{"id":5400,"date":"2025-11-21T11:09:16","date_gmt":"2025-11-21T10:09:16","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5400"},"modified":"2026-01-16T10:20:48","modified_gmt":"2026-01-16T09:20:48","slug":"che-stress-essere-piccoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5400","title":{"rendered":"Che stress essere piccoli!"},"content":{"rendered":"<p>di Rosa Masciopinto, attrice, insegna improvvisazione teatrale all\u2019Accademia nazionale d\u2019arte drammatica \u201cS. D\u2019Amico\u201d di Roma<\/p>\n<p>C\u2019era una volta\u00a0 un povero contadino, che una sera stava seduto presso il focolare e attizzava il fuoco, mentre sua moglie filava. Disse: come \u00e8 triste non aver bambini! \u00c8 cos\u00ec silenziosa casa nostra! \u00c8 dagli altri c\u2019\u00e8 tanto baccano e tanta allegria.<br \/>\nS\u00ec, rispose la donna sospirando, anche se fosse uno solo, sia pur piccolissimo, non pi\u00f9 grosso di un pollice sarei gi\u00e0 contenta; e gli vorremmo un gran bene. Ora avvenne che la donna cominci\u00f2 a star male, e dopo sette mesi diede alla luce un bambino, perfettamente formato ma non pi\u00f9 alto di un pollice.<br \/>\nDissero: \u00c8 tale quale ce lo siamo augurato e sar\u00e0 il nostro caro figlioletto;e, dalla statura, lo chiamarono Pollicino. Non gli lesinarono il cibo, ma il bimbo non crebbe, rimase quel che era stato fin dal primo momento; ma aveva uno sguardo intelligente e ben presto si dimostr\u00f2 un cosino svelto e giudizioso, che riusciva in tutto quel che intraprendeva.<br \/>\n(Jacob e Wilhelm Grimm,\u00a0 &#8220;Pollicino&#8221;)<\/p>\n<p>Quando \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>passata la legge che obbliga all\u2019uso delle cinture durante la guida per me \u00e8 stato un giorno triste: sono alta un metro e mezzo e, se sono al volante, la cintura diventa uno strumento di tortura. Stringe esattamente sotto la giugulare e, soprattutto d\u2019estate, quando il collo \u00e8 pi\u00f9 libero dai vestiti, finisce per arrossarsi e farmi male. Sono di carnagione delicata e quel segno rosso rimane a lungo e c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che mi chiede se mi sono fatta male, quando non fa battute che alludono a gusti sessuali un po\u2019 particolari.<br \/>\nInoltre, appartenendo al genere femminile, sono dotata di seni, zona sensibile, soprattutto in alcuni periodi, quelli decisi dalla natura e dai suoi cicli ormonali: se fossi pi\u00f9 alta forse quella stringa nera riuscirebbe a passarci in mezzo. E invece no: la cintura schiaccia inesorabilmente il mio seno destro, procurandomi disagio, fastidio, insofferenza, dolore. Ultima cosa da sottolineare \u00e8 che abito in una metropoli, sono una libera professionista e mi muovo molto, con i tempi serratissimi di una grande citt\u00e0 che non offre una gran comodit\u00e0 di mezzi pubblici. Mi trovo a passare molto tempo nella mia auto: la cintura schiaccia, stringe, tira e io sbuffo, mi agito e, in alcuni periodi, soprattutto in quelli decisi dalla natura e dai suoi cicli ormonali, la mia volont\u00e0, intelligenza e capacit\u00e0 di tolleranza non bastano a mantenermi civile cittadina del mondo.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La cintura \u00e8 uno strumento meccanico, basato su un principio di scivolamento intorno a una sorta di carrucola di plastica: una volta agganciato il suo gancio dovrebbe rimanere l\u00ec, lunga quanto la distanza tra i suoi due attacchi. E invece no: lei \u00e8 viva, si assesta piano piano e piano piano, impercettibilmente, tira indietro, sempre di pi\u00f9, fino a soffocarmi. D\u2019altronde non fa altro che rispondere alla sua funzione: quella di proteggere il busto di un essere umano dai contraccolpi violenti dovuti alle frenate brusche, evitando di spaccare il parabrezza con la fronte. La cintura \u00e8 programmata per proteggere e lo fa sempre, anche quando non ce n\u2019\u00e8 bisogno: sembra che ti abbracci, invece ti stringe, ti opprime come una mamma ansiosa o un amante geloso, categorie umane alquanto pericolose!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ho provato a comprare un aggeggio di plastica che, applicato alla carrucola di scorrimento, dovrebbe allentare un po\u2019 quell\u2019abbraccio morboso, ma non solo il maledetto nastro non scorreva pi\u00f9 bene, ma, quando lo sganciavo, rifiutava di riarrotolarsi: con aria patetica rimaneva abbandonato sul sedile. Nel periodo del suddetto esperimento, spesso, quando tornavo alla mia auto, lo vedevo ciondolare per terra, fuori dall\u2019auto, schiacciato dallo sportello chiuso, con un\u2019aria come per dire: \u201cGuarda cosa mi hai fatto, crudele!\u201d. Io? Sei tu che mi costringi, in tutti i sensi, tu e la legge, quella che mi obbliga a usarti!<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Lo so, potrei chiedere l\u2019esonero, pare che possano ricorrervi tutti quelli alti meno di un metro e mezzo e tutti quelli pi\u00f9 alti di un metro e ottanta, pare che abbiano pensato anche a noi! E non sto qui a fingere di aver sprecato del tempo nel cercare l\u2019ufficio dove si fa una cosa del genere, n\u00e9 a descrivere la fila davanti a uno sportello dei vigili urbani e i lunghi moduli da riempire, no. Non l\u2019ho ancora fatto, non ci ho ancora provato, quindi non so nemmeno se si pu\u00f2 fare veramente o se questo esonero \u00e8 solo una leggenda metropolitana. Potrei elencare una serie di motivi che mi hanno impedito un ennesimo viaggio nella burocrazia, ma mi rendo conto che l\u2019ostacolo pi\u00f9 grosso alla mia ricerca di libert\u00e0 \u00e8 che non mi va di darmi da fare per dimostrare che non rientro nei parametri decisi dalla legge, che non rientro nella norma, insomma\u2026<br \/>\nHo passato tutta la vita a cercare di sentirmi normale: non sono bassa, sono piccola! Non sono sotto la media, sono minuta e \u201cin picciol vaso prezioso unguento\u201d! Mi vesto nei negozi per bambini perch\u00e9 gli stilisti per bambini hanno gusti eccellenti e mi piace uno stile sportivo! E le scarpe basse non le scelgo perch\u00e9 non trovo il trentaquattro con i tacchi, ma perch\u00e9 adoro questo tipo di calzature, sono comode! E non \u00e8 vero che, a tavola, mi siedo sempre allo stesso posto perch\u00e9 ho segato le gambe della sedia, potendo cos\u00ec finalmente appoggiare i piedi comodamente per terra, ma perch\u00e9 sono semplicemente un\u2019abitudinaria! E ho studiato per anni arti orientali e training autogeno per trovare un equilibrio nel mondo, non per evitare crisi di claustrofobia quando mi trovo nella folla attorniata da gente altissima!<br \/>\nInsomma non ho mai preteso che le norme si adattassero a me, ho cercato sempre un modo creativo per sentirmi normale.<br \/>\nLo decisi a 11 anni di sentirmi normale, in prima media.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Prima di quell\u2019et\u00e0 si \u00e8 tutti piccoli e io mi sentivo come gli altri.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Poi ci fu lo sciopero!<br \/>\nLe scuole medie erano nello stesso edificio del liceo classico e gli studenti avevano deciso di aderire a una protesta nazionale, ma io non ne sapevo nulla, n\u00e9 dell\u2019iniziativa, n\u00e9 delle motivazioni di quella decisione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Non \u00e8 che avessi una coscienza politica a quei tempi, sapevo solo che quel giorno c\u2019era compito in classe e io avevo studiato molto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quella mattina, davanti alla scuola, c\u2019era un cordone di studenti che urlavano e che impedivano a chiunque di passare.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Cercai di attirare l\u2019attenzione di qualcuno, ma gli sguardi degli altri mi passavano sopra la testa, provai a rivolgermi a un ragazzone dall\u2019aria arrabbiata, ma c\u2019era troppo rumore e non mi sentiva.<br \/>\nLa campanella doveva essere suonata da un pezzo: decisi di passare lo stesso e cercai di farmi largo tra le anche di quel ragazzone e quelle del suo vicino e, solo a quel punto, lui mi not\u00f2: mi acchiapp\u00f2 per la collottola sollevandomi da terra come uno straccetto.<br \/>\n&#8211; Dove hai intenzione di andare ?<br \/>\n&#8211; A scuola, ho compito in classe.<br \/>\n&#8211; Vai via, nana!<br \/>\nE mi scaravent\u00f2 lontano.<br \/>\nSe mi avesse spiegato qualcosa, se avesse cercato di convincermi che quello sciopero era per difendere anche i miei diritti, forse, mi dico, sarei rimasta l\u00ec con loro. Ma non lo fece, non ci prov\u00f2 nemmeno.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ricordo il pizzicore delle lacrime negli occhi anche se non sapevo ancora che quello che stavo provando si chiamasse umiliazione, sapevo solo che quello che sentivo nel petto era come un dolore e che quel dolore stava bussando a una porta di un sentimento nuovo che, col tempo, avrei definito \u201corgoglio\u201d. So solo che, quando quella porta si \u00e8 aperta, ne \u00e8 uscita la rabbia: ma cosa se ne fa una bambina della rabbia? Soprattutto quando la persona che l\u2019ha provocata \u00e8 enorme, cattiva e indifferente? <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quella botta di adrenalina aveva richiamato pi\u00f9 ossigeno al mio cervello e il mio obiettivo ora non era pi\u00f9 un semplice compito in classe: ora io avevo bisogno di esistere.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Sto raccontando di tempi in cui i ragazzini ancora potevano giocare per strada e, anche se il paese era piccolo, io lo conoscevo bene: se la strada principale era bloccata, c\u2019erano i vicoli! Feci un giro larghissimo, lunghissimo, ma alla fine raggiunsi il portone della scuola e, prima di attraversarlo, mi girai a guardare quelle schiene urlanti e prepotenti e mi sentii felice: solo che quella sensazione dur\u00f2 poco.<br \/>\nLa scuola era deserta, quando entrai nella classe vuota mi resi conto di quanto era grande. Ce l\u2019avevo fatta, ero riuscita a raggiungere il mio scopo, ma a cosa serviva, adesso? Ero l\u00ec, sola, svuotata. Col mio inutile vocabolario sul banco. Ma evidentemente quello era il giorno in cui la vita aveva deciso di farmi alcune rivelazioni e cos\u00ec mi spinse a superare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>l\u2019annichilimento suggerendomi di aprire quel libro che da allora preferisco a qualsiasi altro: cercai sul dizionario quella parola sconosciuta che urlavano tutti, che era scritta su tanti cartelli.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Sciopero: cessazione del lavoro di operai, collettivamente, allo scopo di imporre ai padroni patti diversi da quelli stabiliti\u2026 astensione\u2026 per protesta\u2026 fatto per ragioni politiche\u2026 incrociando le braccia\u2026 per appoggiare nella lotta altre categorie di lavoratori\u2026ostruzionismo\u2026 crumiro! Chi \u00e8 il crumiro? Crumiro: di popolazioni berbere\u2026 operaio che lavora<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>durante uno sciopero. Io ero una crumira!<br \/>\nLa mia azione individuale di protesta a una protesta che forse era giusta non era servita a niente e a nessuno se non a farmi sentire inutile: per non sentirmi diversa, avevo finito per esserlo davvero. La cosa positiva era che cominciavo a esserne consapevole: tutto sarebbe stato meglio di quella solitudine, di quell\u2019amarezza, di quello sperdimento provati in quell\u2019aula vuota. Stavo diventando grande insomma, e avevo voglia finalmente di far parte del mondo, di non esserne buttata fuori e di non tagliarmene fuori.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Certo l\u2019intelligenza e la fantasia si possono allenare, si pu\u00f2 tener viva la curiosit\u00e0, nutrire la voglia di esserci e di andare avanti, oggi come oggi si pu\u00f2 addirittura essere anche pi\u00f9 belli, ma quando ti siedi al posto di guida della tua auto e il tuo corpo non rientra nei parametri standard, quella maledetta cintura<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>continuer\u00e0 a strozzarti.<br \/>\nE allora? Allora forse \u00e8 tempo di chiedere quel benedetto esonero, senza viverlo come un\u2019umiliazione, ma anzi considerandolo un\u2019opportunit\u00e0: mi coster\u00e0 del tempo e sicuramente non sar\u00e0 facile, ma vuoi mettere guidare senza quello strumento di tortura?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Certo, se la polizia mi fermer\u00e0, dovr\u00f2 ogni volta dimostrare di essere esonerata e ogni volta penser\u00f2: che stress essere piccoli!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Rosa Masciopinto, attrice, insegna improvvisazione teatrale all\u2019Accademia nazionale d\u2019arte drammatica \u201cS. D\u2019Amico\u201d di Roma C\u2019era una volta\u00a0 un povero contadino, che una sera stava seduto presso il focolare e attizzava il fuoco, mentre sua moglie filava. 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