{"id":5159,"date":"2025-11-12T10:07:54","date_gmt":"2025-11-12T09:07:54","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5159"},"modified":"2025-11-12T10:08:23","modified_gmt":"2025-11-12T09:08:23","slug":"un-condominio-luogo-di-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5159","title":{"rendered":"\u00a0Un condominio: luogo di casa"},"content":{"rendered":"<p>di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Via delle Orfane 8, Lodi.<br \/>\nA questo indirizzo si trova lo stabile nato dal progetto \u201cCondominio solidale, un altro abitare \u00e8 possibile\u201d, inaugurato e presentato lo scorso 11 ottobre. Questi ultimi anni hanno visto il proliferare di dibattiti, incontri, riflessioni e iniziative promosse dagli enti pubblici e privati sul tema del \u201cdopo di noi\u201d. Tema discusso e al quale occorre trovare risposte concrete alla cui formulazione, probabilmente, devono essere chiamati in causa diversi soggetti sociali.<br \/>\nSull\u2019onda di queste considerazioni l\u2019amministrazione comunale di Lodi ha deciso di rispondere al bando \u201cPromuovere il dopo di noi e l\u2019autonomia abitativa\u201d della Fondazione Cariplo emesso nel 2004. Da qui nasce la genesi del progetto \u201cCondominio solidale, un altro abitare \u00e8 possibile\u201d con il quale si mettono in atto pratiche di Active Welfare che vedono coinvolti diversi soggetti operanti sul territorio: l\u2019amministrazione comunale, e l\u2019assessorato alle politiche sociali prima di tutto, l\u2019associazione Aiutiamoli e realt\u00e0 di volontariato come Emmaus e Caritas. Questo progetto sperimentale ha fatto s\u00ec che l\u2019amministrazione comunale mettesse a disposizione uno stabile da ristrutturare dal quale poi sono state ricavate diverse unit\u00e0 abitative, con l\u2019aggiunta di spazi comuni per le occasioni di condivisione, in modo da poter fornire a soggetti disabili, fisici o psichici, soluzioni di vita alternative alla residenzialit\u00e0 o all\u2019istituzionalizzazione nel momento in cui le famiglie di origine vengano a mancare.<br \/>\nEsistono diverse tipologie di vita insieme meglio nota come co-housing, nate soprattutto nel nord Europa proprio come tentativo di contrastare l\u2019isolamento e la difficolt\u00e0 di \u201cabitare\u201d di alcune persone, come le persone disabili ma anche gli anziani o i soggetti deboli, che necessitano di una qualche forma di affiancamento nella quotidianit\u00e0. Anche in Italia oggi esistono diverse forme di vita condivisa, anche se si differenziano tra loro in base al grado di impegno, pi\u00f9 o meno forte, della condivisione di tempi e spazi del vivere insieme. Il modello strutturato a legame forte prevede un impegno molto denso e i parametri della condivisione vengono stabiliti a priori e riguardano diversi ambiti, a partire da quello economico fino ad arrivare alla condivisione della dimensione lavorativa, dei pasti, delle vacanze e di molte scelte legate alla quotidianit\u00e0 (sono queste forme di vita pi\u00f9 comunitarie). Esiste poi il modello semistrutturato di condominio solidale nel quale viene tutelata al massimo la privacy e l\u2019indipendenza dei nuclei che vi abitano (siano essi singoli o famiglie) e nel quale si prevedono spazi e tempi comuni che vengono gestiti in assoluta autonomia e libert\u00e0 dalle persone che vi abitano (nulla quindi viene stabilito a priori). La condivisione in questi casi diventa una condivisione delle piccole azioni del quotidiano e si concretizza in quello che viene definito un \u201cvicinato di qualit\u00e0\u201d.<br \/>\nDi fatto l\u2019esperienza di Lodi si colloca un po\u2019 tra l\u2019uno e l\u2019altro modello, puntando a una filosofia dell\u2019abitare che valorizzi la reciprocit\u00e0 degli scambi sia da parte di chi \u00e8 pi\u00f9 bisognoso di un sostegno fisico al vivere quotidiano, sia da parte di chi lo \u00e8 meno, nella logica che la persona non \u00e8 solo portatrice di bisogni ma anche di risorse. Potenziare e migliorare le occasioni di relazione delle persone pi\u00f9 fragili significa anche migliorare l\u2019integrazione del tessuto sociale e comunitario che va oltre i confini del condominio.<br \/>\nLa realt\u00e0 di via delle Orfane intende proprio proporre un nuovo modo di vicinato tra le famiglie che si trovano a condividere i confini della propria abitazione, in modo che i muri siano solo a separare spazi e non a dividere persone. Muri nei quali si aprono le porte della quotidianit\u00e0 che diventa cos\u00ec caratterizzata da uno stile di vita di mutuo aiuto e sostegno, pur nell\u2019attenzione a preservare privacy e indipendenza di ogni singolo nucleo. Questo stile del buon vicinato fa s\u00ec che il condominio di via delle Orfane possa accogliere le istanze del \u201cdopo di noi\u201d presenti nella realt\u00e0 locale, fornendo una risposta possibile e adeguata a quanti, per vivere la propria \u201cindipendenza\u201d, abbiano bisogno di un sostegno vicino nelle piccole azioni del quotidiano. Di fatto poi il condominio diventa luogo di apertura anche a quelle emergenze temporanee di chi necessiti un punto di appoggio anche solo momentaneo; diventa apertura e occasione per il volontariato locale che pu\u00f2 portare all\u2019interno il proprio prezioso contributo; diventa luogo di apertura delle famiglie al cui interno scelgono di vivere tenendo aperte le porte della propria casa e della propria convivialit\u00e0.<br \/>\nTecnicamente sono stati predisposti all\u2019interno dell\u2019edificio due monolocali a piano terra e al piano primo per persone disabili, due trilocali per famiglie che decidano di partecipare al progetto e mettano a servizio il loro essere famiglia, un monolocale per studenti o giovani volontari, un monolocale come \u201cappartamento di appoggio\u201d per quelle situazioni di criticit\u00e0 temporanea e un monolocale adibito a spazio comune. Questa la disposizione e l\u2019assetto che il condominio ha in partenza di questa due anni di sperimentazione; cos\u00ec per come gli spazi sono stati pensati lascia gi\u00e0 intuire come, oltre a essere stato ideato come luogo in cui si intrecciano forti legami relazionali con un alto potere di integrazione, diventa fondamentale anche una grande apertura all\u2019estero e alle realt\u00e0 territoriali che vengono chiamate a co-partecipare all\u2019esperienza. In primis i soggetti partner del progetto che hanno l\u2019impegno di segnalare i casi idonei a vivere in questo contesto, oltre a impegnarsi nella gestione anche pratica dell\u2019esperienza, ma anche i vari enti e gruppi giovanili di volontariato, per esempio, ne sono coinvolti, le amministrazioni pubbliche, le aziende sanitarie. Si crea intorno all\u2019abitazione di via delle Orfane una vera e propria rete di soggetti, di intenti, di obiettivi e anche di risultati e di azioni concrete che ne permettono il realizzarsi, nell\u2019ottica di una socialit\u00e0 e un\u2019integrazione che va oltre al singolo caso o alla singola persona per andare a toccare diversi ambiti e diversi soggetti.<br \/>\nSempre perch\u00e9 la persona \u00e8 pensata e intesa come il frutto di una molteplicit\u00e0 di relazioni e di contesti nel quale queste relazioni si rendono possibili. Ed \u00e8 con il condominio solidale di via delle Orfane che la citt\u00e0 di Lodi tenta la propria risposta, per mettersi a disposizione di questo pensiero e di questa idea della persona: chiunque essa sia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandra Pederzoli Via delle Orfane 8, Lodi. 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