{"id":5153,"date":"2025-11-10T13:01:00","date_gmt":"2025-11-10T12:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5153"},"modified":"2025-11-10T13:02:03","modified_gmt":"2025-11-10T12:02:03","slug":"il-calamaio-di-strada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5153","title":{"rendered":"Il Calamaio di strada"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Domenica 3 agosto 2008<br \/>\nOre 6:30<br \/>\nAeroporto di Bologna.<br \/>\nDestinazione San Paolo, Brasile.<\/p>\n<p>Da qui iniziano le mie vacanze estive, vacanze davvero speciali perch\u00e9 mi porteranno di nuovo in terra brasiliana (di nuovo perch\u00e9 ho gi\u00e0 vissuto un anno e mezzo a San Paolo\u2026 ma questa \u00e8 un\u2019altra!). Questa volta comunque sto andando in vacanza.<br \/>\nRiposo, cultura, mare, natura\u2026 ma non solo.<br \/>\nDa quasi 3 anni sono entrato a far parte del Centro Documentazione Handicap di Bologna e in particolare del Progetto Calamaio che ormai condiziona in modo assoluto la mia vita.<br \/>\n\u00c8 proprio per questo che la mia vacanza brasiliana sar\u00e0 anche l\u2019occasione per indossare gli \u201cocchiali da calamaio\u201d e indagare un po\u2019 la situazione delle persone con disabilit\u00e0 in quel meraviglioso Paese.<br \/>\nQual \u00e8 il termine corretto per tradurre in portoghese la parola disabilit\u00e0?<br \/>\nQuesta \u00e8 la prima domanda che mi sono posto perch\u00e9 volevo capire, a partire dai termini stessi, come si era evoluta la percezione della disabilit\u00e0.<br \/>\nFino a qualche hanno fa in Brasile, per definire una persona con disabilit\u00e0, si usava solamente la parola defici\u00eante (si pronuncia diversamente ma ha lo stesso significato che in italiano). Parola corretta ma nel tempo caricata di un significato negativo, offensivo. Come da noi, lo sviluppo culturale ha fornito un bell\u2019involucro a questa realt\u00e0 che mette in crisi il comune modo di vedere. Ecco quindi che le persone con disabilit\u00e0 guadagnano il titolo di pessoas portadoras de defici\u00eancia (persona portatrici di deficit) e successivamente di pessoas com necesidades especiais (persone con necessit\u00e0 speciali) ormai contratto in pessoas especiais (persone speciali).<br \/>\nGuai a te a chiedere cos\u2019hanno di tanto speciale, la maggior parte ti risponderebbe che in fin dei conti ognuno di noi ha delle necessit\u00e0 speciali, quindi ognuno di noi \u00e8 speciale.<br \/>\nMa proprio per questo mi vien da pensare: che bisogno c\u2019\u00e8 di usare questa definizione, che \u00e8 valida per tutti, in modo specifico solo per color che hanno un deficit, quasi a sottolineare la necessit\u00e0 pi\u00f9 che la specialit\u00e0?<br \/>\nCome dice Claudio Imprudente, il problema non sta nel contenitore ma nel contenuto, per cui non nel termine che usiamo ma nel significato che gli diamo.<br \/>\nCerto \u00e8, per\u00f2, che accontentarsi di seguire la strada delle \u201cbelle parole\u201d raramente porta a riempire di contenuto una definizione politicamente corretta.<br \/>\nCapito questo, ho indossato i miei \u201cocchiali calamai\u201d e mi sono guardato intorno.<br \/>\nHo visitato alcune scuole speciali e un paio di centri per minori disabili abbandonati, ho fatto mille domande agli operatori, ai genitori ma anche a persone comuni. Insomma l\u2019obiettivo, raccogliere dati per poter confrontare la realt\u00e0 brasiliana con quella italiana, \u00e8 stato raggiunto.<br \/>\nSolo in parte.<br \/>\nIn parte perch\u00e9, alla fin fine, ci\u00f2 che pi\u00f9 mi ha colpito passeggiando per le strade di San Paolo o per quelle di Salvador, sono state le tantissime persone disabili che vivono in strada.<br \/>\nDirete voi che \u00e8 normale, in un paese nel quale i moradores de rua (persone senza fissa dimora) sono milioni, la percentuale dei disabili sar\u00e0 comunque alta.<br \/>\nNon posso che darvi ragione ma la cosa che pi\u00f9 salta all\u2019occhio e che \u00e8 diventata quindi oggetto del mio interesse, \u00e8 la creativit\u00e0 che queste persone, moltissimi i giovani, mettono in azione per superare le difficolt\u00e0 provocate dal mix tra la loro disabilit\u00e0 e la vita in strada.<br \/>\nEccomi allora partire per soddisfare la mia curiosit\u00e0 incontrando alcune \u201cpersone speciali\u201d.<br \/>\nEdson, 32 anni ha subito un trauma nel parto, per cui ha una gamba pi\u00f9 corta e il piede girato all\u2019indietro.<br \/>\nLuciano, 27 anni, invece le gambe non le usa assolutamente, \u00e8 paraplegico a causa di un incidente. Per muoversi nelle strade di San Paolo si siede su uno skateboard e si spinge con le mani.<br \/>\nFlavio ha12 anni e non ha le mani, perse in un incidente, ma riesce comunque a far roteare in aria delle bacchette di legno colpendole con l\u2019avambraccio.<br \/>\nQuesti sono solo alcuni dei ragazzi che ho conosciuto sulle strade paulistane mentre ero impegnato in una delle mie attivit\u00e0 preferite: passeggiare per le vie di una citt\u00e0 pi\u00f9 o meno sconosciuta perdendomi senza m\u00e8ta, godendo con sorpresa di ci\u00f2 e di chi casualmente incontro.<br \/>\nLo stesso \u00e8 successo con questi ragazzi, anche se devo precisare che non li ho proprio incontrati da solo ma in compagnia di un educatore che con i senza tetto ci lavora quotidianamente. Questo perch\u00e9 la loro situazione di vita \u00e8 davvero complicata, vivono per strada e sono obbligati a tenere alta la guardia, a sviluppare la diffidenza e ad arrangiarsi in un qualche modo, spesso a spesa dei turisti. Un deficit culturale da aggiungere al deficit fisico.<br \/>\nSe per\u00f2 dimostrano di riuscire a superare il deficit fisico con stratagemmi creativi, il deficit culturale sembra rimanere una barriera insormontabile.<br \/>\nIl Progetto Fenix invece viene realizzato presso l\u2019OAF di Salvador di Bahia ed \u00e8 realizzato in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Torino. Il progetto \u00e8 finalizzato ad aiutare i bambini con grandi difficolt\u00e0 di apprendimento, dovute alle pi\u00f9 svariate ragioni: povert\u00e0 del contesto familiare e culturale, alimentazione insufficiente, complicazioni accusate dalla madre durante la gravidanza, carenze affettive&#8230;<br \/>\nGli strumenti principali, messi a disposizione dei bambini per poter superare ritardi e difficolt\u00e0, sono videogiochi educativi, soprattutto matematici che hanno il pregio di non porre problemi di lingua.<br \/>\nIn questo modo si offre ai bambini la possibilit\u00e0 di recuperare ritardi o imparare strategie appropriate per poter superare le difficolt\u00e0 di apprendimento. Gli operatori sono consapevoli che tutto ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente senza un supporto anche a livello pi\u00f9 generale, sanitario e culturale. \u00c8 per questo infatti che i bambini sono inseriti in un progetto ampio che li vede coinvolti in un percorso pedagogico che utilizza il tempo scolastico in modo creativo, offrendo cos\u00ec azioni di sostegno diversificate, dall\u2019ambito della nutrizione a quello del supporto psicologico, dall\u2019espressivit\u00e0 artistica all\u2019acquisizione di competenze tecniche.<br \/>\nQuesti incontri mi hanno permesso di scoprire una realt\u00e0 molto stimolante, ma sopra ogni altra cosa hanno dato il via a un viaggio creativo, un sogno a occhi aperti, un desiderio che non potevo tenere chiuso dentro di me, e che ho gi\u00e0 condiviso con chi potr\u00e0 trasformarlo in realt\u00e0.<br \/>\nMi sono immaginato un Progetto Calamaio di strada, itinerante, che invece di entrare nelle classi si sparge lungo i marciapiedi trasformando le arterie urbane da scuole di rifiuto a scuole di cittadinanza, utilizzando i contenuti e le dinamiche proprie del Progetto pi\u00f9 classico.<br \/>\nIn fondo c\u2019\u00e8 un file rouge che accomuna l\u2019esperienza dei disabili in strada con quelli appartenenti al Progetto Calamaio: \u00e8 il desiderio\/necessit\u00e0 di superare le difficolt\u00e0 (pi\u00f9 o meno culturali) proponendo un\u2019immagine di disabile vincente, che metta in luce le abilit\u00e0 e non i deficit, che si confronti con i propri limiti ma non ne rimanga schiacciato, che possa cos\u00ec affermare e praticare il proprio diritto a una cittadinanza piena, responsabile dello sviluppo culturale, sociale e anche materiale di tutti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Canalizzare tanta creativit\u00e0 necessita di strutture, impegno e denaro ovviamente, e necessita anche di un radicale cambiamento di stile di vita\u2026 \u00e8 forse impossibile? Ricordo che vi sto raccontando un sogno, ci\u00f2 non toglie per\u00f2 che i sogni si possono anche realizzare, magari un pezzo alla volta.<br \/>\nSi potrebbe cominciare, per esempio, rendendo le persone con disabilit\u00e0 non solo oggetto di assistenza ma anche soggetti attivi di cittadinanza perch\u00e9 questo significa garantire un coinvolgimento attivo nella definizione e nella costruzione del proprio futuro e quindi di quello di tutta la societ\u00e0. Per la maggior parte delle persone questo coinvolgimento \u00e8 intrinseco al proprio essere cittadini, mentre per chi ha una disabilit\u00e0 (di qualsiasi tipo) \u00e8 necessario che questa priorit\u00e0 venga esplicitata, in modo che diventi oltre che diritto anche dovere.<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 27 agosto 2008<br \/>\nOre 23:45<br \/>\nAeroporto di Bologna.<br \/>\nDi ritorno da San Paolo, Brasile.<br \/>\nLa mia vacanza \u00e8 finita e, come tutte le belle vacanze, rimarr\u00e0 come un bel ricordo, un sogno da realizzare nuovamente.<br \/>\nOltre alle spiagge bahiane, al buonissimo cibo, alla musica, al Pelourinho di Salvador e all\u2019Avenida Paulista di San Paolo, nella valigia mi porter\u00f2 anche il Calamaio di strada\u2026 prima o poi diventer\u00e0 realt\u00e0, in fondo volere \u00e8 potere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani Domenica 3 agosto 2008 Ore 6:30 Aeroporto di Bologna. Destinazione San Paolo, Brasile. 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