{"id":516,"date":"2009-11-04T17:06:39","date_gmt":"2009-11-04T17:06:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=516"},"modified":"2026-02-09T12:33:06","modified_gmt":"2026-02-09T11:33:06","slug":"le-stelle-rare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=516","title":{"rendered":"6. Le stelle rare"},"content":{"rendered":"<p>di Milena Bernardi<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0opportuno lasciarsi andare a qualche riflessione intorno alla funzione dell&#8217;insegnante di sostegno ed al suo ruolo educativo? Pu\u00f2 essere utile tentare di farlo in rapporto al processo di integrazione?<br \/>\nMi piace pensare che di tanto in tanto si possa promuovere una discussione dedicata a questi temi a partire dal sentire e dall&#8217;essere degli insegnanti<br \/>\n<!--break-->Incertezza, dubbio, esitazione, atteggiamento di ricerca, disponibilit\u00e0 al sogno professionale, non sono che alcune delle utopiche stelle che raramente risplendono sul cielo spesso rannuvolato delle nostre scuole.<br \/>\nEsitare per un istante prima di rimettere in moto sempre la stessa antiquata macchina, dubitare della fondatezza di convinzioni fin troppo cementate e sorrette dall&#8217;esile impalcatura dell&#8217;abitudine, ascoltare la salutare musica dell&#8217;incertezza, sostare, fermarsi per un attimo a pensare, ripensare, rivedere, fantasticare.<br \/>\nGiocare con i punti di vista, condurre lo sguardo oltre il confine della punta delle proprie scarpe. So bene di essere un poco provocatoria, ma fare scuola \u00e8 un&#8217;avventura carica di imprevisti che finiscono spesso per essere negati e spenti, in favore del rassicurante circuito del gi\u00e0 noto, del prevedibile.<br \/>\nFare scuola \u00e8 un privilegio. Suppongo che sia scandaloso affermarlo, ma azzardo ancora di pi\u00f9: le professioni che, come la nostra si stringono intorno ai rapporti umani sono un privilegio, far corona con l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza ne aumenta la posta in gioco.<br \/>\nFare scuola, dunque, scotta, brucia, provoca conflitti, sommuove emozioni, anche di segno negativo: non c&#8217;\u00e8 molto di facile nel nostro mestiere, due pi\u00f9 due non fa quasi mai quattro, le buone occasioni perdute si sprecano, eppure, incredibile ma vero, spesso la scuola riesce a diventare noiosa.<\/p>\n<p><strong>I ramificati destini dell&#8217;integrazione<br \/>\n<\/strong>La questione si fa ancor pi\u00f9 delicata se ci inoltriamo nel territorio delle differenze.<br \/>\nI destini dell&#8217;integrazione si stanno facendo sempre pi\u00f9 ramificati ed articolati in molteplici direzioni: ci cimentiamo quotidianamente con partite assai difficili da giocare e davvero diverse fra di loro: le esigenze dei bambini stranieri sono altre rispetto a quelle dei ragazzini con difficolt\u00e0 di apprendimento, ed altri ancora sono i bisogni di chi \u00e8 disabile.<br \/>\nIl clima in cui la scuola opera tende prevalentemente ad una sorta di stato di emergenza continuo, alimentato dall&#8217;ansia di fornire risposte immediate e lineari, -vale a dire ben incasellate nel sistema dell&#8217;esistente-, a situazioni altrimenti complesse, variegate e per noi sovente nuove e sconosciute.<br \/>\nMa per quanto possa apparire limitante, e senza dubbio lo \u00e8, dedicher\u00f2 prevalentemente lo spazio di questo contributo ad interrogarmi intorno alla funzione degli insegnanti si sostegno, figure tendenti all&#8217;indefinitezza e contemporaneamente alla tuttologia.<br \/>\nChi opera in ambito educativo sa bene che vi sono tanti modi di vestire il ruolo professionale dell&#8217;insegnante quanti sono gli insegnanti stessi, e ci\u00f2 vale egualmente per chi &#8220;fa sostegno&#8221;.<br \/>\nTuttavia, perch\u00e9 negarlo, perch\u00e9 non dichiararlo, &#8220;fare sostegno&#8221; \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa!<br \/>\nIl punto di vista di questi insoliti adulti che dedicano pi\u00f9 tempo e pi\u00f9 energie ad alcuni allievi piuttosto che ad altri \u00e8 spostato al di qua della cattedra, non al di l\u00e0.<br \/>\nO almeno cos\u00ec dovrebbe essere, a mio parere.<\/p>\n<p><strong>Che cos&#8217;\u00e8 il &#8220;sostegno&#8221;?<br \/>\n<\/strong>Ma il &#8220;sostegno&#8221; \u00e8 una materia? E se non \u00e8 una materia, cos&#8217;\u00e8? Forse un incarico istituzionale? Visto che non sembra questa la risposta, bisogna cambiare strada.<br \/>\nEd \u00e8 una strada che, come per qualunque altro docente, conduce diritta alla percezione di se. Penso, sostanzialmente, che il modo di vestire un ruolo professionale e di svolgere le funzioni legate a quel ruolo, dipenda in gran parte dall&#8217;immagine di s\u00e9, dal proprio percepirsi in rapporto al contesto in cui si opera.<br \/>\nAggiungo ancora un ingrediente che considero determinante: \u00e8 importante credere nel senso, nella problematicit\u00e0, nella versatilit\u00e0 ed anche nella gratuit\u00e0 del proprio mestiere.<br \/>\nLo sguardo di chi sta a volte al di qua della cattedra e si muove ad altezza di scolaro assomiglia a quello di un regista che cerca il particolare, il dettaglio, il non visto dal passante frettoloso: si tratta di uno sguardo che, se allenato, pu\u00f2 cogliere tanto di ci\u00f2 che va purtroppo perduto nel tran tran scolastico.<br \/>\nL&#8217;integrazione degli sguardi e delle capacit\u00e0 di ascolto pu\u00f2 costituire un prezioso contributo all&#8217;integrazione dei saperi e delle competenze: non sar\u00e0 isolandosi fuori dalle classi, seppur armati delle migliori intenzioni, che si realizzer\u00e0 l&#8217;incontro, lo scambio, non solo fra gli allievi, ma anche fra questi ultimi ed i docenti; non sar\u00e0 certo con la tuttologia che si riaprir\u00e0 il dialogo riguardo all&#8217;apporto educativo e conoscitivo.<br \/>\nIl ruolo del docente che &#8220;fa&#8221; sostegno sembrerebbe pertanto delinearsi attraverso competenze soprattutto relazionali da un lato e poi metodologiche dall&#8217;altro, senza mai dimenticare che c&#8217;\u00e8 anche la formazione disciplinare!<br \/>\nMa se l&#8217;insegnante di sostegno lavora principalmente in un certo ambito disciplinare, offrendo le proprie competenze-passioni-conoscenze, si rende riconoscibile e maggiormente decifrabile come figura educativa, definisce uno spazio relazionale meno ambiguo per tutti gli allievi ed in primo luogo per coloro che segue pi\u00f9 da vicino.<br \/>\nSapere con chi si ha a che fare \u00e8 importante in ogni relazione, a maggior ragione in quella educativa.<br \/>\nMa chi sono gli insegnanti di sostegno?<br \/>\nIn quanti se lo chiedono? In quanti poi attribuiscono alla scuola il compito di dire loro chi sono, sempre nel senso specifico del ruolo educativo? Quanti, invece trovano in se stessi, nel proprio percorso formativo, nelle motivazioni personali, le risposte, seppure non definitive, a tali domande?<br \/>\nRitorniamo allora a quelle stelle rare cui ho gi\u00e0 accennato: incertezza, dubbio, esitazione, ricerca, sogno professionale!<\/p>\n<p><strong>Incertezza, dubbio, esitazione&#8230;<br \/>\n<\/strong>Incertezza: contrapporre l&#8217;incertezza alla certezza \u00e8 pressoch\u00e9 indispensabile per chi opera con bambini e ragazzi in situazione di disabilit\u00e0 fisica e psichica, ed anche per chi incontra altre condizioni culturali e sociali connotate dalla differenza e dalla diversit\u00e0, mai assimilabili a modelli confusi e livellanti: visto che le specificit\u00e0 sono esemplari, le storie cariche di unicit\u00e0, l&#8217;incertezza si fa accezione positiva poich\u00e9 donatrice di dubbio.<br \/>\nIl dubbio costringe ad osservazioni pi\u00f9 attente, a rivisitazioni di precedenti punti di vista, ad atteggiamenti di prudente esitazione.<br \/>\nEsitare, per chi sta nel bel mezzo di relazioni cos\u00ec complesse, non significa fare il re Tentenna, bens\u00ec suggerisce forse nuovi approcci alla realt\u00e0: esitare relativamente a propri comportamenti pu\u00f2 servire a chiedersi dove si stia andando&#8230;<br \/>\nE andando si cerca.<br \/>\nReintroduco cos\u00ec la componente della gratuit\u00e0 del mestiere dell&#8217;insegnante e a maggior ragione del far sostegno: non vi \u00e8 nulla di garantito, non vi sono risultati sicuri, non sono previste ricompense, non c&#8217;\u00e8 premio, bens\u00ec ricerca di intrecci nuovi di emozioni, la scoperta di altri modi di esistere e sentire, sconcertanti e sommersi. Compaiono sorprese, quelle s\u00ec!<br \/>\nVorrei sfruttare un gioco di parole, cercando si impara. Si impara a dirsi chi si \u00e8 con l&#8217;aiuto degli allievi e delle loro richieste.<br \/>\nI bambini ed i ragazzi imparano a saper chiedere certe cose a certe persone, sta a noi insegnanti aiutarli anche in questo. E&#8217; indispensabili giocare in prima persona e farsi riconoscere. Dalla richiesta al sogno, il passo \u00e8 breve.<\/p>\n<p><strong>Il sogno professionale<br \/>\n<\/strong>Di quest&#8217;ultima stella dir\u00f2 brevemente. Il sogno professionale rappresenta, a mio parere, il collante che tutto tiene. Se si parte pensando amaramente che la partita \u00e8 persa in partenza si gioca malissimo, si sta chiusi in difesa, ci si annoia, si perde, appunto.<br \/>\nPer quanto sia indispensabile compiere un attento e puntuale esame di realt\u00e0, esso risulter\u00e0 la base di partenza per tenere un palloncino appeso al filo, e i palloncini volano, volano e conducono verso lo sconosciuto, verso l&#8217;imprevedibile, verso un ignoto che spesso si rivela inaspettatamente ricco e colorato!<br \/>\nIl sogno \u00e8 una risorsa indispensabile ad affrontare le spaventose difficolt\u00e0 del nostro lavoro (quello che tutti gli insegnanti svolgono ogni giorno in una scuola che ricorda un pianeta in costante metamorfosi, pur sforzandosi assurdamente, di non mutare i propri contorni); il sogno aiuta gli adulti a mantenere in vita quel pizzico di entusiasmo che li tiene svegli e pronti a carpire i suggerimenti che provengono dai bambini e dai ragazzi.<br \/>\nInfine, non bisogna dimenticare che non si vive di solo pane. Per quanto possa apparire ancora utopico, credo vada considerato il grado di interesse, di piacere e di divertimento che ogni insegnante trae dal proprio operare.<br \/>\nIntegrazione \u00e8 parole grande. Se ne parla da anni. La si vive, forse. La si costruisce un po&#8217; per giorno, e anche la si disfa. Tutti gli educatori, gli insegnanti vi sono implicati.<br \/>\nDi tanto in tanto fa bene chiedersi a quale gioco si stia giocando e chiss\u00e0, divertirsi a ridefinirne i contorni e le regole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; opportuno lasciarsi andare a qualche riflessione intorno alla funzione dell&#8217;insegnante di sostegno ed al suo  ruolo educativo? 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