{"id":5338,"date":"2025-11-21T09:31:59","date_gmt":"2025-11-21T08:31:59","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5338"},"modified":"2025-11-21T09:39:07","modified_gmt":"2025-11-21T08:39:07","slug":"la-comunita-un-progetto-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5338","title":{"rendered":"\u00a0La comunit\u00e0: un progetto di vita?"},"content":{"rendered":"<p>di Francesca Campomori, moglie di Luca Crisafulli e mamma di Ruth. Sono una delle ultime famiglie entrate a far parte della Comunit\u00e0 Maran\u00e0-tha<\/p>\n<p>Vent\u2019anni fa un gruppo di persone, dopo aver fatto una scoperta importante per la propria vita, diede corpo a un sogno. La scoperta era la buona notizia di Ges\u00f9 di Nazareth, che ci fa conoscere un Padre accogliente, davanti al quale siamo preziosi, degni di stima e amati; la buona notizia dell\u2019amore incondizionato e gratuito del Signore che per primo ci mette al centro della sua vita. Il sogno da incarnare era quello di una vita in cui l\u2019aver toccato con mano il Signore che accoglie si traducesse in uno slancio verso l\u2019accoglienza di persone in difficolt\u00e0. Si trattava anche di creare maggiore unit\u00e0 tra la dimensione del servizio e la vita \u201cnormale\u201d: di far cio\u00e8 convergere le due dimensioni per poterle vivere in armonia. Da qui \u00e8 nata Maran\u00e0-tha, una comunit\u00e0 di famiglie aperta all\u2019accoglienza di minori (attraverso l\u2019affido), di donne sole con figli, di persone in crisi o in ricerca.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La comunit\u00e0 \u00e8 allora un progetto di vita \u201callargato\u201d? Forse si potrebbe meglio dire che scegliere di vivere a Maran\u00e0-tha stabilmente \u00e8 un modo specifico per realizzare un progetto di vita pi\u00f9 ampio che \u00e8 il voler seguire Ges\u00f9 e, contemporaneamente, il sentire di non poter essere autosufficienti in questa impresa, ma di aver bisogno della condivisione e del sostegno dei fratelli. \u00c8 una scelta che nasce anche da una certa inquietudine esistenziale, dalla ricerca di un \u201cdi pi\u00f9\u201d (magis) rispetto allo scenario di vita di famiglia che ognuno si poteva prospettare, al di fuori della comunit\u00e0. Certo, molti di noi all\u2019inizio coltivavano un progetto di servizio agli altri, sottolineando l\u2019aspetto dell\u2019accoglienza verso l\u2019esterno; i primi tempi di vita insieme delle famiglie fondatrici hanno chiarito come il primo, e fondamentale passo, fosse l\u2019accoglienza del fratello pi\u00f9 vicino, quello che ti vive accanto e che ha \u201cconcordato\u201d con te il progetto, non l\u2019\u201caccolto\u201d, in quanto povero, di cui prendersi cura. Un passaggio particolarmente significativo. La vita concreta e quotidiana di comunit\u00e0 si \u00e8 rivelata quindi \u201cpurificatrice\u201d rispetto al semplice entusiasmo umano del \u201cfare qualcosa di buono\u201d senza mettersi in discussione in prima persona. La diversit\u00e0 e la specificit\u00e0 di ciascuno \u00e8 una ricchezza, ma anche inevitabilmente una fatica da affrontare a occhi aperti, senza illudersi di cambiare l\u2019altro, n\u00e9 che sia necessario un cambiamento dell\u2019altro per poter stare bene insieme. Senza questo passaggio sarebbe molto difficile accettare che la propria vita, le proprie decisioni lavorative, o di educazione dei figli, siano condizionate dai fratelli di comunit\u00e0, accettare di mettere insieme il denaro facendo cassa comune e sentire in tutto ci\u00f2 non un vincolo a cui sottostare, ma uno strumento di maggiore libert\u00e0 personale. Nelle fatiche relazionali della vita comunitaria ognuno si conosce, e conosce l\u2019altro, per quello che \u00e8: imparare ad accogliersi fino ad affermare \u201c\u00e8 possibile vivere insieme\u201d \u00e8 la realizzazione, mai compiuta in maniera definitiva, del nocciolo del progetto di vita che Maran\u00e0-tha incarna.<br \/>\nPoi ci sono i cosiddetti \u201caccolti\u201d, le persone che non formano la comunit\u00e0 stabile, ma che la abitano per un periodo pi\u00f9 o meno lungo, spinti il pi\u00f9 delle volte da una situazione di necessit\u00e0. Per queste persone, penso soprattutto agli adulti accolti, la comunit\u00e0 non \u00e8 un progetto di vita, quanto piuttosto, almeno inizialmente, un\u2019\u00e1ncora di salvezza in un momento di tempesta della propria vita: un ambito in cui sentirsi protetti e sostenuti per poter rimarginare ferite profonde, fino ad avere le forze per ricominciare, o cominciare per la prima volta, a progettare e scegliere una propria vita. Come interagisce l\u2019elemento comunit\u00e0, vita comunitaria, nella costruzione di un progetto di vita per chi \u00e8 accolto? Si tratta certamente di un\u2019interazione diversa rispetto a chi ha scelto di vivere a Maran\u00e0-tha come risposta a una \u201cvocazione\u201d; c\u2019\u00e8 comunque un elemento comune a chi accoglie e a chi \u00e8 accolto, un elemento quasi terapeutico per entrambi i gruppi: le relazioni.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Le relazioni costituiscono il quotidiano della vita comunitaria e sono una palestra in cui sperimentare la fiducia nell\u2019altro, il sollievo nel condividere sofferenze pesanti, la scoperta dei propri limiti e di quelli degli altri e la possibilit\u00e0 di guardarli senza pi\u00f9 angoscia ma con tenerezza. Si gode della vita relazionale nella misura in cui ci si gioca e ci si sbilancia verso l\u2019altro. Il \u201csuccesso\u201d delle accoglienze dipende molto dalla disponibilit\u00e0 delle persone a entrare in relazione: una relazione attiva e dinamica, che \u00e8 per molti versi relazione di aiuto, ma che non pu\u00f2 risolversi in un semplice ricevere aiuto. La comunit\u00e0 allora diventa progetto di vita nella misura in cui si sceglie di utilizzare questo strumento e le occasioni che offre, soprattutto relazionali, in modo creativo e costruttivo, non limitandosi a esserne passivi consumatori. Non ci sono automatismi: abitare a Maran\u00e0-tha aiuta le persone accolte a costruire pi\u00f9 consapevolmente il proprio progetto di vita solo se, alla base, si sceglie di \u201cimpastarsi\u201d nella vita comunitaria, per viverla non come semplici spettatori.<br \/>\nE per un diversabile, uno come Claudio Imprudente, tra i fondatori della comunit\u00e0, in che modo quest\u2019ultima pu\u00f2 collaborare alla costruzione del suo progetto di vita? Anche in questo caso \u00e8 improprio ricorrere a categorie troppo ingessate; non credo ci sia una specificit\u00e0 precisa per una persona diversabile, per quanto riguarda la costruzione di un progetto di vita. Credo per\u00f2 che alcuni elementi siano accentuati: scegliere di vivere in comunit\u00e0 significa fare un investimento importante su legami che non sono di sangue, che non riguardano quindi la sfera pi\u00f9 tradizionale del prendersi cura l\u2019uno dell\u2019altro. Questo \u00e8 vero anche per i \u201cnormodotati\u201d, ma \u00e8 visibile e sperimentabile in misura decisamente pi\u00f9 intensa in una persona diversabile, soprattutto quando i legami di sangue non possono pi\u00f9 garantire un aiuto concreto e magari, a loro volta i genitori hanno necessit\u00e0 di essere presi in carico totalmente, come \u00e8 accaduto alla mamma di Claudio.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nell\u2019ultima lettera di Natale della comunit\u00e0, Margherita, una di noi, scriveva a proposito della malattia della mamma di Claudio: \u201cIl trovarci a dover affrontare una malattia cos\u00ec impegnativa e drammatica che ha mandato in tilt tutti gli ambiti, da quello relazionale a quello delle autonomie, ci ha immesso in una situazione di forte interazione tra noi, ognuno di noi ha necessariamente tirato fuori dal suo zaino tutti i moschettoni e le corde che aveva, per affrontare questa impervia salita. Salita infattibile e pericolosa per uno, due\u2026 ma possibile se affrontata in cordata\u201d. Al di l\u00e0 della situazione della malattia, credo che questa cordata, in cui ognuno tira fuori le proprie risorse, sia, da una parte, il senso della vita di comunit\u00e0 e, dall\u2019altra, il modo in cui un diversabile sperimenta che il proprio progetto di vita, per quanto necessariamente meno autonomo dei normodotati, non \u00e8 strettamente legato alle relazioni parentali e di sangue. Pu\u00f2 essere anche altro, molto altro.<\/p>\n<p><strong>Informazioni sulla comunit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Maran\u00e0-tha, che significa \u201cVieni Signore\u201d in aramaico, \u00e8 una comunit\u00e0 di famiglie nata nel 1985. Attualmente cinque famiglie abitano insieme in una grande casa dalla quale si sono ricavati, oltre agli appartamenti per le famiglie stesse, degli spazi per le accoglienze, una cucina e un salone comuni per condividere i pranzi durante la settimana, una cappella e altri spazi per stare insieme.<br \/>\nMaran\u00e0-tha accoglie bambini attraverso l\u2019affidamento familiare, donne sole con bambini, nuclei familiari in difficolt\u00e0, persone con disagi psichici e sociali, persone in discernimento vocazionale. \u00c8 anche un centro operativo della Caritas di Bologna dove poter svolgere il Servizio Civile Nazionale. Nel 1999 Maran\u00e0-tha si \u00e8 costituita in associazione di volontariato e i beni immobiliari della struttura sono di propriet\u00e0 dell\u2019associazione. Nel 2002 la comunit\u00e0 \u00e8 stata riconosciuta come opera dell\u2019apostolato sociale della Compagnia di Ges\u00f9.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.maranacom.it\">www.maranacom.it<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Campomori, moglie di Luca Crisafulli e mamma di Ruth. Sono una delle ultime famiglie entrate a far parte della Comunit\u00e0 Maran\u00e0-tha Vent\u2019anni fa un gruppo di persone, dopo aver fatto una scoperta importante per la propria vita, diede corpo a un sogno. 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