{"id":5320,"date":"2025-11-14T12:04:55","date_gmt":"2025-11-14T11:04:55","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5320"},"modified":"2025-11-14T12:04:55","modified_gmt":"2025-11-14T11:04:55","slug":"20-il-problema-del-copyright","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5320","title":{"rendered":"20. Il problema del copyright"},"content":{"rendered":"<p>Il fatto \u00e8 capitato nel 2003, l\u2019esponente radicale Paolo Pietrosanti, non vedente, ha messo on line<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il romanzo \u201cHarry Potter e l\u2019Ordine della Fenice\u201d per permettere anche a chi non vede di poter ascoltare (tramite uno screen reader e un sintetizzatore vocale) il libro della Rowling. Chi lo voleva leggere doveva pagare solamente la somma spettante per il diritto d\u2019autore, circa il 20% del prezzo di copertina. L\u2019iniziativa non \u00e8 passata inosservata e Pietrosanti ha dovuto retrocedere perch\u00e9 \u00e8 stato citato dall\u2019editore Salani dinanzi al Tribunale civile di Milano.<br \/>\nQuesto esempio ci illustra come le nuove tecnologie possano garantire ai disabili quei diritti che non vengono rispettati (in questo caso l\u2019accessibilit\u00e0 a un\u2019opera letteraria). Questa possibilit\u00e0 di fatto \u00e8 stata negata per una questione di copyright; in questo articolo vogliamo parlare proprio del diritto d\u2019autore, dei cambiamenti cui esso va incontro con l\u2019avvento dei nuovi strumenti di comunicazione digitale e di come la normativa si stia modificando e spesso non nella direzione dell\u2019interesse del singolo cittadino (abile o disabile che sia).<\/p>\n<p><strong>Il diritto d\u2019autore al tempo di internet<br \/>\n<\/strong>Il mezzo digitale permette una riproducibilit\u00e0 di qualunque opera (testuale, sonora, visiva), una riproducibilit\u00e0 veloce, dove le copie sono identiche all\u2019originale e la distribuzione \u00e8 immediata. Questa situazione permette, come mai \u00e8 stato possibile in passato, la condivisione delle conoscenze, ovvero la possibilit\u00e0 di dare a chiunque (chiunque sia collegato alla rete beninteso) degli strumenti adeguati per comprendere e agire nel mondo che lo circonda. Questa idea di condivisione dei dati e di cooperazione senza fini di lucro \u00e8, d\u2019altronde, uno dei tratti costitutivi della rete telematica. Fin dai suoi esordi, internet (ma allora non si chiamava cos\u00ec) si \u00e8 caratterizzata proprio per lo spirito di condivisione delle risorse e del libero scambio di informazioni e dati; la rete \u00e8 stata sviluppata e popolata da ricercatori che credevano nella cooperazione al di l\u00e0 degli interessi privati.<br \/>\nMa la rete allora ha mantenuto le sue iniziali promesse di condivisione di beni immateriali per tutti? No, non \u00e8 proprio cos\u00ec: esiste un problema, anzi un diritto a essere precisi, ed \u00e8 il diritto d\u2019autore, il copyright, ovvero la legittima aspettativa dell\u2019autore di un brano musicale o di un testo di vedere un riconoscimento economico del proprio prodotto intellettuale. A dire il vero a farsi sentire di pi\u00f9 non sono tanto gli autori, ma i detentori di quei diritti, ovvero l\u2019editore, la casa discografica, ecc. Dato che il rispetto del copyright non riguarda la singola nazione, ma oramai si pone in un ambito planetario (globale), esiste una tendenza normativa a proposito; dice Franco Carlini, giornalista, nel suo libro Divergenze digitali (Roma, Manifestolibri, 2002): \u201cNegli ultimi 20 anni le protezioni si sono fatte molto pi\u00f9 robuste, con la tendenza a diventare eterne e impenetrabili, e non gi\u00e0 a vantaggio del pubblico e nemmeno dei creativi artisti, ma a esclusivo beneficio degli editori dei nuovi e vecchi media\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il file sharing<br \/>\n<\/strong>I casi di cronaca pi\u00f9 eclatanti a proposito di rispetto del copyright nel tempo di internet riguardano la musica e il sistema di file sharing. I programmi di file sharing sono quelle applicazioni che permettono di condividere delle risorse di ogni tipo (dati audio, video, animazioni, testi). Quando le si installa nel proprio computer richiedono quale parte della memoria della tua macchina vuoi condividere; in quella parte metteremo tutti quei dati che noi \u201cdoniamo\u201d agli altri, e quella parte, solo quella, sar\u00e0 la parte visibile della memoria del nostro computer ogni volta che noi ci colleghiamo alla rete. Cos\u00ec vale per ogni utilizzatore di questi programmi, ciascuno ha una parte della memoria della sua macchina che \u201coffre\u201d all\u2019esterno e in quella parte mette le cose che probabilmente pi\u00f9 gli piacciono. Le risorse offerte si sommano in un\u2019immensa banca dati e, quando gli utenti diventano milioni, noi abbiamo milioni di sezioni di memoria in cui ricercare i brani musicali, i video o i testi che desideriamo.<\/p>\n<p><strong>Che fare?<br \/>\n<\/strong>Ho usato il verbo cercare perch\u00e9 questi programmi sono una specie particolare di motori di ricerca (come quelli che troviamo sul web), ma pi\u00f9 specializzati e anche pi\u00f9 efficaci.<br \/>\nQuesto sistema \u00e8 stato duramente attaccato da editori, case di produzione musicali, ecc., ma al di l\u00e0 del diritto legittimo del copyright, \u00e8 venuto il momento di rendere pi\u00f9 elastico questo diritto in un panorama dove le nuove tecnologie di comunicazione hanno cambiato le carte in tavola. Bisognerebbe inventare una normativa che oltre a preservare questo diritto, non ostacoli la condivisione delle conoscenze, ma anzi la promuova.<br \/>\nTorniamo all\u2019esempio dei disabili o di quelle persone che lavorano nell\u2019ambito non profit (insegnanti che fanno cd-rom con gli studenti, prodotti multimediali di associazioni o cooperative sociali\u2026): non sarebbe il caso di pensare a forme di pagamento pi\u00f9 leggere o addirittura a forme gratuite di utilizzo? Anche in questo caso, le motivazioni riguardanti l\u2019interesse economico privato non possono essere l\u2019elemento centrale da cui partire ma solo un aspetto da affiancare a quello, altrettanto importante, dei diritti umani e dei diritti dei cittadini (abili e disabili, del nord e del sud del mondo).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fatto \u00e8 capitato nel 2003, l\u2019esponente radicale Paolo Pietrosanti, non vedente, ha messo on line\u00a0 il romanzo \u201cHarry Potter e l\u2019Ordine della Fenice\u201d per permettere anche a chi non vede di poter ascoltare (tramite uno screen reader e un sintetizzatore vocale) il libro della Rowling. 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