{"id":521,"date":"2009-11-04T17:06:40","date_gmt":"2009-11-04T17:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=521"},"modified":"2009-11-04T17:06:40","modified_gmt":"2009-11-04T17:06:40","slug":"il-mio-e-il-tuo-aiuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=521","title":{"rendered":"Il mio e il tuo aiuto"},"content":{"rendered":"<p>Nel mondo della cooperazione internazionale si \u00e8 operato secondo una concezione di relazione di aiuto a senso unico, dove il ricco Occidente ha deciso come aiutare i paesi in via di sviluppo. Bisogna mettere in condizione i paesi poveri di esprimere le proprie necessit\u00e0 secondo i loro universi culturali di riferimento. In campo educativo esiste l'&#8221;appoggio istituzionale&#8221;.<!--break--><\/p>\n<p>La cooperazione internazionale presuppone una relazione d&#8217;aiuto tra paesi ricchi, che ritengono di avere qualcosa da dare, e paesi poveri, che si ritiene abbiano bisogno di interventi e finanziamenti.<br \/>Il mondo della cooperazione internazionale &egrave; composto da un notevole apparato di ONG, organismi delle Nazioni Unite, uffici ministeriali, esperti e volontari che spesso fondano la progettazione e la realizzazione dei loro interventi su un modello occidentale di relazione di aiuto; ma questo modello non &egrave; stato utile per risolvere il problema del sottosviluppo di gran parte del mondo.<br \/>Bisogna dunque ripensare la relazione di aiuto, sia nei ruoli che nelle finalit&agrave;, basandosi sul rispetto delle identit&agrave; culturali differenti da quella occidentale, che faccia acquisire un peso maggiore ai paesi destinatari degli aiuti. La cooperazione internazionale fino ad oggi ha operato per soddisfare bisogni ritenuti tali dal mondo occidentale, tramite interventi prevalentemente di carattere economico. Mettere in condizione i paesi del Terzo Mondo di esprimere le proprie necessit&agrave; secondo i loro universi culturali di riferimento, pu&ograve; contribuire a modificare la relazione di aiuto esistente: un passaggio da una concezione a senso unico tra chi d&agrave; e chi riceve, verso uno scambio paritario finalizzato ad un reciproco arricchimento.<br \/>La progettazione degli interventi di cooperazione basata su questa concezione di relazione d&#8217;aiuto, che persegua obiettivi concordati con i partner locali, pu&ograve; concretizzarsi in nuove modalit&agrave; di realizzazione dei progetti. Un esempio di tali modalit&agrave; in questo senso, gi&agrave; operante in alcune esperienze di cooperazione, &egrave; rappresentata dall&#8217;appoggio istituzionale, che mira al rafforzamento delle istituzioni locali esistenti, senza la creazione de strutture occidentali parallele. Un modello che deve ancora diffondersi, ma che ha gi&agrave; dato risultati interessanti.<\/p>\n<p>Rifondare la relazione di aiuto<\/p>\n<p>Un punto di partenza possibile consiste nel mettere in discussione la cultura   che sta alla base della relazione di aiuto come viene attualmente intesa.<br \/>  Storicamente la relazione di aiuto &egrave; alla base di molti rapporti umani:   gli antropologi che andavano a studiare i popoli &quot;primitivi&quot;, i missionari   che hanno diffuso il Cristianesimo nel mondo, i conquistatori coloniali sono   accomunabili dal fatto che oltre alle proprie finalit&agrave; (studio, evangelizzazione   o occupazione), credevano sinceramente di andare a portare un aiuto a popolazioni   che vivevano in condizioni ritenute insufficienti. Una ideologia di superiorit&agrave;   presente negli occidentali, trova conferma nella letteratura coloniale e missionaria   dell&#8217;epoca, nelle descrizioni delle civilt&agrave; non occidentali. Esse venivano   dipinte come primitive o barbare e le strutture sociali venivano a volte paragonate   a quelle animali.<br \/>  Molte invasioni si sono quindi basate sulla convinzione di andare a portare   un aiuto a popoli bisognosi. Chi invadeva era sicuro di avere una fede, un bagaglio   di conoscenze (scientifiche, filosofiche, matematiche) o uno stile di vita superiore   a quello dei paesi da occupare: si agiva quindi pensando di instaurare un rapporto   di aiuto verso chi era in condizioni inferiori. Questa dunque la relazione di   aiuto presente nella storia: chi si credeva superiore era legittimato a portare   aiuto alle popolazioni ritenute inferiori, tramite ogni mezzo.<br \/>  Il concetto di reciprocit&agrave; dello scambio era gi&agrave; presente: secondo   la cultura araba era indispensabile dare e ricevere e i colonizzatori del Sud-America   prendevano l&#8217;oro ma pensavano di portare alle trib&ugrave; locali una civilt&agrave;   superiore. Alcuni testi dell&#8217;epoca giustificavano i saccheggi affermando che   era ben poca cosa avere oro e pietre preziose, in cambio della civilt&agrave;   e della fede che avrebbero portato la salvezza eterna: lo scambio veniva considerato   addirittura come pi&ugrave; favorevole per i popoli invasi.<br \/>  In tutte le civilt&agrave; ed in tutte le religioni &egrave; considerato importante   il rapporto di aiuto, che viene, ovviamente, concepito in forme differenti.   Tra le regole fondamentali del Cristianesimo, dell&#8217;Islamismo e della religione   ebraica vi &egrave; l&#8217;aiuto ai poveri, un&#8217;obbligo molto importante, che tuttavia   si svolge a senso unico.<br \/>  Per le culture orientali il rapporto di aiuto non &egrave; autentico se non   &egrave; basato sullo scambio reciproco, mentre questo aspetto non &egrave;   fondamentale per l&#8217;Occidente. Per una rifondazione della relazione d&#8217;aiuto si   pu&ograve; prendere spunto da questa concezione di reciprocit&agrave;, che porterebbe   ad un cambiamento dei rapporti come sono concepiti oggi.<br \/>  Occorre rimettere in discussione il significato dei termini &quot;relazione&quot;   e &quot;aiuto&quot;, e ridefinire chi sono i soggetti che &quot;donano&quot;   e quelli che &quot;ricevono&quot;. L&#8217;ipotesi proposta &egrave; la diffusione   del concetto di relazione reciproca, nella convinzione del superamento della   relazione a senso unico, responsabile di tanti problemi sociali ed economici.<br \/>  La visione eurocentrica ha posto i paesi occidentali al centro dell&#8217;umanit&agrave;,   cos&igrave; essi si sono visti come gli unici capaci di trasmettere una cultura   superiore alle altre. Ci&ograve; ha portato alla creazione di rapporti non equilibrati   e alle attuali relazioni di dipendenza e dominio. Anche per contrastare questa   tendenza &egrave; importante rivalutare il concetto di scambio reciproco diffuso   nelle culture orientali.<\/p>\n<p>La concezione culturale del donatore<\/p>\n<p>Se si ritiene necessaria una relazione d&#8217;aiuto che vincola i soggetti ad uno   scambio reciproco, va definito ora &quot;cosa&quot; un soggetto pu&ograve; dare   all&#8217;altro. In Occidente fino ad ora ci si &egrave; domandato cosa si guadagna   e cosa si perde (una forma di guadagno &egrave; presente anche nelle relazioni   impostate sulla gratuit&agrave;). Quello che si perde deve venir infatti compensato   da qualcos&#8217;altro e, inoltre, non si pu&ograve; dare di pi&ugrave; di quanto   serve a se stessi. Ma nella cultura occidentale si sono creati bisogni talmente   elevati che ci&ograve; che rimane da dare agli altri &egrave; molto poco.<br \/>  Per ci&ograve; che riguarda l&#8217;individuazione di chi si trova in stato di bisogno,   cio&egrave; di chi si trova &quot;oggettivamente&quot; in condizione di inferiorit&agrave;,   questa viene attualmente valutata secondo la concezione culturale del donatore,   che non sempre coincide con quella di chi riceve. Si entra nella dimensione   culturale del problema, anche se spesso tale individuazione viene delegata dalla   societ&agrave; agli esperti e ai competenti in materia.<br \/>  E&#8217; la concezione culturale del donatore che determina i destinatari e il tipo   di aiuto da dare, ma ancora oggi &egrave; forte la convinzione che le valutazioni   fatte secondo il metro occidentale siano valide per tutta l&#8217;umanit&agrave;.<br \/>  Per una rifondazione della relazione di aiuto l&#8217;individuazione dello stato di   bisogno non deve essere fatta da chi offre aiuto ma da chi lo riceve, sulla   base del proprio modello culturale.<br \/>  Per costruire un ospedale in un paese del Terzo Mondo &egrave; necessaria la   conoscenza almeno della medicina locale e della concezione tradizionale della   cura e, in ambito scolastico l&#8217;esportazione del modello occidentale non &egrave;   appropriata a molte culture differenti, basate su altri modelli di trasmissione   del sapere.<br \/>  Un altro concetto va precisato, in quanto interpretato in modo differente dalle   diverse culture e che si pu&ograve; esprimere con una serie di interrogativi:   quanto hanno fatto finora i paesi del Terzo Mondo? L&#8217;aiuto che si intende fornire   &egrave; meritato oppure no?<br \/>  Vi &egrave; infatti la tendenza ad aiutare popolazioni che hanno modi di vita   simili ai propri; gli occidentali hanno aiutato prevalentemente chi parla la   loro lingua e dimostra di volerne seguire lo stile di vita ed i paesi comunisti   hanno fatto lo stesso.<\/p>\n<p>Le reazioni dei destinatari<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la reazione dei destinatari all&#8217;aiuto si possono riscontrare   tre dinamiche principali: la reazione all&#8217;aiuto come strumentalizzazione, l&#8217;aiuto   come minaccia all&#8217;autostima e l&#8217;aiuto che porta alla creazione di un obbligo.<br \/>  La prima &egrave; chiara: l&#8217;aiuto viene dato per progetti che gli occidentali   hanno l&#8217;interesse a voler realizzare. Oppure spesso vengono donate &quot;briciole&quot;   di benessere materiale di cui ci vogliamo liberare, i destinatari lo sanno e   accettano.<br \/>  Per quanto riguarda l&#8217;autostima va ricordato che chi riceve dichiara pubblicamente   di non essere autosufficiente, ammettendo la superiorit&agrave; del donatore.   In casi estremi ricevere aiuto pu&ograve; provocare anche il risentimento dei   destinatari, proprio perch&eacute; rende coscienti delle misere condizioni in   cui si trovano. L&#8217;accettazione di aiuto umilia e crea la percezione che il beneficiato   ha capacit&agrave; inferiori. L&#8217;impossibilit&agrave; di rifiutare aiuto pu&ograve;   provocare crisi di identit&agrave; e minacciare l&#8217;autostima delle popolazioni   del Terzo Mondo, nonostante tutta la buona volont&agrave; dei cooperanti.<br \/>  Si pu&ograve; affermare che ricevere aiuto mette il ricevente in situazione   di riconoscenza verso il donatore, e ci&ograve; &egrave; sentito nei paesi di   culture differenti pi&ugrave; intensamente di quanto non lo sia in Occidente.   Vengono toccati la dignit&agrave; e l&#8217;orgoglio della persona che ha ricevuto   l&#8217;aiuto.<br \/>  Se una cooperazione basata su una relazione di aiuto unilaterale provoca dipendenza,   disistima e perdita di identit&agrave;, si propone una progettazione degli interventi   che si fondi su una relazione di aiuto reciproca.<br \/>  La formazione di cooperanti e volontari su questo nuovo modo di concepire la   relazione d&#8217;aiuto potrebbe portare a risultati migliori nella conduzione degli   interventi e nell&#8217;utilizzo dei finanziamenti. Se ci&ograve; accadesse la cooperazione   non sarebbe pi&ugrave; quella di oggi: sulla base di una rifondazione della   relazione di aiuto si avrebbe anche un rinnovamento delle modalit&agrave; dio   lavoro della cooperazione internazionale.<br \/>  Secondo A. Chieregatti, docente di Psicologia all&#8217;universit&agrave; di Bologna,   vi sono alcuni aspetti delle relazioni d&#8217;aiuto presenti nei rapporti interpersonali,   come la spontaneit&agrave;, il rispetto reciproco, la non ricerca del tornaconto,   che possono essere utili spunti per un nuovo modello di aiuto da trasferire   nel mondo delle relazioni internazionali.<br \/>  La rivalutazione dell&#8217;alterit&agrave; (l&#8217;altro inteso come il diverso, che porta   arricchimento) pu&ograve; migliorare le relazioni tra appartenenti a culture   differenti, riscoprendo la complessa rete di interdipendenze nella quale siamo   inseriti.<br \/>  Se, come conferma Latouche (1), nel mondo occidentale vi &egrave; l&#8217;egemonia   dell&#8217;economia sugli altri settori, la relazione di aiuto che si realizza in   questo contesto non pu&ograve; che essere una relazione economica, dove i paesi   ricchi domineranno sempre su quelli poveri.<br \/>  Ma la cooperazione ha la possibilit&agrave; di passare da &quot;insieme di strumenti   per aiutare che ha bisogno&quot; a strumento di collaborazione e di scambio.<br \/>  Con l&#8217;apporto di altri universi culturali, si pensi alla concezione di relazione   di aiuto nei paesi asiatici o africani, si pu&ograve; ipotizzare un modello   di cooperazione decentrata, basata su iniziative di reciprocit&agrave;.<br \/>  In questo contesto vanno collocate le modalit&agrave; di lavoro che mirano a   coinvolgimento delle popolazioni nei progetti di sviluppo, tramite il sostegno   ai poteri locali.<br \/>  Nella cooperazione in campo educativo esiste gi&agrave; una pratica che si muove   in tal senso, definita strategia di appoggio istituzionale.<\/p>\n<p>L&#8217;appoggio istituzionale<\/p>\n<p>Nella definizione di S. Gandolfi (2) &quot;l&#8217;appoggio istituzionale mira a   rafforzare le istituzioni locali e nazionali e a migliorare l&#8217;efficacia delle   loro capacit&agrave; di intervento. La sua motivazione principale &egrave; rendere   progressivamente indipendenti gli attori nazionali, in modo che possano, con   sforzi e risorse autonomi, gestire i propri programmi di sviluppo. La filosofia   dell&#8217;appoggio istituzionale &egrave; quella di sostenere ci&ograve; che gi&agrave;   esiste, di rispettare la cultura locale, il sistema di organizzazione e di gestione   interna, di stimolare l&#8217;interazione fra settore privato e settore pubblico e   di consolidare lo statuto delle istituzioni interessate&quot;.<br \/>  Poich&eacute; l&#8217;appoggio istituzionale non rappresenta un&#8217;altra forma di esportazione   di modelli occidentali, esso si adatta con flessibilit&agrave; alla realt&agrave;   istituzionale esistente, stimola l&#8217;impegno delle persone, le coordina, d&agrave;   loro responsabilit&agrave;, e crea una relazione contrattuale nella quale ogni   partner pu&ograve; dare un contributo commisurato alle sue possibilit&agrave;.   Una tale strategia presuppone un cambiamento radicale di prospettiva perch&eacute;   cerca di tener conto di regole, procedure, metodi, specificit&agrave; culturali   propri di ciascuna comunit&agrave;.<br \/>  Alla base dei progetti vi &egrave; una negoziazione che prevede diritti e doveri   da parte di ciascuno, fondata sul rispetto delle differenze culturali. Quando   i fattori culturali non sono stati tenuti in considerazione si &egrave; avuto   il fallimento dei progetti, sia perch&eacute; trapiantati in un ambiente naturale   e culturale inadatto sia perch&eacute; hanno proposto agli attori sociali uno   sviluppo inteso come crescita, progresso unidimensionale, e come tale inadatto   alle societ&agrave; tradizionali.<br \/>  L&#8217;appoggio internazionale &egrave; dunque una strategia particolarmente indicata   per la progettazione e la conduzione degli interventi nelle istituzioni formative,   un quanto sostiene il diritto dei popoli alla differenza e si basa sulla convinzione   che per vivere ogni popolo ha bisogno di radici culturali. Se le societ&agrave;   non occidentali vivono una situazione di alienazione culturale, le istituzioni   di insegnamento sono impossibilitate a svolgere la loro funzione.<br \/>  La cooperazione allo sviluppo non deve, quindi, introdurre sistemi educativi   estranei alle culture o sostituirsi alle istituzioni politiche locali, ma deve   instaurare una collaborazione paritetica con i paesi del Terzo Mondo, affinch&eacute;   essi trovino nella loro cultura le strade per la risoluzione dei problemi.<\/p>\n<p>1) S. Latouche, L&#8217;occidentalizzazione del mondo, Bollati Boringhieri, Torino,   1995<br \/>  2) Stefania Gandolfi, Le radici dimenticate-Appoggio istituzionale al sistema   universitario in Africa, EMI, Bologna, 1995<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel mondo della cooperazione internazionale si \u00e8 operato secondo una concezione di relazione di aiuto a senso unico, dove il ricco Occidente ha deciso come aiutare i paesi in via di sviluppo. 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