{"id":5406,"date":"2025-11-21T11:16:44","date_gmt":"2025-11-21T10:16:44","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5406"},"modified":"2025-11-21T11:16:44","modified_gmt":"2025-11-21T10:16:44","slug":"il-bisogno-il-desiderio-la-paura-di-diventare-grandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=5406","title":{"rendered":"Il bisogno, il desiderio, la paura di diventare grandi"},"content":{"rendered":"<p>di Annalisa Grimoldi e Rossella Fattore, educatrici del Centro Socio Educativo di Samarate (Varese)<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Con il convegno \u201cDiversabilit\u00e0 e diritto alla vita adulta\u201d di Samarate (VA) del 4\/12\/04, volevamo raggiungere obiettivi molto semplici: mettere a confronto e incrociare due temi: \u201cdiversabilit\u00e0\u201d e \u201cadultit\u00e0\u201d, temi estremamente attuali per chi si occupa, a titolo diverso, di handicap. Volevamo riflettere insieme su quali opportunit\u00e0 nuove si potessero aprire all\u2019interno dei servizi per la disabilit\u00e0, oltre a immaginare un modo per guardare al tema della disabilit\u00e0 nella nostra comunit\u00e0 territoriale. Per noi educatori il termine diversabilit\u00e0 non solo \u00e8 diventato sinonimo di \u201cpossibilit\u00e0 di un fare diverso\u201d, ma ha creato l\u2019occasione di integrazione con le altre agenzie educative, per esempio le scuole, per modificare profondamente la percezione collettiva dell\u2019handicap. Fare i conti con la diversabilit\u00e0 o, pi\u00f9 concretamente, rapportarsi con una persona oggi definita \u201cdiversamente abile\u201d, \u00e8 diventato per noi una sorta di punto di partenza per costruire percorsi\/progetti di valorizzazione. Questo \u00e8 lo sfondo culturale e concettuale delle nostre considerazioni sul tema dell\u2019adultit\u00e0.<br \/>\nNoi siamo educatori che operano all\u2019interno di un centro socio-educativo con una storia pi\u00f9 che ventennale, cos\u00ec come la maggior parte dei C.S.E. (Centri Socio Educativi) lombardi.<br \/>\nVi sono pertanto degli utenti che sono entrati in questo servizio negli anni \u201980 e che noi educatori, addetti ai lavori, ma anche i cittadini e i familiari, chiamavamo \u201cragazzi\u201d e tali erano infatti. Oggi li chiamiamo ancora \u201cragazzi\u201d, ma sentiamo che questo termine non \u00e8 pi\u00f9 adeguato. Abbiamo a che fare con adulti, uomini e donne, con bisogni e interessi diversi da quelli di 20 anni fa. La loro adultit\u00e0 cronologica individuale \u00e8 parallela a una \u201cadultit\u00e0\u201d (invecchiamento!) del servizio. Accanto a loro, una generazione nuova di utenti per i quali si prospettano anni di sviluppo verso una vita adulta. Cosa implica allora il termine \u201cadultit\u00e0\u201d?<\/p>\n<p>Valori positivi: l\u2019indipendenza in senso lato, vale a dire libert\u00e0 di scelta, libert\u00e0 di espressione, libert\u00e0 economica e di pensiero. Questi, che sono anche diritti, comportano un carico di responsabilit\u00e0 e di doveri: il rispetto dell\u2019altro e dell\u2019ambiente, attraverso norme sociali e di comportamento, la salvaguardia della propria e altrui sicurezza, della salute, il fatto di assicurarsi un tetto e il proprio sostentamento. Raggiungere l\u2019autonomia comporta per\u00f2 anche rischi e preoccupazioni: non sempre \u00e8 facile conquistare e saper gestire tutti i fattori che concorrono a una vita autonoma. L\u2019adultit\u00e0 cos\u00ec intesa \u00e8 un modello che oggi \u00e8 entrato in crisi, anche a prescindere dallo specifico della crescita delle persone diversabili: si affermano sempre pi\u00f9 fenomeni sociali di ricorsa al giovanilismo da parte di persone adulte, di adolescenza prolungata che solleva i giovani da molte responsabilit\u00e0, di scomparsa di riti che sanciscono le tappe di crescita.<br \/>\nQuali declinazioni specifiche della questione riguardano la vita degli operatori e delle persone diversabili, nella loro appartenenza ai servizi educativi? In che modo la permanenza in un servizio pu\u00f2 essere significativa nel segnare il passo alla crescita e al diventare adulti?<br \/>\nNel nostro servizio guardare all\u2019adultit\u00e0 come diritto alla vita autonoma ha significato, in primo luogo, garantire, mantenere e sviluppare il diritto a esprimersi che \u00e8 il primo passo indispensabile per affermare se stessi; questo soprattutto grazie alla \u201cmetolodogia della globalit\u00e0 dei linguaggi\u201d di Stefania Guerra Lisi che tende allo sviluppo, e al risveglio, dei potenziali di ciascun uomo in qualsiasi et\u00e0 della vita, per dare un significato pi\u00f9 profondo alla nostra esistenza.<br \/>\nIl diritto alla vita adulta della persona disabile diventa poi pratica educativa solo se non prescinde da un lavoro con le famiglie degli utenti che frequentano i C.S.E. Non \u00e8 sempre semplice e scontato per qualunque genitore guardare con serenit\u00e0 ai passaggi di crescita dei propri figli. A maggior ragione pu\u00f2 risultare pi\u00f9 difficile governare i processi di separazione per chi ha un figlio disabile. Come operatori abbiamo provato e continuiamo a restituire alle famiglie dei nostri utenti la possibilit\u00e0 di guardare ai lori figli non come eterni bambini, ma come adolescenti inquieti o giovani adulti che portano il bisogno, la paura e il desiderio di diventare \u201cgrandi\u201d. Oggi continuiamo a voler condividere con le famiglie l\u2019obiettivo di riconoscere agli uomini e alle donne che frequentano il centro la possibilit\u00e0 di sentirsi parte del mondo, con la competenza di fare delle scelte, di avere interessi nuovi, di instaurare nuove relazioni, di vivere la propria adultit\u00e0 anche al di fuori dall\u2019ambito famigliare e di quello dei professionisti dell\u2019educazione.<br \/>\nUna lettura pi\u00f9 attenta dei bisogni e dei desideri delle persone diversamente abili, al di fuori del tempo-spazio del servizio, ha favorito la nascita di un\u2019associazione di volontari (nel marzo 2004) per la gestione del tempo libero delle persone disabili (\u201cLe gocce\u201d), che individua nel C.S.E. il luogo di partenza per la definizione di percorsi di vita specifici per il diritto alla vita adulta e uno spazio di riflessione e di formazione sulla diversabilit\u00e0.<br \/>\nAlcune stimolanti riflessioni vengono dall\u2019intervento \u201cAutonomia, autosufficienza, adultit\u00e0 e diversabilit\u00e0. La cultura come risignificazione del linguaggio e rinominazione dell\u2019esperienza\u201d che Renato Pacchioni, operatore sociale Anffas-Milano e formatore, ha proposto durante il convegno. Per definire l\u2019adultit\u00e0, dice, \u00e8 necessario chiarire il significato di altri concetti a essa correlati, quali l\u2019indipendenza, l\u2019autosufficienza, l\u2019autonomia, mettendoli in rapporto fra loro, intrecciandoli. \u00c8 possibile definire il diritto alla vita adulta solo se lo si considera innanzitutto come un diritto, e quindi un concetto che non si rintraccia sul piano della naturalit\u00e0 (i diritti oggi considerati pi\u00f9 ovvi in altri contesti storico-culturali non sono considerati tali), ma sul piano delle conquiste della collettivit\u00e0, che li sancisce. Per una persona disabile \u00e8 pi\u00f9 difficile affermare i propri diritti, soprattutto il diritto alla vita adulta che pu\u00f2 realizzarsi solo in quanto \u201cvita adulta autonoma dalla famiglia\u201d.<br \/>\nPrima possibile definizione: l\u2019adulto \u00e8 un individuo che si regola da s\u00e9 rispetto alle dipendenze, sceglie le proprie dipendenze e le gestisce senza esaurirsi nella trama delle dipendenze che ha scelto. Tutto ci\u00f2 vale per tutti, ma moltiplicare e scegliere le proprie dipendenze per una persona disabile \u00e8 un processo possibile solo se altre persone supportano la sua possibilit\u00e0 di fare delle scelte; scelte che non possono essere sostenute e sollecitate all\u2019interno della famiglia che, per sua natura, tende a rinforzare la dipendenza. Se si approfondiscono questi temi, ci si accorge che l\u2019adultit\u00e0 del disabile non \u00e8 un tema che lo riguardi esclusivamente o che riguarda solo la sua famiglia. Il diritto alla vita adulta autonoma del disabile \u00e8 una questione che pu\u00f2, e deve, essere letta su un piano sociale e che ancora richiede risposte provenienti da un contesto ampio, non solo familiare, non solo di servizio. Si torna ancora sul piano della socialit\u00e0 e della collettivit\u00e0, produttrice di cultura non omologata.<br \/>\nPur riconoscendo l\u2019importanza culturale dell\u2019introduzione del temine \u201cdiversabilit\u00e0\u201d, Pacchioni afferma di preferire l\u2019espressione \u201cportatore di handicap\u201d, perch\u00e9 in tal modo il disabile \u00e8 considerato \u201ccolui che porta a me l\u2019handicap\u201d e quindi mi conduce ad avere a che fare con l\u2019handicap. \u201cAvere a che fare con l\u2019handicap \u00e8 faticoso, bisogna pensare, fermarsi, riflettere: in tal modo si recupera il valore della fatica, se cerco di evitare la fatica non imparo\u201d, continua Pacchioni.<br \/>\nLa sua conclusione \u00e8 pregnante e suggestiva: non chiude il cerchio delle riflessioni e apre a nuove domande sul senso del nostro agire educativo, per ripensare la disabilit\u00e0 non come problema del singolo, della sua famiglia o del centro socio-educativo, ma come questione sociale, pertanto di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Annalisa Grimoldi e Rossella Fattore, educatrici del Centro Socio Educativo di Samarate (Varese)\u00a0 Con il convegno \u201cDiversabilit\u00e0 e diritto alla vita adulta\u201d di Samarate (VA) del 4\/12\/04, volevamo raggiungere obiettivi molto semplici: mettere a confronto e incrociare due temi: \u201cdiversabilit\u00e0\u201d e \u201cadultit\u00e0\u201d, temi estremamente attuali per chi si occupa, a titolo diverso, di handicap. 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