{"id":536,"date":"2009-11-04T17:06:44","date_gmt":"2009-11-04T17:06:44","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=536"},"modified":"2025-12-17T10:16:37","modified_gmt":"2025-12-17T09:16:37","slug":"e-il-contesto-che-ci-manca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=536","title":{"rendered":"2. &#8220;E&#8217; il contesto che ci manca?&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Rosanna De Sanctis<\/p>\n<p>Girare un cortometraggio con ragazzi down pu\u00f2 essere un\u2019esperienza capace di ridiscutere preconcetti ed instaurare relazioni, profonde e al tempo stesso \u201cnormali\u201d. \u201cLa cosa pi\u00f9 divertente \u00e8 stato lo spirito che ha animato i nostri incontri: stare insieme divertendosi, nel vedere come ognuno metteva qualcosa di indispensabile\u201d. Intervista a Teo Vignoli e Irene Faranda.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata la vostra idea di girare il film e come si \u00e8 sviluppata?<\/strong><br \/>\nTutto \u00e8 nato nel settembre \u201998. Davide, un ragazzo down con il quale esco da tempo, continuava a dirmi che io e lui avremmo dovuto fare un film insieme : lui sarebbe stato il regista e io il produttore, si trattava semplicemente di trovare gli attori, e il gioco era fatto. L\u2019idea sembrava al di fuori della nostra portata, per\u00f2 ci abbiamo creduto lo stesso e si \u00e8 formato un gruppo molto eterogeneo, composto da una quindicina di volontari e 7 ragazzi down. Le et\u00e0, infatti, variano da un minimo di 14 anni a un massimo di 33, e anche le estrazioni sociali e culturali sono diversissime: c\u2019\u00e8 il comunista figlio di proletari e il cattolico praticante, l\u2019intellettuale figlia di professori e la praticona di famiglia contadina. Insomma c\u2019\u00e8 un po\u2019 di tutto. Gli incontri per \u201cgirare\u201d il film sono stati quindicinali e poi c\u2019\u00e8 stato tutto il lavoro di preparazione della sceneggiatura (e della scenografia) a piccoli gruppi. Gli strumenti utilizzati sono stati poco pi\u00f9 che amatoriali, recuperati da amici e conoscenti (oltre a un contributo importante per il montaggio da parte di un videoamatore). La risorsa principale comunque \u00e8 stata il tempo e la voglia.<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 un progetto cos\u00ec impegnativo e particolare?<\/strong><br \/>\nSono molti i fattori che ci hanno spinto a dar vita a questo progetto. Anzitutto la necessit\u00e0 di ricavarci uno spazio di aggregazione plasmato a misura delle individualit\u00e0 che compongono il gruppo. Ma anche l\u2019insoddisfazione nata da divertimenti \u201corganizzati\u201d privi di significato e di spessore, che riducono spesso lo stare insieme con gli amici a una sorta di sfogo fine a se stesso o che inducono pi\u00f9 alla disgregazione, all\u2019individualismo, piuttosto che al ritrovamento di un\u2019identit\u00e0 di gruppo nella quale maturare una propria crescita. E poi, la voglia di stare insieme valorizzando le differenze, sfruttandole tutte in un progetto vasto e sfaccettato come quello di realizzare un film. La differenza tra normodotati e ragazzi down \u00e8 stata una delle differenze emerse nel corso di questa esperienza, che \u00e8 stata trattata con cautela e considerata in modo particolare, ma che spesso, durante le domeniche passate insieme, si fondeva nel melting pot di differenze che ci caratterizza.<\/p>\n<p><strong>Come avete vissuto la collaborazione con i ragazzi down? qualcuno vi ha aiutato nell\u2019entrare in rapporto con loro?<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 stato tutto facile e, anche se i 7 ragazzi down hanno tutti caratteristiche personali adeguate al contesto film, a volte abbiamo avuto delle difficolt\u00e0 a rapportarci con loro, problemi di comunicazione o dubbi sul come comportarsi in situazioni particolari.<br \/>\nLa spinta e il collante che ha reso possibile quest\u2019esperienza, \u00e8 stato lo spirito che ha animato i nostri incontri. Stare insieme divertendosi, divertendosi nel vedere come ognuno metteva qualcosa di diverso e di indispensabile nella realizzazione del film.<\/p>\n<p><strong>Nel recitare in questo film, quali sensazioni avete provato? non avete mai pensato che vi eravate \u201cimbarcati\u201d in un\u2019avventura troppo grande per voi?<\/strong><br \/>\nOgnuno di noi, in effetti, possiede la propria dose di insicurezza. Questo va ad influenzare parecchi comportamenti ed in particolare i rapporti che abbiamo con le altre persone. Troviamo sicurezza nell\u2019ottenere dei risultati, coinvolgendo noi stessi al 100% in qualcosa da cui ricaviamo una certa sensazione di potenza. Ma nell\u2019aggregazione di gruppi giovanili, si avverte spesso la tendenza all\u2019attrazione tra persone che riconoscono negli altri le proprie stesse debolezze, e in questo modo si ottiene un alibi perfetto dato dalla reciproca omert\u00e0 per l\u2019incapacit\u00e0 di affrontare la propria insicurezza. Credo che la causa di tutto ci\u00f2 sia da ricercare nella superficialit\u00e0. Nel gruppo che si \u00e8 creato ho sentito invece percorrere una via alternativa. Nella dinamica del film, molto spesso, il personaggio e la persona si fondevano in un imprecisato ruolo di recita di se stesso, che esorcizzava la paura delle proprie debolezze favorendo la totale espressione della persona. La sicurezza la si trovava nel rispetto reciproco, nella soddisfazione di riuscire ad ottenere qualcosa di grande come il cortometraggio, attraverso e grazie alla moltitudine di differenze. Difficile, infatti, ottenere sicurezza dalla totale comprensione: mi sento molto diversa da un ragazzo down (anche se \u00e8 sbagliato generalizzare) e in molti casi lui si sente molto diverso da me; ma \u00e8 possibile ottenere sicurezza dalla sensazione che la differenza diventi virt\u00f9, le debolezze ilarit\u00e0, nella realizzazione di un progetto comune.<\/p>\n<p><strong>Quanto ha contato per voi il fatto di essere \u201cgruppo\u201d nel girare?<\/strong><br \/>\nL\u2019identit\u00e0 del gruppo \u00e8 stata molto importante. E anche se certe volte mi facevo prendere troppo dalla foga di riuscire a filmare tutte le scene che ci eravamo proposti di fare quella giornata, o dalla riuscita tecnica del film, arrivati a fine giornata ero felice solo se tutto il gruppo era felice, se ognuno aveva trovato il suo spazio per esprimersi, se tutti erano orgogliosi del proprio contributo. Abbiamo cercato di integrarci a vicenda, e spesso l\u2019attenzione verso i ragazzi down e l\u2019aiuto che si cercava di dare loro non veniva dalla spinta perbenista del tipo: \u201cloro sono down e quindi \u00e8 giusto aiutarli\u201d, ma dal fatto che io stesso ero felice solo se tutto il gruppo era felice, perch\u00e9 siamo il gruppo del film, e se manca qualcuno \u00e8 un grosso problema e non si riesce a girare. Siamo gli \u201cAlieni Spaziali\u201d, come ci siamo chiamati all\u2019inizio di questa avventura sotto proposta di Claudio, uno dei ragazzi down; e il nome rende l\u2019idea, perch\u00e9 \u00e8 stata una cosa veramente strana, in quanto ci si doveva confrontare con tante persone, quindi con tanti modi di agire diversi, e anche enorme, spaziale, perch\u00e9 il progetto per noi \u00e8 stato gigantesco.<\/p>\n<p><strong>Come avete impostato le relazioni dentro il gruppo, in particolare con i ragazzi down?<\/strong><br \/>\nIl film \u00e8 stato il filo conduttore attorno al quale si sono sviluppati i nostri rapporti, costruiti con momenti di intenso scambio nel quale il \u201cvolontario\u201d e il ragazzo down si mettevano in gioco. Per non ricadere nel paternalismo, bisogna fare insieme qualcosa che sia stimolante per tutti (nessuno di noi \u00e8 un attore, e quindi ognuno doveva cercare di dare il massimo); in questo modo ognuno \u00e8 protagonista del tempo che passa con il ragazzo down. Quello che abbiamo sempre cercato di fare \u00e8 stato realizzare qualcosa con il ragazzo down, e mai solo per il ragazzo down, perch\u00e9 se non ci si diverte in prima persona facendo una cosa, allora non ha pi\u00f9 senso farla: ci si porrebbe su un piano di totale superiorit\u00e0 e questo non mi piace. Perch\u00e9 noi non crediamo a storie del tipo: \u201ci ragazzi down non raggiungono livelli di ragionamento elevato per\u00f2 sono pi\u00f9 sensibili\u201d: sono cavolate! O forse non lo sono, ma comunque non mi importa, perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 importante \u00e8 che io e lui ci stiamo divertendo insieme, ci siamo fatti una risata perch\u00e9 non riusciamo ad azzeccare una battuta che sia una, o perch\u00e9 qualcuno ha fatto un\u2019espressione assurda che ci fermiamo a riguardare sul video 100 volte, o perch\u00e9 \u00e8 mezz\u2019ora che due si stanno baciando e non riusciamo a fermarli per girare! Questi sono i momenti che ci accomunano. Pi\u00f9 che uno scambio \u00e8 un fiorire insieme, e su questo abbiamo costruito il film.<br \/>\nMi sono trovato a disagio quando sono stato costretto a coprire la parte dell\u2019educatore: quando ad esempio dovevo intervenire perch\u00e9 Paolo allungava un po\u2019 troppo le mani, o quando dovevo arrabbiarmi con Davide che voleva il film fatto solo a modo suo\u2026 molto a mio agio invece mi sono trovato nella parte del complice che tentava di organizzare \u201cl\u2019intorto\u201d con Antonella. E, comunque, queste sensazioni sono pi\u00f9 o meno le stesse che provo nei confronti di tutti i miei amici, con i quali ho una grossa complicit\u00e0 e con i quali invece mi pesa arrabbiarmi<br \/>\nNon siamo stati quindi educatori perch\u00e9 non ne siamo capaci, ma allo stesso tempo non si pu\u00f2 dire che siamo stati semplicemente amici: sono stato semplicemente io, l\u00ec, e in quel momento, con un gruppo nel quale ci sono persone con un livello di autonomia minore al mio. Di conseguenza, \u00e8 automatico che se vogliamo fare una cosa insieme (perch\u00e9 ci piace) io dar\u00f2 una mano in pi\u00f9, rispetto a quella che magari ricever\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Che cosa vi \u00e8 rimasto di questa esperienza? in particolare, le vostre idee sui ragazzi down sono cambiate?<\/strong><br \/>\nMi ha colpito vedere come i ragazzi fossero ansiosi di incontrarci, percepirne l\u2019entusiasmo insieme al continuo sentirsi parte di qualcosa di grande e di importante. L\u2019euforia di Chiara che si affretta a cacciar via la madre, le espressioni di Paolo che esplodono inaspettate, le barzellette sussurrate di Andrea e la continua scoperta di un mondo tutto suo, che affiora solo a piccoli tratti. Sono immagini che non canceller\u00f2 dalla memoria, ma che non ho ancora metabolizzato, per cui non so tirare le somme e nemmeno generalizzare. Ci\u00f2 che ho imparato, forse, \u00e8 che i ragazzi down non esistono, che ognuno di quelli che ho incontrato \u00e8 un mondo a s\u00e9, un universo da svelare a poco a poco, a volte con costanza e fatica. Nessuno di loro mi ha mai buttato le braccia al collo, a dire il vero Antonella lo ha fatto un paio di volte, ma lo stereotipo del down sorridente, socievole e affettuoso a ogni costo non so proprio chi l\u2019abbia inventato. L\u2019incontro \u00e8 spesso divenuto scontro, ma la novit\u00e0 stava nella capacit\u00e0 di ricominciare ogni giorno da capo, voltare pagina senza rimpianti o brutti ricordi. Claudio e Anto fanno pace, si amano e si respingono. Davide si sente escluso se non \u00e8 al centro dell\u2019attenzione e mette il broncio per un\u2019 intera serata, ma poi basta, si torna a ridere, a sentirsi protagonisti di una storia ancora da scrivere.<\/p>\n<p>Per avere altre informazioni o per ricevere la videocassetta rivolgersi a:<br \/>\nCeps (Centro Emiliano Problemi Sociali per la Trisomia 21), via Colombarola 46, 40128 Bologna, tel. 051\/32.20.41, fax 051\/32.54.68<br \/>\nE-mail: assceps@iperbole.bologna.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Girare un cortometraggio con ragazzi down pu\u00f2 essere un\u2019esperienza capace di ridiscutere preconcetti ed instaurare relazioni, profonde e al tempo stesso \u201cnormali\u201d. \u201cLa cosa pi\u00f9 divertente \u00e8 stato lo spirito che ha animato i nostri incontri: stare insieme divertendosi, nel vedere come ognuno metteva qualcosa di indispensabile\u201d. 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