{"id":538,"date":"2009-11-04T17:06:44","date_gmt":"2009-11-04T17:06:44","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=538"},"modified":"2026-03-02T13:12:51","modified_gmt":"2026-03-02T12:12:51","slug":"moderno-prometeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=538","title":{"rendered":"7. Moderno Prometeo"},"content":{"rendered":"<p>di Oreste Del Buono<\/p>\n<p>&#8220;Fortissimo, animalescamente passionale, ma defraudato di scintilla divina, il mostro, pur avendo un irrefrenabile bisogno di amore fisico, di simpatia, si scontra con la diffidenza, nel distacco, nel disgusto, insomma nell&#8217;ostilit\u00e0 altrui. La vendetta cui si abbandona allora con rinnovate energie non \u00e8, in fondo, troppo ingiustificata\u2026&#8221;<!--break--><\/p>\n<p>Una serata della temporalesca estate 1816 a villa Diodati, a Ginevra. Sono presenti Byron, John William Polidori, Percy B. Shelley, e, tra gli altri, una ragazza diciannovenne, Mary Godwin prossima ad andare sposa a quest&#8217;ultimo. Dopo che \u00e8 passato tra loro Lewis, l&#8217;autore del tenebroso Monaco, che, pur proclamando di non credere ai fantasmi, non sa fare a meno di parlarne, gli ospiti di villa Diodati hanno deciso di scrivere ognuno un racconto dell&#8217;orrore. Il primo a scriverlo, in chiave di sfrenata allucinazione autobiografica, \u00e8 stato Shelley, Polidori lo ha presto emulato, abbozzando la storia di un personaggio con il teschio al posto della testa, terzo \u00e8 venuto Byron con la vicenda di due viaggiatori uno dei quali si rivela vampiro. Mary Godwin deve constatare con stizza &#8211; una stizza che l&#8217;acerbit\u00e0 dei suoi anni acuisce quasi una indecorosa ammissione d&#8217;impotenza &#8211; di restare indietro nella gara con gli amici. Un&#8217;altra serata perduta, \u00e8 tardi, \u00e8 necessario andare a letto.<br \/>\nMa ascoltiamo la testimonianza della stessa futura signora Shelley: &#8220;La serata trascorse in simili conversari e gi\u00e0 la luna era alta prima che ci ritirassimo a riposare. Appoggiai la testa al cuscino, ma non mi addormentai n\u00e9 si pu\u00f2 dire che indugiai a riflettere. Non pi\u00f9 tenuta a freno, la mia fantasia prese il sopravvento su di me e mi mise di fronte a una serie di immagini che mi trascorsero davanti alla mente con una chiarezza di gran lunga superiore a quella di un sogno. Vidi con gli occhi chiusi, ma con una mente ben sveglia, il pallido studioso di un&#8217;arte profanatrice inginocchiarsi accanto al risultato della sua opera, vidi l&#8217;orribile fantasma di un uomo disteso dare qualche segno di vita, per via di un potente meccanismo: lo vidi agitarsi, ancora informe ma gi\u00e0 quasi umano. Era qualcosa di spaventoso, poich\u00e9 spaventosa deve essere la conseguenza di ogni tentativo dell&#8217;uomo di sostituirsi al Supremo Creatore&#8230;&#8221;.<br \/>\nDa un incubo del dormiveglia &#8211; un incubo in cui alle favole di fantasmi si mescola l&#8217;eco inquietante degli esperimenti di Erasmo Darwin capace di ridar movimento a un frammento di vermiciattolo tenuto sotto vetro e speculante sulle affinit\u00e0 tra anima ed elettricit\u00e0 &#8211; nasce, dunque, Frankenstein, prototipo di tanti orrori letterari e soprattutto cinematografici. Frankenstein, veramente, si chiama lo scienziato padre del mostro, ma il nome passer\u00e0 irresistibilmente all&#8217;orribile e vitale creatura, quando il volume dell&#8217;ormai signora Shelley apparir\u00e0 nel 1818, ottenendo immediatamente grande successo.<br \/>\nDel resto, l&#8217;orribile e vitale creatura ha diritto a un nome valido avendo l&#8217;autrice dimenticato di dargliene uno qualsiasi. Fortissimo, animalescamente passionale, ma defraudato di scintilla divina, il mostro, pur avendo un irrefrenabile bisogno di amore fisico, di simpatia, si scontra nella diffidenza, nel distacco, nel disgusto, insomma nell&#8217;ostilit\u00e0 altrui. La vendetta a cui si abbandona allora con rinnovate energie non \u00e8, in fondo, troppo ingiustificata: il mostro cerca di ricambiare tutto il male possibile al giovane dottor Frankenstein che lo ha costruito, per una perenne infelicit\u00e0, con parti di vari cadaveri trafugati da cimiteri e obitori. Cos\u00ec ammazza il fratello e la moglie del dottor Frankenstein. Il dottor Frankenstein, per\u00f2, riesce a sfuggirgli, e anzi gli organizza la caccia contro. La lotta \u00e8 accanita, e ancora una volta viene da chiedersi chi sia il peggiore tra i due, la creatura o il creatore. Tanto che, alla fine, il fatto che il dottore scompaia e il mostro sopravviva, impadronendosi del nome, se non del titolo accademico, non \u00e8 che ci dispiaccia molto. La vitalit\u00e0 di Frankenstein, non del dottore Frankenstein, del mostro Frankenstein, \u00e8 capace di accendere l&#8217;immaginazione. Non per nulla Richard Granett ha scritto che, solo magnetizzata dal futuro marito, l&#8217;autrice pot\u00e9 scrivere un libro del genere.<br \/>\nVitalit\u00e0 e prolificit\u00e0 di Frankenstein. In una celebre antologia &#8211; Frankenstein &amp; Company &#8211; la specialista in orrori Ornella Volta si \u00e8 impegnata e compiaciuta a passare in rassegna la terribile famiglia, con i relativi consanguinei e affini, riscontrando con pignoleria a quanti film &#8211; oltre che a imitazioni pi\u00f9 o meno letterarie &#8211; abbia dato origine la creatura di Mary Godwin Shelley. Riportiamo l&#8217;elenco di allora &#8211; che ormai sar\u00e0 di sicuro pi\u00f9 lungo, ma confessiamo di non possedere la competenza in materia di Ornella Volta, e comunque l&#8217;elenco ci pare gi\u00e0 abbastanza significativo: Frankenstein: 18 film; Il Dr. Jeckyll di Stevenson: 21; L&#8217;uomo invisibile di Wells: 9; Dracula di Stoker: 14; Il fantasma dell&#8217;opera di Leroux: 4; Il Conte Zaroff di Connell: 3; La Mummia di Gautier: 19; Il Golem di Meyrink: 5; Lo Zombi di Seabrook: 17; Il Licantropo: 17 e King Kong: 4. Terribile famiglia alla quale siamo debitori di molte ore di passatempo felice, ovvero di brivido provato con la sicurezza di una smentita della realt\u00e0.<br \/>\nTuttavia &#8211; e questo non \u00e8 per inquietarvi, ma solo per informarvi un poco di pi\u00f9 sull&#8217;argomento &#8211; non \u00e8 che ai creatori di questi divertenti mostri e fantasmi sia sempre andata bene. Anzi. Si direbbe che esista un limite tra invenzione e realt\u00e0 che non \u00e8 stato spesso rispettato da uomini e da episodi. Ecco a esempio il lugubre consuntivo delle vicende degli ospiti di villa Diodati quella serata della temporalesca estate 1816. Finirono uno peggio dell&#8217;altro nel giro di pochi anni. Shelley e Lewis annegarono sia pure in due mari diversi, Byron mor\u00ec a Missolungi, Polidori si uccise &#8211; ma Mary Godwin Shelley camp\u00f2 sino al 1851. La cosiddetta maledizione di Frankenstein parrebbe essersi estesa anche ai realizzatori del primo famoso film in cui nel 1931 si precis\u00f2 definitivamente la maschera del mostro. Il regista James Whale mor\u00ec misteriosamente nella propria piscina, lo sceneggiatore Garrett Fort si uccise, la controfigura dell&#8217;interprete principale Beniamino Torrealba si rivel\u00f2 sadico pericoloso. Quanto all&#8217;interprete principale Boris Karloff &#8211; destinato anche lui a sopravvivere a lungo come la creatrice &#8211; \u00e8 vero, conquist\u00f2 fama e gloria, ma non gli piacque mai essere identificato con il personaggio. Persino ai tempi di maggior furore suo e di Frankenstein, appena si toglieva il trucco brevettato, si faceva fotografare vestito da Babbo Natale e circondato da bambini.<\/p>\n<p>Prefazione a Frankenstein ovvero il Prometeo moderno di Mary Shelley, Club degli Editori, Milano, 1968<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Fortissimo, animalescamente passionale, ma defraudato di scintilla divina, il mostro, pur avendo un irrefrenabile bisogno di amore fisico, di simpatia, si scontra con la diffidenza, nel distacco, nel disgusto, insomma nell&#8217;ostilit\u00e0 altrui. 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