&#8217;integrazione? E come si pu\u00f2 ragionare su questi aspetti senza sollevare molti, ben comprensibili, sospetti di essere dalla parte di brutale politica dei &#8220;tagli&#8221;?<\/p>\n<p><strong>Centralit\u00e0 o isolamento della scuola?<br \/>\n<\/strong>La centralit\u00e0 della scuola nel processo di integrazione sembra essere un elemento caratteristico di alcune situazioni come quella italiana. \u00c8\u00a0 forse utile cercare di capire come si colloca la scuola in un quadro pi\u00f9 grande. E soprattutto capire quanto il modello scolastico abbia permesso o meno l&#8217;elaborazione di un modello di intervento globale nella prospettiva dell&#8217;integrazione. Globale, in questo caso, significa intervento che riguarda l&#8217;intera esistenza di un individuo, uomo o donna, bambino o bambina. Il riferimento alla Pedagogia Istituzionale pu\u00f2 essere ancora una volta utile.<br \/>\nEd \u00e8 proprio pensando alla Pedagogia Istituzionale, come Pedagogia della complessit\u00e0, che possiamo riflettere sulle nostre modalit\u00e0 di intervenire nelle diverse situazioni e di lavorare. Sarebbe interessante valutare in termini di risorse i nostri modi di intervenire, per cercare di capire se \u00e8 comprensibile e chiaro per tutti, cio\u00e8 trasparente, che l&#8217;obiettivo a cui tendiamo \u00e8 la trasformazione della qualit\u00e0 delle risorse, e non l&#8217;aumento della loro quantit\u00e0.<br \/>\nPossiamo criticare una certa impostazione della scuola, basata sulla lettura deficit\/handicap come mancanza che fornisce alcuni crediti per poter esigere maggiori risorse.Ma questa critica \u00e8 anche deducibile, con congruenza, nel e dal nostro operare? In altre parole: in che economia collochiamo il nostro lavoro? In un&#8217;economia illimitata, oppure in una realt\u00e0 i cui limiti sono da conoscere, per misurarsi con loro e ridefinirli.<\/p>\n<p><strong>Integrazione senza handicap<br \/>\n<\/strong>L&#8217;integrazione \u00e8 una prospettiva complessiva. Come tale, non \u00e8 paradossale verificarne l&#8217;esistenza senza la necessit\u00e0 di una presenza cos\u00ec definibile e precisa come pu\u00f2 essere un individuo disabile. Nell&#8217;eventualit\u00e0 di tale presenza, vi dovrebbero certo essere adattamenti specifici. Ma la strutturazione culturale ed organizzativa di un&#8217;istituzione come la scuola non pu\u00f2 vivere l&#8217;integrazione come un optional addizionale all&#8217;occasione. Rovesciando l&#8217;impostazione, l&#8217;integrazione \u00e8 un&#8217;impostazione strutturale. In questo senso, la presenza concreta di un handicappato, bambina o bambino, pu\u00f2 essere un&#8217;irruzione di realt\u00e0 in una strutturazione pi\u00f9 o meno fittizia. Il richiamo alla realt\u00e0 non vale solo per un certo individuo: pu\u00f2 intrecciarsi con le esigenze di molti e forse di tutti.<br \/>\nPossiamo capire meglio il significato dell&#8217;integrazione come impostazione strutturale prendendo un esempio fuori dal mondo scolastico. Viaggiare in ferrovia per chi \u00e8 handicappato \u00e8 possibile ma a particolari condizioni. In una stazione considerata attrezzata, importante nodo ferroviario, vi \u00e8 un ufficio che ha il compito specifico di facilitare le cose a chi, handicappato, deve o vuole viaggiare. Chi \u00e8 in questa condizione, deve rivolgersi a quell&#8217;ufficio, per poter avere ausili adatti, accesso ad ascensori non aperti a tutto il pubblico, accompagnamento e trasporto bagagli, individuazione del treno adatto, ed altre necessit\u00e0. \u00c8 pi\u00f9 probabile che qualcuno, conoscendo questa disponibilit\u00e0, tragga una conclusione positiva; e consideri alcune restrizioni come limiti realistici. \u00c8 vero che la maggior parte dei treni non ha spazi adatti, servizi igienici e, prima ancora, accessi al vagone impraticabili. Per\u00f2 non si pu\u00f2 avere tutto. Ed \u00e8 vero che un viaggio va previsto e organizzato in anticipo, perch\u00e9 le ferrovie consigliano di prendere contatto 24 ore prima della partenza; che occorre fare una domanda specifica. Anche su questo potremmo dire che non si pu\u00f2 avere tutto e che vi sono limiti realistici.<br \/>\nGuardiamo attorno. Vedremo donne e uomini che, in stazione, scendendo o andando verso il treno, saranno in difficolt\u00e0 per bagagli pesanti, per scale di accesso ai binari affollate ed in certi momenti impraticabili. Aggiungiamoci le persone anziane, i bambini e le bambine piccole: non \u00e8 solo l&#8217;operazione del salire o scendere da un treno ad essere difficile, ma anche il viaggio, per problemi di spazi, di toilettes minuscole, eccetera.<br \/>\nUn&#8217;impostazione strutturale dell&#8217;integrazione raggiungerebbe una realt\u00e0 ampia ed articolata, e non solo chi \u00e8 handicappato. Proprio per questo, la stessa categoria di individuo handicappato perderebbe ragione d&#8217;essere. Di fatto, mette insieme realt\u00e0 cos\u00ec diverse fra loro da risultare unificate solo n negativo.<br \/>\nCapire tutto questo, nella scuola, vorrebbe dire arrivare a non sentire pi\u00f9 la necessit\u00e0 di avere gli handicappati in una rubrica particolare, in un settore di studio o di riflessione contrassegnato dalla stessa categoria: la diversit\u00e0 degli handicappati fra loro ne impedirebbe un raggruppamento separato in negativo, non solo in luoghi fisici ma anche in tematiche culturali, pedagogiche e didattiche.<\/p>\n<p><strong>Nessuna semplificazione ingenua: gli handicappati, e le handicappate, ci sono<br \/>\n<\/strong>Non vorrei che le argomentazioni di questa riflessione &#8211; con interrogativi aperti&#8230; &#8211; inducesse ad una semplificazione inaccettabile, come quella che suona all&#8217;incirca cos\u00ec: gli handicappati non esistono; ovvero: siamo in qualche modo tutti handicappati. Le semplificazioni possono avere tutte un significato provocatorio legato ad un momento particolare, ad un certo contesto. Ma possono creare malintesi con conseguenze negative. \u00c8 bene dire con chiarezza che gli handicappati esistono. Ma non sono una categoria omogenea. L&#8217;interpretazione riduttiva del mondo in categorie (normodotati e handicappati) porta davvero poco lontano. E la scuola, quando si comporta secondo queste interpretazioni riduttive, \u00e8 pi\u00f9 colpevole di altri aspetti istituzionali, perch\u00e9 la sua specifica funzione la carica di responsabilit\u00e0.<br \/>\nNon posso dire che la Pedagogia Speciale non esiste. Ma la sua esistenza non \u00e8 necessariamente legata ad interventi aggiuntivi. E&#8217; piuttosto una &#8220;lettura&#8221; particolare della Pedagogia. E lo stesso dovrebbe essere per la Didattica. La lettura particolare esige una continua conoscenza dei soggetti handicappati nella loro originalit\u00e0 individuale. Non si pu\u00f2 improvvisare. Tutto questo responsabilizza. Ed in particolare, ritengo esiga una conquista di tempo. Abbiamo bisogno di rallentare il tempo, di non precipitarlo continuamente in un attivismo senza respiro. La stessa ristrutturazione della scuola va riletta perch\u00e9 possa respirare con un ritmo non concitato. E questo non \u00e8 certo un problema di handicappati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;integrazione &egrave; una prospettiva teoretica e pragmatica. 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