{"id":5143,"date":"2025-11-10T12:43:20","date_gmt":"2025-11-10T11:43:20","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5143"},"modified":"2025-11-10T12:43:20","modified_gmt":"2025-11-10T11:43:20","slug":"8-bologna-e-il-sociale-tra-passato-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5143","title":{"rendered":"8. Bologna e il sociale, tra passato e futuro"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a cura di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Come si raccorda la creazione degli Sportelli sociali con la storia dei servizi in una realt\u00e0 avanzata, specie negli scorsi decenni, come quella bolognese ed emiliano-romagnola? Ne parliamo con Elve Ghini, responsabile dei servizi sociali a Bologna negli anni \u201980 e \u201990 e oggi Assessore ai Servizi alla Persona nel Comune di Anzola dell\u2019Emilia (BO).<\/p>\n<p><strong>Cosa \u00e8 successo tra gli anni \u201970-\u201980 e la necessit\u00e0 odierna di ricomporre l\u2019accesso ai servizi?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 successo che la legge 328 del 2000 ha definito un quadro normativo e organizzativo che non tiene conto delle disomogeneit\u00e0 molto forti presenti nel panorama nazionale per quanto riguarda l\u2019organizzazione dei servizi sociali territoriali, che in alcune realt\u00e0 sono addirittura assenti o presenti in misura molto ridotta; mentre in altre realt\u00e0 pi\u00f9 articolate, come Bologna, troviamo invece una miriade di servizi specializzati per target di popolazione che sono molto preparati tecnicamente sulle specifiche aree, ma molto poco in rete. Servizi che, a causa delle numerose variazioni organizzative che in questi anni li hanno riguardati, facendoli passare dalla dipendenza dai vecchi Consorzi socio-sanitari a quella dall\u2019USL, a quella dai Comuni e\/o dai Quartieri e dall\u2019ASL, e ancora dal Comune centrale, hanno moltiplicato i punti di accesso non sempre nell\u2019ottica di agevolare il cittadino, ma certamente per specializzare le competenze sempre pi\u00f9 complesse necessarie per affrontare vecchi e nuovi bisogni, creando molteplici agenzie sparse sui territori, poco collegate fra loro se non dalla buona volont\u00e0 degli operatori, ma non di certo secondo processi organizzativi e procedurali chiari, trasparenti, semplici, accessibili.<br \/>\nLa ricomposizione dell\u2019accesso, prevista dalla 328, \u00e8 quindi necessit\u00e0 urgente e ineludibile perch\u00e9 il cittadino possa trovare un punto chiaro dove avere informazioni, sostegno, presa in carico e orientamento alle opportunit\u00e0 esistenti, ma accanto a essa \u00e8 necessaria la definizione dei livelli essenziali di assistenza, che nessun governo \u00e8 riuscito a licenziare dal 2000 a oggi. La riduzione progressiva delle risorse, non in assoluto ma in relazione al moltiplicarsi dei bisogni e alla loro differenziazione e ai costi sociali che ne derivano, e anche l\u2019aver utilizzato molte, forse troppe, risorse dedicate a centri specialistici, prodotti di nicchia che funzionano bene ma cui accedono poche persone selezionate (es. centri famiglia, spazi giovani), hanno messo ancor pi\u00f9 in evidenza differenze e disparit\u00e0 fra i cittadini nell\u2019accesso ai servizi, che vanno assolutamente colmate con politiche organizzative pi\u00f9 trasparenti ed eque.<\/p>\n<p><strong>Gli Sportelli sociali oggi pongono enfasi sull\u2019informazione e l\u2019orientamento del cittadino per una sua scelta tra i servizi. Questo aspetto informativo era valorizzato anche 30 anni fa?<br \/>\n<\/strong>Non si chiamava Sportello sociale, ma segretariato sociale, ed era garantito anche allora da personale amministrativo e da Assistenti Sociali che ricevevano un grande aiuto dalla rete informale, che era molto pi\u00f9 vicina alle istituzioni di oggi, in un momento molto difficile nel rapporto fra cittadini e istituzioni, anche a causa del dilagare dell\u2019individualizzazione dei rapporti sociali e della crescita esponenziale della sofferenza degli individui in una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa ed esigente verso il singolo; questa situazione attuale produce un costante aumento della domanda socio-assistenziale (casa-lavoro-aiuto economico) e una richiesta di aiuto e di sostegno sempre pi\u00f9 complessa agli operatori, che dal canto loro sono sempre meno attrezzati e supportati da strumenti di lavoro che un tempo erano pi\u00f9 diffusi, come il lavoro in \u00e9quipe, l\u2019integrazione fra professionisti specializzati nei diversi campi o i percorsi di aggiornamento e di formazione continua che affrontavano le problematiche dai diversi punti di vista.<br \/>\nAnche per questo, spiegare ai cittadini con una Carta dei Servizi quali oggi siano i servizi a loro disposizione a Bologna sarebbe impossibile, perch\u00e9 molti servizi non sono ad accesso diretto ma sono attivabili solo dagli assistenti sociali all\u2019interno dell\u2019organizzazione dei servizi, dopo un\u2019attenta valutazione delle risorse disponibili e la definizione di un progetto condiviso fra operatore e utente-famiglia.<\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 evoluto il ruolo delle associazioni di volontariato o di rappresentanza nell\u2019accesso e nell\u2019erogazione dei servizi, e nel segnalare bisogni insoddisfatti?<br \/>\n<\/strong>Molte associazioni di volontariato e di rappresentanza costituivano gi\u00e0 molti anni fa il primo livello di rapporto mediato fra il cittadino e le istituzioni (penso ad esempio ai sindacati dei pensionati, diffusi su tutti i territori comunali), per segnalare i bisogni nascosti e insoddisfatti, per aiutare le persone ad avvicinarsi ai servizi e per avvicinare le risposte preconfezionate dei servizi ai bisogni personali dei cittadini.<br \/>\nOggi le associazioni di rappresentanza o di volontariato sono molto pi\u00f9 numerose, articolate e diffuse, ma c\u2019\u00e8 un grande problema, a mio parere non ancora affrontato, di governo della comunit\u00e0, la quale, se non trova luoghi per progettare e confrontarsi sui bisogni, rischia di disperdere le risorse a cui sempre pi\u00f9 spesso queste organizzazioni possono accedere direttamente (5 per mille, Centri di Servizio per il Volontariato, Bandi regionali ed europei, Fondazioni), e di rendere autoreferenziale la programmazione degli Enti Locali, delle ASL o delle neo-costituite ASP, producendo una separazione invece che un\u2019integrazione fra le politiche sociali che vengono decise e attivate in una determinata comunit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Uno dei principi fondanti delle istituzioni, cio\u00e8 quello di offrire risposte omogenee a parit\u00e0 di bisogni, pu\u00f2 realizzarsi solo attraverso l\u2019esercizio della funzione di regolazione dell\u2019agire dei diversi attori sociali presenti in un territorio, riservandoci come enti pubblici di mettere in atto quelle politiche che la societ\u00e0 organizzata non \u00e8 stata in grado di attivare da sola. Questo pu\u00f2 avvenire solo se c\u2019\u00e8 una forte integrazione fra i diversi soggetti che operano in una comunit\u00e0, e solo cos\u00ec si potranno utilizzare al meglio le poche risorse disponibili.<\/p>\n<p><strong>Ora che a livello nazionale i livelli si sono (pi\u00f9 o meno) uniformati a quella che era un&#8217;esperienza pionieristica di Bologna, quale pu\u00f2 essere il ruolo della citt\u00e0 e dell&#8217;Emilia Romagna nell\u2019aprire una nuova fase di sviluppo dei servizi sociali?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 difficile rispondere, perch\u00e9 chi oggi, come me, vive il processo di riorganizzazione appena avviato, fatica a ragionare in una prospettiva di sviluppo, schiacciato com\u2019\u00e8 dal capire dove si trova, cosa deve fare e che senso dare a quello che gli viene chiesto di fare. Comunque, bisognerebbe ripartire davvero dall\u2019ascolto individuale e collettivo delle persone che vivono nei nostri territori, attraverso le forme organizzate di rappresentanza ma anche attraverso le relazioni individuali che si realizzano all\u2019interno dei processi di aiuto. Solo dopo aver ricominciato un lavoro continuativo di comunit\u00e0, e aver valorizzato le risorse umane formali e informali che operano in questo ambito, andremo a definire sulla base di conoscenze precise e costanti nel tempo le nuove linee di progettazione\/pianificazione articolate secondo uno schema metodologico, che \u00e8 un classico collaudato per i servizi sociali, ormai utilizzato anche in altri campi diversi dalle scienze umane:<br \/>\n&#8211; cosa serve a quella persona per migliorare la sua condizione sociale;<br \/>\n&#8211; chi pu\u00f2 fare che cosa al minor costo possibile;<br \/>\n&#8211; chi deve essere responsabile di quel processo di aiuto;<br \/>\n&#8211; quali risultati vogliamo raggiungere possibilmente condivisi con l\u2019utente e la sua famiglia;<br \/>\n&#8211; chi pu\u00f2 finanziare le azioni ritenute necessarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a cura di Massimiliano Rubbi Come si raccorda la creazione degli Sportelli sociali con la storia dei servizi in una realt\u00e0 avanzata, specie negli scorsi decenni, come quella bolognese ed emiliano-romagnola? 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