{"id":542,"date":"2009-11-04T17:06:45","date_gmt":"2009-11-04T17:06:45","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=542"},"modified":"2026-03-06T10:59:19","modified_gmt":"2026-03-06T09:59:19","slug":"lingua-nomade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=542","title":{"rendered":"12. Lingua nomade"},"content":{"rendered":"<p>di Antonella Gandolfi<\/p>\n<p>Lavorare come educatore con gli zingari vuol dire imparare a conoscere un modo diverso di pensare che si basa sulla parola orale e non su quella scritta. In questo caso la comunicazione deve partire da basi diverse ed \u00e8 compito dell&#8217;operatore saper &#8220;tradurre&#8221;, mediare il loro linguaggio nel suo e viceversa.<br \/>\n<!--break-->Svolgere attivit\u00e0 professionale di mediatore culturale tra istituzioni territoriali e comunit\u00e0 di Rom o Sinti, significa soprattutto costruire quotidianamente relazioni tra due sistemi culturali diversi. L&#8217;interazione tra zingari e non zingari presenta molti ostacoli. Uno dei problemi \u00e8 la difficolt\u00e0 di comprensione, anche quando lo zingaro sia italiano o, comunque, parli bene la nostra lingua. Ci\u00f2 fa s\u00ec che spesso ci si trovi nella necessit\u00e0 di &#8220;tradurre&#8221; il linguaggio e le modalit\u00e0 espressive dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte. La capacit\u00e0 di effettuare simili &#8220;traduzioni&#8221; \u00e8 nata empiricamente e non analiticamente, dalla conoscenza &#8211; maturata nel tempo -di caratteristiche socio-culturali, dell&#8217;uso del linguaggio e della strutturazione del pensiero di alcune comunit\u00e0 zingare presenti a Bologna. Questo tipo di &#8220;traduzione&#8221; si basa, quindi, sull&#8217;abilit\u00e0 di capire l&#8217;esistenza di due diverse strutture di pensiero e linguaggio, piuttosto che su studi o formazioni specifiche che peraltro, in questo settore in particolare, non esistono.<\/p>\n<p><strong>Un sistema di pensiero basato sull&#8217;oralit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Alcune difficolt\u00e0 di comunicazione tra zingari e non sono da attribuire in buona misura alle differenze tra un sistema di pensiero di tipo orale, quello zingaro, ed uno basato sulla scrittura, il nostro.<br \/>\n\u00c8 difficile, per chi proviene da una cultura profondamente segnata dalla logicadella scrittura, l&#8217;approccio a sistemi di pensiero fondati sull&#8217;oralit\u00e0: la civilt\u00e0 occidentale tende a dare per scontato che il proprio sia l&#8217;unico modo possibile di pensare ed usare il linguaggio.<br \/>\nIl testo Oralit\u00e0 e scrittura di Walter Ong (Walter J. Ong, Oralit\u00e0 e scrittura. Le tecnologie della parola, Ed. Il Mulino, Bologna, 1986) introduce alla comprensione ed all&#8217;analisi delle specificit\u00e0 dei modelli comunicativi e dei sistemi di pensiero delle culture di tradizione orale. Dato lo stretto legame tra processi cognitivi e strutturazione del linguaggio, conoscere le caratteristiche e le differenze tra i due sistemi in oggetto pu\u00f2 facilitare la reciproca comprensione.<br \/>\nMentre il nostro \u00e8 un tipo di pensiero analitico, i sistemi culturali degli zingari tendono ad esprimere un pensiero di tipo esperienziale e situazionale. La parola non \u00e8 n\u00e9 una categoria astratta, n\u00e9 un oggetto autonomo (scritto), ma \u00e8 legata all&#8217;evento, all&#8217;azione, \u00e8, insomma, fortemente contestualizzata.<br \/>\nLa parola \u00e8 quindi strettamente legata al contesto in cui si sviluppa la comunicazione, e non pu\u00f2 essere riesaminata, analizzata, scomposta come il discorso scritto. L&#8217;analisi, la deduzione logica, la scomposizione in categorie dipendono dalla scrittura.<br \/>\nIl linguaggio orale si basa sull&#8217;aggregazione di immagini, la ripetizione, le formule, gli epiteti, il ritmo, le frasi parallele e opposte. I diversi livelli di comunicazione vengono messi tutti sullo stesso piano, in quanto la subordinazione analitica \u00e8 tipica dell&#8217;espressione scritta. Si potrebbe dire che la grammatica supplisce alla mancanza del contesto e della presenza di uno o pi\u00f9 ascoltatori e di eventuali interlocutori, che orientano la comunicazione, fornendo un contesto puramente testuale.<br \/>\nIl discorso orale favorisce l&#8217;esteriorizzazione e la comunitariet\u00e0, informando di s\u00e9 la vita sociale, a fronte dell&#8217;individualismo e dell&#8217;introspezione propri dell&#8217;elaborazione scritta.<br \/>\nAnche il concetto di tempo, legato agli eventi e alla memoria, si sviluppa in regime di oralit\u00e0 in maniera assai diversa da quanto non accada presso le culture di tradizione scritta: il tempo nel momento in cui lo traduciamo in simboli grafici, cio\u00e8, lo trattiamo spazialmente, appare diviso in unit\u00e0, mentre la parola, il suono \u00e8 un evento che non si ferma o divide.<\/p>\n<p><strong>Parlano gli zingari<br \/>\n<\/strong>A titolo esemplificativo, riportiamo di seguito tre frammenti di discorso raccolti da una mediatrice culturale durante alcune conversazione con donne Rome Sinte.<br \/>\nIl primo dei tre frammenti di discorso \u00e8 stato ascoltato nel corso di un colloquio sui riti nuziali e sul ruolo di alcuni strumenti musicali all&#8217;internodei riti in genere. Il colloquio si \u00e8 svolto nell&#8217;abitazione di Suzana una Romni slava. Alla domanda: &#8220;Il tamburello presso i Rom Khorakhan\u00e9 lo suonano solo le donne o anche gli uomini?&#8221; ha risposto: &#8220;Lo suonanoanche gli uomini, [ride] se suonano il tamburello vuol dire che sono mezziuomini e mezze donne. E gli uomini, quando suonano il tamburello, sono pi\u00f9 bravi delle donne, molto bravi. E mio fratello anche suona il tamburello, ed \u00e8 un uomo, non \u00e8 in quel modo. Ha imparato da piccolo, gli piaceva, sempre lo prendeva e suonava, e tanti sanno suonare, e non sono a met\u00e0&#8221;.<br \/>\nIn questo discorso, l&#8217;apparente contraddizione di frasi di opposto significato el&#8217;uso evidente della paratassi sono tipici esempi di modalit\u00e0 di costruzione del pensiero proprie dell&#8217;oralit\u00e0. Il sistema di pensiero delle culture orali non \u00e8 di tipo analitico, ma tende piuttosto a concentrare su un unico piano di comunicazione elementi di tipo teorico ed esperienziali. Non c&#8217;\u00e8 contraddizione tra il fatto che il tamburello lo suonino &#8220;solo le donne&#8221; ed il fatto che &#8220;lo suonano anche gli uomini&#8221;, n\u00e9 tra il fatto che gli uomini che lo suonano siano &#8220;mezzi uomini e mezzi donne&#8221; e che il fratello di Suzana non sia &#8220;in quel modo&#8221;. Il primo dei due termini di opposizione, in ambedue i casi, appartiene ai contesti rituali di uso dello strumento e al suo ruolo simbolico (il tamburello, in Medio Oriente e nell&#8217;area del Mediterraneo, \u00e8 strumento legato alle divinit\u00e0 femminili, ai riti estatici femminili, alle inversioni sessuali praticate in occasioni rituali); il secondo termine, invece, appartiene alla categoria dell&#8217;esperienza diretta. I due termini, dunque, non sono in contraddizione, ma offrono un quadro completo dei diversi piani di conoscenza, parattatticamente presentati senza distinzione di livello.<br \/>\nLo stesso tipo di comunicazione si ritrova in un altro discorso fatto da Suzana in altra occasione: &#8220;Io non sono Romni, i miei figli non parlano romanes. Jufus \u00e8 mio fratello&#8221;.<br \/>\nMolto tempo dopo, sentendola parlare romanes, le venne detto: &#8220;Susanna, dopo tanti anni che ci conosciamo, finalmente ti sento parlare romanes. Perch\u00e9 mi hai sempre detto di non essere una Romni?&#8221;. Risposta: &#8220;S\u00ec io non sono Romni, ti ho detto che Xevat \u00e8 mio fratello&#8221;.<br \/>\nIl dialogo offre un esempio di comunicazione tra due modi di pensare diversi traloro: uno &#8211; quello dell&#8217;interlocutrice italiana &#8211; di tipo analitico, l&#8217;altro -quello di Suzana &#8211; fondato invece sull&#8217;esposizione dei dati dell&#8217;esperienza concreta. Il discorso di Suzana, tradotto in termini analitici e&#8221;letterati&#8221;, potrebbe diventare: &#8220;Presso la nostra cultura ledonne acquisiscono l&#8217;appartenenza al gruppo etnico del marito. Sia io che mio fratello siamo nati Rom, ma lui, che \u00e8 un uomo, ha conservato la propria appartenenza all&#8217;etnia d&#8217;origine, mentre io, che sono una donna e ho sposato un albanese, sono diventata albanese&#8221;. Questo \u00e8 il senso delle affermazionidi Suzana, le quali per\u00f2 non vengono offerte in termini di riflessioneanalitica e di categorizzazione dei rapporti di parentela e dell&#8217;appartenenza ai diversi gruppi etnici, Suzana, insomma, non spiega come funziona il sistema, astratto da una sua possibile applicazione concreta, ma mostra direttamente il caso specifico.<br \/>\nDa questo esempio emerge un&#8217;altra caratteristica delle culture di tradizione orale, che \u00e8 quella dell&#8217;apprendimento attraverso l&#8217;osservazione e l&#8217;imitazione, piuttosto che attraverso la spiegazione astratta. Una trasmissione del sapere che, come si \u00e8 detto sopra, non spiega come funziona il sistema, ma mostra il caso specifico, porta alla capacit\u00e0 di applicare elementi modulari di conoscenza, appresi per imitazione, alla realizzazione di nuovi oggetti, si tratti di prodotti materiali, di regole comportamentali o di discorsi. Come si apprende a costruire una pentola di rame avendo osservato e ripetuto i gesti di chi gi\u00e0 ne costruisce; come si apprende quali siano i comportamenti sociali di una donna nel ruolo di figlia, madre, moglie, ecc.; cos\u00ec, si impara a costruire una narrazione, o anche a parlare una lingua.<br \/>\n\u00c8 interessante, a questo proposito, descrivere il modo in cui i Rom tentano di insegnare il romanes ai non zingari: non spiegando casi o declinazioni, e\u00a0 neanche insegnando i singoli vocaboli, ma offrendo l&#8217;esposizione di intere frasi, delle quali viene data solo la traduzione, per altro non sempre letterale, senza scomporle in singole parole: cos\u00ec si impara ad usarle, prima che acapirle.<\/p>\n<p><strong>La nostra astrazione, la loro concretezza<br \/>\n<\/strong>Prendiamo ora un esempio di trasformazione di un discorso tipico della cultura scritta, in una forma comprensibile a persone di cultura orale. La frase rivolta ad una giovane Sinta da un operatore sociale per spiegare cosa sono le borse lavoro: &#8220;Non sono un vero e proprio lavoro, ma percorsi di formazione finalizzat ad apprendere un mestiere e a favorire un futuro inserimento nel mondo del lavoro&#8221; \u00e8 risultata, naturalmente, incomprensibile e priva di interesse: oltre alla terminologia astrusa\/astratta (&#8220;percorsi di formazione finalizzati&#8221;, &#8220;inserimento nel mondo del lavoro&#8221;), i concetti stessi espressi in questa frase esigono un approccio di tipo analitico:si fa la borsa lavoro per apprendere un mestiere, la qual cosa consente di cercare un lavoro specializzato e dunque crea la possibilit\u00e0 concreta di essere assunti da un&#8217;azienda.<br \/>\nLa traduzione effettuata da una mediatrice culturale dello stesso concetto inquesti termini: &#8220;Non \u00e8 vero lavoro. Le ditte ti prendono per insegnarti un mestiere. Non ti pagano loro, ti paga il Comune. Cos\u00ec puoi dimostrare che saigi\u00e0 lavorare ed \u00e8 pi\u00f9 facile trovare un vero lavoro&#8221;, lo ha reso pi\u00f9 comprensibile e interessante per la giovane Sinta, in ragione della maggiore concretezza dell&#8217;esposizione, che da un piano astratto e generale si sposta verso una maggiore concretezza, e in ragione della paratatticit\u00e0 degli elementi esposti.<br \/>\nLo spostamento del piano del discorso nella versione tradotta, inoltre, focalizza l&#8217;attenzione sugli esiti concreti dell&#8217;apprendimento, piuttosto che sull&#8217;apprendimento stesso. Secondo Walter Ong la civilt\u00e0 della scrittura richiede &#8220;una parziale demolizione del pensiero situazionale, ha bisogno di isolare l&#8217;io, intorno al quale ruota l&#8217;intero mondo delle esperienze vissute dall&#8217;individuo, e di spostare il centro di ogni situazione quel tanto che basta per permettere di porvi l&#8217;io per esaminarlo e descriverlo&#8221;. La mediazione tra pensiero fondato sulla scrittura e pensiero orale impone l&#8217;inversione di questo spostamento: &#8220;la valutazione di s\u00e9 si trasforma in valutazione del gruppo (&#8220;noi&#8221;) e viene poi trattata in rapporto alle reazioni degli altri&#8221;, e, soprattutto, &#8220;il giudizio su un individuo viene dall&#8217;esterno, non dall&#8217;interno&#8221;. L&#8217;individuo non fa le cose finalizzate a s\u00e9 stesse, ma proiettate verso l&#8217;esterno. Cos\u00ec la giovane Sinta pu\u00f2 avere interesse per le borse lavoro non per saper fare un mestiere, ma perch\u00e9 le pu\u00f2 essere utile nel rapporto con la comunit\u00e0, perch\u00e9 il fatto che gli altri sappiano che lei sa lavorare pu\u00f2 giovare a farla assumere. La formazione personale, l&#8217;attenzione per le proprie capacit\u00e0 e per il loro accrescimento esistono, al pari del giudizio di s\u00e9, solo se riflessi dagli altri, seproiettati nella comunit\u00e0 e da essa restituiti. Il nome stesso del popolo dei Rom del resto vuol dire semplicemente &#8220;gente&#8221;, &#8220;umanit\u00e0&#8221;: \u00e8 in realt\u00e0 una non-definizione, che nelle sue articolazioni, si modella sulla definizione dell&#8217;altro da s\u00e9, in opposizione o per concordanza con le propriecaratteristiche: Khorakhan\u201a, &#8220;alla maniera del Corano&#8221;, \u00e8 il nome dei Rom di religione musulmana; Dassikhan\u201a, &#8220;alla maniera dei Serbi&#8221;, \u00e8 il nome delle stirpi di religione cristiano-ortodossa.<\/p>\n<p>(in collaborazione con Nico Staiti, della cooperativa Andokampo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavorare come educatore con gli zingari vuol dire imparare a conoscere un modo diverso di pensare che si basa sulla parola orale e non su quella scritta. 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