{"id":524,"date":"2009-11-04T17:06:41","date_gmt":"2009-11-04T17:06:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=524"},"modified":"2026-02-23T11:40:41","modified_gmt":"2026-02-23T10:40:41","slug":"lo-specchio-spugnoso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=524","title":{"rendered":"7. Lo specchio spugnoso"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Milena Bernanrdi<\/p>\n<p>Intervistiamo Giovanni Gatta, insegnante di lettere da 20 anni alle scuola medie del Pilastro, uno dei quartieri pi\u00f9 caldi di Bologna sulla sua esperienza educativa, i cambiamenti avvenuti nella scuola e le emergenze dei nostri giorni. &#8220;Moltissimi iniziano un percorso scolastico post-obbligo, ma pochi lo concludono&#8221;.<!--break--><\/p>\n<p><strong>Cosa significava lavorare al Pilastro 20 anni fa, e cosa significa oggi?<\/strong><br \/>\nVent&#8217;anni fa, venire ad insegnare al Pilastro era considerato (soprattutto da chi non l&#8217;aveva neppure visto) una sventura&#8230;<br \/>\nEppure allora, ancora in pieno boom demografico e grazie all&#8217;obbligo burocratico che vincolava i bambini alle scuole del territorio, il Pilastro offriva lavoro a molti nelle scuole strapiene che utilizzavano tutti gli spazi disponibili.<br \/>\nE che lavoro! Era una bottega di apprendistato, una palestra di esercitazioni, un laboratorio di sperimentazioni.<br \/>\nC&#8217;era il &#8220;tempo pieno&#8221;, cresciuto con Gianni Rodari, c&#8217;erano gli obiettivi educativi ripensati alla luce della scuola di Barbiana: queste le direttrici di un percorso che faceva continuamente i conti con la realt\u00e0 quotidiana, che &#8220;doveva&#8221; aggiornarsi perch\u00e9 l&#8217;ambiente intorno (genitori, cittadini,&#8230;) era molto attento e interessato alla scuola, ritenendola un momento formativo insostituibile per i bambini e quindi pretendendo che funzionasse al meglio sia come struttura sia come mezzi.<br \/>\nC&#8217;era qualcosa ancora che &#8220;obbligava&#8221; la scuola a ricercare continuamente le modalit\u00e0 pi\u00f9 adeguate e funzionali agli obiettivi che la legge affida all&#8217;istruzione obbligatoria (quindi un diritto\/dovere) e cio\u00e8 la realt\u00e0 dei ragazzi, rispetto alla quale formulare le ipotesi di lavoro; ed erano realt\u00e0 multiformi (le differenze sono o no una risorsa?) che richiedevano risposte &#8216;personalizzate&#8217; (ora si chiama insegnamento individualizzato!).<br \/>\nCredo che molti di noi insegnanti abbiano avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di allenare la propria didattica, non so quanti l&#8217;abbiano colta e poi sfruttata altrove&#8230;<br \/>\nCol tempo, la &#8220;cultura pilastrina&#8221; (ma \u00e8 una semplificazione mistificante che generalizza manifestazioni minoritarie, ancorch\u00e9 eclatanti) fatta di disagi e inquietudini un po&#8217; ribalde e aggressive e di curiosit\u00e0 umana profonda, \u00e8 venuta sfumando in una omogeneizzazione culturale diffusa, come nel resto della citt\u00e0 e forse dell&#8217;Italia tutta (e del mondo dei mass-media), un po&#8217; cialtrona e arrivista, senza valori se non il danaro e il potere, l&#8217;apparire.<br \/>\nAdesso s\u00ec che insegnare al Pilastro potrebbe essere triste, ma esattamente come altrove, se non restasse il fatto che comunque si lavora con bambini, cio\u00e8 creature vive, anzi piene di vita.<\/p>\n<p><strong>Parliamo del disagio: esplosivo? Sommerso? La scuola ha tentato di affrontarlo?<\/strong><br \/>\nLa scuola funziona all&#8217;incirca come uno specchio spugnoso che assorbe e riflette le realt\u00e0 che la circonda, gli umani , i disagi, le inquietudini, i desideri&#8230;<br \/>\nSpesso non sa che farsene, perch\u00e9 non sa &#8220;leggere&#8221; i messaggi e\/o non sa interpretarli, non riesce a interagire: non si tratta, infatti, di assumerli acriticamente, quanto piuttosto di metterli a confronto con le mete educative e provare a creare canali comunicativi&#8230;<br \/>\nIn molti casi \u00e8 la stessa struttura della scuola (gli orari a incastri rigidi, i vincoli burocratici, la divisione di ruoli e competenze, le gerarchie&#8230;) cos\u00ec anchilosata e insieme cos\u00ec fragile, a non potersi adeguare alla realt\u00e0, rifugiandosi in progetti educativi di carta che non trasformano le parole in comportamenti quotidiani.<br \/>\nCi sono anche casi (molti?) in cui \u00e8 l&#8217;alibi del &#8220;non si pu\u00f2! come si fa? non \u00e8 compito nostro!&#8221; a rivelare l&#8217;accidia degli operatori scolastici: di fronte a bambini che denunciano forme eclatanti di disagio, ovviamente, non si pu\u00f2 non reagire, sia in modo repressivo per riportare l&#8217;ordine in classe, sia in modo positivo coinvolgendo famiglia e servizi sociali (anche loro spesso oberati da tanti problemi da non riuscire a quadrare il cerchio). Spesso ci si arrabatta, con tanta buona volont\u00e0, nel proprio orticello, con tanta fatica sprecata per carenza di sinergie. Ma quando il disagio \u00e8 pi\u00f9 contenuto, quasi sommesso (e magari pi\u00f9 diffuso) \u00e8 proprio allora che la rigida struttura-scuola dovrebbe avere la possibilit\u00e0, la volont\u00e0, la capacit\u00e0 di riscrivere, non gi\u00e0 le mete educative, ma le modalit\u00e0 per perseguirle. Tante volte la mancata (o parziale) esecuzione dei lavori, un atteggiamento rancoroso verso gli altri, una costante tendenza a sciupare o distruggere i propri prodotti, sono tutti segnali di inquietudini e disagi che hanno origine forse fuori dalla scuola: se si entra nella tana del topo bisogna accettare di uscirne da tutt&#8217;altra parte, cos\u00ec non serve &#8216;martellare&#8217; sul comportamento scolastico (che comunque va sottolineato per dimostrare l&#8217;interessamento) mentre pu\u00f2 essere pi\u00f9 utile avere altre conoscenze dei momenti extrascolastici e favorire situazioni &#8220;lavorative'&#8221; meno strutturate (ad esempio certe forme di animazione condotte con leggerezza e fluidit\u00e0): certe prese di coscienza conseguite sotto la tutela dell&#8217;insegnante rassicurano le insicurezze e le inquietudini, innescando processi virtuosi, magari senza ricadute scolastiche immediate (con un po&#8217; di frustrazione per gli insegnanti) ma utili alla maturazione.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 andata con gli studenti disabili? E con quelli stranieri? Un&#8217;opportunit\u00e0 di rinnovamento o un&#8217;occasione persa?<\/strong><br \/>\nL&#8217;occasione offerta dalla legge che apriva la scuola ai disabili, invitando (stimolando) gli insegnanti a rivedere la propria didattica, ripensandola collettivamente per adeguarla alla nuova complessa realt\u00e0, \u00e8 andata dispersa sia per successivi interventi ministeriali che impoverivano e imbrigliavano le risorse, praticamente vanificandole, sia per scarsa assunzione di responsabilit\u00e0 degli insegnanti, dei consigli di classe, dei collegi che spesso e volentieri relegavano il &#8216;problema&#8217; all&#8217;insegnante di sostegno, pur di tirare un sospiro&#8230;<br \/>\nForse peggio vanno le cose, mediamente, con le nuove realt\u00e0 multilinguistiche e multietniche.<br \/>\nBelle parole escono da qualche ufficio del Ministero, ingrigendosi e imbalsamandosi sempre pi\u00f9 dal centro alla periferia: quando si arriva nelle scuole con le persone vere l&#8217;ingranaggio non funziona. Qualche slancio volontaristico dentro e qualche intervento di supporto fuori dall&#8217;edificio non bastano certo a sviluppare l&#8221;intercultura&#8217;: l&#8217;incontro, l&#8217;ascolto, lo scambio delle diversit\u00e0 non dovrebbero partire dal compagno di banco e dal collega di un&#8217;altra disciplina senza il bisogno dei precetti scaturiti da un&#8217;urgenza sociale. Senza radici profonde l&#8217;educazione alla mondialit\u00e0 va ad aggiungersi alla collezione di scatole vuote (o semivuote, o semipiene) della scuola italiana, moda dopo moda, con le &#8216;educazioni&#8217; che proliferano e il cognitivo, l&#8217;affettivo, l&#8217;educativo a fare il gioco delle tue carte&#8230; Talvolta ci si sente giocati dalla realt\u00e0, cio\u00e8 dalla furbizia di chi tende a lavorare meno, protetto e stimolato da un apparato che si preoccupa della tutela dei minori intesa pi\u00f9 come sorveglianza che come sviluppo educativo.<br \/>\n\u00c8 l&#8217;incongruenza di un apparato massiccio che partorisce topolini: le risorse degli insegnanti saranno forse malpagate, ma certamente sono mal utilizzate: sono l&#8217;unico patrimonio certo e presente nella scuola (per quanto carente, amareggiato e demotivato) e la parabola dei talenti \u00e8 come se non fosse mai stata raccontata!<\/p>\n<p><strong>E il problema dell&#8217;abbandono scolastico come si inserisce in questo contesto?<\/strong><br \/>\nQuesti discorsi, in gran parte centrati sulla scuola dell&#8217;obbligo, vanno completati con qualche considerazione ulteriore: i disagi e i problemi di svantaggio raramente al Pilastro e a Bologna provocano l&#8217;abbandono scolastico: il diritto\/dovere viene espletato quasi completamente.<br \/>\nMa dopo? Moltissimi iniziano un percorso scolastico post-obbligo, ma pochi lo concludono: il disagio e lo svantaggio si ripresentano aggravati da una difficolt\u00e0 a sostenere un aumento di sforzo e di impegno, in uno sfondo povero di figure e di strutture d&#8217;appoggio, perci\u00f2 pi\u00f9 rischioso di evoluzioni dolorose per s\u00e9 e per gli altri.<\/p>\n<p><strong>Quali vie di uscita da queste situazioni allora?<\/strong><br \/>\nSe torniamo alla scuola come &#8216;specchio spugnoso&#8217;, allora sar\u00e0 bene spostare ogni tanto il punto di vista per cogliere, con angoli di incidenza differenti, segnali marginali, talvolta in ombra, talvolta sfocati: la &#8220;comunit\u00e0 educante&#8221;, invocata a suo tempo come l&#8217;insieme delle varie presenze adulte che si (pre)occupano della crescita dei minori, sembra dare segni di voler tornare a confrontarsi: molte famiglie si ritrovano in difficolt\u00e0 nel rapporto coi figli, molte istituzioni pubbliche e\/o private si scoprono doppioni inutili a fronte di vuoti angoscianti, oppure interferiscono danneggiandosi (e danneggiando), la scuola si ritrova caricata di compiti forse estranei alle proprie competenze e ai propri fini&#8230; anche da ci\u00f2 nasce e si diffonde disagio.<br \/>\nMa quando prevale la ricerca del senso profondo dei vari impegni, e cio\u00e8 il bene dei piccoli che devono diventare grandi &#8220;attrezzati&#8221; al meglio per la vita, allora si vedono lampi e bagliori illuminati.<br \/>\nCon pazienza e tenacia si sono &#8216;sbrogliati&#8217; tanti nodi burocratici e si \u00e8 cominciato a mettere accordo sia negli obiettivi sia nelle modalit\u00e0 delle varie componenti della &#8220;comunit\u00e0 educante&#8221;.<br \/>\nIl dialogo non tanto su &#8220;Come va mio figlio&#8221; quanto piuttosto su &#8220;Come dobbiamo comportarci&#8221; pu\u00f2 diventare &#8220;Cosa significa un atteggiamento, un insegnamento, un&#8217;attivit\u00e0, un&#8217;iniziativa&#8221;. Ciascuno interroga prima se stesso, e questo costa fatica, per poi confrontarsi, disponibile a mettersi in discussione, lentamente, faticosamente, qualcosa pu\u00f2 cominciare a modificarsi&#8230; i minori trovano finalmente intorno a s\u00e9 adulti meno schizofrenici, pi\u00f9 rassicuranti e credibili, che sanno ascoltare, provano a vicenda: una bella lezione di &#8220;orientamento&#8221;!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervistiamo Giovanni Gatta, insegnante di lettere da 20 anni alle scuola medie del Pilastro, uno dei quartieri pi\u00f9 &#8216;caldi&#8217; di Bologna sulla sua esperienza educativa, i cambiamenti avvenuti nella scuola e le emergenze dei nostri giorni. &#8220;Moltissimi iniziano un percorso scolastico post-obbligo, ma pochi lo concludono&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3605],"edizioni":[88],"autori":[2715],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3632],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/524"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=524"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/524\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6676,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/524\/revisions\/6676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=524"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=524"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=524"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=524"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=524"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=524"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}