{"id":535,"date":"2009-11-04T17:06:43","date_gmt":"2009-11-04T17:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=535"},"modified":"2025-12-17T09:52:16","modified_gmt":"2025-12-17T08:52:16","slug":"il-mandato-sociale-degli-educatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=535","title":{"rendered":"3. Il mandato sociale degli educatori"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Siroli<\/p>\n<p>Tra le difficolt\u00e0 del ruolo di educatore, spicca la tentazione di ricondurre la &#8220;diversit\u00e0&#8221; a modelli paternalistici e non paritari con la &#8220;normalit\u00e0&#8221;, sotto la spinta di una societ\u00e0 che vuole un&#8217;integrazione parziale e fatica ad eliminare completamente le barriere, sopratutto mentali tra s\u00e9 e i disabili<br \/>\n<strong><br \/>\nUna partecipazione reale degli svantaggiati<\/strong><br \/>\nMalcolm X, in un discorso tenuto a Detroit una settimana prima di essere ucciso, affermava :<br \/>\n\u201cSapete, dieci persone possono sedersi intorno a una tavola per mangiare, per cenare. E io posso arrivare e sedermi dove loro stanno cenando. Loro stanno cenando; io ho davanti a me un piatto, ma dentro non c\u2019\u00e8 niente. Perch\u00e9 siamo tutti seduti alla stessa tavola, saremo allora tutti a cena? Io non sto cenando, non sono un commensale, finch\u00e9 non mi permettono di mangiare. Allora diventer\u00f2 un commensale. Il solo stare a tavola con altre persone che stanno cenando, non rende anche me uno che sta cenando, \u00e8 questo che dovete mettervi in testa in questo paese.\u201d<br \/>\nGli educatori che hanno operato negli ultimi 20 anni credo possano autodefinirsi gli \u201coperatori dell\u2019integrazione sociale\u201d. Prima dell\u2019avvio degli interventi di questi operatori sociali, le strutture che si \u201coccupavano\u201d delle persone svantaggiate operavano in modo da segregare questi individui in strutture tristemente famose : manicomi, istituti speciali ecc&#8230;<br \/>\nIl lavoro degli educatori, supportato da adeguati supporti legislativi (la legge 180, la legge sul collocamento obbligatorio, l\u2019integrazione scolastica), ha reso possibili bellissime esperienze di contatto tra persone che fino ad allora si erano tenute a debita distanza: i \u201cnormali\u201d e i \u201cdiversi\u201d.<br \/>\nDopo questi anni di esperienza, come possiamo valutare l\u2019attuale situazione? Il leader nero Malcolm X, nella sua provocazione citata all\u2019inizio dell\u2019articolo, ci fa riflettere su un punto molto importante: la partecipazione di una persona ad un evento quale pu\u00f2 essere, per esempio, la formazione scolastica, non pu\u00f2 definirsi compiuto per il semplice fatto di condividere lo stesso spazio (la tavola), ma deve prevedere anche una serie di esperienze che fanno s\u00ec che la partecipazione del soggetto sia reale (la cena).<br \/>\nL\u2019impegno degli educatori ha portato ad imbandire una tavola dove mangiano solo le persone \u201cnormali\u201d? Oppure ha creato delle basi solide perch\u00e9 la cena sia servita anche a coloro che vengono definiti a seconda dei casi: svantaggiati, disabili, gli ultimi?<\/p>\n<p><strong>Chi valuta la \u201cvita normale\u201d del diverso?<\/strong><br \/>\nPer valutare se il lavoro degli educatori ha portato ad una reale partecipazione delle persone svantaggiate, dobbiamo tenere in considerazione due fattori spesso dimenticati.<br \/>\nIl primo riguarda l\u2019appartenenza degli educatori al gruppo dei \u201cnormali\u201d. Questo li differenzia in maniera ineludibile dai loro utenti, che appartengono invece al gruppo sociale dei \u201cdiversi\u201d. Si potrebbe obiettare che la \u201cdiversit\u00e0\u201d \u00e8 un concetto soggettivo, e che non si pu\u00f2 con certezza immettere un soggetto in una categoria di diversit\u00e0. Questo pu\u00f2 essere vero nei processi psicologici, ma nelle dinamiche sociali la diversit\u00e0 (soprattutto se ci riferiamo a soggetti disabili psichici o malati mentali) \u00e8 ben codificata e riconosciuta, ed \u00e8 una delle basi della coesione sociale e del senso di appartenenza.<br \/>\nGli educatori, per quanto bravi nell\u2019avviare una relazione empatica con i loro utenti, rimangono delle persone \u201cnormali\u201d che conducono una vita normale nella quale possono accedere a tutte le opportunit\u00e0 che sono concesse alla stragrande maggioranza della popolazione.<br \/>\nSe mettiamo in relazione questo dato di fatto con la tendenza degli educatori a farsi portavoce e difensori dei bisogni, delle esigenze e delle rivendicazioni delle persone svantaggiate, ci troveremo di fronte ad una dinamica quantomeno pericolosa, quella che si crea quando un gruppo sociale privilegiato si erge a difensore di un gruppo svantaggiato. Al di l\u00e0 del rapporto paternalistico che inevitabilmente viene ad instaurarsi tra i due gruppi sociali, le soluzioni dei normali saranno sempre e comunque funzionali alla esigenze dei normali, che imporranno il loro \u201cdemocratico realismo\u201d.<br \/>\nIl secondo fattore nascosto, strettamente collegato al primo, \u00e8 legato alla valutazione della qualit\u00e0 della vita di una persona \u201cnormale\u201d e di una persona disabile.<br \/>\nI parametri con cui consideriamo la nostra esistenza accettabile non sono certamente gli stessi con cui valutiamo la vita di un disabile come degna di essere vissuta.<br \/>\nPer mettere alla prova questo doppio binario di valutazione, pensiamo ad una ragazza down. Possiamo immaginare che lei senta l\u2019esigenza di andare a ballare e ipotizzare i vari modi in cui affrontare il problema:<br \/>\nUscire col gruppo di tempo libero che le ha trovato la Ausl e, se non in una festa campestre, ritrovarsi in un locale alternativo perch\u00e9 pi\u00f9 accettante e perch\u00e9 di solito gli educatori vanno in posti sinistrorsi;<br \/>\nUscire con poche amiche (magari del gruppo parrocchiale) e ritrovarsi in posti similari a quelli citati in precedenza;<br \/>\nUscire con le sue amiche (quelle con le quali non ha litigato) e, andando in auto fino a Rimini, entrare nella discoteca di grido<br \/>\nPresentarsi per tempo in un locale della zona ed esibirsi come cubista.<br \/>\nQuali di queste opzioni vi sembrano realistiche? Non rifugiatevi in false difese, quali quelle che neppure noi, con i nostri fisici goffi, potremmo fare i cubisti, perch\u00e9 nessuno di noi sa se la ragazza down abbia un fisico all\u2019altezza; e non date la colpa al mondo delle discoteche che \u00e8 edonistico e superficiale, perch\u00e9 credo non ci sia uno stigma pi\u00f9 infamante che quello di costringere le persone in mondi intelligenti, buoni e sani.<br \/>\nIo credo che ognuno di noi abbia un limite all\u2019interno del quale gli risulta insopportabile l\u2019idea che una persona \u201cdiversa\u201d possa entrare e disturbare, e, in ogni caso, ci sono territori ed esperienze di vita che noi \u201cnormali\u201d neghiamo a coloro che non presentano alcune caratteristiche specifiche; \u00e8 per questo che la qualit\u00e0 di vita di un disabile viene valutata al di l\u00e0 di questo confine, in un territorio mentale dove ai diversi sono negate alcune opportunit\u00e0 senza che questo rappresenti una eventualit\u00e0 cos\u00ec drammatica. In questo modo la valutazione della qualit\u00e0 di vita di un disabile, anche se priva di queste opzioni, risulter\u00e0 in ogni caso soddisfacente.<\/p>\n<p><strong>Un mandato sociale di esclusione<\/strong><br \/>\nPoste queste premesse, che senso ha parlare di integrazione sociale?<br \/>\nIo credo che la societ\u00e0 richieda agli educatori un\u2019integrazione ad uso e consumo delle persone normali; sta agli educatori valutare se accettare o rifiutare questo mandato sociale.<br \/>\nFranco Basaglia, il padre della nuova psichiatria in Italia, nel 1968 scriveva : \u201cLa depsichiatrizzazione \u00e8 un po\u2019 il nostro leitmotiv. E\u2019 il tentativo di mettere tra parentesi ogni schema, per agire in un terreno non ancora codificato e definito. Per incominciare non si pu\u00f2 che negare tutto quello che \u00e8 intorno a noi : la malattia, il nostro mandato sociale, il ruolo. Neghiamo cio\u00e8 tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 dare una connotazione gi\u00e0 definita al nostro operato. Nel momento in cui neghiamo il nostro mandato sociale, noi neghiamo il malato come malato irrecuperabile e quindi il nostro ruolo di semplici carcerieri, tutori della tranquillit\u00e0 della societ\u00e0; negando il malato come irrecuperabile, neghiamo la sua connotazione psichiatrica; negando la sua connotazione psichiatrica, neghiamo la sua malattia, depsichiatrizziamo il nostro lavoro e lo iniziamo su un terreno nuovo, tutto da arare.\u201d<br \/>\nBasaglia ci invita a rifiutare il mandato sociale che voleva allora segregare i malati mentali nei manicomi. Da allora sono passati pi\u00f9 di 30 anni, e la societ\u00e0 \u00e8 sicuramente cambiata. Oggi qual \u00e8 il mandato sociale degli educatori? E gli educatori rifiutano o accettano questo mandato?<br \/>\nA mio avviso noi, societ\u00e0 dei normali, abbiamo solo spostato il confine, ma esiste ancora una barriera che ci separa dai \u201cdiversi\u201d. Noi normali abbiamo concesso alcuni spazi fisici a persone che prima erano completamente separate da noi, ma in ogni caso abbiamo bisogno che i \u201cdiversi\u201d siano compresi all\u2019interno di contenitori che possono essere fisici (centri diurni, gruppi appartamento) o mentali (pensare che ci sia qualcuno che si occupa della loro presenza tra noi).<br \/>\nQuesti contenitori fisici e mentali sono gli educatori e le strutture nelle quali lavorano.<\/p>\n<p><strong>Le difficolt\u00e0 di un \u201corgoglio disabile\u201d<\/strong><br \/>\nDobbiamo allora pensare che l\u2019impegno degli educatori sia completamente inutile? Penso proprio di no, semplicemente perch\u00e9 credo che sia molto peggio vivere per anni in un manicomio rispetto a passare la propria esistenza in un gruppo appartamento in compagnia di educatori, magari di sinistra.<br \/>\nMa se vogliamo analizzare l\u2019efficacia sociale degli interventi degli educatori, dobbiamo renderci conto che i gruppi sociali non si integrano in modo cos\u00ec meccanico, e che coloro che si trovano in una posizione di svantaggio e di stigmatizzazione, per poter accedere al maggior numero di opportunit\u00e0 sociali ed esistenziali, non devono seguire un percorso di integrazione, bens\u00ec di emancipazione. Questo percorso trova la sua genesi nel riconoscimento reciproco dei componenti di un gruppo sociale e nell\u2019esaltazione delle caratteristiche del proprio gruppo come invidiabili. Il gay pride (l\u2019orgoglio gay) o il \u201cnero \u00e8 bello\u201d sono stati i primi passi fatti dagli omosessuali o dagli afroamericani, non per farsi accettare o integrare nella societ\u00e0 dei bianchi eterosessuali, ma per imporre la loro presenza nella societ\u00e0 dei \u201cnormali\u201d, per inserire la propria variabile tra le variabili gi\u00e0 riconosciute nella societ\u00e0.<br \/>\nLa difficolt\u00e0 dei disabili e dei malati mentali sta nel fatto che vengono definiti e riconosciuti attraverso una caratteristica che universalmente viene definita negativa: la malattia.<br \/>\nUn altro punto debole \u00e8 che questo gruppo sociale viene codificato e definito dal gruppo sociale avverso: i \u201cnormali\u201d, ed \u00e8 come se i neri americani avessero fatto combattere le battaglie razziali solo dai bianchi democratici.<\/p>\n<p><strong>\u201cGiocatori smarcati\u201d<\/strong><br \/>\nQuello che voglio affermare \u00e8 brillantemente descritto da Malcolm X nel discorso gi\u00e0 citato all\u2019inizio dell\u2019articolo:<br \/>\n\u201cQuando giocate a pallone e vi hanno intrappolato, non tirate via la palla, la passate a quello dei vostri compagni di squadra che \u00e8 libero. Questo fecero le potenze europee. Erano intrappolate nel continente africano, non potevano restare l\u00ec; erano visti come colonialisti e imperialisti. Quindi dovevano passare la palla a qualcuno la cui immagine fosse diversa, e passarono la palla allo Zio Sam. Lui la raccolse e da allora continua a correre. Era libero, non era visto come uno che avesse colonizzato il continente africano. A quell\u2019epoca, gli africani non potevano capire che sebbene gli Stati Uniti non avessero colonizzato il continente africano, avevano colonizzato ventidue milioni di neri in questo continente. Perch\u00e9 noi siamo completamente colonizzati quanto qualsiasi altro popolo colonizzato (Applausi).<br \/>\nLa palla fu passata agli Stati Uniti, nel periodo in cui John F. Kennedy arrivava al potere. Lui la raccolse e aiut\u00f2 a prendere la fuga con lei. Era il pi\u00f9 brillante giocatore smarcato che la storia ricordi\u201d.<br \/>\nLui parlava degli afro-americani a degli afro-americani, ma questo meccanismo pu\u00f2 essere trasposto nei rapporti tra normali e diversi.<br \/>\nPossiamo affermare che gli educatori sono i giocatori smarcati dei nostri tempi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le difficolt\u00e0 del ruolo di educatore, spicca la tentazione di ricondurre la \u201cdiversit\u00e0\u201d a modelli paternalistici e non paritari con la \u201cnormalit\u00e0\u201d, sotto la spinta di una societ\u00e0 che vuole un\u2019integrazione parziale e fatica ad eliminare completamente le barriere, soprattutto mentali, tra s\u00e9 ed i disabili.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3593],"edizioni":[55],"autori":[2721],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/535"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=535"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/535\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5968,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/535\/revisions\/5968"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=535"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=535"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=535"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=535"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=535"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=535"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}