{"id":518,"date":"2009-11-04T17:06:39","date_gmt":"2009-11-04T17:06:39","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=518"},"modified":"2026-02-09T11:39:11","modified_gmt":"2026-02-09T10:39:11","slug":"un-giornalista-come-gli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=518","title":{"rendered":"2. Un giornalista come gli altri?"},"content":{"rendered":"<p>di Maurizia Musanti<\/p>\n<p>Intervista a Franco Bomprezzi, giornalista disabile: mass media e disabili in Italia<!--break--><\/p>\n<p>Franco Bomprezzi (nato a Firenze il 1\/8\/52) \u00e8 attualmente direttore di &#8216;Freely&#8217;, periodico bimestrale della qualit\u00e0 della vita delle persone disabili e &#8216;guida al mondo possibile&#8217;, e di &#8216;Therme Europa&#8217;, il periodico mensile italiano del termalismo.<br \/>\nInizia nel 1976 la collaborazione della redazione di Padova de Il Resto del Carlino, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca. Cura l&#8217;edizione quotidiana del Telecarlino, notiziario televisivo a diffusione regionale con notizie fornite da Il Resto del Carlino e gestito dall&#8217;emittente locale Rtr.<br \/>\nDivenuto giornalista professionista nel 1984, lavora presso il Mattino di Padova fino al 1995.<br \/>\nDal 1995 assume la direzione di &#8216;Freely&#8217;, intendendo dedicarsi a tempo pieno all&#8217;informazione in favore dei disabili e per l&#8217;affermazione di una &#8216;cultura della normalita&#8217;. \u00c8 direttore responsabile di &#8216;DM &#8211; Distrofia Muscolare&#8217;, periodico della Uildm (Unione Italiana alla Distrofia Muscolare). \u00c8\u00a0affetto fin dalla nascita da una rara malformazione congenita, l&#8217;Osteogenesis Imperfecta.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista della sua professione di giornalista l&#8217;attenzione dei media nei confronti dell&#8217;handicap ha sub\u00ecto una evoluzione?<\/strong><br \/>\nL&#8217;attenzione riservata dai media al tema della disabilit\u00e0 ha vissuto nella storia italiana tre fasi.<br \/>\nLa prima arriva fino ai primi anni Ottanta.<br \/>\n\u00c8 una fase che, sostanzialmente, si pu\u00f2 definire di totale disinteresse: non esiste una terminologia che circoscriva il campo d&#8217;indagine, esiste l&#8217;invalidit\u00e0 come concetto generale, non esistono forme di rappresentazione della parte debole della societ\u00e0 a livello di mezzi di comunicazione.<br \/>\nLa seconda fase ha inizio con il 1981, proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale dell&#8217;handicappato.<br \/>\nPer la prima volta si affronta in termini corretti il problema che appare grave ed esteso, preoccupandosi di restituire dignit\u00e0 e dare voce a una realt\u00e0 che, stando alle stime dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, riferite a tutto il mondo Occidentale, comprende l&#8217;8% della popolazione e in Italia arriva a 3, 5\/4 milioni di persone con disabilit\u00e0 media, cio\u00e8 con handicap fisico e sensoriale o mentale.<br \/>\nEvidentemente da questo momento in poi, da quando a livello di media, i termini &#8216;handicap&#8217;, &#8216;barriere architettoniche&#8217;, &#8216;integrazione scolastica&#8217;, &#8216;integrazione lavorativa&#8217; ottengono visibilit\u00e0, si vive un clima di euforia, con iniziative di grande interesse e valore, in un meccanismo di comunicazione analogo a quello che potremmo ricordare legato al femminismo.<br \/>\nLa concezione dell&#8217;handicap, in questa fase, presenta una certa somiglianza al movimento femminista e studentesco nel loro carattere di rivendicazione.<br \/>\nPer l&#8217;handicap ci\u00f2 significa riscatto da una situazione di disagio e pressione per la riconsiderazione delle potenzialit\u00e0 dei cittadini disabili.<br \/>\nDepurato degli eccessi che sempre si accompagnano a tali situazioni, il trattamento riservato al tema dai mezzi di comunicazione ha favorito la nascita delle leggi pi\u00f9 interessanti in Italia, relative all&#8217;abbattimento delle barriere architettoniche, all&#8217;integrazione scolastica, tanto da fare collocare l&#8217;Italia legislativamente quasi all&#8217;avanguardia rispetto al resto dell&#8217;Europa.<br \/>\nSfumata questa fase ne \u00e8 subentrata un&#8217;altra pi\u00f9 pericolosa e inquietante che arriva fino alla fine degli anni Ottanta, determinata dalla crescita dell&#8217;importanza della televisione nei sistemi di comunicazione, dal passaggio del dominio della carta stampata a quello dell&#8217;informazione televisiva amplificata dal fenomeno dalla concorrenza fra emittenza pubblica e privata.<br \/>\nLa spettacolarizzazione dell&#8217;informazione come presupposto della comunicazione, ha comportato che anche il tema dell&#8217;handicap rientrasse in questa logica.<br \/>\nNasce cos\u00ec la cosiddetta &#8216;TV del dolore&#8217;, risvolto negativo di un&#8217;intuizione giusta: che si possa fare comunicazione anche televisiva di buon livello parlando di disabilit\u00e0.<br \/>\nUna scorciatoia dettata in parte da pigrizia mentale, in parte da ragioni di audience tout court.<br \/>\nBasandosi sul soddisfacimento di un&#8217;esigenza di protagonismo, di narcisismo e di riscatto dell&#8217;emarginazione vissuta in chiave personalistica, ha avuto la conseguenza di evitare di affrontare i problemi di fondo, risolvendo, spesso soltanto in termini di raccolta fondi, singole questioni o situazioni, grazie alla capacit\u00e0 emozionale dei programmi.<br \/>\nIn tal modo \u00e8 risultato vanificato il precedente lavoro di analisi meno spettacolare e pi\u00f9 attenta che aveva portato almeno all&#8217;esatta comprensione dei termini del problema, all&#8217;uso di una terminologia abbastanza corretta e in qualche modo al rispetto della privacy dei soggetti.<br \/>\nA questa fase un po&#8217; selvaggia sta corrispondendo, negli ultimi anni un ripensamento in termini abbastanza positivi e una maggior attenzione alle notizie di servizio.<br \/>\nLa televisione comincia ad inserire in fasce orarie e situazioni diverse, argomenti legati alla disabilit\u00e0, visti in funzione di interessi generali.<\/p>\n<p><strong>Il clima culturale che Lei ha presentato ha avuto una influenza positiva nella sua esperienza di giornalista in condizione di disabilit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>La mia esperienza di giornalista &#8220;normale&#8221; ha avuto inizio nel 1984 in un quotidiano, Il mattino di Padova, dopo anni di apprendistato alla redazione veneta de Il Resto del Carlino ed \u00e8 terminata nel 1995.<br \/>\nNel lavoro giornalistico devo dire di non aver incontrato nessuna limitazione determinata dall&#8217;handicap. Si pu\u00f2 essere bravi o cattivi giornalisti e lo si \u00e8 indipendentemente dal vivere una condizione di disabilit\u00e0. Devo tuttavia ammettere che mi sono sempre sforzato di dare il meglio e il massimo delle mie capacit\u00e0, ho vissuto un certo bisogno di dimostrare di essere meglio degli altri, dal momento che, in ambito lavorativo, permane ancora una certa sensazione di essere giudicati perch\u00e9 disabili.<br \/>\nQuesto tipo di atteggiamento ha portato a uno spreco di energie e a un lavoro molto intenso, ma anche a delle grandi soddisfazioni personali, ricoprendo incarichi di notevole responsabilit\u00e0 nel contesto di un quotidiano locale appartenente a un gruppo molto forte, quello de Il Mattino di Padova (tredici testate in Italia di propriet\u00e0 del Gruppo FINEGIM-Caracciolo).<br \/>\nDa questa esperienza \u00e8 maturato il convincimento che, nel campo della comunicazione, la disabilit\u00e0 porta a un maggior attenzione al rispetto della dignit\u00e0 della persona umana.<br \/>\nNel mio lavoro ho sempre cercato di tenere conto delle esigenze reali del lettore, evitando di intervenire artatamente, non solo nel racconto dei fatti, ma anche nel ruolo che, all&#8217;interno di tale racconto, rivestono le singole situazioni personali.<br \/>\nUn tale tipo di attenzione quando si fa cronaca con i ritmi di lavoro del quotidiano, \u00e8 sempre molto difficile perch\u00e9 manca il tempo per la verifica della notizia che viene fatta a posteriori.<br \/>\nL&#8217;atteggiamento che ho cercato di esercitare implica la correzione dell&#8217;errore e l&#8217;intervento nel corso del resoconto della vicenda per operare un racconto onesto dei fatti.<\/p>\n<p><strong>Quali aspetti sottolineerebbe della sua seconda &#8216;avventura&#8217; professionale come direttore di DM, la rivista dell&#8217;Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare?<br \/>\n<\/strong>Avevo accettato di dirigere &#8220;DM&#8221; gi\u00e0 dai primi anni Ottanta, richiesto da Federico Miclovich, fondatore dell&#8217;associazione, con l&#8217;intento di trasferire l&#8217;esperienza che stavo vivendo in una dimensione pi\u00f9 strettamente legata all&#8217;handicap.<br \/>\nL&#8217;obiettivo era quello di &#8216;rinfrescare&#8217; un po&#8217; la rivista di un&#8217;associazione ormai storica, nata nel 1962.<br \/>\nA questo scopo ho proceduto ad una revisione grafica, creando un&#8217;impostazione pi\u00f9 moderna, pi\u00f9 agile per la lettura, scandita nelle sue sezioni interne e ho adottato il formato tabloid.<br \/>\nTutto ci\u00f2 con lo sforzo di uscire da un&#8217;ottica della rivista di associazione, che pure assolve la funzione molto importante di collante della vita associativa.<br \/>\nDM \u00e8 sempre stata considerata strumento autorevole e rigoroso di informazione, riferendo anche notizie del &#8216;mondo esterno&#8217;, attraverso la voce dei disabili stessi, pur non essendo necessariamente redatta da persone disabili, discriminazione nella discriminazione.<br \/>\nCredo molto poco a situazioni in cui siano solo i disabili protagonisti di se stessi, in quanto esiste un problema di comunicazione che va risolto in problemi generali e non in un&#8217;ottica di categoria che diventa corporativa.<br \/>\nDall&#8217;esperienza di DM \u00e8 rimasto negli anni il dubbio che fosse comunque una rivista di associazione lo strumento pi\u00f9 idoneo per creare un dialogo con la societ\u00e0 esterna.<\/p>\n<p><strong><strong class=\"Yjhzub\">\u00c8<\/strong>\u00a0questo il motivo che l&#8217;ha spinta a fondare &#8220;Freely &#8211; Guida al mondo possibile&#8221;?<br \/>\n<\/strong>Nel 1994 mi \u00e8 stato chiesto di collaborare a una iniziativa di tipo fieristico nella citt\u00e0 di Verona, AbilExpo, per la diffusione della cultura degli ausili per la vita quotidiana, partecipando al coordinamento per la comunicazione dell&#8217;iniziativa che nasceva rivolta ai disabili.<br \/>\nCon la mia presenza nell&#8217;ufficio stampa ho cercato di imprimere una connotazione estremamente positiva, allegra, piacevole, al lavoro di comunicazione, usando criteri di normalit\u00e0.<br \/>\nSulla scia di tale iniziativa nasce &#8220;Freely&#8221;, rivista che ora dirigo.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le caratteristiche di questa pubblicazione?<br \/>\n<\/strong>Si tratta di un genere di pubblicazione che non esisteva, il cui obiettivo \u00e8 la diffusione della &#8216;cultura della normalit\u00e0&#8217;, affermazione di una serie di valori comprensibili a tutti, legati al diritto a vivere la diversit\u00e0, la situazione nella quale ci si trova, come una situazione di normalit\u00e0.<br \/>\nDa queste considerazioni nasce l&#8217;intuizione del bisogno di una iniziativa editoriale che racconti il &#8216;mondo possibile&#8217;, una serie di situazioni piacevoli, proiettate nel futuro, alla portata di tutti, trattate con taglio giornalistico e non specialistico.<br \/>\nParlare di turismo, cultura in senso generale, mobilit\u00e0, ausili, comunicazione, televisione, nuove forme di tecnologie informatiche, con un largo uso di immagini e fotografie a colori.<br \/>\nScegliere il colore vuole dire significare andare contro alla pi\u00f9 comune rappresentazione dell&#8217;handicap in bianco e nero, modalit\u00e0 che emargina, anche se si vorrebbe dettata da un gusto dell&#8217;immagine vissuta come pi\u00f9 artistica, ottenendo un effetto di accentuazione della diversit\u00e0 e separatezza dal mondo dei &#8216;normali&#8217;.<br \/>\nPubblicando immagini di persone in carrozzina impegnate in attivit\u00e0 quotidiane, spero, nel lungo periodo, di far passare questo valore come cosa routinaria, di cui si tenga conto con assoluta tranquillit\u00e0.<br \/>\nAttualmente la rivista \u00e8 diffusa per abbonamento in 20.000 copie, raggiunge categorie professionali quali fisiatri e terapisti della riabilitazione, disabili, associazioni legate alla mobilit\u00e0 e tutte quelle che abbiano tra i valori l&#8217;autonomia e la vita indipendente.<br \/>\nUn&#8217;altra scelta che vogliamo portare avanti \u00e8 di rendere la rivista internazionale.<br \/>\nOrmai la dimensione nazionale \u00e8 troppo &#8216;stretta&#8217; per qualsiasi ragionamento attorno alla disabilit\u00e0, \u00e8 necessario pensare alle grandi opportunit\u00e0 di integrazione sociale e culturale che pu\u00f2 offrire l&#8217;Europa, al confronto, sicuramente positivo e di stimolo, sulla disabilit\u00e0 che pu\u00f2 avvenire tra l&#8217;Italia e gli altri Paesi europei.<br \/>\nGi\u00e0 dal prossimo anno \u00e8 in progetto un&#8217;edizione bilingue, o per lo meno una serie di numeri in lingua inglese, con lo scopo di avviare un circuito di scambio e di comunicazione e informazione, per ora relegate nel ristretto ambito di seminari e incontri di studio.<\/p>\n<p><strong>La presenza di tante riviste che trattano di handicap ha un ruolo positivo nella promozione della cultura della disabilit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>No, a mio avviso la parcellizzazione della comunicazione in piccole consorterie rappresenta uno dei problemi maggiori all&#8217;interno del mondo della disabilit\u00e0.<br \/>\nIn tutto ci\u00f2 la logica fondamentale \u00e8 mantenere le notizie e le informazioni utili all&#8217;interno della propria organizzazione.<br \/>\nQuesto avviene da una parte per fare attribuire come merito delle associazioni la soluzione di singoli problemi, dall&#8217;altra \u00e8 determinato da una situazione statale in cui la logica dei contributi \u00e8 stata quella dello scambio politico.<br \/>\nOra, invece, sono maturi i tempi per cui i servizi vengano vissuti come diritti e non atti di liberalit\u00e0 dall&#8217;alto.<br \/>\nIl problema fondamentale dell&#8217;informazione sul tema dell&#8217;handicap, perci\u00f2, sar\u00e0 quello di assumere un ruolo di &#8216;sentinella&#8217; nei confronti delle iniziative pubbliche, secondo criteri di trasparenza e completezza, andando a fondo nella valutazione dei progetti e nella verifica dei risultati.<br \/>\nAltro elemento da sottolineare che le decisioni in materie di handicap e, di riflesso, l&#8217;informazione su di essi, sono state per lungo tempo delegate soggetti &#8216;altri&#8217;.<br \/>\nOra invece, come si evidenzia dalla lettura di molte riviste &#8216;di settore&#8217;, i disabili sono sempre di pi\u00f9 protagonisti di se stessi, anche se nella maggior parte dei casi mancano di cultura, di preparazione professionale, di opportunit\u00e0 di lavoro e del necessario desiderio di affermazione sociale in tutti i campi, autoprecludendosi determinate prospettive di integrazione.<br \/>\nIo credo che la grande scommessa sia di combattere questa pigrizia mentale perch\u00e9 solo cos\u00ec si render\u00e0 possibile un futuro di grande libert\u00e0 che potr\u00e0 stimolare un vero cambiamento della cultura e della comunicazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Franco Bomprezzi, giornalista disabile: mass media e disabili in Italia<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587],"edizioni":[86],"autori":[2711],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/518"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=518"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/518\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6505,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/518\/revisions\/6505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=518"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=518"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=518"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=518"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=518"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=518"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=518"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=518"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}