{"id":5161,"date":"2025-11-12T10:10:29","date_gmt":"2025-11-12T09:10:29","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5161"},"modified":"2025-11-12T10:10:29","modified_gmt":"2025-11-12T09:10:29","slug":"il-caos-lirreversibilita-e-la-volonta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5161","title":{"rendered":"\u00a0Il caos, l\u2019irreversibilit\u00e0 e la volont\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Luca Giommi<\/p>\n<p><b>\u201c<\/b>La disabilit\u00e0 cos\u2019\u00e8?\u201d. \u201cSpegniamo la telecamera, ch\u00e9 non so cosa dire\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>A parlare \u00e8 uno degli intervistati (disabili) del documentario \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d, ma la risposta rimanda, col richiamo alla telecamera, alla possibilit\u00e0 stessa di filmare la disabilit\u00e0. Fare film su di essa non \u00e8 affatto semplice, chi prova sa di esporre il suo lavoro a molteplici rischi a ogni livello di lettura e fruizione dell\u2019opera. Tanto pi\u00f9 che quasi sempre la disabilit\u00e0 \u00e8 stata rappresentata da chi quella condizione non la viveva, restituendo spesso un\u2019immagine semplificata e sclerotizzata della disabilit\u00e0 stessa. \u201cCome prima\u201d e \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d riescono a evitare il distacco dalla \u201cnormalit\u00e0\u201d (che contribuisce a costruire quel tipo di rappresentazione incompleto e fallace) anche, e forse, proprio perch\u00e9 partono dall\u2019acquisizione della \u201csoggettivit\u00e0 disabile\u201d nella narrazione, ovvero del disabile come \u201csoggetto narrante\u201d e non \u201coggetto narrato\u201d. In \u201cCome prima\u201d \u00e8 il regista stesso a essere disabile, in \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d la narrazione \u00e8 affidata completamente alle persone con deficit che riportano le rispettive vicende biografiche.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Scegliere le proprie storie, dirle in prima persona: l\u2019indipendenza ha bisogno dell\u2019immaginario, di vivere come tale nella rappresentazione di s\u00e9, ancor prima di affermarsi nel tessuto politico e sociale.<br \/>\n\u201cCome prima\u201d, realizzato nel 2004 da Mirko Locatelli e di cui \u201cHP-Accaparlante\u201d si \u00e8 gi\u00e0 occupata ( n. 3, settembre 2005), \u00e8 una visione intensa che propone numerosi spunti di riflessione. Ma quello fondamentale che il regista-sceneggiatore sembra volerci proporre, e che scorre per tutta la durata del film, ruota attorno al concetto e alla condizione di reversibilit\u00e0 e irreversibilit\u00e0. Cosa vuol dire irreversibilit\u00e0 di un processo e come ci si confronta con una situazione di questo tipo? La reversibilit\u00e0 o meno di una situazione non dipende forse dal contesto in cui ci si trova, dal \u201csistema\u201d in cui si \u00e8 inseriti, dalla capacit\u00e0 di azione che riusciamo a esprimere? Non \u00e8 forse vero che, nello stesso soggetto-oggetto, possono convivere stati reversibili e irreversibili e che l\u2019azione di reversibilit\u00e0 si pu\u00f2 esercitare su certi aspetti e non su altri? E che sta proprio l\u00ec, nel riuscire a individuare, interpretare e lavorare su quegli aspetti e non su altri, la possibilit\u00e0 di cambiare il segno a uno stato di cose? O che uno stesso stato di cose pu\u00f2 insieme essere reversibile e irreversibile, ovvero, in parte reversibile e in parte no? Il film affronta appunto il momento di passaggio e di \u201ccaos\u201d che intercorre tra uno stato di ordine e il successivo che, comunque, sar\u00e0 di segno diverso e tenta di esplorare e far emergere quel che resta del \u201cprima\u201d, quel che si fa irreversibile e immodificabile nel carattere, nei desideri, nei bisogni e nei <i>fatti<\/i> e quello che, al contrario, pu\u00f2 o \u00e8 destinato a cambiare o a essere ripristinato.<br \/>\nNel lavoro di Locatelli la questione \u00e8 posta piuttosto direttamente, all\u2019incirca a met\u00e0 film, sotto forma di nozione di fisica (\u201cI processi possono essere [\u2026] reversibili e irreversibili\u201d) che muove alla riflessione il padre di Andrea, il ragazzo con tetraplegia acquisita in seguito a un incidente; poco dopo ci viene invece suggerita dall\u2019imbarazzo (sempre del pap\u00e0 di Andrea) di fronte a una tazzina rotta, i cui pezzi appaiono difficilmente componibili, se l\u2019intento \u00e8 quello di ripristinare la sua forma originaria. Un processo irreversibile? Oppure la reversibilit\u00e0 o meno pu\u00f2 essere anche una questione di punto di vista, di idoneit\u00e0 delle proprie reazioni allo stato di cose che ci si presenta?<br \/>\nComunque, tutto il film sembra ruotare attorno a queste domande, ma teso non tanto a una loro soluzione, quanto alla descrizione di possibili intrecci, complicazioni, cambiamenti, tensioni e paradossi.<br \/>\nIl motorino di Andrea, dopo l\u2019incidente, \u00e8 \u201creversibile\u201d (venduto) a pezzi. La casa di Andrea \u00e8 riadattabile alle esigenze dei suoi nuovi movimenti (il film inizia proprio con le immagini dei lavori di ristrutturazione).<br \/>\nAd arricchire la questione interviene \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d, documentario realizzato nel 2006 dal giornalista Andrea Icardi, il quale intervistando persone diverse per vicende biografiche, dati anagrafici e contesto sociale ci presenta un quadro molto movimentato, per nulla omogeneo, di emozioni, condizioni di vita, rapporto con se stessi, accettazione della disabilit\u00e0, ecc.<br \/>\nAnche qui sembra proprio che a essere tematizzato sia il confronto inevitabile con una nuova condizione fisico-mentale alla luce della reversibilit\u00e0 o irreversibilit\u00e0 dei fenomeni. In un certo senso il documentario \u00e8 come se esplicitasse in modo pi\u00f9 netto l\u2019argomento del film di finzione di Locatelli, o, meglio, ne esplorasse le origini, il percorso, ne interrogasse in modo diretto la destinazione.<br \/>\nL\u2019irreversibilit\u00e0 (per quanto, ancora?) delle ansie e dell\u2019obbligo di essere sempre simpatici e speciali; l\u2019irreversibilit\u00e0 di una certa dipendenza dagli altri; l\u2019irreversibilit\u00e0 della carrozzina; la reversibilit\u00e0 di alcune barriere architettoniche e non di altre; la reversibilit\u00e0 intesa nel senso della possibilit\u00e0 di arrivare all\u2019autodeterminazione, a una \u201cvita indipendente\u201d e della capacit\u00e0 di ridefinire i propri obiettivi, le proprie abilit\u00e0, le relazioni con il mondo esterno e i \u201crapporti di forza\u201d tra il \u201cvolere\u201d e il \u201cpotere\u201d (una delle intervistate dice \u201cmi manca il poter dire io voglio, quindi io posso\u201d, che in realt\u00e0 \u00e8 un inganno per ognuno di noi). \u00a0<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Inoltre \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d racconta un \u201cdopo\u201d, un confronto con la disabilit\u00e0 pi\u00f9 lungo, ed \u00e8 come se ci mostrasse le varie possibilit\u00e0 che Andrea di \u201cCome prima\u201d si trover\u00e0 davanti, le scelte che potrebbe prendere, le continuazioni e i finali possibili del film di Locatelli, se questo idealmente continuasse aderendo alla \u201cdiretta\u201d della vita di Andrea o venisse ripreso diversi anni dopo. In esso, infatti, il futuro del protagonista non \u00e8 suggerito se non ellitticamente, per cenni che lasciano intendere quali sarebbero i passi necessari o auspicabili perch\u00e9 il rapporto con la propria disabilit\u00e0 possa dispiegarsi in modo meno traumatico, ovvero pi\u00f9 \u201cconciliato\u201d con se stessi e il mondo esterno (che poi esterno non \u00e8 mai). \u201cCome prima\u201d, infatti, si concentra maggiormente sul primo periodo di ritorno \u201calla realt\u00e0\u201d, a s\u00e8guito dell\u2019incidente di Andrea e della terapia riabilitativa successiva. E indica, evoca la fisionomia del suo futuro con immagini che svelano la tenacia nel cercare di ripristinare una relazione (in questo caso quella con il padre) scartando con i denti un pacco regalo impeccabilmente incartato (un vizio, o una virt\u00f9, paterni).<br \/>\nIn \u201cPinocchio \u00e8 una storia vera\u201d la pluralit\u00e0 delle interviste complica il quadro: le voci che si susseguono a volte si smentiscono l\u2019un l\u2019altra immediatamente, il confine tra reversibilit\u00e0 e irreversibilit\u00e0 si mostra in tutta la sua indeterminatezza. Si riposiziona di continuo, sfugge alle definizioni, oscilla tra caos, volont\u00e0 personale, societ\u00e0, diritti, destino\u2026<\/p>\n<p><b>Come prima<br \/>\n<\/b>Regia: Mirko Locatelli<br \/>\nSoggetto: Mirko Locatelli, Giuditta Tarantelli<br \/>\nSceneggiatura: Mirko Locatelli, Luciano Sartirana, Giuditta Tarantelli<br \/>\nFotografia: Mladen Matula<br \/>\nInterpreti: Fabio chiodini, Mattia De Gasperis, Antonio Pisu, Giuseppe Cederna, Adele Castiglioni, Matteo Sacco, Lorenzo Pedrotti, Agata Fabiano, Andrea Belletti<br \/>\nProduzione: Officina Film<\/p>\n<p><b>Pinocchio \u00e8 una storia vera<br \/>\n<\/b>Regia: Andrea Cardi<br \/>\nSoggetto: da un\u2019idea del sito www.pianetabile.it<br \/>\nMusiche: Ladri di carrozzelle<br \/>\nMontaggio: Andrea Icardi<br \/>\nVoce: Alessia Confessore<br \/>\nInterpreti: Onorevole Antonio Guidi ed 8 disabili<br \/>\nProduzione: IVM multimedia snc<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Giommi \u201cLa disabilit\u00e0 cos\u2019\u00e8?\u201d. \u201cSpegniamo la telecamera, ch\u00e9 non so cosa dire\u201d. 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