{"id":527,"date":"2009-11-04T17:06:41","date_gmt":"2009-11-04T17:06:41","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=527"},"modified":"2025-12-17T11:04:19","modified_gmt":"2025-12-17T10:04:19","slug":"quando-la-migrazione-volontaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=527","title":{"rendered":"12. Quando la migrazione \u00e8 volontaria"},"content":{"rendered":"<p>di R.T. Cecchini e M.T. Bordogna<\/p>\n<p>L\u2019effetto \u00abdistanza\u00bb sull\u2019identit\u00e0 e sul cambiamento<br \/>\nCi soffermeremo su questo aspetto che pur facendo parte del pensiero di molti ricercatori non \u00e8 mai stato posto in primo piano.<\/p>\n<p>La \u00abdistanza\u00bb<!--break--> entra in gioco soprattutto laddove la migrazione \u00e8 volontaria ed \u00e8 sostenuta da una speranza positiva e da una motivazione di ricerca di qualcosa di molto importante dal punto di vista personale. Migrazione volontaria in tal senso pu\u00f2 essere quella di cooperanti in progetti di sviluppo nei Paesi del Terzo Mondo e anche la migrazione turistica \u00abimpegnata\u00bb; quella legata ad una specifica professionalit\u00e0 e quella solo motivata dal desiderio di cercare esperienze nuove, di conoscere genti e paesi, di mettere alla prova se stessi, di lanciare una sfida interiore alla societ\u00e0 d&#8217;appartenenza.<br \/>\nIl meccanismo delle aspettative crescenti indotte nel Terzo Mondo dai doni, dalla vista del tenore di vita dei turisti di massa, dalla diffusione televisiva e\/o cinematografica, pu\u00f2 avere il medesimo effetto induttore di migrazione per un movente personale positivo sulla gente di queste aree culturali; cos\u00ec come il Terzo Mondo ha un effetto di fascinazione sulla gente dell&#8217;occidente (il \u00abmal d&#8217;Africa\u00bb, le pratiche di spiritualit\u00e0 asiatiche, le grandi civilt\u00e0 amerinde, ecc.).<br \/>\nVi \u00e8 un nomadismo, un nomadismo culturale, in tutti noi; un cercare \u00abl&#8217;altrove\u00bb che fa lasciare la casa e la gente conosciuta per una nuova casa e genti sconosciute.<br \/>\nR. Piazza (1990) suggerisce il concetto di \u00abdistanza\u00bb non come lontananza ma come dilatazione nello spazio. Ed \u00e8 in questa dilatazione che la mente aumenta i suoi poteri, si espande libera da antichi legami, recettiva, esaltata dalla nuova conoscenza, riflessiva nell&#8217;enorme solitudine, fluttuante nei panorami relazionali inabituali eppure possibili.<br \/>\n\u00abLo spazio-distanza appartiene solo a t\u00e8, la sfida \u00e8 riuscita. Ma dentro a questa distanza vi sono forti attacchi all&#8217;identit\u00e0 che viene messa a dura prova durante l&#8217;espansione mentale e la sua accresciuta recettivit\u00e0. La distanza pu\u00f2 creare smarrimento; un pullulare di alterila a lungo represse in codici forzatamente comuni esplode trasgressivo, eccentrico, stravagante, disordinante\u00bb (Piazza R., 1990).<br \/>\nNon consideriamo qui la persona che gi\u00e0 parte con insicurezze interiori, quel contingente di persone definite dalla letteratura francese \u00ables alien\u00e9es voyageurs et migrateurs\u00bb (Amiel R., 1973). Consideriamo invece la grande quantit\u00e0 di persone candidata volontaria alla partenza per lavorare in un progetto di cooperazione nei Paesi in via di sviluppo, campo nel quale una di noi (Terranova Cecchini R., Castiglioni M., 1987) ha una lunga esperienza: nonostante una selezione ben fatta molti sono gli insuccessi larvati e manifesti dovuti ad una specie d&#8217;incapacit\u00e0 a mantenere la compattezza e l&#8217;efficienza dell&#8217;Io, ad una perdita di limiti nei quali mantenere integra l&#8217;identit\u00e0. Assistiamo cos\u00ec ad irrigidimenti quasi razzisti, al rifiuto di un dialogo alla pari con l&#8217;altra cultura ed al rientro precoce oppure al tentativo di un&#8217;installazione nella nuova cultura con matrimoni e figli; infine, in qualche caso, all&#8217;esplodere di comportamenti e di pensieri patologici.<br \/>\nInfatti la distanza, con tutta la sua realt\u00e0 di solitudine, pu\u00f2 essere fattore di crescita e di cambiamento perfettamente trasculturale solo se l&#8217;identit\u00e0 riferita al luogo d&#8217;origine \u00e8 fortemente strutturata e valorizzata; pressoch\u00e9 inattaccabile. E solo se il programma personale non \u00e8 costruito sull&#8217;evasione verso l&#8217;esotico e \u00abl&#8217;altrove\u00bb ma sull&#8217;incontro con altri che ci si senta di rispettare \u00abal di sopra di tutto\u00bb come sottolinea Bruckner: \u00abSi l&#8217;arrachement a la s\u00e9curit\u00e9 domestique n\u2019\u00e9tait pas une douloureuse et patiente asc\u00e8se, il ne serait pas migration, et on pourrait voyager dans toutes les cultures sans probl\u00e8mes comme le sang circule dans les veines\u00bb (Se lo strapparsi alla sicurezza domestica non fosse una dolorosa e paziente ascesi, non vi sarebbe migrazione e si potrebbe viaggiare in tutte le culture senza problemi come il sangue circola nelle vene) (1983).<br \/>\nLa situazione \u00abdistanza\u00bb cos\u00ec come enunciata da R. Piazza (1990) ha effetti anche al semplice livello del turismo finalizzato alla conoscenza. A Firenze, per esempio, i servizi di salute mentale hanno registrato un afflusso di turisti stranieri in stato di confusione mentale con angoscia e blocco psicomotorio dopo la visione delle numerose, magnifiche opere della citt\u00e0, stato che per analogia con una pagina di Stendhal descrittiva dello stesso stato d&#8217;animo, hanno definito appunto come \u00absindrome di Stendhal\u00bb.<br \/>\nLa distanza cercata, voluta, sentita come una dilatazione temporo-spaziale da molti giovani e meno giovani migranti verso gli ashram buddisti, zen, induisti, verso i maestri, i Guru, i Lama \u00e8 spesso stata determinante di un cambiamento senza drammi ma spessissimo ha distrutto identit\u00e0 e determinato il cambiamento nelle brume di un mattino banale, gelido e senza fine.<br \/>\nDobbiamo segnalare, per esperienza professionale, che i cambiamenti dovuti a migrazione di persone non occidentali ovvero un incontro Sud-Sud e non Nord-Sud sembrano attuarsi senza gravi problemi d&#8217;identit\u00e0, come se gli uomini del Sud fossero muniti di una base tradizionale della loro terra cos\u00ec solida da poter affrontare la \u00abdolorosa e paziente ascesi\u00bb del lavoro transculturale autentico.<br \/>\nTuttavia anche se la situazione \u00abdistanza\u00bb si attua al meglio della motivazione migratoria, ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente a garantirne il successo perch\u00e9, oltre i citati aspetti di reattivit\u00e0 personale, sempre presenti, imprescindibili, vi sono le condizioni d&#8217;impatto nella nuova cultura che hanno infinite varianti. Una variante bene delineata \u00e8 senza dubbio quella della cultura occidentale a vocazione anti-razziale, espulsiva dell&#8217;alterit\u00e0.<br \/>\n\u00c9 opportuno introdurre il concetto, purtroppo ben diverso da quello di distanza come dilatazione dello spazio del vissuto individuale, definito da G. Favaro (Favaro G., Tognetti Bordo-gna M., 1988) come distanza culturale, marginalit\u00e0 sociale. Questa distanza \u00e8 assolutamente tragica per l&#8217;immigrato, poich\u00e9 rende impossibile ogni tentativo non si dice di acquisizioni transculturali, ma neppure di quelle pi\u00f9 superficiali d&#8217;integrazione, identificazione mimetica, acculturativa, cos\u00ec efficaci per la sopravvivenza in ambiente ostile. La distanza sociale, prosegue G. Favaro (Favaro G., Tognetti Bordogna M., 1988), \u00e8 composta da distanze verticali rispetto alle gerarchie, ruoli, status della societ\u00e0 ospitante e da distanze orizzontali: quelle appunto determinate dalla cultura in termini di storia, tradizioni, visioni del mondo filosofiche e\/o religiose, ecc.<br \/>\nPrecisa R. Amiel (1985) che si pu\u00f2 parlare anche di una mobilit\u00e0 orizzontale allorch\u00e9 lo status sociale sia mantenuto e di una migrazione verticale regressiva allorch\u00e9 non vi sia conservazione del proprio ruolo. Il primo caso \u00e8 pi\u00f9 frequente tra gli occidentali per i quali noi vorremmo anche parlare di una migrazione verticale progressiva, essendo facile il caso di un professionista occidentale al quale viene offerto, in un Paese straniero, uno status di maggior prestigio. Il secondo caso \u00e8 il destino quasi generale dell&#8217;immigrazione di colore.<br \/>\nAl migrare, in svariatissime forme e situazioni, sottende tuttavia sempre la insopprimibile tendenza al nomadismo primario al quale abbiamo accennato; questo andare a conoscere \u00abl&#8217;altrove\u00bb da cui nasce il vissuto di \u00abdistanza\u00bb.<br \/>\nSe questo luogo \u00abaltro\u00bb non ti accoglie, la distanza si render\u00e0 minacciosa, non pi\u00f9 avventura umana, slancio verso il mondo, bens\u00ec zona di dominio delle leggi economiche e del pensiero etnocentrico, espulsivo e palestra della sopraffazione dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.<br \/>\n<strong><br \/>\nCristallizzazione<\/strong><br \/>\nUn ultimo aspetto riguarda un meccanismo che noi abbiamo spesso osservato e che a causa della nostra professionalit\u00e0, pu\u00f2 essere stato a noi pi\u00f9 visibile.<br \/>\nChiamiamo cristallizzazione il formarsi, nella mente dell&#8217;immigrato e dello straniero in generale, di un mitico ricordo del proprio Paese.<br \/>\nCi\u00f2 accade ovviamente a quanti hanno bene o male realizzato una certa integrazione nella societ\u00e0 ospitante ed hanno un progetto di lunga permanenza o anche di definitivo trapianto nel nuovo Paese. Ma c&#8217;\u00e8 chi ritorna per finire i suoi giorni nella propria terra anche dopo una vita passata all&#8217;estero. Abbiamo gi\u00e0 accennato, per gli italiani del Sud ad esempio, come sia frequente la decisione del ritorno dopo una lunga vita di lavoro, ormai da persone anziane ed in pensione.<br \/>\nPerch\u00e9 il \u00abmale del paese\u00bb, il senso di benessere insito nel vivere nel proprio contesto culturale, difficilmente pu\u00f2 essere rimpiazzato da altri vantaggi quali migliori qualit\u00e0 di vita, migliori opportunit\u00e0, eco. Ma essi, ritornando, non troveranno pi\u00f9 il clima culturale mitizzato e cristallizzato nei lunghi anni passati in terra straniera.<br \/>\nLa cristallizzazione \u00e8 dunque legata all&#8217;Io culturale che si crea un luogo di referenza sicuro ed inalienabile. Ci\u00f2 \u00e8 motivo di grande forza per il soggetto. Il divago, il limite tra identit\u00e0 forte e cristallizzazione \u00e8 carico d&#8217;ambiguit\u00e0. Infatti molti autori insistono sul ricordo delle origini che hanno plasmato la personalit\u00e0 nell&#8217;infanzia quale elemento emergente nel momento della crisi da sradicamento. Jeddi e Harzalian valorizzano, nella separazione dalla madre patria \u00abl&#8217;espace de s\u00e9pa-ration dont le sens structurant est au d\u00e9part toujours induit ext\u00e9rieurement par un organisateur culturel lors des processus de maturation et il sera toujours pr\u00e9t a \u00e9tre rem\u00e9mor\u00e9 a chaque phase de transition\u00bb (Lo spazio di separazione di cui il significato strutturante \u00e8 all&#8217;inizio sempre indotto esteriormente da un organizzatore culturale durante i processi di maturazione (nell&#8217;infanzia) e sar\u00e0 sempre pronto ad essere rammemorato in ciascuna fase di transizione) (Jeddi E., 1983).<br \/>\nAnche Bruckner sottolinea un positivo\/negativo nel fattore tradizionale se \u00able point inerte des attaches nationales est aussi le point d&#8217;appui qui donne a l&#8217;expatriation son ressort dynamique\u00bb (II punto inerte dell&#8217;attaccamento alla propria nazione \u00e8 anche il punto d&#8217;appoggio che da all&#8217;espatrio il suo sbocco dinamico). E prosegue sottolineando come senza la lingua madre, \u00absenza questo radicamento, senza questo pozzo di memoria, questi legami familiari, questo quartiere dove sono cresciuto, non ci sarebbe nulla per eccitare la mia curiosit\u00e0, spingermi in una o nell&#8217;altra direzione\u00bb (Bruckner P, 1983). Il punto-soglia si supera qualora vi sia un lavoro di mitizzazione. Mitizzazione che cristallizza appunto la cultura d&#8217;origine contro l&#8217;evidenza incontestabile dell&#8217;evoluzione di tutti i Paesi e delle loro culture.<br \/>\nUn emigrato siciliano negli Stati Uniti cristallizza la sua cultura regionale siciliana in forme che nell&#8217;attualit\u00e0 non sono pi\u00f9 apertamente presenti: i club che si formarono tra immigrati hanno questa funzione mitizzante il Paese d&#8217;origine. Una spaghettata, un piatto di risotto allo zafferano, una polenta, cibi cos\u00ec graditi in un club d&#8217;italiani in Canada o in Usa, sono sostituiti oggi, nel Sud come nel Nord, da fast-food e patatine fritte.<br \/>\nI simboli agenti nella cristallizzazione mitica e nostalgica sono forniti di grande energia. I moduli neuronali dove scorre la memoria della propria cultura vengono attivati e le funzioni noetiche e timopsichiche cerebrali vivacizzate, stimolate.<br \/>\nProprio come dice M. Eliade (1976), la cultura \u00e8 come il passo indietro del torero che cos\u00ec facendo aumenta la sua forza per immergere la lama nella nuca del toro, ovvero per procedere verso le conquiste piccole e grandi che siano. \u00c9 per questo che l&#8217;astronauta in volo richiede ad Houston una tipica canzone country della sua regione&#8230;<br \/>\nLa cristallizzazione \u00e8 sempre pi\u00f9 possibile nella misura nella quale i paesi in via di sviluppo vengono sempre pi\u00f9 modernizzati con rapidit\u00e0. Essa inoltre \u00e8 un fattore da prendere in considerazione nel lavoro sull&#8217;emigrazione di seconda generazione e motivo delle tensioni possibili tra genitori e figli questi ultimi nati nei paesi d&#8217;immigrazione. Troppo spesso la trasmissione culturale della famiglia proviene da inconsapevoli cristallizzazioni che rendono al giovane ancora pi\u00f9 stridente la differenza tra lui e la societ\u00e0 nella quale \u00e8 nato e vive.<br \/>\nTutti noi, operatori dei servizi socio-sanitari, ricordiamo di certo analoghi fenomeni apparsi nei figli dei nostri immigrati dal Sud al Nord.<br \/>\nInfine l&#8217;evento cristallizzazione della memoria culturale gioca un ruolo non indifferente nel momento del rientro dell&#8217;emigrante al proprio Paese. Ma non \u00e8 questo il tema che interessa il nostro attuale lavoro e neppure sono situazioni per ora esistenti in Italia. Certamente non passer\u00e0 molto tempo prima dell&#8217;affacciarsi di tali problematiche anche da noi e l&#8217;esperienza d&#8217;altri Paesi occidentali ci sar\u00e0 d&#8217;aiuto per avere gi\u00e0 un quadro di riferimento sul quale inserire l&#8217;analisi contestualizzata nel nostro territorio, della \u00abmigrazione di seconda generazione\u00bb, fenomeno tuttavia gi\u00e0 in qualche misura presente in Italia.<br \/>\nSottolineiamo solamente che dinnanzi all&#8217;utente straniero a permanenza medio-lunga in Italia, uno dei fattori patoplastici pu\u00f2 essere questo troppo strutturato riferimento alle origini culturali personali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019effetto \u00abdistanza\u00bb sull\u2019identit\u00e0 e sul cambiamento Ci soffermeremo su questo aspetto che pur facendo parte del pensiero di molti ricercatori non \u00e8 mai stato posto in primo piano. 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